giovedì , 23 novembre 2017
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Vorrei un allevatore sincero…

boxerino1di VALERIA ROSSI – Ricevo un’email molto interessante, che riporto quasi integralmente qui sotto:

Ho letto qualche giorno fa l’articolo su rescue di razza versus allevatori e mi piacerebbe fare alcune considerazioni.
Sono diventata boxerista fin nell’osso, ho sempre comprato cuccioli in allevamento (e sono a quota quattro nella mia breve vita da boxerista), ma è vero anche che ho sempre cambiato allevatore, forse perchè ho sentito un certo qual puzzo di ‘freghiamo il pollo che non ne capisce un cazzus‘.
Per carità, magari mi son sbagliata io, ma la sensazione è che siano ben pochi gli allevatori degni di essere chiamati così e noi, poveri deficienti che ci sciogliamo davanti ad un cucciolo (che di solito arriva immediatamente dopo una perdita), ci dimentichiamo sempre che sarebbe buona cosa andare a scegliere il nuovo baby magari in compagnia del proprio veterinario di fiducia o di un amico che davvero ne capisca qualcosa di più.
Alcuni esempi personali per spiegarmi meglio (non faccio nomi): la prima aveva sei mesi quando la portai a casa, pesava circa 15 kg, piena di vermi (lo scoprii dopo, ovvio), molto bella: unico suo difetto, un rapporto intraspecifico di merda. La pagai profumatamente e l’accordo con l’allevatore fu (dato che “è una cucciolona che ho tenuto perchè merita davvero…” etc etc….) di almeno una cucciolata, per la quale si sarebbe occupato lui di tutto.
Beh… una volta era troppo piccola, una volta aspettiamo…. per farla breve, lei è morta a 4 anni avvelenata e i cuccioli ovviamente non li abbiamo fatti.
Corro sconvolta a prendere il secondo boxer, vado dal primo allevatore che ne ha di pronti da portare a casa: figlio di tizio, cugino di caio, speciale, guardi che roba… bene, la storia di Baldo l’ho già raccontata a mezzo mondo (displasia, ocd e tutto il resto…), ma quello che mi fece male fu il totale disinteresse dell’allevatore.
Proseguo e arrivo alla terza, vista in allevamento quando aveva 60 giorni giusti: ma partivamo per le ferie, all’estero, e ovviamente non ci è stata data. Torno a prenderla dopo 15 giorni e porto a casa una cucciola sanissima (ha 8 anni suonati, solo qualche piccolo accenno di artrite e i denti che iniziano a darle il classico alito da merluzzo), ma con mille paure nei confronti degli umani e una fobia assurda del possesso, che si tratti di cibo o di giochi.
L’ultima, la quarta, è forse la migliore dal punto di vista sanitario: però l’allevatore… lasciamo perdere, che l’unica frase che gli è passato per la testa di dirmi è stata: “Se vuoi farTI una cucciolata, FATTELA”…. cioè, della serie, arrangiati, fai un po’ come ti pare.
Eh, si, son scema io, che non ne so un tubo e non sarei mai in grado di scegliere un maschio, nè di valutare se sia il caso di fare cuccioli con lei, velo pietoso steso, olè.
Io ora faccio davvero un po’ fatica a fidarmi degli allevatori, proprio perchè tante volte diventano grandi economisti (nel senso che a suon di 100/150 cuccioli all’anno muovono un sacco di soldi e magari, ogni tanto, dimenticano di salvaguardare la razza, non so… forse mi sbaglio di nuovo… ).
Per quanto riguarda il rescue di razza (una mano a loro la do) il problema secondo me sta nelle persone che decidono di comprare un boxer d’allevamento (non parlo di riscatti dalle perreras, parlo di boxer italianissimi) e poi, quando hanno 6/7 mesi, non sopportano la loro naturale vivacità (ma perchè, quando un bimbo inizia a gattonare è forse uso portarlo in collegio?) oppure perchè quando invecchia spunta un bel tumorino ed è più facile liberarsene che sacrificarsi per curarlo, se si può… o ancora perchè “non ho tempo di seguirlo” (allora non ti chiedi chi cazzo te l’ha fatto fare di prendere un boxer?), o “che caratteraccio che ha ‘sto maschio di 40kg, mi ha persin ringhiato una volta, e non ho mica voglia di impegnarmi con un educatore, meglio darlo al rescue”…  o mille altri motivi veramente assurdi. Poi mettici le fattrici a fine lavoro, i gran fighi che in expo non ci vanno più e allora “voglio la Ferrari nuova e mando allo sfasciacarrozze il catorcio che non mi porta più a casa le coppe e le medaglie”…. ed è per questo che i ‘pirla’ come me decidono che un boxer così, trovato al rescue, forse non ha nessuna colpa se non quella di aver trovato un proprietario di merda, egoista e vuoto nell’anima… e  ci son pure quelli che vogliono adottare un cane adulto magari senza mai averne avuto uno (di boxer, intendo…) e alla prima difficoltà (forse normale, considerati box, allontanamenti, dimenticatoi se non peggio) rispediscono il pacco al mittente.
E’ sicuramente vero: se non ci fosse l’allevatore non ci sarebbero i miei adorati Boxer… ma mi piacerebbe un giorno svegliarmi e conoscere l’allevatore che mi dice tutta la verità, solo la verità, che davvero smette di frullare banconote fra le dita e studia i suoi accoppiamenti. Mi piacerebbe anche veder spariti dalla faccia della terra tutti quelli che – per moda? – prendono un certo tipo di cane e dopo, solo dopo, scoprono le sue caratteristiche (ma l’allevatore non mi aveva detto che devo portarlo fuori 3/4 volte al giorno, io pensavo gli bastasse fare pipì e cacca al parchetto…. perchè? non va bene se lo schiaffo in giardino e gli porto la ciotola con la pappa 2 volte al giorno?)
Forse chiedo troppo?

