sabato , 18 novembre 2017
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Cani adulti che uccidono i cuccioli

10523211_10203302875507016_2224437716262332827_ndi VALERIA ROSSI – Purtroppo è il terzo caso che sento in meno di un mese: maschio adulto uccide cucciolo.
Qualcosa che non dovrebbe MAI succedere, perché un maschio adulto equilibrato  considera tutti i cuccioli del mondo come “figli suoi” (è un meccanismo che Madre Natura ha messo in atto per tutelare le specie) e quindi dovrebbe avere sempre nei loro confronti un atteggiamento paterno: a volte potrà mettersi lì con santa pazienza ad educarli e a seguirli, altre volte potrà non aver voglia di interagire con loro e quindi preferirà evitarli… ma non dovrebbe mai attaccarli, per nessun motivo al mondo.
Invece, purtroppo, accade: e a quanto sembra sta accadendo sempre più spesso. Decisamente troppo spesso.
L’ultimo caso mi è stato raccontato da Silvia, l’umana di Joy, il cucciolo di siberian husky che vedete nelle foto e che purtroppo non c’è più.
La sua è una storia che fa malissimo al cuore, vi avviso: ma la riporto qui sotto – e vi invito a leggerla – perché è opportuno fare qualche considerazione, nella speranza che magari si possano evitare in futuro altre tragedie simili.

Dopo 26 anni, finalmente ero riuscita a realizzare il mio sogno e la nostra famiglia aveva accolto Joy, un cucciolo di siberian husky.
Potrei dilungarmi ad oltranza sul modo in cui aveva cambiato la nostra vita, su come l’aveva resa completa conquistando tutti noi, me ed il mio fidanzato in primis (che vivevamo con lui), i parenti di entrambi, i vicini di casa, gli sconosciuti per strada… ma non è il momento di dilungarmi su cose che avrete già letto e vissuto mille volte. La cosa importante è che non avevamo scelto la razza per moda, nè superficialmente, avevamo preso contatto con un educatore per iniziare un percorso di educazione di base e ci eravamo documentati su… beh… su tutto, pensavamo.
Una delle cose che tenevamo sempre presenti era la necessità di farlo socializzare con animali e persone, di fargli fare esperienze in ambienti diversi, anche perchè speravamo, così facendo, di arrivare ad avere un cane socievole da adulto, soprattutto con i suoi simili.
Era domenica 7 settembre, stavamo rientrando a casa a piedi dopo una passeggiata in centro città nella quale Joy aveva fatto amicizia con molti altri cani, quando è successo.
Eravamo sul marciapiede e Joy stava facendo conoscenza con un meticcio nero dentro ad un cancello, quando dall’altra parte della strada sento uggiolare, mi volto e vedo in un giardino un amstaff scodinzolante ed uggiolante. Pensando che volesse fare amicizia, abbiamo attraversato la strada. Non avevamo ancora fatto un passo sul marciapiede che l’amstaff si è proteso con il muso tra le sbarre del cancello, ha preso il nostro cucciolo per la testa e l’ha tirato dentro uccidendolo sul colpo.
Io rivivo la scena in slow motion quasi quotidianamente, da quel giorno: non smetterò mai di incolparmi per aver attraversato la strada.
Joy non era il cucciolo che si buttava a pesce appena incontrava un altro cane o una persona, teneva sempre le distanze prima di avvicinarsi ed osservava il comportamento dell’altro. Solo poche ore prima, ci erano voluti quattro inviti al gioco prima che lui decidesse di potersi fidare di un maschio grande tre volte lui, e così faceva con tutti, dal barboncino all’alano.
Perchè un amstaff maschio del 2009 ha aggredito un cucciolo di 3 mesi?
C’era qualcosa che avrebbe dovuto farmi vedere il pericolo in un cane (pure con le potenzialità offensive dell’amstaff) uggiolante e scodinzolante? Avevo sempre letto e sentito dire che gli adulti non mostrano aggressività verso i cuccioli (ad eccezione delle femmine con i cuccioli, ma non è questo il caso), e davvero non riesco a trovare pace.

