venerdì , 17 novembre 2017
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I perché cinofili: perché il cane abbaia?

bau3di VALERIA ROSSI – Ho già scritto, in passato, un “perché cinofilo” sul tema dei cani che abbaiano in canile. Ma mi sono accorta di aver trattato un caso particolare senza parlare prima del caso generale, che forse interessa di più.
Anzi, sono quasi sicura che interessi di più… anche per via dell’aneddoto che adesso vi racconto.
Quando uno dei miei editori mi propose di scrivere un libro “sui problemi comportamentali dei cani”, sulle prime io risposi di no: l’argomento era troppo delicato e soprattutto impossibile da racchiudere tutto in un solo volume, vista l’immensa varietà di motivazioni e visto soprattutto che ogni caso andrebbe esaminato singolarmente e che non è proprio possibile stilare una sorta di “manualetto di pronto intervento” buono per tutti.
Alla fine arrivammo ad un compromesso: avrei scritto un libro che parlasse soprattutto di come prevenire i più comuni problemi, in particolare quelli che necessitano solo di un po’ di educazione.
Trovato l’accordo e scritto il libro, il mio responsabile d’area propose un titolo che mi piacque subito molto (i titoli, per chi non lo sapesse, non li sceglie mai l’autore… o meglio, lui li sceglie e poi glieli cambiano).
Il titolo era:  “Oh my dog!”… ma dopo averlo proposto e aver raccolto la mia entusiastica approvazione, il responsabile aggiunse: “In redazione non ce lo accetteranno MAI”.
Infatti il libro è uscito con il titolo “Quando il cane abbaia” (sottitolo piccoletto, inserito in una specie di baloon fumettistico: “Per non dire più “Oh my dog”. Un contentino ce l’hanno dato).
Al di là dell’aneddoto in se stesso mi preme sottolineare che se qualcuno mi parla di “problemi comportamentali” io penso immediatamente a cani che mordono, a cani fobici, a cani che manifestano comportamenti ossessivi… invece, evidentemente, gli esperti di marketing della Giunti erano arrivati alla conclusione che il problema capace di attirare maggiormente l’attenzione dei lettori fosse l’abbaio.
E in realtà un gran numero di persone vive come una mezza tragedia il fatto che il loro cane si esprima vocalmente, cosa che dovrebbe invece apparire normalissima: ovviamente il  vero problema sta nel fatto che moltissimi cani non si limitino a dire “woff” ogni tanto, ma che abbaino in modo compulsivo e continuativo, causando seri disagi a proprietari e (soprattutto) vicini di casa.
Ma perché mai un cane dovrebbe abbaiare come un ossesso? Chi glielo fa fare?
Vediamo le possibili motivazioni, che non sono poi tante come si potrebbe pensare: in realtà sono fondamentalmente solo tre.
Il cane, sostanzialmente, abbaia:

