venerdì , 24 novembre 2017
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Iperattivo sarà lei!

iperattivo3di VALERIA ROSSI – Ennesimo msg su Facebook con descrizione di cane che fa il cane e diagnosi di due (stavolta) diversi educatori: “é iperattivo”.
Olè.
Peccato che il cane in questione sia un setter inglese, che vive in giardino ed ha rarissime occasioni di uscire.
Quello dell’altro ieri, invece, era un australian shepherd, cucciolone di cinque mesi. Iperattivo pure lui, diagnosi di comportamentalista con tanto di laurea e master… e infatti qui è arrivato pure il suggerimento intelligente: un  po’ di Prozac e passa tutto.
Domanda: ma cosa pretendiamo, da questi cani?
I cani da caccia e i cani da pastore sono selezionati da millenni per essere iperattivi: se non lo fossero non potrebbero mai passare intere giornate a correre su e giù per campi e boschi, dietro a un gregge o sulle tracce di un selvatico.
Questi cani si possono considerare malati, semmai, quando NON sono iperattivi: quando stanno troppo tranquilli, quando sono sospettosamente calmi. La grande dinamicità (perché di questo si tratta, ed è questa che viene ormai chiamata fin troppo regolarmente “iperattività” è segno di buona selezione e di allevamento corretto: se uno vuole il cane da divano o da giardino (rammento per l’ennesima volta che in giardino, da solo, il cane NON fa alcun esercizio fisico), non dovrebbe mai prendersi né un aussie né un setter… ma neanche un border, un breton, un weimaraner… e neanche altre millemila razze nate per muoversi, correre, fare attività intensa.
Il fatto è che evidentemente non suona carino dire a qualcuno “Hai sbagliato cane”. Ed evidentemente suona ancor peggio dirgli “Hai preso la bici sbagliata, ma mo’ pedali lo stesso: vedi un po’ di prendere ‘sto povero recluso e di portarlo a fare il suo mestiere, così una volta tornato a casa dormirà il sonno del giusto (e del realizzato, gratificato, sereno)”.
No, non si dice: perché se glielo dici il cliente si offende e magari non torna più (euro che volano via, scherziamo? Non sia mai!). Meglio scaricare la colpa sul cane, ma senza parlare esattamente di “colpe” (il cliente potrebbe offendersi lo stesso, perché il suo cane lo ama), bensì di  patologie psichiatriche. In pratica, ti dicono che il tuo cane è  un po’ matto (ma poco, eh… niente di grave, con la pilloletta magica passa tutto), ma senza dirtelo proprio chiaramente, così non ci resti troppo male: e soprattutto ti levano qualsiasi possibile senso di colpa… che invece non si dovrebbe chiamare colpa ma responsabilità.

iperattivo1Ma c’è davvero qualcosa di male, nel pronunciare questo termine?
A me capita molto spesso di dire a una persona: “Guarda, hai preso un cane assolutamente inadatto alle tue esigenze e al tuo stile di vita: ma visto che ormai è fatta, e che indietro non si torna perché un cane è per sempre, adesso sei responsabile della sua vita e anche della sua felicità. Quindi la soluzione è una sola: ti toccherà cambiare stile di vita”.
Non tutti ce la fanno, ovviamente: non tutti possono. Però, giuro, non si è mai offeso nessuno.
Di solito ne discutiamo, cerchiamo insieme un compromesso tra le esigenze del cane e quelle dell’umano: a volte ci sono problemi oggettivi, altre volte si tratta solo di pigrizia  (fisica o mentale), altre volte ancora si tratta semplicemente di aver dato ascolto alle persone sbagliate (ad una signora che ha un anno meno di me, e che viene al campo da qualche settimana, avevano detto che era “troppo vecchia per fare agility”, e lei ci aveva semplicemente creduto: adesso zompetta tra gli ostacoli con grande soddisfazione. Certo, magari non andrà mai ai campionati del mondo: ma il suo cane si diverte come un matto… e lei pure): tutto sommato sono rari i casi in cui proprio non c’è speranza di riuscire a cambiare le cose. Ma tutte queste persone, se non altro, sono consapevoli di avere un cane normalissimo, che non ha bisogno di nessunissimo psicofarmaco: e una volta assodato questo, qualche soluzione di ripiego si trova sempre. A volte basta coinvolgere un familiare o un amico meno impegnato, o più giovane: oppure di ricorrere ad asili, dog sitter eccetera. La cinofilia moderna, altre al mare di scanni,  confusioni, sette religiose e affini, fortunatamente offre anche risorse che sarebbero state inimmaginabili fino a pochi anni fa: gli asili stanno nascendo come i funghi, i campi idem, i dog sitter si moltiplicano.
Certo, bisogna fare un po’ di selezione (ma non serve essere espertissimi cinofili: basta chiedere un po’ in giro. Il passaparola in questi casi funziona splendidamente), ma alla fine la soluzione si trova.