Mignon petit chiot Boxer sur la pelouseNo, non mi pare che chieda troppo: però qualche considerazione la farei anch’io, su quanto ha scritto la nostra amica. Perché almeno in due casi su quattro le responsabilità, forse, non sono state tutte dell’allevatore (un cane possessivo si rieduca, un cane non diventa fobico verso gli umani in 75 giorni: sorge il dubbio che non sia stata socializzata a dovere. Quanto alla cucciolata… assistere e consigliare il cliente non è un obbligo: anzi, il vero dovere forse sarebbe quello di sconsigliarlo).
Resta il fatto che sì, è vero, sono rimasti in pochi gli Allevatori con la A maiuscola e sono ancora meno quelli che si mettono lì a spiegarti proprio tutto, compreso il fatto che il cucciolo è un casinista e che un boxer adulto… pure: però, magari, a volte ci si aspetterebbe anche che il cliente, prima di decidere per una determinata razza,  si fosse un filino informato.
I rescue esistono non solo per via di allevatori poco sinceri, ma anche per via delle migliaia di persone che continuano a sceglier cani in base a una fotografia, o per averli visti al cinema o in TV.
Certo, l’allevatore potrebbe anche rimediare a queste lacune: però non è che glielo ordini il medico.
Quando andiamo a comprare un pacco di pasta, la commessa mica ti dice “Guarda che se ne mangi troppa ingrassi, guarda che sei celiaco ti fa male”. Quando compriamo una macchina, nessun concessionario ti dice “Guarda che se vai a duecento all’ora e non sai guidare ti stampi”.
Eppure nessuno si sogna di dare del disonesto alla commessa o al concessionario: perché son cose che si presume si sappiano, così come si dovrebbe sapere quello che combina un cucciolo appena arrivato in casa.
Non è questione di paragonare il cane a un oggetto, è questione di paragonare persone che si informano ad altre che non lo fanno per niente: e se poi queste prendono la fregatura… be’, non è solo colpa di chi gliel’ha rifilata.

