quasiquasiPREMESSONA di Valeria Rossi – Fabiana Rosa è una volontaria decisamente sui generis. A giudicare dai cani di cui si occupa la sua associazione (gli “sfascioni”, come li chiamano loro: i cani anziani, malati, i quelli ritenuti inadottabili da qualsiasi canile perché non sono neppure “adozioni del cuore”, ma sembrano a quasi tutti gli umani del mondo “adozioni della follia”) si potrebbe pensare che sia l’ennesima fanatica animalista per la quale conta solo l’ammmore, nel suo caso esteso anche a cani così “rottamati” che perfino altri volontari a volte potrebbero pensare “ma non era meglio un bel Tanax?”.
Insomma, potrebbe sembrare ‘na pazza che passa tutto il suo tempo a piangere sulla sorte di animali ipersfigati che nessuno al mondo potrebbe mai pensare di portarsi a casa.
Animali come Quasi, la cagnetta che dà il nome alla sua associazione e che si è adottata lei stessa. Quella che si vede nella foto qui a sinistra.
Quella che per lungo tempo ha fatto il giro del web, prima con storia strappalacrime – e fasulla – incorporata (“Poveriiinaaaa! E’ stata allevata in una gabbia da galline e guardate come si è ridottaaaaa!”), poi con la sua storia reale (è nata così, semplicemente affetta da una rara patologia).
Questa foto l’abbiamo vista tutti. Ci siamo commossi tutti. Ma l’idea di prendere ‘sta cagnetta e di portarsela a casa non l’ha mica avuta nessuno. A me (come a moltissimi altri, suppongo) è anche passata per la testa, ma poi ho pensato “Naaahhh…”.
Per un miliardo di motivi che non sto ad elencare, nessuno dei quali veramente valido, forse, ma tutti ottimi come scuse per non dover ammettere che un cane così era superiore alle mie forze.

Invece Fabiana se l’è presa: e presumo che tutti, proprio come me, abbiano pensato “Bravaaaa!!! Una grande, una coraggiosa da ammirare!”. Però, sotto sotto, magari nel sub-sub-sub-conscio, abbiamo aggiunto “… e anche ‘na pazza…”.
Personalmente, dopo aver letto la notizia dell’adozione, l’avevo catalogata tra le storie a lieto fine e messa via… almeno finché non ho saputo che il nome della cagnolina (che si chiamava originariamente Angelica) era stato cambiato in “Quasi”.
“Quasi” da Quasimodo, il gobbo di Notre Dame, ma anche dal fatto che chi la vede per strada parte immancabilmente coi paragoni: “Sembra quasi un…” (cammello, tapiro, maiale… e chi più ne ha più ne metta).
Quando l’ho saputo mi si è accesa una lampadina: oh cavolo, ‘sta ragazza ha il dono dell’ironia!
Roba che, come è noto, per me fa la diffferenza. E roba (purtroppo) rarissima tra i volontari, spesso seri-anzi-seriosi all’ennesima potenza, spesso impregnati di un misto tra autocompiacimento (siamo gli unici a fare davvero qualcosa per gli animali),  lacrime sempre in tasca ed astio verso l’intero mondo creato (nessuno ci capisce, maledetti tutti quelli che non sono come noi).
Così ho ritirato fuori il nome di Fabiana Rosa dal dimenticatoio, sono andata a leggere qualcosa che aveva scritto e l’ho inserita nella mia casella mentale intitolata P.I. (“persone interessanti”): casella che vede qualcuno entrare e rapidamente uscire, qualcun altro sostare per un po’ per poi passare nella casella P.T.D. (“persone tristemente deludenti”)… e solo in casi piuttosto rari, sigh, vede permanenze di lungo corso.
Questo non significa che si debba per forza essere amici per la pelle o sentirsi ogni giorno: e infatti con Fabiana non ho praticamente mai parlato, non l’ho mai conosciuta “dal vivo”, ci saremo scambiate al massimo tre messaggi su FB.
Però più cose leggevo e più lei restava solidamente ancorata alla mia casella delle persone interessanti, allungandosi gradualmente fino a quella delle “persone che mi piacciono proprio tanto”. Questo fino a due giorni fa, quando un’altra persona interessante, che stavolta è anche un’amica “dal vivo”  (anche se ci sfanculiamo più spesso che no), mi ha segnalato una nota di Fabiana, che lei aveva postato sul suo profilo di FB ma che a giudizio dell’amica-dal-vivo “meritava maggiore visibilità”.
Così ho chiesto ed ottenuto il permesso di pubblicare questa nota (molto lunga, perfino più di questa logorroica premessa, ma a mio avviso da leggere assolutamente fino in fondo): ma siccome una che scrive così bene, e che contemporaneamente dice cose così ricche di buon senso, non la si può ospitare solo una volta e ciao… quando Fabiana ha detto (forse scherzosamente) “se poi qualcuno vuol farmi tenere una rubrica sul volontariato, io ci sono”, ho subito risposto: “SIIIIIIIIIIIIIIII!!! La vogliooooo!”

