mercoledì , 22 novembre 2017
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Home >> Educazione >> Etologia-Psicologia canina >> E’ ufficiale: possiamo parlare di “gelosia” nel cane

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E’ ufficiale: possiamo parlare di “gelosia” nel cane

gelosia2di VALERIA ROSSI – Ah, che soddisfazione! No, perché quando ho pubblicato l’articolo dal titolo “Se amore vuol dir gelosia…” si sono scatenate (come al solito) un po’ di polemiche sul fatto che non si possa parlare di vera e propria “gelosia” nel cane, essendo questo un sentimento umano molto più complesso e quindi non sovrapponibile, se non in piccola parte, a quello che provano i cani… e blablabla.
In realtà sono d’accordo: il sentimento umano è sicuramente più complesso (ma l’avevo scritto anche nell’articolo) ed è reso tale da tutto un substrato culturale che ovviamente i cani non hanno.
Però la gelosia è gelosia e non ho mai trovato una definizione più appropriata di questa.
Adesso, finalmente, anche la scienza mi appoggia!
E’ arrivato l’ennesimo studio che a mio avviso scopre l’acqua calda, ma che è stato pubblicato su Plos One e riportato su National Geographic (in italiano): la dottoressa Christine Harris, psicologa della University of California di San Diego, si è accorta (wow!) che i due border collie dei suoi genitori erano gelosi l’uno dell’altro quando lei li accarezzava e ha deciso di studiare scientificamente il fenomeno.
Per farlo si è avvalsa della collaborazione della collega Caroline Prouvost ed ha ripetuto su 36 cani un esperimento già effettuato sui bambini umani, valutando le loro reazioni quando un cane vedeva che i suoi umani davano attenzioni ad un cane di peluche, ad una lanterna a forma di zucca di Halloween (!) e ad un libro.
Ha scoperto così che la stragrande maggioranza dei cani mostrava segni di disagio (e in un terzo dei casi di aggressività) quando il suo umano coccolava il cane: il 42% si scocciava anche per le attenzioni rivolte alla zucca, mentre solo una piccola percentuale si è mostrata gelosa del libro.
Al di là del fatto che la dottoressa abbia scoperto o meno l’acqua calda (secondo me sì, perché qualsiasi proprietario di cane sapeva già benissimo ciò che è emerso dall’esperimento), la cosa importante è che abbia attribuito alle reazioni dei cani la definizione di “jealousy”, ritenuta “una forma di protezione delle relazioni sociali all’interno del branco”.
Insomma, d’ora in poi potremo dire ufficialmente che il nostro cane “è geloso” senza suscitare alzate di sopracciglia o sorrisetti sarcastici.
Il sorrisetto sarcastico invece sorge a me, quando leggo che i cani utilizzati per l’esperimento sono andati ad annusare il sedere del cane di peluche: le ricercatrici si sono sorprese, visto che il giocattolo non si muoveva “e non aveva odore di cane”.
Chiunque abbia cani, ancora una volta, sa benissimo che i nostri amici sono, sì,  animali ad orientamento olfattivo… ma non sono ciechi! Se vedono qualcosa che sembra un cane, pensano che possa essere un cane: solo a quel punto vanno ad indagare col naso per capire meglio di chi si tratti.
Nel caso del peluche, l’assenza di odori avrà sicuramente fatto capire a tutti che non si trattava di un cane vero: però è interessante notare che, nonostante questo, la gelosia verso il simulacro di cane è stata più intensa di quella registrata nei confronti della lanterna o del libro.
Dunque, “l’abito fa il monaco” anche per i quattrozampe? Su questo sì che si potrebbe fare una ricerca interessante e soprattutto capace di dirci qualcosa di nuovo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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