boxerino3Poi, per carità, che in giro ci siano più cagnari che Allevatori è un dato di fatto: ma anche in questo caso, siamo sicuri che sia tutta colpa loro?
Un Allevatore serio, bravo, appassionato e competente, quando vende i suoi cuccioli a 1000-1500 euro guadagnandoci, se tutto va bene, un centinaio di euro a cucciolo (perché se solo qualcosa va storto, ci rimette), si sente dare del ladro.
Il negoziante o l’importatore che vendono i cuccioli a 7-800 euro avendoli pagati 100 dal cucciolificio dell’Est sono ritenuti persone “che vendono a prezzo onesto”.
L’ENCI, che statutariamente dovrebbe occuparsi “della tutela” del cane di razza pura, concede affissi a chiunque paghi, senza un minimo di controllo: ci sono fior di cagnari con regolare affisso che fanno cosacce indicibili (l’ultima che ho sentito è stata un’allevatrice che, dopo aver venduto un cucciolo criptorchide, prima ha detto che “nei cani da compagnia lei non ci fa neppure caso” e poi ha consigliato alla cliente un veterinario che “tira giù i testicoli e li lega: costa anche poco, lo facciamo sempre fare ai cani da expo“), ma se qualcuno denuncia questi fattacci l’ENCI fa orecchie da mercante.
Se in giro c’è tanto cagnaresimo, è anche perché tutti, ma proprio tutti – dal nostro Kennel Club ai clienti stessi – spingono in quella direzione.
Vista l’aria che tira, gli ormai rari Allevatori con la A maiuscola, seri ed onesti, che si mettono pure lì a spiegarti la rava e la fava quando compri un cucciolo, e magari ti assistono pure se decidi di fare una cucciolata (diventando, di fatto, un loro concorrente!) dovrebbero essere santificati: altro che dar loro botte di sfruttatori e schiavisti come fanno gli animalisti fanatici.
Insomma, sono pienamente d’accordo: vendere cuccioli malati, pieni di vermi e quant’altro è gravissimo.
Ma ben diverso è il pretendere che l’allevatore cominci il suo colloquio col potenziale cliente dicendogli che un cucciolo di due mesi piscerà in casa e rosicchierà i mobili: se non lo sa, è lui ad essere cretino e non l’allevatore ad essere poco sincero.
E’ giusto che dia informazioni corrette sulla razza, questo sì: ma non è che possa dirti che il cane “potrebbe” diventare possessivo o litigioso, perché questo vale per tutti i cani del mondo… e dipende in gran parte dal proprietario. A volte lo stesso cane che in mano di X veniva definito “un demone”, passato ad Y diventa un adorabile compagno.  E allora?
Diciamo che è comodo rifilare sempre tutte le colpe a monte… ma a volte i problemi stanno soprattutto a valle: stanno in chi compra senza sapere cosa compra (quando magari, dovendo scegliere lo smartphone, ha visitato 112 siti internet e chiesto consiglio a tutti gli amici, parenti e conoscenti disponibili) e poi, una volta preso il cucciolo, si aspetta che si autoeduchi e magari auto-addestri (lo dimostrano le millemila email che mi chiedono: “Ma quand’è che smette di fare la pipì in casa?”. Risposta: “Quando gli insegni!”. Perché la gente si aspetta che ci siano tempi prestabiliti in cui il cane impara da solo a fare/non fare certe cose, come se scattasse una lancetta. Ma stiamo scherzando?).
Credo sappiate tutti quanto mi stanno sulle scatole i cagnari: e una maggiore serietà ed onestà dagli allevatori la vorrei tanto anch’io.
Però non pretendiamo che l’allevatore colmi anche le lacune “di base”, quelle che avremmo potuto colmare benissimo da soli gironzolando un po’ in rete o comprando uno straccio di libro: perché l’allevatore è tenuto a dare consigli e spiegazioni, non a fare da balia ai clienti.

NOTA: le foto sono prese a caso da Google e non hanno alcun riferimento diretto con l’articolo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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