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C’è riporto e riporto

riporto1di VALERIA ROSSI – No, il “cane da riporto” non è quello della foto a sinistra (l’avrete sicuramente già vista tutti, ma è carina e quindi ve la ripropongo, NdR): ma non  è neppure “solo” il cane da caccia che riporta la selvaggina, anche se è vero che esistono razze specializzate nel riporto e che sono tutti cani da caccia (retrievers).
Però ci sono anche i cani da IPO, Obedience, Mondioring, lavoro in acqua… perché tutte queste discipline comprendono uno o più esercizi di riporto. E poi ci può essere il cane da compagnia, a cui nessuno darà mai un punteggio ma che, con il riporto, può divertirsi un sacco e far divertire il suo umano.
Qualche anno fa (nel 2011, precisamente) ho pubblicato su questo sito un articolo intolato “I fondamentali del riporto”, a sua volta tratto dal “Ti presento il cane” cartaceo e quindi ancor più datato. Non c’è nulla di  veramente “sbagliato” in quell’articolo (visto che non ho mai lavorato massacrando cani, non ho bisogno di rinnegare niente di ciò che ho fatto, né di ciò che ho scritto in passato): però oggi lavoro in modo ancora diverso sul riporto in obbedienza, quindi mi sembra giusto parlarne.
Inoltre vorrei fare una piccola panoramica su tutti i tipi di riporto esistenti, perché forse può essere interessante per chi non li conosce ancora tutti e perché, a seconda della disciplina, possono variare – anche se non di molto – anche i metodi di insegnamento.

riporto7Il riporto in UD
Su un noto sito “gentilista” ho letto questa descrizione dell’insegnamento del riporto:

In Utilità e Difesa (IPO), purtroppo esiste ancora oggi la diffusa convinzione che i riporti debbano essere “forzati” (anche detti “in obbedienza”, sic). In pratica al cane viene fatto provare dolore finché non capisce che l’unico modo per sottrarsi alla violenza è tenere l’oggetto in bocca. Il dolore viene usato anche per velocizzare il ritorno al conduttore, e per costringere il cane a una presa ferma. Il dolore viene provocato con soffocamento (collare a strangolo), collare a punte, collare elettrico, o picchiando il cane.

Mancano  solo le frusta, la mazza chiodata e magari la vergine di Norimberga, poi siamo al completo.
Per carità: è vero che esiste ancora qualche macellaio che insegna il riporto con metodi cruenti (e non certo solo in UD…): ma ormai si tratta davvero di mosche bianche e parlare di “diffusa convinzione” significa essere in perfetta malafede.
Anche noi, al Debù, insegnamo il riporto “in obbedienza”: questo perché il cane non deve confonderlo col riporto per gioco (nel quale è concesso masticare l’oggetto, tenerlo di traverso e farci qualsiasi cosa aggradi al cane… visto che è appunto un gioco) e deve invece imparare ad andare a prendere il riportello solo a comando, a tenerlo ben saldo, a non masticarlo e a cederlo al conduttore quando gli viene richiesto.
Per ottenere questo risultato iniziamo abituando inizialmente il cane (fin dai due mesi di vita, quando è possibile) a lasciarsi tenere il muso “chiuso” con le mani: “chiuso” significa che appoggiamo delicatamente una mano sopra e una sotto il muso, contiamo fino a tre, poi marchiamo con il “SI!”, lasciamo libero il muso e premiamo con un bocconcino.
Quando il cane ha ben chiaro che “subendo” pazientemente questo trattamento arriva il bocconcino, si allungano i tempi fino a dieci secondi circa.
Secondo step: il cane viene abituato, nello stesso modo, a farsi sollevare le labbra superiori (un po’ come si fa in expo per far vedere i denti al giudice). Anche qui si parte da due-tre secondi e si arriva circa a cinque (non serve allungare i tempi più di così).
Terzo step: si apre delicatamente la bocca al cane (per un secondo circa).
Quarto step: si inserisce, sempre con la massima delicatezza, un tubetto di PVC in bocca al cane, appoggiandolo subito dietro ai canini (importante: mai spingere l’oggetto troppo indietro, si dà fastidio al cane e si ottiene solo che la presa sia meno stabile).
Usiamo il PVC perché non è molto gradito al cane, che quindi non è invogliato a masticarlo.
Messo l’oggetto in bocca, teniamo ancora le mani intorno al muso del cane per qualche secondo: lui è già condizionato all’idea che se sta tranquillo arriverà il bocconcino, quindi non si ribella.