10014568_10203368026975762_6856635870085021051_nIniziamo intanto col dire che sì, un cane uggiolante e scodinzolante può rappresentare un pericolo.
Non è una cosa frequente, per fortuna, ma può succedere, perché uggiolare e scodinzolare non significa automaticamente “disposizione amichevole”: significa semplicemente “eccitazione”.  E l’eccitazione può essere anche predatoria, come presumo sia accaduto, purtroppo, in questo caso.
Ovviamente posso fare soltanto delle congetture basate sul racconto di Silvia: non ho assistito al fatto. Però il quadro che mi viene in mente è quello di un cane che vede da lontano qualcosa che gli sembra un animaletto commestibile e per questo si agita tutto per l’eccitazione: dopodiché, disgraziatamente, ha l’occasione di catturare l’ambita preda e non se le lascia scappare.
Colpa di Silvia?
No, assolutamente no: lei sperava soltanto di socializzare al meglio il proprio cucciolo, e se è vero che ha frainteso l’atteggiamento dell’amstaff posso confessare senza problemi che molto probabilmente l’avrei frainteso pure io… perché 99 volte su 100, un cane che si comporta in quel modo vuole davvero fare amicizia!
Il problema, qui, sta tutto nel fatto che l’amstaff non sia stato in grado di riconoscere Joy per quello che era in realtà: un cucciolo della sua stessa specie.
Quindi posso presumere che l’amstaff non sia stato socializzato a dovere: forse è stato sempre tenuto nel suo giardino (soluzione che molti umani ritengono ottimale) e non ha avuto modo di imparare a distinguere cane da preda, cane adulto da cane cucciolo, cane rissoso da cane amichevole e così via.
E’ vero che c’è una certa “potenzialità offensiva” in un terrier di tipo bull: ma dovrebbe esserci solo verso i suoi consimili adulti e disposti a misurarsi con lui. Non dovrebbe proprio esistere che un maschio adulto, se pure di razza selezionata nei secoli per i combattimenti, attaccasse un cucciolo… ma in realtà temo proprio che questo non sia stato un tentativo di “combattimento”, ma proprio “solo” un attacco di tipo predatorio.
Si potrebbe anche ipotizzare che l’amstaff non avesse intenzioni offensive, ma fosse soltanto incuriosito dal cucciolo e che abbia cercato di “catturarlo” attraverso le sbarre per giocarci: ma ovviamente, il cucciolo tirato in quel modo avrà urlato per il dolore, e questo potrebbe aver scatenato l’aggressività dell’adulto (anche gridare e strillare sono comportamenti tipici della preda, che incitano il predatore a mordere per uccidere: per questo è importante ricordare ai bambini che non si deve MAI gridare di fronte a un cane, e tantomeno gridare correndo).

10679655_10203373444111187_1052556744162886968_oUn solo fatto è certo, in questa orribile storia: un cucciolino di tre mesi non c’è più solo perché un maschio adulto non è stato in grado di comportarsi in modo etologicamente corretto.
Il motivo per cui questi episodi stanno accadendo così spesso, infatti, sta tutto in quel piccolo aggettivo che in apertura ho messo accanto a “maschio adulto”: e cioè “equilibrato“.
Il che significa “capace di comportamenti affidabili, prevedibili e in linea con il proprio etogramma e con le caratteristiche della propria razza”.
Quand’è che tutto questo può venire a mancare?
In diversi casi, purtroppo: per esempio quando si seleziona male (o non si seleziona affatto). Maschi e femmine adulti che si mostrano aggressivi verso i cuccioli (propri o altrui) non dovrebbero MAI essere usati in riproduzione: invece conosco diverse persone (compresi allevatori di chiara fama) che se ne infischiano bellamente.
Conosco persone che sostengono senza la minima vergogna di togliere i cuccioli ad una certa cagna a venti giorni di vita, “perché altrimenti lei li attacca”. Una vera follia, perché una madre che attacca seriamente i propri figli non è una cagna equilibrata: però magari è bella, magari è campionessa, magari ha fatto il Best in Show a Piripicchio o ha vinto il raduno di Piripacchio. Vorrai mica fermarla solo per una “sciocchezzuola” simile?
Se ventili questa ipotesi all’allevatore, ti guarda come se fossi tu quella matta da legare: e puoi star certa che avrà l’incondizionato appoggio di molti colleghi… tanto che a volte, sostenendo che cagne così andrebbero immediatamente tolte dalla riproduzione, ti senti come quello che guida contromano in autostrada e che pensa che invece ci stiano andando tutti gli altri.
Poi, guarda caso, i risultati sono questi: da cagna squilibrato nascono figli squilibrati (maschi o femmine che siano). Però sono belli, eh!
Ancor più drammatico (e purtroppo ancor più frequente) è il caso in cui non ci si pone neppure il problema dell’equilibrio caratteriale:  dagli accoppiamenti ad capocchiam, fatti solo per sfornar cuccioli a scopo di lucro, non può uscire niente di buono… e purtroppo è un dato di fatto che la stragrande maggioranza dei cani italiani, oggi, proviene proprio da questo tipo di accoppiamenti.
Cani nati in casa della Sciuramaria di turno, che ha scelto il “fidanzato” al parchetto; cani dell’Est venduti in negozi, fiere e canifici vari; cani randagi che si accoppiano come pare a loro, senza alcun controllo.
Tutti i cuccioli provenienti da questi accoppiamenti sono potenzialmente a rischio di scarso equilibrio caratteriale… e stanno diventando sempre più numerosi, un po’ grazie a chi cerca il “cane nei saldi” e vuole spendere meno possibile e un po’ anche grazie a chi fa la guerra agli allevatori seri, spingendo l’opinione pubblica a considerarli “brutti e cattivi”.