iperattivo2Perché diagnosticare vere e proprie malattie mentali (peraltro, a volte, inventate di sana pianta) a fronte di problemi risolvibilissimi?
Non lo so. So solo che quando sento definire “iperattivo” un cane di cinque mesi, oppure un cane che deve assolutamente esserlo, per rappresentare degnamente la sua razza, a me viene un nervoso paragonabile a quello che mi è venuto stamattina quando ho scoperto di aver lasciato il  telefono al campo sotto il diluvio universale (che è poi il motivo per cui gli articoli, stamattina, vanno online un po’ più tardi del solito). Solo che per recuperare il telefono mi è bastato zompare in macchina, infradiciarmi, trovarlo e tornare a casa: recuperare ‘sta gente che prescrive psicofarmaci ai cuccioli che fanno i cuccioli, invece, è un po’ più difficile. E a volte mi chiedo se siano davvero recuperabili,  o se l’unica risposta sia la frase che spesso pronuncia il figlio, sospirando: “Ahhhh… con tutte le pallottole vaganti che ci sono in giro e che non beccano mai nessuno…”
Notarella finale: giusto per sfizio, ho cercato con google “cane iperattivo”.
Il primo sito che ho trovato sostiene che:

“Quando si parla di cane iperattivo si fa riferimento ad una sindrome precisa, quella da ipersensibilità o iperattività. Si tratta, quindi, di una patologia a tutti gli effetti che, in quanto tale, deve essere curata da un veterinario o da un esperto educatore cinofilo che sia in grado di prescrivere anche una terapia di tipo farmacologico. In genere si tende a fare un po’ confusione tra l’iperattività e l’eccitazione. Ci sono alcune razze canine da pastore, per esempio, sono molto attive e richiedono un bel po’ di esercizio sia fisico che mentale. Ci sono altri cani, invece, che sono eccitati perché non hanno ricevuto una buona educazione e il loro padrone non è stato in grado di fargli capire quali sono i comportamenti corretti e quelli sbagliati.”
Cioè, ci rendiamo conto?
Si dice chiaramente che il cane può essere iperattivo per razza o per cattiva educazione, ma nello stesso tempo si parla di “terapia anche farmacologica”.
E perché, di grazia?
Se il cane è così perché la sua razza è fatta così, per quale stracazzo di motivo dovremmo “curarlo”?  E se lo è perché il suo umano non è stato in grado di educarlo, perché dovremmo mettere sotto farmaci il cane anziché spiegare all’umano come rimettere a posto le cose?
Fortunatamente, su questo sito, si dice anche che “è bene precisare che tutti questi atteggiamenti ‘tipici’ di un cane iperattivo, sono del tutto normali quando si tratta di un cucciolo o di un cane adolescente“. Almeno questo.
Alleluja.
Sul resto dell’articolo (che trovate qui, se vi interessa) sono abbastanza d’accordo, escluso il punto in cui si dice che “a differenza di quanto si dice in giro, un cane iperattivo non tende a calmarsi facendo lunghe passeggiate. Al contrario, la tendenza a farlo stancare, non fa altro che allenarlo ancora di più!”
Certo, se per “lunghe passeggiate” intendiamo passeggiate “al guinzaglio”… ovvio che lo alleneremo un po’, ma non lo stancheremo MAI.
La maggior parte delle persone, quando mi porta cani che zompano come grilli, saltano sui tavoli e abbaiano incessantemente, quando chiedo “Ma questo cane fa attività fisica?” mi risponde immancabilmente: “Ehhhh! Un saccoooo!!! Intanto vive in giardino, quindi può correre tutto il giorno (peccato che non lo faccia, NdR): e poi facciamo almeno tre passeggiate di un’ora l’una!”.
Dove? In città, al guinzaglio.
Il che equivale, all’incirca, a cercare di stancare Nadal facendolo palleggiare per un quarto d’ora con me.
Evidentemente il proprietario medio non ha proprio idea di quale sia la fisiologia del cane:  non ha idea di quanto esercizio fisico gli serva per sentirsi davvero “un filino provato”, se non proprio “stanco”.
Ma – a mio avviso, almeno – ad educatori, addestratori e veterinari spetterebbe il compito di spiegarglielo, non di cercare comode scappatoie.
Il cane è un atleta, il cane è un animale fatto per un movimento pressoché continuo: ma dev’essere un movimento con uno scopo, perché il cane non è neppure un imbecille che gira a vuoto solo per il gusto di muovere le zampe. E’ programmato dalla natura per muoversi alla ricerca di cibo, di sesso, di territori favorevoli: non per fare la ronda in giardino… a meno che non sia un cane da guardia: ma anche se lo è, quando non c’è motivo di allarme si svacca al fresco. E perché si svacca? Per conservare le energie, che dovrà trovare disponibili nel momento in cui servono davvero a qualcosa! Ma se questo momento non arriva mai, il cane accumula, accumula, accumula… e alla fin fine, da qualche parte, dovrà pure sfogarle queste benedette energie. Ed ecco che diventa “iperattivo”, che viene portato dall’educatore o dal comportamentalista… e che, invece di trovare qualcuno che dica ai suoi umani “ma fatelo lavorare!”, trova qualcuno che dice “iperattivo! Diamogli la pastiglietta, così si rintrona e sta più tranquillo”.
Ma a questo punto… non viene da pensarlo anche a voi,  che tutte ‘ ste pallottole vaganti siano davvero sprecate?

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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