domenica , 19 novembre 2017
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Non solo belle storie: no expo, no diritto alla vita

edgar_lastradi VALERIA ROSSI – Sono di nuovo in partenza e quindi di corsa… ma due righe su questa storia le devo scrivere.
La storia è breve e molto brutta: ad un Leonberger di nome Edgar viene diagnosticata una displasia di media gravità. Il cane ha undici mesi.
La sua proprietaria gira un video nel quale si vede un allegro cucciolone che caracolla altrettanto allegramente lungo una strada (non muovendosi benissimo, d’accordo, ma senza mostrare il minimo segno di dolore o altro: è l’immagine del cane felice di vivere): il giorno dopo lo fa sopprimere.
Il tutto  senza dire nè “a” e né “ba”, senza avvisare l’allevatrice (che adesso è disperata), senza il minimo ripensamento/rimorso. Il video e le lastre (che vedete nella foto) sono, a suo avviso, la dimostrazione palese che il cane non poteva essere mantenuto in vita.
Un’altra allevatrice condivide pienamente la scelta, e alle recriminazioni della mia amica italiana che possiede la sorella (sana, fortunatamente) di Edgar risponde così:  “XXX’s dogs one  was almost 10 yrs, without testicles (died, bonecancer), she is having still 3 dogs P. (hips b/d, no arthrosis, underbite), E. almost 8 years ( cortical cataract), N. 3 years, without testicles), so she was dreaming of having new puppy for sometime and this dog was her dream, but how can you take a dog to show, if he is not able to walk?
Insomma, la sciura ha avuto un tot di cani sfigati e sognava un nuovo cucciolo: ma “come si può prendere un cane da show, se non può camminare?”

edgarIl fatto è che Edgar camminava eccome. Correva, anche. Giocava.
Magari, se invece di ammazzarlo l’avessero affidato ad una famiglia che voleva semplicemente un compagno da amare e non un cane strafigo con cui vincere in expo, sarebbe vissuto a lungo senza particolari problemi (nei molossoidi le masse muscolari sono talmente sviluppate che a volte bastano da sole  a tenere l’articolazione in posizione accettabile e a non far provare dolore al cane). Oppure lo si poteva operare.
Insomma, di soluzioni ce ne sarebbero state a bizzeffe: ma è stata scelta la soluzione hitleriana “se sei imperfetto, devi morire”. E la cosa fa ancora più male se si pensa che tutto questo è avvenuto in Finlandia, Paese noto per l’iper-gentilismo nei metodi addestrativi e per l’avanzatissima cultura cinofila (salvo il caso in cui il cane non sia un modello di perfezione, evidentemente).
Evidentemente a questi signori nordici – che sono freddini anche nei rapporti interpersonali, si sa – le basse temperature hanno congelato anche i sentimenti.
Purtroppo, però, non è soltanto una questione “nordica”, perché di casi simili se ne vedono continuamente anche qui da noi: cani soppressi per una leggera displasia, per malattie non invalidanti, addirittura perché sono del colore sbagliato! E qui, mi dispiace, ma io proprio non riesco a seguire la logica degli allevatori, né quella dei proprietari che scelgono di uccidere.
Eh sì, proprio uccidere… anche se l’interlocutrice della mia amica, di fronte alla stessa obiezione, le ha scritto “KILL is a very strong word” (“uccidere” è una parola molto forte).
Ah, certo… chiamarla “eutanasia” suona meglio: ma l’eutanasia è una “dolce morte” che si propone per evitare una morte brutta, dolorosa, angosciosa e soprattutto inevitabile. Solo che Edgar non sarebbe morto affatto: a lui piaceva vivere, piaceva giocare, piaceva stare con i suoi umani. Umani che, comunicando all’allevatrice la scoperta della displasia, le dissero che comunque “amavano il cane e l’avrebbero amato fino alla fine dei suoi giorni”.
Peccato che si siano dimenticati di aggiungere che la fine dei suoi giorni l’avevano già decretata loro, e che avevano intenzione di vederla arrivare molto rapidamente.
Sono rimasta sconvolta, choccata, nauseata da questa storia. Ancor più per via del Paese in cui si è svolta, visto che mi ero illusa che maggior cultura cinofila equivalesse anche a maggior rispetto per la vita. Pensavo che gli allevatori italiani dall’ammazzata facile fossero il frutto di una cultura esageratamente antropocentrica e strumentale… e invece no. Anche dove c’è un’immagine diversa del cane, anche dove hanno fatto maggiormente presa le idee gentiliste e buoniste, il cane resta,  almeno per qualcuno, un oggetto “costretto” ad essere impeccabile, perchè se ha un’imperfezione lo si butta via.
Che delusione, che amarezza, che schifo.
Non sono solita lanciare maledizioni alle persone che fanno cose incompatibili con la mia etica, ma diciamo che non mi dispiacerebbe, in generale, che chi fa queste scelte si ritrovasse in casa una persona con qualche disabilità… e magari fosse costretto a fare un pensierino su ciò che ha fatto al suo cane.
Ma non so neppure se funzionerebbe, perché in fondo la questione è sempre la stessa: le persone sono persone, i cani sono “solo cani”.
Ciao, Edgar: spero che ci sia davvero un Ponte dell’Arcobaleno sul quale tu possa correre felice, evitando però di guardar giù. Perché qui non c’è niente di bello da vedere.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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