Perché “‘sta “pazza” è una delle persone più equilibrate e sensate che mi sia stato dato di incontrare, anche se virtualmente.
E scrive davvero in modo delizioso. Quindi questo è solo il primo di una serie di appuntamenti con i volontari (ma anche con gli adottanti e/o aspiranti tali) che saranno gestiti da Fabiana come e quando vorrà/potrà (ricordiamo che i volontari non sono esattamente oberati da un eccesso di tempo libero) e che spero arricchiscano questo blog anche su temi che mi toccano e che sento profondamente, ma sui quali non ho sufficiente esperienza diretta per essere veramente credibile. Lei invece sì.

Animalista volontaria – il mio “secondo me”

quasifabiana2di FABIANA ROSA –  Sono quella che viene definita una “volontaria animalista” da diversi anni, Presidente di un’Associazione di Volontariato che si chiama Progetto Quasi (www.progettoquasi.it oppure Progetto Quasi su Facebook) e che si occupa di cani prevalentemente anziani e disabili.
E’ un’Associazione che funziona abbastanza bene, un progetto piccolo ma ambizioso e forse unico, almeno nella modalità, perchè tutela una realtà canina “diversa” ed una umana “altrettanto speciale”: infatti attraverso l’Associazione, gestendo i nostri cani, una donna sola con un bambino disabile si è costruita un lavoro ed ora mantiene se stessa e suo figlio.
Siamo a quota circa 160 cani stallati, curati e adottati in tre anni, quasi tutti disabili o anziani, che per un’associazione molto piccola come la nostra è una cifra di tutto rispetto.
La nostra realtà funziona, so per certo che molti volontari sparsi un pò in tutta Italia la conoscono, conoscono Quasi e ci fermano alle manifestazioni, mi scrivono chiedendo come abbiamo fatto a costruire un progetto che funziona così bene.
Siccome voglio condividere il mio “know how”, sperando che possa essere utile a qualcuno, mi piacerebbe rendere partecipi tutti di quelli che per me sono stati e sono i punti saldi di un’idea di volontariato che forse un pò si discosta da quella che è l’immagine “tipica” del volontario.
Probabilmente alcuni non saranno d’accordo, ovviamente questo è il mio modo di intendere il volontariato, non è oro colato, è solo un’opinione. Ma se anche una sola persona potrà avere degli spunti, ben venga.
Ovviamente mi riferisco al volontariato “del singolo” o delle piccole Associazioni o gruppi, di certo non ad Associazioni grandi che funzionano in ben altra maniera.

quasi_super1. NON SI PUO’ FARE TUTTO: prima regola base, accettare che siamo persone e non supereroi, non siamo tutti uguali, non abbiamo tutti le stesse possibilità e non dobbiamo sentirci in debito con nessuno: ognuno fa quello che può e che si sente. Stiamo portando la nostra goccia, non stiamo salvando il mondo, qui siamo tutti utili e nessuno è indispensabile. Salvare un cane o un gatto non risolverà il problema del randagismo, ma è giusto farlo. Tuttavia il volontariato è una scelta, così come è una scelta il modo in cui scegliamo per farlo: dar da mangiare ai randagi è volontariato, stallare i cani è volontariato, staffettare i cani è volontariato (NB. se prendete più del rimborso spese necessario al viaggio NO, non è volontariato: è un lavoro, e allora cominciate a fatturare come facciamo tutti, GRAZIE), andare nei canili a pulire o a far passeggiare i cani è volontariato, organizzare eventi è volontariato.
Poi ci sono modi “altri” di dare una mano che non sono propriamente volontariato, ma servono: portare coperte, cibo o medicinali ai rifugi o ai canili, aiutare economicamente, condividere gli appelli, occuparsi della parte grafica di un sito, aiutare negli eventi, ecc.
Anche questo è utile. Ma ricordiamoci che così come nessuno può dire a noi di cosa dobbiamo occuparci (“perchè non ti occupi dei bambini/anziani/categoriaumanaacaso invece che dei cani?” è una delle frasi che più fa incazzare un volontario) altrettanto dobbiamo fare noi: quindi nessuno qui è tenuto a fare nulla, ci sarà sempre qualcuno che farà di più o di meno di noi, se noi facciamo di più è stata una nostra scelta che non va accollata a nessuno, in nessun modo.
Se facciamo meno, facciamoci scivolare addosso le critiche e facciamoci una bella risata. Se facciamo di più, l’abbiamo scelto noi, gli altri non sono tenuti a fare altrettanto: circondiamoci di persone che ci diano una mano e prendiamo da loro l’aiuto che ci possono dare.

