martedì , 21 novembre 2017
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La “socializzazione forzata”

rottwillerdi VALERIA ROSSI – Per fortuna non succede solo a me… qualcuno ha preso sul serissimo l’articolo di Tania Andreutti pubblicato qualche giorno fa (“A spasso con un Kooikerhondje”), ritenendolo offensivo verso le Sciuremarie quando, evidentemente, intendeva soltanto far sorridere.
Ma, come ho già detto mille altre volte, chi non ha il senso dell’umorismo è incolpevole: non è colpa sua.
Lo posso compatire (per me è come se gli mancassero un braccio o una gamba, porello), ma non glielo posso certo inculcare.  Il sense of humour (per dirla in inglese, che fa più figo) o ce l’hai o non ce l’hai: e a differenza di braccia e gambe, non puoi neanche sostituirlo con una protesi, perché ancora non ne fanno (peccato).
Scuoto tristemente la testa, dunque, di fronte ai commenti irritati tipo “Che c’è di male se la Sciuramaria scambia una razza per un’altra?” (non c’è proprio niente di male! Così come spero non ci sia niente di male a sorriderne. O dovrei restare ingrugnita e malinconica di fronte all’email che mi è arrivata stamattina, e vi appiccico pari pari qui a sinistra?) e passo invece alle critiche, sicuramente più sensate, al concetto di “evitare le socializzazioni forzate”. Tania scriveva infatti: ““le odio: ma la gente sembra considerare normale andare a far conoscere al loro cane tutti gli altri cani nel raggio di 30 metri. Se li eviti passi pure per stronza”. E siccome questa frase è stata assai contestata, provo a dire come la penso io.
Premesso che personalmente non “odio” le socializzazioni “imposte” (ovvero, i cani portati al guinzaglio l’uno verso l’altro), ma che le considero un male decisamente minore… sempre “male”, anzi “malino” le vedo.
Perché? Per due motivi principali:

incontro_cania) perché al guinzaglio non si socializza un beato tubo.
Alla base della socializzazione dovrebbe esserci la libera scelta di interagire con un altro cane, e non la costrizione a farlo.  Quando due cani si incontrano/affrontano, ognuno di loro dovrebbe avere tutte e tre le scelte (le famose tre F:  flight, fight, freeze). Ovvero, ognuno dovrebbe poter scappare, immobilizzarsi o combattere.
Poiché il guinzaglio impedisce la fuga, restano solo il “freezing” o la lotta: e infatti, purtroppo, vediamo fin troppe risse tra cani legati, che probabilmente non sarebbero mai avvenute se uno di loro avesse potuto scegliere di andarsene.
Ma se il cane è ben socializzato, quindi amichevole con tutti, quindi gentile/carino/eccetera eccetera, perchè mai dovresti impedirgli di darsi un’annusatina con un collega?
Be’, semplicemente perché non puoi sapere se anche il collega è gentile/carino/eccetera!
L’unica, classica domanda che gli umani si rivolgono l’un l’altro, quando stanno per incrociarsi con i cani al guinzaglio, è: “Maschio o femmina?” ( a volte da centinaia di metri: “E’ maschio o femminaaaaaaaaaaaaaaa?”, a millemila decibel). Ma non è assolutamente detto che tutti gli incontri tra maschio e femmina si risolvano in modo amichevole: ci sono maschi che aggrediscono gli altri cani indipendentemente dal sesso (potremmo dire che “prima sparano e poi chiedono chi è”), ci sono femmine che diventano isteriche solo nei confronti dei maschi (spesso perché hanno a che fare con l’arrapato di turno, che tenta di montarle in continuazione, ed hanno quindi sviluppato una feroce idiosincrasia verso chiunque abbia un pene)… così come ci sono maschi giocherelloni anche con i maschi e femmine  a cui stanno simpatiche le altre femmine. La domanda giusta da fare sarebbe: “Come si comporta con gli altri cani?”, e non “Maschio o femmina?”. Perché il sesso è importante, ma non è sempre così decisivo.
Lo è solo per i cani equilibrati: razza che a volte, specie in città, mi sembra in via di estinzione.

incontro-due-canib) Perché gli incontri “da marciapiede” – un po’ perché il marciapiede non è un’autostrada, un po’ perché il 90% dei conduttori non ha la più pallida idea di cosa sia il linguaggio del cane – avvengono con un approccio frontale che, in canese, significa “sfida”.
Come spero che tutti i miei lettori sappiano, i cani che hanno intenzioni amichevoli si approcciano facendo un’ampia curva e avvicinandosi all’altro lateralmente: e a volte i poveretti tentano di “allargare la traiettoria” anche quando stanno al guinzaglio, ma la Sciuramaria di turno fraintende e pensa che Fufi voglia evitare l’incontro (e magari è anche così. Oppure sta solo cercando di comportarsi in modo educato e caninamente civile).
Quindi, che fa? Accorcia il guinzaglio, dice qualcosa come: “Ma cosa fai, ti sposti? Non vuoi conoscere questo nuovo amichetto?” e lo spara “manualmente” dritto in faccia all’altro, che immediatamente si mette sulla difensiva, ritenendosi sfidato.
Aggungiamo che il collare – e ancor più la pettorina – in pratica costringono il cane più entusiasta, che vorrebbe raggiungere l’altro più rapidamente possibile  (indipendentemente dal fatto che intenda andare a giocare o a litigare), ad alzarsi in piedi sui posteriori, “impennandosi” (perché la Sciuramaria è più lenta di lui). Ma anche l’impennata, purtroppo, è un gesto aggressivo: così l’altro cane, che magari aveva buttato lì un paio di segnali calmanti in segno di “Guarda, non ho scelto io di incontrarti, ma visto che ‘sti due umani non possono evitare di sbatterci l’uno contro l’altro, ti informo che non ho voglia di litigare”… si sente doppiamente sfidato. E a quel punto ritira la bandiera bianca.

incontro_liberiInsomma, “socializzare” non significa “obbligare a conoscere altri cani”, ma “dare la possibilità” di farlo e di muoversi come galateo canino (e non guinzaglio) comanda.  Per questo, pur non rifuggendoli in linea di massima (anche perché ho una cagna che non litiga praticamente mai), neppure io amo questi incontri forzati, quasi sempre innaturali, che non aiutano di sicuro i cani timidi e in compenso danno ottime scuse per litigare ai cani aggressivi.
Chi non è timido né aggressivo, inoltre, a volte lo diventa quando i fraintendimenti portano ad una rissa non cercata, ma subita.
Certo, in moltissimi casi non succede niente di tutto questo (credo  che molti cani abbiano ormai imparato a subire passivamente le manovre dei proprietari e pure quelle dei proprietari altrui, pensando qualcosa come “Questi non capiranno mai niente di cani, ma cerchiamo di uscirne col minor danno possibile”): però, se vogliamo davvero che i nostri cani imparino a comunicare/socializzare in modo corretto, non è certo al guinzaglio che otterremo qualcosa di buono. Portiamoli al parco, portiamoli su un campo cinofilo, portiamoli in un’area cani, male che vada (anche questo è un “male minore”, visto che gli umani fanno il possibile per far casini anche lì… ma per qualcuno è l’unica soluzione praticabile): ma lasciamoli liberi di interagire a modo loro, possibilmente evitando – anche in questo caso – gli incontri “a rischio”. Socializzazione dev’essere sinonimo di “libera scelta”: compresa quella di NON avere la minima voglia di conoscere quel cane là.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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