martedì , 21 novembre 2017
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Cinque buoni motivi per NON fare una cucciolata

nocucciolata3di VALERIA ROSSI – Sì, lo so che di questo argomento ho già parlato più volte, sia in articoli “dedicati” che ribadendo lo stesso concetto (ovvero: “nove volte su dieci è meglio lasciar perdere”) all’interno di altri pezzi.
Stavolta, però, vorrei concentrarmi soprattutto su cinque diffusissimi motivi che  spingono molta gente a mettere al mondo dei cuccioli, ma che  non hanno nulla a che vedere con la cinotecnia: ovvero, sulle dicerie (quasi sempre assolutamente false) che da sempre spopolano tra Sciuremarie, “cuggini”, neocinofili e affini.
Esaminiamole una per una… e portate pazienza se qualcuna vi suonerà già letta o già sentita: ripetere non fa mai male, specie se si può evitare a qualcuno di prendere decisioni di cui avrà ampiamente modo di pentirsi, ma solo quando sarà troppo tardi.

1) NON è assolutamente vero che la cagna “ha il desiderio di maternità”, nè che “le fa bene alla salute” fare una cucciolata
Iniziamo dal desiderio di maternità: questo sentimento (ammesso e non concesso che così lo si possa definire) è esclusivamente umano, perché è frutto di un retaggio culturale che ovviamente una cagna non può avere.
In realtà eppure la donna, se crescesse in un ambiente completamente privo di influssi culturali, religiosi eccetera, proverebbe alcuna smania di mettere al mondo figli: proverebbe semmai un desiderio sessuale, e i figli ne sarebbero semplicemente la conseguenza.
Per la cagna è la stessa cosa: quando è in estro prova il desiderio (o meglio, l’impulso) di accoppiarsi. Quando non è in calore, non gliene può frega’ de meno nè dell’accoppiamento, né tantomeno dei cuccioli.

nocucciolata6Nessuna cagna “sa” consapevolmente che accoppiandosi con un maschio metterà al mondo dei figli. Le succede, punto e basta.
E solo quando succede, insieme alla montata lattea (sulla quale non ha alcun controllo),  appare l’istinto materno, che è favorito proprio dalla prolattina.
In pratica, se non sta allattando, una cagna non può provare alcun istinto materno.
Le cagne che si mostrano gentili ed amichevoli con i cuccioli sono semplicemente cagne di buon carattere e/o molto ben socializzate.
Neppure le gravidanze isteriche hanno nulla a che vedere con il desiderio di maternità: la gravidanza isterica è un escamotage di Madre Natura che, volendo preservare le specie, ha pensato bene di indurre una falsa gravidanza in cagne non incinte, affinché queste potessero provvedere all’allattamento di eventuali cuccioli orfani.
L’unico modo per eliminare il fenomeno delle false gravidanze è la sterilizzazione della cagna: farla partorire non serve a nulla, perché al calore successivo andrà di nuovo in gravidanza isterica.
Per quanto riguarda i presunti effetti benefici sulla salute (o meglio, la prevenzione di alcune eventuali patologie), non basta “una” cucciolata: bisognerebbe farne almeno una all’anno, cosa impensabile per la maggior parte dei privati. Tra una cucciolata e zero cucciolate, gli effetti sono identici: se si vuole davvero proteggere la cagna dai tumori alla mammella, dalla piometra e così via la cosa migliore da fare non è farla partorire, ma sterilizzarla.

nocucciolata52) NON è assolutamente vero che dopo una cucciolata la cagna “si calma”.
Questa diceria, che affascina moltissimo le Sciuremarie in balia di cagnette nervose, isteriche, abbaione o iperattive, nasce dal semplice fatto che una cucciolata (se non si è proprio delinquenti) si deve fare almeno al secondo calore, meglio ancora al terzo: quindi, occhio e croce, tra i quindici e i venti mesi di vita della cagna, che effettivamente a quell’ età “si calma” un po’, per il semplice motivo che è cresciuta.
Ovviamente, se si fa combaciare un accoppiamento col raggiungimento della maturità (e quindi di una condotta normalmente meno sfrenata, perché non più “cucciolesca”), diventa facile pensare che il merito vada proprio al fatto di aver avuto i cuccioli: ma in realtà la cagna si sarebbe “calmata” nello stesso identico modo anche se non li avesse mai avuti.
Rovescio della medaglia: alcune cagne (non tutte, ma alcune sì) dopo aver avuto una cucciolata “scoprono” doti caratteriali che fino ad allora sarebbero rimaste latenti, ma che vengono espresse proprio a causa dell’istinto materno: prima fra tutte, indovinate quale? L’aggressività.
L’istinto di difesa dei cuccioli fa “scoprire” alla cagna la possibilità di intimorire qualcuno ringhiando o addirittura mordendo: e in diversi casi la signora fa tesoro dell’esperienza.