2. IMPARARE A DIRE DI NO: collegata alla prima. Se non puoi, non puoi. Non puoi lasciare la festa di compleanno di tuo figlio perchè c’è un cane a 200km che piange. Non è giusto, PER TE. Non è giusto perdere la famiglia, gli affetti, e trasformarti magicamente nella “gattara dei Simpsons”: devi tutelare TE ed il tuo mondo PRIMA dei cani, altrimenti nel giro di poco ti troverai con problemi molto grossi da gestire, e non potrai più aiutare nessuno. Questo NON significa non impegnarsi, non faticare, non dedicare del tempo, ma devi star bene tu prima di poter far star bene qualche altro essere vivente, e ci sono dei punti fermi che devi mantenere: se tuo marito ti lascia perchè alle 3 di notte puntualmente ti alzi dal letto e te ne vai, se tuo figlio si lamenta che la mamma non c’è mai, se gli amici cominciano a non venire più a trovarti perchè sembra loro di entrare in un immondezzaio, non hai fatto del bene a nessuno, solo del male a te stessa. Oppure puoi trovarti un marito volontario e portarti in giro i tuoi figli quando vai in giro a raccogliere cani, è un’altro tipo di scelta ma a quel punto ha più senso. Ma se TU hai scelto di essere volontaria, tuo marito o i tuoi figli potrebbero non averlo scelto, e non è giusto coinvolgere A FORZA (e sottolineo a forza, perchè se avete una famiglia che vi appoggia, è tutto un altro discorso) altre persone nelle nostre scelte di vita. E’ necessario trovare un equilibrio: non è detto che se chi vive con te tolleri o apprezzi un cane in stallo debba necessariamente tollerarne o apprezzarne venticinque. DATTI DEI LIMITI di sopportabilità, sia tua personale che di chi hai accanto.

quasifabiana3. RESTA UMANO: e mi rivolgo prevalentemente alle volontarie: restate donne! Mi è capitato molte volte di leggere allucinanti status su Facebook dove le volontarie si accusavano tra loro recriminandosi a vicenda “ti ho vista dal parrucchiere! e poi fai gli eventi su facebook!” o “quella fa la volontaria e si va a fare le unghie! vergogna!”. Ho visto volontarie andare in giro perennemente come se fossero delle senzatetto, impossibile entrare nella loro macchina, in casa ben più di “un pò di odore di cane”, ho visto persone dormire nel letto dove i cani pisciavano.
Dico la mia: NO. Questo non è volontariato, è abbrutimento.
Faccio outing: io dal parrucchiere ci vado, le unghie fatte ce l’ho sempre, non vado in giro come una barbona anche se di certo non sono vestita Cavalli, la mia casa non è uno specchio ma non è neanche un’immondezzaio (se un cane piscia, pulisco) e la mia macchina, nei limiti del possibile, non somiglia ad un pollaio. Eppure ci trasporto cani, crocchette, ci porto via cani dai canili. Il mio consiglio è di dare un’immagine di voi che sia di una persona normale, che dedica del tempo agli animali ma che ha una vita sua, una vita possibile. Se andate in canile non c’è bisogno che siate truccate da cubiste, ma non dimenticatevi che siete delle donne, non delle “pazze raccattacani”. Non penso sia etico in generale spendere e spandere in stronzate, ma rinunciare a delle piccole cose che ci fanno felici (una pizza ogni tanto, comprarsi un profumo o andare dal parrucchiere) non gioverà al benessere generale dei cani, al massimo vi sentirete sempre infelici.
Pochi di noi probabilmente navigano nell’oro, tiriamo tutti a campà, per un motivo o per un altro: se ci togliamo anche le piccole cose diventeremo delle persone inacidite e andremo ad incrementare la già nutrita claque che non vede l’ora di sputarci addosso il suo “vedi? quella sta coi cani perchè non sa stare con le persone”. Se fate passare l’idea che se si amano gli animali ci si dimentica di se stesse, nessun altro vorrà prendere esempio da voi, e invece quello che serve è che più persone diano una mano: se vedono che si può essere curate e a posto -senza essere ossessive, ovvio- anche con tre o quattro cani appresso, probabilmente sarà più facile.