bau5a) per attirare l’attenzione
In questi casi la traduzione dal canese può essere: “Ehi, corri a vedere! C’è qualcosa di strano qua fuori!” (è il caso dei cani da guardia), oppure “Ehi, sono  ore che sto qui da solo! Mi sono stufato, qualcuno venga a farmi compagnia!” (e questo riguarda tutti i cani del mondo).
Più raro il caso in cui l’abbaio significhi “Ho fame, dammi da mangiare!”: di solito il cane aspetta pazientemente l’ora della pappa,
A volte succede, invece, che l’abbaio venga interpretato come “Ho fame, dammi da mangiare” quando in realtà il cane vuol dirci tutt’altro: ma noi, “per farlo star zitto”, gli portiamo la pappa, fornendogli così un clamoso rinforzo positivo.
Nel cane parte l’associazione di idee “Se abbaio mi portano da mangiare”… e credo sia inutile sottolineare quanto la cosa lo inviti a darci dentro ogni volta che gli viene una punta di appetito (e cioè sempre, trattandosi di un cane).
Anche l’abbaio che significa “Mi annoio, venite a farmi compagnia” viene spesso rinforzato da umani che credono, invece, di punire il cane.
Se pure loro si mettono a urlare come pazzi (“Bastaaaa!” “Stai un po’ zittooooo!” “Hai rottooooo!”), l’effetto che si ottiene in realtà è simile all’ululato sociale. Ovvero, il cane pensa: “Che bello, facciamo casino tutti insieme, così i predatori sapranno che qui c’è un grosso branco ferocissimo e non verranno a rompere le scatole”.
Ancora peggio è uscire di casa e andare a sgridare (o magari picchiare) il cane che abbaia: anche in questo caso gli abbiamo dato esattamente ciò che lui voleva, e cioè la nostra attenzione.
A noi può sembrare folle che il cane “apprezzi” le nostre botte e che proprio queste lo inducano ad abbaiare sempre più… ma basterebbe riflettere su quanto il cane soffra l’isolamento sociale.
Se gli umani riuscissero ad afferrare questa semplice verità (per lui è meglio stare in compagnia e venire picchiato, piuttosto che restare da solo), forse smetterebbero di pensare che il cane “debba stare in giardino” e comincerebbero a rendersi conto che per un animale sociale non c’è nulla di peggio della solitudine.
A questo si aggiunga che esiste un vero e proprio abbaio per imitazione, e che le urla umane vengono interpretate dal cane proprio come se abbaiassimo anche noi: quindi non solo viene indotto a rispondere ai nostri “Basta! Taci!”, ma a volte siamo proprio noi ad innescarlo. Basta una lite in famiglia, con qualche alzata di voce, per far sì che il cane si senta in dovere di partecipare alla caciara (solo che noi, una volta risolta la questione, smettiamo di urlare… e lui no).

bau4b) per manifestare un disagio fisico
Fame (quella vera, non la semplice attesa della ciotola), sete, caldo eccessivo e qualsiasi altro disagio fisico possono scatenare un abbaio “di protesta” o di richiesta di aiuto, che tradotto dal canese significa all’incirca: “Sto male, qualcuno faccia qualcosa per me!”
E questo, di solito, viene compreso correttamente dagli umani.
Più difficile, per noi, capire l’abbaio che scaturisce da stimoli olfattivi: per esempio, cagnetta in calore nelle vicinanze (“vicinanze” si fa per dire, perché i cani sentono l’odore di una femmina in estro anche a un chilometro di distanza: ma cambia poco, perché invece noi non sentiamo un accidenti neppure se la cagnetta sta nel giardino del vicino).
Il fatto che noi umani abbiamo un palese handicap nasale non dovrebbe impedirci almeno di pensare a una possibile causa olfattiva dell’abbaio, dandoci da fare per scoprire quale sia e – qualora sia possibile – per eliminarla, o per fare in modo che il cane non sia più sottoposto allo stimolo.

