venerdì , 17 novembre 2017
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Dal diario di Teo

di MAURIZIO MOCALI – E rieccomi qui, nuovamente tra voi: c’teo1eravamo conosciuti a novembre e vi avevo parlato di me, della mia famiglia e di quel golden scapestrato che è venuto a farne parte.
Tante cose son successe in questi mesi e purtroppo non belle per me, devo dire: ora vi racconterò.
A gennaio ho iniziato a sentirmi male, papà mi ha portato dal veterinario, non vado mai volentieri lì, ma ero spossato, non riuscivo a reagire, così non mi sono ribellato, sentivo le discussioni tra il medico e mamma e papà: parlavano di una cosa chiamata tumore sulla ghiandola surrenale, non capivo ma ero troppo stanco per prestare piu’ attenzione.
D’un tratto mi hanno preso, infilato un ago nella zampetta e rinchiuso in una gabbia con dei macchinari che facevano rumori strani.
Che angoscia!  Mamma e papà spariti, io solo lì  con altre gabbie vicine, da cui provenivano lamenti di altri sfortunati come me.
La sera i miei vennero a riprendermi, ma il giorno dopo mi riportarono lì e la trafila era sempre la stessa, io poi mi sentivo sempre peggio, non volevo mangiare e neanche bere. Le cose andarono avanti così per circa una settimana, finché un giorno sentii il dottore che diceva al mio papà di pensare di farmi addormentare. Papà prese la decisione di portarmi definitivamente a casa e gli disse che avrebbe dato una risposta la settimana successiva.

teogoldCosì tornai nella mia casa, tra le mie cose, la peste bianca sembrava capire che stavo male e non mi dava fastidio, non mangiavo e bevevo ancora, i miei mi alimentavano inserendomi a forza una cosa in bocca che si chiama siringa, per il resto dormivo quasi sempre: era il mio modo di eseorcizzare i dolori.
Erano due giorni ormai che ero a casa, mi portarono a fare una passeggiata in macchina, io ero tra le braccia di mamma ed ero nel dormiveglia, ma sentivo che parlavano e cercavano di prendere una decisione: aprii un occhio e vidi le lacrime scendere dai miei, a quel punto mi dissi “devo reagire, non posso fare questo a mamma e papà”:  così  da quel momento riiniziai a mangiare e bere da solo, mi tornarono le forze e fu bello vedere nuovamente il sorriso sul volto dei miei.
Purtroppo non era finita:  nei mesi successivi persi la vista da un occhio, iniziai a sentire di meno, mi vennero delle sincopi ed anche ieri sono stato nuovamente dal veterinario per un glaucoma, proprio sull’occhio cieco.
Ma io sono forte, io sono un guerriero anche se ormai ho quasi quindici anni:  quindi combatto e combatterò ancora per non far sparire il sorriso dal volto di mamma e papà.
Alla prossima, caro diario.

Teo

NOTA: questa pagina del diario di Teo mi è stata inviata tre giorni fa: purtroppo non ci sarà una prossima. Ho appena saputo che Teo si è dovuto arrendere: ieri notte alle 3 è volato sul ponte, ma se ne è andato tra le braccia del suo “papà” umano. Maurizio mi ha chiesto di pubblicare ugualmente questo scritto in memoria di Teo, che è stato davvero un piccolo grande guerriero fino alla fine.

 

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