Sepolti-in-casa-animali-e13621782619954. DARSI UN LIMITE AL NUMERO DI ANIMALI CHE E’ POSSIBILE ACCOGLIERE: Ho visto persone raccogliere qualsiasi cosa si muovesse “per salvarli”, e passare tranquillamente, in pochi mesi, da cinque cani a 80,  per poi tenerli peggio che in un canile lager. Personalmente non sono d’accordo neanche col riempire il vostro monolocale di trenta cani “perchè poverini”, tenete conto che ci si mette un attimo a passare dalla volontà di fare qualcosa di utile e giusto a “Sepolti in casa – Animali”.
Bisogna mantenere un equilibrio, fare quello che si può fare e che ha senso fare, perchè comunque, e qui lo dico veramente con tristezza, i cani da salvare non finiscono mai.
Se è vero che dove si mangia in tre si mangia in quattro, non è detto che dove si mangi in tre si mangi anche in quindici. Oppure, probabilmente si mangerà anche, ma non sarà più un pasto decente, sarà pane secco (e prendetela come una metafora, mi riferisco a cure, attenzioni, cure mediche, non solo alla qualità del cibo, ecc.). Mantenere i cani COSTA, e tanto, soprattutto per noi volontari che di certo non ci prendiamo il cucciolo bello e sano, ma ci mettiamo in casa sfascioni di prima categoria che hanno bisogno di cure mediche a manetta, cibo speciale, non solo di due vaccini all’anno. Se non possiamo garantirgli tutto questo che senso ha? Fate i conti con i vostri spazi, con il vostro tempo, con i vostri soldi. Se avete un villone con trenta ettari di giardino e uno stipendio coi controfiocchi probabilmente potete fare la felicità di quaranta maremmani, ma se vivete in una casa di 35 mq con uno stipendio normale, dovrete farci i conti. Potrete trovare una mano (le persone che aiutano sono tante), ma se superate di gran lunga le vostre possibilità sarete “sempre in emergenza”, e non ce la farete a coprire tutto. Quindi, sia che siate dei volontari “singoli”, sia che siate un’Associazione, restate nei limiti di ciò che si può fare, e fatelo al massimo del livello possibile.

