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Cani paurosi: come aiutarli, in pratica?

fobico13di VALERIA ROSSI – Sono appena tornata da un seminario in Veneto in cui ho trattato il tema dei problemi comportamentali più diffusi (soprattutto aggressività e fobie), e – le solite curiose coincidenze! – mi ritrovo, tra email e Facebook, ben quattro messaggi di proprietari di cani timidi (o addirittura fobici) che mi chiedono come poterli aiutare “in pratica”. Infatti, pur avendo già letto diversi articoli miei ed altrui sull’argomento, vorrebbero qualche suggerimento “più concreto”.
Eh, lo so: parlare in generale dei rimedi classici (desensibilizzazione, controcondizionamento, abituazione e tutto il cucuzzaro) lascia un po’ il tempo che trova.
Ma come si fa a proporre rimedi “concreti” o soluzioni pratiche che vadano bene per cani che non si sono mai visti e conosciuti?
Una delle frasi che mi sono resa conto di usare più spesso, nelle risposte a chi mi chiede consigli, è: “purtroppo non ho la sfera di cristallo!”… che a volte mi ci vorrebbe proprio.
In ogni caso posso provarci, a dare (o ridare, perché molte di queste cose le ho già scritte in altri articoli: ma ripeterle non nuoce) qualche consiglio pratico: fermo restando che si parla sempre di “un cane” generico che ha proprio poco senso… pratico, perché i cani non sono tutti uguali. Perché ognuno di loro è un individuo con i suoi pensieri, i suoi sentimenti, le sue reazioni.
Confrontarsi con un cane fobico è una cosa molto “personale”: i tentativi di recupero vanno mirati sul singolo soggetto, basandosi sulle sue reazioni a situazioni e stimoli diversi.
Però, in linea di massima, possiamo dire che:

fobico10a) la prima cosa che bisogna ottenere è la fiducia verso il proprio umano.
Se il cane non si fida di quella che dovrebbe essere la sua figura di riferimento, figuriamoci quanto potrà fidarsi del resto del mondo!
Quindi bisogna fargli capire che quando sta con noi non può succedergli nulla di male; che insieme possiamo scalare qualsiasi montagna; che siamo in grado di passargli tutte le competenze che al momento non ha e che gli possono permettere di affrontare tutto ciò che ora lo terrorizza.
Come si ottenga, in pratica, questa fiducia l’ho già spiegato molte volte:  si devono presentare al cane ostacoli che a lui sembrano insormontabili (dipende dal cane: c’è quello che ha paura delle griglie per terra, quello che teme i sacchetti svolazzanti, quello che ha il sacro terrore degli altri cani…), e dobbiamo essere noi a superarli e a fargli vedere che ne usciamo indenni: infine dobbiamo invitarlo a seguirci, mostrandogli “come si fa”.
Con qualche cane ci vorranno giorni, con altri mesi: dipende. Però la sua stima nei nostri confronti crescerà… e ogni volta che lui stesso riuscirà a superare un piccolo stress ne sarà gratificato e salirà anche la sua autostima;

fobico15b) la seconda cosa da fare è “ingaggiare” il cane su di noi.
Anche di questo abbiamo già parlato, ma riassumo brevemente: il cane deve convincersi che stare con noi è la cosa più interessante del mondo.
Dobbiamo catturare la sua attenzione con qualsiasi mezzo e riuscire a tenerla focalizzata su di noi. Il cibo può essere il primo approccio, ma NON è la soluzione (dobbiamo essere dei leader, non dei dispenser di wurstel o crocchette!).
Aggiungo che il cibo non crea neppure fiducia, né rispetto: pensare di “conquistare” un cane a suon di bocconcini è pia illusione.
Il cibo è un tramite, è quasi… uno specchietto per le allodole, che serve inizialmente per attirare il cane: dal cibo si dovrà poi passare al gioco – sempre e solo interattivo – e comunque sia il cibo che il gioco non devono essere il fine, ma un mezzo per arrivare a “fare qualcosa con noi”.
L’ingaggio si ha quando il cane pensa che “stare con noi” sia più interessante, più piacevole, più gratificante di qualsiasi rinforzo/premio/stimolo.
Se il cane non è ingaggiato, se non siamo noi il centro del suo interesse, non si può costruire nulla: nè l’educazione, nè l’addestramento, né il recupero comportamentale.
Obiezione classica: “Ma il mio cane non sa giocare!”.
Questo non è, semplicemente, possibile.
Tutti i cani sanno giocare e tutti i cani amano giocare: alcuni smettono di farlo perché sono stati inibiti, altri non hanno avuto modo di imparare (cani deprivati); i cani fobici spesso non giocano perché gli stimoli circostanti li impauriscono troppo e quindi non riescono a concentrarsi sul gioco.
In quest’ultimo caso, dopo aver conquistato la fiducia del cane – vedi punto a) – dovremo cominciare ad appassionarlo al gioco (ci sono diverse tecniche e mezzi che qualsiasi addestratore potrà sicuramente mostrarvi: spiegarle tutte per iscritto sarebbe impossibile) inizialmente in luoghi tranquillissimi, dove il cane si senta sicuro.
Si può cominciare anche dentro casa: poi, gradualmente, si passerà a luoghi esterni inizialmente privi di stimoli, inserendo con mooooolta gradualità dei nuovi elementi.