joy_socIl secondo caso in cui un maschio adulto può attaccare un cucciolo è quello in cui non venga socializzato in modo corretto: e qui cerchiamo di capire bene una cosa, e cioè che non basta fare qualche giro al parchetto col cane da cucciolo e poi ficcarlo in giardino per sempre, convinti che ormai la socializzazione sia fatta e finita.
E’ vero che etologicamente la fase di socializzazione va dai due ai quattro mesi circa, ma è anche vero che non può fermarsi lì! Perché i cani, proprio come gli umani, a lungo andare dimenticano ciò che hanno imparato, se non vengono tenuti “allenati”.
I cani, durante la fase di socializzazione, “imparano” a riconoscere i propri simili e a comunicare con loro: ma se poi non hanno più modo di vederne per mesi, o magari per anni, possono anche scordarsi ogni traccia di buone maniere.
Ovviamente un maschio adulto, specie se appartiene a razze non esattamente amichevoli, non potrà continuare a giocare per tutta la vita con altri maschi: prima o poi succederà che diventi litigioso/rissoso. Ma questo non deve impedire che continui a rapportarsi con femmine e cuccioli, che invece continuerà a rispettare… se ha modo di incontrarli, ovvero se rimane “allenato” ad un corretto rapporto con loro.
Altrimenti potrebbero succedere drammatici equivoci come quello che ha visto protagonista l’amstaff di cui sopra.
Silvia non deve macerarsi nei sensi di colpa (anche se mi rendo perfettamente conto che un simile trauma sia ben difficile da superare): l’unico errore che ha commesso è stato quello di fidarsi troppo di un cane sconosciuto. I veri responsabili della tragedia, però, sono gli umani che hanno allevato e gestito l’altro cane: anche lui del tutto innocente, perché i cani non hanno alcun senso morale e quindi lui non poteva sapere di commettere un atroce delitto. Lui ha fatto ciò che il suo istinto l’ha spinto a fare, punto e basta: ma gli istinti animali devono essere controllati dall’uomo, prima di tutto attraverso la selezione e poi attraverso l’educazione e l’addestramento. E in questo caso c’è stata sicuramente qualche grossa lacuna che ha portato a una tragedia.

Per concludere, qualche consiglio pratico:

a) ricordate che i segnali di gioiosa eccitazione NON corrispondono sempre al desiderio di fare amicizia: il cane si eccita anche davanti a qualcosa che vorrebbe raggiungere, ma non può (in questo caso la barriera era il cancello, ma spesso può essere il guinzaglio). Siccome non è facile neppure per i più esperti capire la differenza tra segnali amichevoli e segnali predatori, è sempre meglio accertarsi di poter mettere i cani in sicurezza prima di consentire un incontro;
b) prima di far avvicinare il vostro cucciolo a un adulto sconosciuto, cercate di parlare con il proprietario: non sempre questo è sufficiente, perché per molta gente il proprio cane è “buonissimo” finché non ammazza qualcuno… ma almeno in alcuni casi potreste essere messi in guardia per tempo. Qualche umano capace di dire “il mio cane non so mai cosa possa combinare” esiste ancora;
c) se non c’è alcun umano con il cane sconosciuto… be’, meglio un incontro in meno che un rischio in più;
d) per quanto non creda che sia stato questo il caso, meglio non fare mai avvicinare un cucciolo ad un cane che sta all’interno del proprio territorio: potrebbe essere aggredito solo in quanto “intruso”, senza la minima considerazione per la sua età;
e) last but not least (anzi, questa sarebbe la cosa più importante di tutte): NON comprate mai un figlio di cani aggressivi verso i cuccioli. Chiedete sempre di vedere la madre con i cuccioli e osservatene il comportamento.
Quanto al vostro piccolo amico, ricordate che la fase di socializzazione non si può considerare “conclusa” a quattro né a otto o a dodici mesi: il cane è un animale sociale che deve continuare ad avere rapporti sociali, se vogliamo che mantenga comportamenti corretti. Se questo non avviene, anche un perfetto equilibrio genetico può finire a gambe all’aria a causa della cattiva gestione del proprietario.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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