quasi_soldi5. RAZIONALIZZAZIONE DELLE RISORSE: in sostanza, niente debiti e niente “Missioni Impossibili”. La prima cosa da pagare sono le cliniche e le pensioni dei cani che già avete. La seconda sono i fornitori di cibo.
Il resto, può aspettare.
Se siete piene di cani, di debiti con i veterinari e non avete posto per tenerlo, semplicemente non prendete un maremmano paralizzato di 14 anni “perchè non ve la sentite di lasciarlo in canile”. Trovo assurdo fare un evento per raccogliere 5000 euro per un cane se vivete in Calabria o in Sicilia e avete trecento cani da accudire, per poi lasciarlo nella gabbietta di ferro di una clinica per un anno perchè non sapete dove metterlo, e poi alla fine lasciare i puffi ai veterinari: loro non sono volontari, stanno lavorando e vanno pagati. E il cane non è “più felice perchè è vivo”: è infelice tanto quanto in canile, ma voi avete dilapidato delle risorse enormi con cui potevate costruire magari un piccolo progetto.
Guardatevi in giro: siamo pieni di cani ovunque, non finiscono MAI.
Costruite qualcosa che duri nel tempo, non dilapidate energie per cose che restano lì dove sono, mettetevi a tavolino e costruite qualcosa che possa essere utilizzato da tutti nel tempo. Con 5000 euro ci si possono fare tantissime cose utili, oppure anche assolutamente nulla. Raccogliete i soldi prima che arrivi l’emergenza, o fate almeno in modo che l’emergenza vera non sia la regola.
Può capitare l’emergenza ogni tanto, ma non può essere sempre emergenza. Tenete conto che la maggior parte dei donatori non sono volontari, non sanno qual è la situazione reale del randagismo, ma voi sapete che l’emergenza reale è generale, non quella di “un cane” o di “una cucciolata” che trovate. Per cui, siccome non siete Rockfeller, dovete gestire bene le risorse che avete.
Questa è una vostra scelta, non dipende da quanti cani trovate: potete sempre dire NO, o almeno anche se non sempre (perchè non sarebbe volontariato), molto più spesso di quanto non facciate.
A parte zone terribili dove purtroppo le istituzioni non aiutano o sono colluse con i gestori dei canili, e i canili sono canili lager (dove anche lì il problema di “un” cane è ridicolo: si tratta di situazioni critiche in generale e si possono cambiare solo a suon di organizzazioni grosse, denunce e simili, ed è un discorso diverso: lì dovete diventare avvocati, non volontari), trovo assurdo fare appelli con trecento vocali (AIUTOOOOOOO URGENTEEEEEEEEE) per un cane in strada a Roma: se non sapete dove metterlo, se non avete soldi per curarlo, se non avete tempospaziorisorse e abitate in una regione che, anche se a sprazzi, funziona, chiamate i vigili.
A maggior ragione se è ferito. Ci vuole del tempo, ci vuole insistenza, ma arrivano: ve lo dico perchè l’ho fatto più di una volta. Attendete la asl con loro, ed il cane verrà portato in canile, dove verrà sterilizzato, chippato, gli verranno fatte le analisi, verrà operato se deve essere operato. Il “grosso” sarà fatto gratis per voi (a spese del Comune), senza bisogno di collette inutili (di cui il web è saturo) e sprechi di denaro che potrebbe essere impiegato in emergenze che non possono essere risolte in questo modo (perchè ci sono, eccome), e dopo, una volta che il cane abbia fatto tutte ciò che è necessario, potrete andare a prendervelo, adottarlo o mandarlo in adozione.
Oppure, se necessario, potrete fare una colletta, se ce n’è bisogno, prima di tirarlo fuori, per pagare ad esempio analisi che il Comune non passa: una TAC, una Risonanza.
Questo ha molto più senso che lasciare un cane leishmaniotico e pieno di ferite per strada con una cuccia di cartone perchè “la volontaria ha già troppi cani” (ho visto un appello del genere su Roma proprio due giorni fa), e intanto cominciare a raccogliere soldi per le analisi.
“Intanto” quel cane muore di freddo, di leishmania o sotto una macchina: santo cielo, chiamate il canile!
QUESTO E’ VOLONTARIATO, non fare gli appelli senza senso. Se non potete raccoglierlo chiamate il canile.
Se vivete in una zona dove il randagismo è imperante, e dove non potete chiamare il canile per ovvi motivi (canili lager, ecc.), è necessario accudire sul territorio la maggior parte dei cani, e raccogliere solo ed esclusivamente i cani palesemente malati/feriti ed i cuccioli.
Anche così saranno comunque probabilmente troppi, ma cercate di evitare di raccogliere il cane adulto pasciuto e libero: dategli da mangiare e copritelo con gli antiparassitari. Può cavarsela senza di voi, mentre l’anzianetto ferito probabilmente no.

6. COSTRUIRE UNA RETE E DIVIDERSI I COMPITI: costruite un gruppo, non restate soli. Non necessariamente un’Associazione, non ce n’è bisogno. Ma fate un gruppo, anche tra amici, parenti o con chi voglia partecipare, con cui coordinare le risorse. Chiedete poco a tutti quelli che siano disposti a darvelo: probabilmente anche in un momento di crisi troverete qualcuno che versi 10 euro al mese per un piccolo progetto, ma se ne trovate venti avrete già 200 euro, che è la pensione mensile per un cane più qualcosa per un vaccino, un microchip e un antiparassitario. Significa che avete sistemato un cane.
Vuol dire che potete prendere un cane, fargli fare quello che deve fare e mandarlo in adozione. Quando si aggiungeranno altre 20 persone a 10 euro al mese, potrete prendere due cani. E così via.
Cominciate da poco, ma fatto bene. Se funziona, vi assicuro -per esperienza – che ci mette pochissimo a diventare un progetto più grande.
Una volta costruita la vostra rete, che ognuno faccia ciò per cui è portato. A parte cose che possono essere fatte da chiunque (trasporti vari, acquisti, staffette, ecc.) ci sarà sicuramente qualcuno che scrive meglio: lui scriverà gli appelli. Ci sarà qualcuno che non fa le foto come se ci fosse una fetta di prosciutto davanti all’obiettivo: fatelo fare a lui. Qualcuno saprà accudire i cani, saprà fare le flebo: farà quello. Se tutti fanno tutto si crea solo una gran confusione. Cercate di raccordarvi, di organizzarvi e mettervi d’accordo. Se ognuno fa ciò che ama di più e gli riesce meglio, sarete tutti più felici e soddisfatti, ed i risultati non tarderanno ad arrivare.