bau7c) per eccitazione/frustrazione
Quando l’arousal va a mille, il cane deve esprimere in qualche modo la sua eccitazione: c’è chi salta, c’è chi corre e c’è chi abbaia. Se il cane non ha la possibilità di sfogarsi fisicamente, quasi immancabilmente partirà l’abbaio. Guardate che succede anche a noi: quando andiamo su di giri per un qualsiasi motivo, urliamo.
Curiosamente, anzi tragicomicamente, a volte il motivo è proprio il cane che abbaia:  il suo incessante bau-bau-bau ci fa partire l’embolo e cominciamo a strillare come pazzi, vedi punto a), senza neppure renderci conto che stiamo reagendo esattamente come il cane. Quando qualcosa ci manda fuori di testa, abbaiamo.
Forse, invece di aggiungere caciara a caciara, sarebbe il caso di andare a verificare cos’è che ha eccitato tanto il cane e provare ad eliminare questa causa (magari è il gatto del vicino che si è piazzato proprio davanti a lui – fuori portata delle sue zanne, ma in bella vista – e lo prende per il naso). Quando i miei husky cominciavano ad abbaiare, in allevamento – cosa rarissima – la prima cosa che facevo era chiamare la mia gatta, Olivia. Perché lei aveva proprio l’insana abitudine di sedersi sul muretto di fronte ai box e di cominciare a toelettarsi con disinvoltura (e col fumetto che diceva “Tanto siete chiuuusi… e non mi prendeeeteee… sceeemiiii!”).
Appare del tutto logico che i cani le rispondessero “Stronzaaa! Se solo ti becchiamo fuori da qui ti facciamo vedere noiiii!”.
Ancora a proposito di frustrazione: ho detto prima che il cane, di solito, non abbaia per chiedere cibo… a meno che, ovviamente, il suo umano non glielo sventoli sotto il naso senza però concederglielo.
Ho avuto un cliente, molti anni fa, che lamentava il fatto che il suo cane abbaiasse ossessivamente solo a una certa ora del giorno (“Non capisco cosa gli prenda, lo fa solo alle cinque del pomeriggio… e lo fa in modo isterico, insopportabile!”): si scoprì poi che l’umano gli preparava una sorta di pappone di carne e verdure, che metteva a raffreddare dopo la cottura sul davanzale di una finestra proprio sopra la testa del cane, che ne sentiva l’odore ma non poteva arrivarci.
Ovviamente la frustazione scatenava l’abbaio e bastò spostare altrove la ciotola per risolvere il misterioso “caso”.
Certo, se davvero si disponesse di un traduttore simultaneo canese-italiano, le ragioni dell’abbaio diventerebbero quasi sempre evidenti e nessuno parlerebbe mai più di “stupido cane che fa casino senza motivo”.
I cani, un motivo, ce l’hanno sempre: siamo noi che lo capiamo raramente.

bau2Come impedire al cane di abbaiare eccessivamente

Viste le motivazioni, appare abbastanza evidente che molti abbai (quello per attirare l’attenzione e quello da frustrazione, per esempio) potrebbero essere impediti solo tenendo il cane in casa, con il suo branco, dove è giusto che stia. I cani più abbaioni (a parte quelli da canile) sono i cani che vivono in giardino.
L’abbaio da eccitazione si può limitare insegnando al cane un minimo di autocontrollo e ricorrendo, quando è il caso, a tecniche di desensibilizzazione e/o controcondizionamento.
I cani da guardia che stanno fuori proprio perché devono fare questo lavoro devono essere abituati (fin da cuccioli, se possibile) all’idea che siano gli umani a stabilire se lo stimolo che ha causato l’abbaio è davvero degno di nota oppure no: per ottenere questo risultato basta andare a vedere ogni volta che il cane abbaia, controllare il perimetro, complimentarsi col cane e poi dargli un segnale di “tutto ok”. In questo modo il cane imparerà che il suo compito è solo quello di “avvisare”, dopodiché è l’umano a prendere decisioni ed eventuali provvedimenti.
Inutile dire che i cani da guardia vanno assolutamente socializzati: altrimenti abbaieranno istericamente contro tutto e tutti, senza poter discernere ciò che è davvero pericoloso da ciò che è normale routine.

bau1E il cane che abbaia anche dentro casa?
Be’… le sue motivazioni sono sempre le stesse: richiesta di attenzioni, timore di qualcosa, eccitazione e così via. Molto probabilmente, però, il suo abbaiare è stato rinforzato più volte dagli umani, consolidandosi grazie a questo tipo di errore: basterà smettere di rinforzarlo e probabilmente il cane smetterà di manifestare questo comportamento.
Non nomino neppure, tra i mezzi antiabbaio, i vari tipi di collare che vorrebbero curare il sintomo anziché la causa: su questi aggeggi ho già scritto un altro articolo al quale, se siete interessati, vi rimando. Qui ribadisco solo che non è MAI un mezzo meccanico, neppure quando è apparentemene “gentile” e non traumatico, a poter risolvere un problema di comportamento.
Questi problemi si risolvono solo lavorando, impegnandosi, cercando di capire il proprio cane. Certo, pillolette magiche e attrezzi miracolosi sono più comodi e quindi attirano di più l’umano medio: ma un vero cinofilo (nel senso di “vero amante del cane”) dovrebbe elevarsi un po’ al di sopra della media, visto che questo è il solo modo per avere un cane davvero sereno.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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