riporto5Con molta gradualità cominciamo a togliere prima una mano e poi l’altra, finché il cane non capisce che per avere il premio deve tenere l’oggetto in bocca per qualche secondo.
Il desiderio del premio fa sì che la sua attenzione sia tutta rivolta al conduttore (il cane deve già avere un buon ingaggio) e che il cane rimanga tranquillo e fermo in attesa, senza quasi accorgersi di avere qualcosa tra i denti.
Una volta ottenuta la presa, sempre molto gradualmente, inviteremo il cane prima a raccogliere l’oggetto da terra, poi ad andarlo a prendere a distanza molto ravvicinata, poi a distanza via via maggiore: nel frattempo si inseriscono i comandi “porta” e “lascia”, e il tubetto di PVC viene  sostituito con il riportello di legno.
In tutto questo, il cane viene “forzato”?
Be’, all’inizio indubbiamente sì: a nessun cane piace sentirsi tenere il muso, quindi lui non si diverte granché… però, nel giro di due-tre lezioni al massimo, capisce che se sopporta questa rottura di scatole per pochi secondi verrà premiato e quindi ci prende rapidamente gusto.
Molto, ma molto presto l’esercizio diventa divertente anche per lui… e di certo il cane non ha mai provato nessunissimo dolore: al massimo un po’ di fastidio, paragonabile alle prime volte in cui si mette il guinzaglio a un cucciolo.
Nel mio primo articolo avevo scritto che il riporto in obbedienza era da usarsi solo “in casi disperati”, quando non si riusciva ad ottenere lo stesso risultato attraverso il gioco: bene, ho cambiato idea.
Lavorando in questo modo con la mia cucciola mi sono resa conto che il momento di disagio è talmente breve, e viene così rapidamente sostituito dal desiderio di collaborare, che davvero non vale la pena di darsi cruccio.
Il segreto sta soltanto nel cominciare per gradi, tenendo prima il muso e sollevando le labbra prima di inserire l’oggetto: la maggiore gradualità rende l’esercizio meno antipatico per il cane e i risultati sono talmente superiori (in velocità di apprendimento e in precisione) a quelli che si ottengono col riporto per gioco che ritengo valga decisamente la pena di scegliere questa strada.

Differenze tra i riporti in alcune discipline

IPO: si utilizza sempre un riportello di legno, di peso variabile a seconda dei livelli di difficoltà (IPO1: 650 gr.; IPO2: 1 kg. IPO3: 2 kg. Questo per il riporto in piano. Per i salti con riporto i riportelli pesano sempre 650 gr.).
Sono previsti il riporto in piano, il salto con riporto e la palizzata con riporto.
Il cane deve ritornare con l’oggetto in posizione di seduto al fronte, lasciare l’oggetto a comando e poi assumere la posizione di base al piede.

riporto_mondioMONDIORING: si utilizzano gli oggetti più svariati (a inizio gara l’oggetto viene sorteggiato tra quelli inseriti in una lista che viene consegnata al giudice): l’unico limite è il peso, che non deve essere superiore a un chilo. Sono vietati gli oggetti in vetro e quelli di metallo. Il cane, tornando con l’oggetto da riportare, assume direttamente la posizione di base al piede.
I cani da Mondioring devono quindi essere abituati a riportare oggetti di qualsiasi forma e materiale, dal legno alla gomma alla plastica e così via.

riporto_obedOBEDIENCE: si utilizzano riportelli in legno nelle classi 1 e 2, di metallo in classe 3. I riportelli, sia in legno che in metallo, hanno un peso  proporzionale alla taglia del cane, comunque mai minore di 175 grammi né maggiore di 650.
In Obedience ci sono diversi esercizi di riporto: la tenuta di un oggetto personale del conduttore (sono esclusi i giocattoli), il riporto e il salto con riporto (solo in classe 2 e 3, simili a quelli dell’IPO), il riporto direttivo (solo in classe 3) e la discriminazione olfattiva. Tutti questi esercizi sono stati descritti in questo articolo di Nicola Giraudi, a cui vi rimando.

riporto10PROVE PER RETRIEVER:  i retriever, come dice il nome stesso, sono cani da caccia specializzati proprio nel riporto: ma chi non ama la caccia può ugualmente partecipare con il suo labrador, golden o flat a prove, dette “working test”, organizzate su terreni naturali, in cui vengono utilizzati soltanto gli speciali riportelli da retrieving, detti “dummies”, e non viene abbattuta alcuna selvaggina.
Gli esercizi differiscono di molto da quelli delle prove di UD e di Obedience, perché il cane dovrà cercare il riportello nascosto sul terreno anche a notevole distanza dal conduttore, oppure andarlo a prendere in acqua. Il riportello può essere anche lanciato lontanissimo con uno speciale fucile, il lancia-dummies (che a dire il vero sembra più un bazooka… e fa un botto bestiale: quindi i cani vanno abituati a sentirlo fin da cuccioli, in modo da non averne paura).
Nei working test vengono valutate abilità diverse da quelle che si richiedono in altre discipline: la steadiness (un misto di calma, attenzione, mancanza di eccessiva esuberanza o di stress), la game finding ability (la capacità di marking, ovvero di restare fermo e di guardare/memorizzare dove va a cadere la preda –  in questo caso il dummy – e la capacità di cerca con buon uso dell’olfatto), il will to please (ancora un misto di docilità, attenzione verso il conduttore, desiderio spontaneo di riportare) e così via.
Fondamentale la tender-mouth (“bocca morbida”), ovvero la capacità di afferrare l’oggetto con la massima delicatezza possibile (se si trattasse di un selvatico abbattuto, questo impedirebbe che venga rovinato durante il riporto).

LAVORO IN ACQUA: i cani da soccorso nautico devono saper riportare oggetti lanciati (in acqua) dal conduttore, ma anche manichini, figuranti in carne ed ossa (anche due alla volta), materassini, gommoni… inutile dire che per questi esercizi non basta una buona obbedienza, ma è indispensabile anche un’eccellente preparazione atletica perché alcuni riporti sono davvero faticosi e impegnativi dal punto di vista fisico.

riporto_acqua

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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