quasi_appello7. GLI APPELLI: Santo cielo amiche mie, gli appelli. Il 90% degli appelli sono scritti coi piedi, tutti in maiuscolo, senza punteggiatura, in un italiano improbabile. Con delle foto orrende, descrizioni che non sono descrizioni (AIUTOOOOO STA MORENDOOOOO URGENTEEEEEEE IL PADRONE E’ MORTOOOOOO), mancano i dati fondamentali (età, taglia, carattere del cane, luogo dove si trova, con chi va d’accordo e con chi no, a volte pure i contatti, metteteci una mail e un numero di telefono!).
Gli appelli si scrivono in italiano, senza errori grammaticali, con tutti i dati del cane, presentando gli aspetti positivi ma senza dimenticare quelli negativi: se non va d’accordo con gli altri, ditelo! Non vi inventate che è un cane “buonissimo” se non l’avete testato con gli altri cani, che poi arriva in casa e sbrana il barboncino.
Al limite dite che non sapete se va d’accordo con gli altri animali. Mettete delle foto decenti, se potete farle: foto dove si veda il cane, possibilmente, non solo la grata o il pavimento o la sua schiena.
Gli appelli devono avere una personalità: scrivete degli appelli dove mettete il cuore, non solo le lacrime, ma trovate uno stile vostro. Il web è completamente saturo di appelli tutti uguali. Ecco un esempio di qualcuno che scrive appelli “che funzionano”: qui si scelgono le favole, lo stile narrativo delle fiabe o dei sogni:
https://www.facebook.com/CatorciRescueInvisibiliAllaRiscossa
I nostri sono completamente diversi, hanno uno stile scanzonato e ridicolo, ma funzionano lo stesso:
https://www.facebook.com/ProgettoQuasi
L’importante è che abbiano uno stile “vostro”: devono colpire, deve venir voglia di continuare a leggere. Se cominciate con “AIUTOOOOOOOO” probabilmente lo leggeranno solo le volontarie, il che significa che avrete meno possibilità di far adottare quel cane.
Pubblicate l’appello non solo su Facebook, ma sulle decine di siti che si occupano di adozioni: ce ne sono di molto grandi e funzionali.
Facebook è saturo, girano migliaia di appelli e avrete più possibilità se li fate girare ovunque. La nostra Associazione ha una volontaria che fa questo: si mette al PC e pubblica a rotta di collo i nostri appelli su tutti i siti più importanti di adozioni: senza di lei faremmo adottare un cane all’anno, Silvia santa subito.
Fate in modo di trovare anche voi una Silvia che metta a disposizione il suo tempo.

quasi48. NON ESSERE ASSURDI: ho sentito cose allucinanti da volontari, cose tipo “se il cucciolo sta da solo più di 3 ore al giorno io non lo dò in adozione” (quindi mantenuti e disoccupati sono gli unici candidati perfetti?), “la casa è troppo piccola, non ti dò il cane di taglia grande” (già, perchè il box del canile invece è uno spazio sconfinato?) e cose simili.
Per carità, sono scelte, ma queste sono le cose che scoraggiano le adozioni e fanno entrare chi vuole un cane nel primo negozio sotto casa a prendere uno yorkshire che viene dall’est a 800 euro. La maggior parte delle persone ha una vita normale e vuole solo un cane, non una pappardella sul suo stile di vita: si tratta solo di trovare il cane adatto alle sue esigenze.
Il cane di taglia grande, se è di carattere tranquillo ed il proprietario ha tempo da dedicargli, può stare tranquillamente in un monolocale. Ma un jack russel superagitato a casa con una persona anziana che non potrà farlo correre e giocare diventerà sclerotico. Se la famiglia lavora, (come la maggior parte di noi) 6 o 7 ore al giorno, il cane in quelle 6 o 7 ore probabilmente non farà la maratona tra la cucina ed il salone: probabilmente dormirà, che è quello che fanno quasi tutti.
Certo se è un cane particolare (con problemi di ansia da separazione, o disabile da accudire, ecc.) dovete segnalarlo e cercare una soluzione consona: ma per un cane sano, di temperamento normale, stare in una casa 6 o 7 ore prima che torni il proprietario che lo porti fuori non è una tragedia. E’ una vita normalissima, ed è sicuramente meglio del canile o della strada.