fobico14c) la terza cosa da fare è far divertire il più possibile il cane.
Dopo che saremo riusciti ad insegnargli (o re-insegnargli) a giocare, e l’avremo fatto appassionare moltissimo al gioco (con noi, lo ripeto e lo sottolineo: lanciare palline NON è “giocare col cane”, ma comportarsi nuovamente da dispenser. Giocare col cane significa giocare insieme: alla lotta, al tiramolla, a nascondino, a un quasiasi sport… ma ancora una volta, il fulcro del divertimento dobbiamo essere NOI), approfitteremo della sua passione per farlo divertire anche in presenza degli stimoli che gli hanno sempre fatto paura. Giusto al seminario di ieri abbiamo avuto una dimostrazione pratica con una cagnina che non si avvicinava a meno di dieci metri dal nostro gruppo di persone senza mettersi ad abbaiare furiosamente: ho chiesto allora alla sua umana di cominciare a farla giocare al tiramolla a distanza “di sicurezza” da noi, e poi di avvicinarsi un po’ alla volta, continuando a giocare. La cagna è arrivata a due metri da noi prima di accorgersi che c’eravamo… e anche quando se ne è resa conto, ha continuato a giocare. Appena il giocattolo è stato messo via, lei si è rimessa ad abbaiare contro tutti, “ricordandosi” di aver paura… ma intanto aveva fatto un notevole progresso sul quale, sicuramente, ha avuto modo di rimuginare la sera (“sono arrivata a due metri da quel mucchio di gente…e non mi è successo niente!”). Questi sono ragionamenti che i cani fanno, e che aiutano molto il recupero.
Certo, non è che un cane fobico “guarisca” solo perché, circuendolo col gioco, lo “freghiamo” e lo facciamo avvicinare allo stimolo che lo spaventa: però lui poi ci ripensa, elabora la cosa.
I cani sono cognitivi. Pensano e traggono le loro conclusioni. Certamente le fobie, a volte, sono più forti di qualsiasi ragionamento (chiunque abbia la fobia dei ragni, o dei serpenti, sa bene che non basta sapere razionalmente che quel ragno o quel serpente è del tutto innocuo… ce la facciamo sotto lo stesso quando lo vediamo): e infatti al gioco bisogna aggiungere anche la desensibilizzazione.

d) la quarta cosa da fare è desensibilizzare.
Il che significa, tecnicamente, sottoporre il cane agli stimoli che innescano la sua fobia partendo dall’intensità che non causa la reazione fobica ed aumentandola gradualmente (con molta, molta attenzione e sensibilità).
In pratica: il cane ha paura delle persone? Si comincia a fargliene vedere una lontana cento metri.
Mostra timore? La allontaniamo ancora di più. Non mostra timore? La facciamo avvicinare di dieci metri. Poi di venti. Poi di venticinque, e così via, fino ad ottenere che la reazione fobica scompaia anche quando la persona è vicinissima a noi.
Ogni volta che si innesca la fobia, faremo un passo indietro. Ad ogni reazione indifferente, avvicineremo lo stimolo di un passo.
Lo stesso si può fare con qualsiasi tipo di stimolo: altri cani, macchine, moto… qualsiasi cosa che provochi la reazione fobica.

fobico12Bastano questi quattro step a recuperare sicuramente un cane pauroso? Mi piacerebbe rispondere di sì… ma non è affatto detto che bastino. E’ detto, invece, che aiutino: questo sì, sempre.
Così come possono aiutare molti altri espedienti e tecniche che però sarebbe inutile elencare, perché finirei per fare una lista infinita e poco sensata, visto che per ogni cane ci sono cose che funzionano e altre che… proprio no.
Questi quattro passi – soprattutto i primi due – sono quelli “di base”, che vanno sempre e comunque percorsi, perché se non si ottiene la fiducia del cane e se non si riesce ad ottenere l’ingaggio è inutile provare a fare qualsiasi altra mossa: non si arriverebbe a nulla.
In alcuni casi questi step possono portare dritti al traguardo: in molti altri, purtroppo, saranno solo i primi passi di un cammino molto più lungo e complesso.
E questo è tutto ciò che posso dirvi sul “cane fobico generico”: tutto il resto è soggettivo, quindi altri consigli si possono dare (e altri tentativi si possono fare) solo mirandoli al singolo caso… che ovviamente bisogna conoscere “dal vivo”.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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