nocucciolata43) NON è assolutamente vero che “pensa a tutto la mamma”: una cucciolata è un impegno pazzesco!
L’idea che la cucciolata sia una questione privata della cagna è talmente diffusa che molte persone si mettono in testa di farla nascere senza minimamente preoccuparsi della logistica necessaria: dopodiché… è il panico.
E le dirette conseguenze del panico sono cuccioli ceduti troppo presto, non socializzati e talvolta neppure impregnati in modo corretto, nonché una vera e propria corsa alla ricerca di “qualcuno che se li prenda” senza fare neanche uno straccio di valutazione dei futuri proprietari: il che porta a cani successivamente abbandonati o – nella migliore delle ipotesi – gestiti con altrettanta superficialità.
Tutto questo, perché? Perché la mamma, ai cuccioli, ci pensa davvero… ma per venticinque giorni circa: dopodiché la cucciolata diventa un lavoro a tempo pieno per gli umani di casa.
E lo rimane per almeno un mese, visto che prima dei due mesi non si dovrebbe mai e poi mai cedere un cucciolo.
Svezzamento, sverminazioni, vaccinazioni… ma soprattutto, cinque o sei (o dieci, o quattordici… dipende dalla razza e dalla taglia) cuccioli che girano per casa pisciando ovunque, facendo la cacca sui tappeti persiani, rosicchiando tutto il rosicchiabile e così via. Avete presente quanto è lungo un mese passato con una siffatta banda in giro per casa, magari senza neppure un pezzetto di giardino?
Non c’è da stupirsi se i proprietari della cagna ben presto arrivano alla disperazione più nera e cercano di rifilarli a chiunque, pur di levarseli dai piedi: però non si fa una cucciolata “per tanto ammmore” disinteressandosi poi di dove e come verranno tenuti e gestiti i piccoli.
L‘ammmore dov’è andato a finire?

nocucciolata24) NON ci si può arricchire (ma neanche arrotondare lo stipendio) sulla pelle della cagnetta di casa
Spesso mi lamento perché gli animalisti accusano gli allevatori (e solo loro) di speculare sulla pelle dei cani, mentre non dicono quasi mai una parola sulle migliaia di cucciolate “fatte in casa” da Sciuremarie e Sciurmari: eppure, stando ai raccapriccianti racconti che ascolto quasi quotidianamente, i peggiori “speculatori” (quasi sempre in buona fede, cosa che però non cambia il risultato finale) sono proprio i privati con una cagnetta o – peggio ancora – con una coppia in casa.
Quasi sempre per pura e semplice ignoranza, queste persone pensano che non ci sia niente di male a “rifarsi un po’ delle spese” facendo accoppiare la cagnetta ad ogni calore: ovviamente senza fare il minimo controllo sanitario, senza neppure sapere cosa sia una malattia genetica, senza neppure curarsi (come al punto 3) di come e dove piazzeranno i cuccioli.
L’ultimo racconto raccapricciante è stato quello di una tizia che mi ha candidamente confessato: “Il mio cane ha una pallina sola, eppure con la mia femmina ha già fatto tre cucciolate!”.
Me l’ha detto proprio con orgoglio, andando fierissima della virilità dimezzata ma efficace del suo maschietto.
Le ho spiegato che un cane monorchide non dovrebbe mai riprodursi, perché il difetto è ereditario, ed è un problema serio perché i testicoli ritenuti vanno operati, altrimenti possono degenerare in forme tumorali: lei mi ha guardato con due occhi così. Non aveva mai sentito niente del genere. L’ho pregata di farsi confermare le mie parole dal suo veterinario, e spero che l’abbia fatto… ma: a) intanto tre cucciolate sono già nate, tutte potenziali portatrici di criptorchidismo; b) non è neppure detto che la cosa possa fermare la smania produttiva della sciura, che si vantava anche di vendere dei cuccioli “bellissimi” a basso prezzo, perché “non voleva mica guadagnarci sopra”: ma in questo modo i suoi due cani “si mantenevano da soli”. In realtà una cucciolata, se allevata con tutti i crismi, è un costo e non certo un guadagno: per guadagnarci sopra bisogna eliminare tutte le spese indispensabili all’allevamento corretto (a partire dai controlli sanitari dei genitori).
Non si scappa: per guadagnare sui cuccioli bisogna allevare da cagnari. Oppure essere allevatori “veri” e seri, che i prezzi bassi non li possono tenere, ma che al prezzo alto fanno corrispondere un’elevata qualità.
Potrebbe garantirla anche il privato? Certo che sì: ma poi è ben difficile che un cliente accetti di pagare a un Signor Nessuno lo stesso prezzo che pagherebbe all’allevatore famoso.
Quindi il rischio (anzi, la certezza), facendo le cose per bene, è quello di spendere molto più di ciò che si incasserà.

