mercoledì , 22 novembre 2017
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Avere un dobermann

doby3di CHIARA GUIZZARDI – Sono la felice proprietaria di una cucciolona di Dobermann che a breve compirà sette mesi e, come se un muro di mattoni mi colpisse la faccia a settanta all’ora, mi sono scontrata con la realtà popolata dai suddetti ignoranti.
“Ah avete preso un altro cane? Dai che bello! Di che razza?” (Nb il primo luglio mi è morto il mio primo cane, un Golden Retriever di quattordici anni).
“Un Dobermann!”
Ed è qui che il mondo si scinde in varie correnti di opinioni e pensieri.
Troviamo quello che improvvisamente si ammutolisce e risponde con un grugnito:  “Mh”.
Oppure chi si finge sorpreso (e sta a noi captare se in positivo o negativo… ma molto spesso è orribilmente sbigottito):  “Ah”.
Altrimenti, ed è la mia categoria preferita, c’è il simpatico bipede che si sente mancare il terreno sotto ai piedi  – come se improvvisamente si fosse aperta una voragine proprio sotto le suole delle sue scarpe comprate da poco – ma che allo stesso tempo si stampa sulla faccia una bella espressione da “ti voglio bene lo stesso” e chiude il discorso con un finto: “Bé, alla fine dipende da come lo allevi”.
Facciamo prolificare queste categorie, mischiamole tra loro e che so, facciamoli diventare giornalisti di professione che prendono soldi per un titolo come “cane impazzito sbrana bambino” e avremo un mix letale: il primo podista che incontreremo lungo la strada (ovvio, mentre passeggiamo col nostro dobermann), piuttosto che passare vicino a noi, si lancerà dentro a un canale.
Ho finalmente capito che il 60% dell’umanità ha dei problemi con questo tipo di cani quando l’altro giorno io e la mia cucciola, passando davanti al supermercato, abbiamo incrociato una signora sulla quarantina , che ha lasciato cadere a terra le buste della spesa per indicare ai suoi figli il mio cane.
“Quello lì è il cane di Hitler! Sapete? Il signore cattivo che ha fatto tante cose brutte ”
“Quello della guerra?” ha chiesto confuso uno dei due marmocchi
“Lui, lui!”
E se ne sono andati trottando verso la loro station wagon.

doby5Che poi… posso? Finché a comportarsi in questo modo è gente che non conosco, mi va quasi bene (attenzione, ho detto quasi): comincia invece ad infastidirmi quando tra amici e in famiglia aleggia il pensiero fisso del kanekattivo.
“Puoi chiuderla per favore?”
“Me la tieni ferma?”
“Ma posso entrare? Sta abbaiando”
“Perchè mi guarda?”
“Chiudila in casa, perché il mio maltese nano ha paura”
Mettiamo in chiaro un paio di cose: intanto, se vieni a casa mia, devi essere consapevole del fatto che ho un cane e poi, “chiudilo” lo vai a dire a un guardiano dello zoo di Berlino, che so.
Il mio cane è a casa sua e il mio cane sta libero.
Che poi va sempre a finire che quel piccolo maltese comincia ad abbaiare come se sentisse l’apocalisse vicina, scopre i denti e gli occhi gli si gonfiano tanto che ho paura che prima o poi gli usciranno dalle orbite. Ma questo purtroppo è tipico dei cani piccoli viziati e non socializzati.
“Ma guarda che il mio vuole giocare” , dico alla mia parente
“Sì, ma non si sa mai: basta una zampata. E poi il tuo cane salta alla gola quando meno te lo aspetti”
E certo, un leone di montagna.

doby4Il mondo che ruota attorno al proprietario di un dobermann è questo, ammesso che non abbia la fortuna di incontrare un altro proprietario di dobermann, o semplicemente un essere umano che poi tanto ignorante non è. Però, e mi rammarico, queste due categorie sono infinitesimamente piccole.
Il cane che mi sono portata a casa io, invece, è prima di tutto un Cane, con tutto quello che ne concerne.
Mi sono scontrata con un cucciolo sorprendentemente sveglio, desideroso di fare e diciamolo, come tutti i dobermann scalmanati, fuori come un balcone!
Abbiamo cominciato a fare i primi addestramenti con tanto di condotta sportiva e prime basi di utilità/difesa (e anche qui spuntano i cialtroni: “Gli insegni a sbranare!”… e tu poi prova a spiegargli a cosa serve lo ztp), ci divertiamo ed è questo quello che conta.
Entriamo in un mondo in cui il mio cane può essere un cane e non una macchina d’assedio, o d’assalto, o creata per compiere ogni genere di efferato omicidio.
Come a tutti i cani ama correre in campagna, correre dietro a colombi, tortore e uccelli vari, tranne quando incontriamo oche o galline… che lì bé, se non la tengo, come glielo spiego al contadino che una zampa della sua gallina penzola inerte dalla bocca della mia cucciola (che poi io la chiamo cucciola, ma siamo a 62 cm al garrese per una trentina di chili circa)?

doby2“Ne fa di disastri?” mi chiedono spesso.
E io mi metto a ridere perché non posso elencare tutto quello che combina in un giorno o davvero, nel 2020 sarei ancora lì a parlare.
“Però almeno avete il giardino, potete tenerla lì!” altra osservazione a cui faccio spesso e volentieri fatica a rispondere.
Partendo dal presupposto che il doby è un cane da difesa e che in giardino cosa può fare? Difendere la famiglia di talpe che popola il mio orto? No. Il cane da difesa va tenuto in casa. E questo è il primo punto.
Punto secondo: mi sono trovata davanti a un cane colla. Sensibilissimo e appiccicosissimo.
Sì, le piace stare in giardino da sola un po’ di ore, soprattutto quando c’è il sole (ed entra nella modalità sfinge, perchè “umano, forse non lo sai, ma il sole fa bene alle ossa, vieni qui e godiamocelo assieme”): però vuole il contatto, vuole tenere sotto controllo tutti i membri della famiglia. D’altronde è il suo lavoro, no? Quindi fa due scenate alla Mario Merola, apre la porta a finestra e si lancia (letteralmente) addosso al primo della famiglia che trova, piantandogli la lingua in bocca.
Concludo questo sfogo un po’ scusandomi e un po’ fiera di quello che ho scritto, ricordando sempre che un cane è un cane.
Ci vogliono solo degli idioti a non renderlo tale.

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