quasi_cazzi9. EVITARE LE LOTTE INTESTINE E DARE PER SCONTATA LA BUONA FEDE DI TUTTI: questa è una delle chiavi del successo del “nostro” progetto. Detto in termini più comprensibili, fatevi i cazzi vostri, soprattutto se avete un Progetto o un’Associazione in giro sul web.
Collaborate con persone che ragionino e lavorino come voi, accertatevi che le condizioni di “lavoro” vadano bene ad entrambe le parti ma non denigrate pubblicamente quello che fanno gli altri volontari, anche se non siete d’accordo.
Ad esempio io non accetto per i miei cani le staffette da 50 cani in un furgone, anche se climatizzato, anche se con spazi, ecc. perchè so che è impossibile sapere come stanno di salute tutti i cani, che anche quelli vaccinati magari covano qualcosa, che i cuccioli si ammalano facilmente e via dicendo. Semplicemente non mando i cani con le staffette, punto.
Se poi lo faccio – sapendo che cosa significa – e un mio cucciolo arriva al nord malato di cimurro, non posso lamentarmi con chi fa le staffette: non è colpa sua. Anche con tutti i cani vaccinati nel furgone può scapparci qualcosa, e lo sappiamo tutti anche senza una laurea in veterinaria, non è certo colpa di chi guida.
Per quanto mi riguarda, i miei cani viaggiano quasi sempre da soli o poco ci manca, nelle macchine dei nostri volontari o di pochi fidatissimi collaboratori, ma questa è una mia scelta, non è il vangelo o quello che dovrebbero fare tutti per forza, per cui faccio usufruire ad altri di un servizio che comunque viene offerto, e che è comunque utilissimo a tante realtà del Sud.
Non tutti lavorano allo stesso modo, ma dando per scontata la buona fede di tutti – perchè sospettare di chiunque non è utile a nessuno se non alla vostra cirrosi epatica (tutti cercano di fare il meglio, per quello che possono) -,  se non vi piace come lavora qualcuno, smettete di collaborarci o non ci collaborate affatto, e chiudetela lì.
Non vi perdete in inutili, fastidiosissime e squallide invettive su Facebook a suon di note che non servono a nulla, status ridicoli “senza fare nomi” tipo “AHAHAHAH ADESSO TI FACCIO VEDERE IO TIDENUNCIOTIQUERELOTIFACCIOILCULO”.
Queste cose sono solo irritanti ed inutili: tolgono tempo ad occupazioni migliori e creano “fazioni” che vanno solo a danno degli animali. Succederà che Tizio o Caio se volevano dare 10 euro a voi e 10 euro a quell’altro, alla fine ne daranno 5 solo ad uno dei due, oppure invece di guardare il mazzo che vi fate per gli animali cominceranno a pungolarvi su aspetti privati della vostra vita che non hanno nulla a che vedere col volontariato, e questo è non solo triste ma anche ridicolo.
Se volete denunciare qualcuno (e mi riferisco ad altri volontari o associazioni) per non so cosa fatelo, ma fatelo a casa vostra, evitate come la peste gli sputtanamenti pubblici.
Alle persone che vogliono adottare o che vogliono sostenervi (e tutti i volontari hanno tra i loro contatti persone di questo tipo), probabilmente prima o poi (magari non subito) passerà il messaggio che state sempre a litigare con qualcuno, o che “fare il volontario significa stare sempre incazzati” (la generalizzazione, ricordatevelo, è dietro l’angolo) e si stancheranno.
Se vi accusano di qualcosa (a volte capita, perchè tanto c’è sempre un sacco di gente che non ha altro da fare che buttare fango sul lavoro degli altri), date la vostra versione dei fatti – senza offese, senza ingiurie, senza urla – una volta. E poi basta.
Se cominciate a sbraitare, tireranno fuori pure che a quattro anni alla materna vi hanno visto tirare la coda a un gatto, in una catena infinita ed inutile.
Fate sgonfiare da sole le cose futili (la maggior parte di queste “lotte” lo è). Per le cose serie (ma che siano serie davvero, di certo non un commento su facebook dove c’è scritto che vi siete mangiati un panino con 3 euro raccolti da una colletta) invece mettete in mezzo gli avvocati: per i maltrattamenti, per le strutture lager, per le cose davvero importanti.
Ma anche lì serve tirare fuori i coglioni, non urlare come aquile.