nocucciolata15) NON sta scritto da nessuna parte che si debba per forza avere un figlio del proprio cane
Non l’avrei mai pensato prima di creare “Ti presento il cane” e di ricevere quindi migliaia di lettere e telefonate dai lettori… ma subito dopo la presunta “voglia di maternità” della cagna e la speranza di guadagnare, il motivo più frequente che sembra spingere la gente a fare cucciolate è il desiderio di “perpetuare la stirpe” del proprio cane, maschio o femmina che sia. “Vorrei tanto tenermi un figlio suo” è una frase talmente ricorrente che a me vengono i brividi ogni volta che la sento.
Per carità: l’idea sarebbe anche accettabile (per quanto non del tutto comprensibile, almeno per me: non capisco questo desiderio così come non capisco quelli che vogliono a tutti i costi il figlio maschio per mantenere in vita il proprio cognome. Un cognome non è mica un punto di merito, è semplicemente un identificativo burocratico: che ve ne frega se scompare con voi?), se le cagne facessero un cucciolo alla volta.
Purtroppo ne fanno tanti: e se mi sta anche bene che uno ve lo teniate… degli altri, che ne facciamo?
Si torna sempre al punto 3: se non ci sono le conoscenze, le competenze, gli spazi adatti per gestire e sistemare al meglio una cucciolata, si finisce per rifilare cuccioli al primo che passa rischiando ovviamente di alimentare abbandoni, randagismo e tutte le vergogne che ben conosciamo.
Ovviamente tutti, ma proprio tutti, di fronte a questa obiezione, rispondono: “Ahhhh ma noooo! So già a chi dare i cuccioli e sono sicuro andranno a stare benissimo e saranno amatissimi!”
Ma allora, ditemi:  com’è che i canili strabordano?
Se tutti-ma-proprio-tutti sono così sicuri di poter affidare i piccoli a persone super-fidate, non vi pare che qualcosa non torni?
La verità è che queste persone super-fidate vengono normalmente scelte con questo criterio: “Ti piacerebbe avere un cucciolo della Lilli? Te lo regalo!”.
Risposta: “Ma sì, perché no?”
Fine della “selezione” dei nuovi proprietari, che intanto pensano (più o meno consciamente: di solito più meno che più): “Massì, tanto non costa niente: si prova. I bambini ne andranno matti… poi, se si stuferanno e/o se si vedrà che è un problema tenere ‘sto cane, lo si rifila a qualcun altro. E male che vada, c’è sempre il canile”.
Insomma. anche se personalmente non capisco la voglia di “avere un figlio del proprio cane” più di quanto non capisca la fissazione di mantenere vivo il proprio cognome, non ci troverei niente di male in questo desiderio se le Sciuremarie si tenessero tutta la cucciolata.
Ma siccome quasi nessuno può farlo… allora credo proprio che questo sia un ottimo motivo per NON farla nascere: intanto il figlio non sarà mai uguale al padre o alla madre. Sarà un altro cane.
E se proprio si vuole un altro cane, forse è meglio andarselo a prendere in canile aiutando così a svuotarli, e non a riempirli ulteriormente.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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