quasi_violenza9. NIENTE VIOLENZA (qui mi aspetto il linciaggio, ma poco male): e qui mi riferisco a qualsiasi tipo di violenza. Il circo è una merda, ma se vi mettete a urlare “ASSASSINAAAAAHHHH!” alla tipa che ci sta portando i propri figli, lei penserà che voi siete dei deficienti ed i suoi figli penseranno che state offendendo la loro mamma.
Il risultato è che l’anno dopo torneranno al circo e voi non avrete fatto passare nulla di utile.
Diffondete cultura, non insulti.
Ad esempio, non urlo ai miei amici onnivori mentre mangiano che sulla loro pizza c’è il sangue di un animale, o che stanno uccidendo la terra con il loro tramezzino al tonno: non si discute di questo a cena, perchè l’unico risultato sarà quello di smettere di farvi invitare e regalarvi la dicitura di “rompicoglioni totale”. Nessuno vi ascolterà.
Proponete l’immagine di una persona mediamente equilibrata che, guarda un pò, può vivere anche senza carne. O volendo anche senza derivati di animali.
Sarete imitati più facilmente con un esempio sano, piuttosto che dando degli stronzi a tutti.
Combattete ed incazzatevi per le ingiustizie, ma la furia rabbiosa e lo sbrocco totale teneteli per le grandi lotte che non coinvolgano persone “singole” (come ad esempio proporre un’alimentazione diversa al vostro collega d’ufficio), e tenete conto che non tutti la pensano come voi, e soprattutto non tutti sanno.
La maggior parte della gente non è stronza, è solo profondamente ignorante.
Ricordatevi che anche se siete vegani, un fruttariano probabilmente vi considererà degli assassini di legumi. Un melariano schiferà il fruttariano. E’ tutta una catena a chi si sente “più etico, più animalista, più antispecista”, ma nessuno è irreprensibile, non viviamo nella giungla e qualsiasi cosa utilizziamo ha comportato probabilmente, andando a ritroso nella catena, lo sfruttamento di qualcuno o qualcosa.
Facciamo la nostra parte e smettiamola di considerarci “migliori” perchè ci occupiamo di “qualcosa”, ma diffondiamo una mentalità: educazione all’alimentazione, educazione al contatto con gli animali, cinofilia di base, aiuto rispetto e cura di chi soffre, animale o umano.

quasi510. SORRIDERE: Non possiamo essere sempre incazzati o tristi.
A volte capita, perchè quello che vediamo fa rizzare i capelli, ma non può essere sempre così. Il volontariato è duro, durissimo, a volte insopportabile. Ma l’abbiamo scelto noi, e dà anche tante soddisfazioni. Puntiamo su quelle, e facciamolo vedere. Mostriamo che a fare qualcosa che non sia occuparsi solo di se stessi fa essere persone più felici, non più sclerate.
Sbandieriamo i successi, raccontiamoli senza sembrare dei pazzi esaltati ma mettendo il cuore in quello che diciamo. Noi mettiamo le mani nel fango per raccogliere i dimenticati, ma non dobbiamo dimenticarci che oltre alle lacrime e al sudore c’è la felicità di aver salvato una vita, la riconoscenza negli occhi e nella coda di chi salviamo, le lacrime di gioia, le amicizie che si creano. Le cose sono già tanto pesanti, cerchiamo di alleggerircele. Prendiamoci un pò per il culo, che fa bene, a noi e agli altri che ci guardano come se fossimo bestie rare.
Possiamo piangere, a volte disperarci, ma non deve essere “la regola”: cerchiamo di essere felici della goccia di bene che portiamo al mondo, senza fustigarci perchè non possiamo fare tutto, perchè nessuno può.
E’ un mare infinito, ma togliere una secchiata dall’oceano di sofferenza che ci circonda significa aver cambiato qualcosa.

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I ragazzi di “Progetto Quasi”
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34 anni, vegetariana, terapista per bambini disabili per lavoro, cantante e volontaria animalista per passione. Grafomane e logorroica, scrive ovunque le diano spazio, altrimenti se lo prende da sola. Presidente e fondatrice dell’Associazione Progetto Quasi, si occupa da anni di cani disabili e anziani, che chiama in modo molto poco politically correct “gli sfascioni”. Il suo stile di vita, di volontariato e di scrittura è quantomeno fuori dai canoni. A tratti non si sopporta neanche da sola.