venerdì , 17 novembre 2017
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Il rifiuto dell’esca: è davvero possibile?

di VALERIA ROSSI – Rifiuto dell’esca: ovvero, non mangiare nulla che si trovi per terra o che venga gettato al cane. Il sogno di ogni proprietario, ovviamente, visto che questo metterebbe al sicuro il cane dagli avvelenamenti sia dolosi che casuali. Ma è davvero possibile ottenerlo?
La risposta, ve lo dico subito, è “ni”.
Ovvero: non basta che il cane sappia eseguire alla perfezione l'”esercizio” del rifiuto dell’esca (che fa parte di alcune discipline sportive, in particolare di quelle di ring) per garantirci che non accetterà mai un boccone da estranei o che non raccoglierà mai nulla da terra.
Purtroppo, per il cane, il cibo è una risorsa primaria: per di più il cane è ancora convinto (come il lupo, che però ha ragione di crederlo, mentre il cane familiare non ne ha alcuna) che “ogni lasciata sia persa” e che non ingurgitare tutto ciò che di commestibile si trova metta a rischio la sua possibilità di sopravvivenza.
A fronte di questa convinzione, per quanto errata in un animale che si ritrova la ciotola piena due volte al giorno, è davvero difficile ottenere che non raccolga nulla di appetibile.
Oltretutto, la maggior parte dei presunti “rimedi” che vengono suggeriti non porta a nessunissimo risultato. Ne elenco alcuni: a) far trovare al cane, per terra, polpette ripiene di pepe, peperoncino o simili. Normalmente il cane pensa “slurpppp!!! Bbbonaaaa!”. Poi magari gli viene la gastrite, ma al momento quasi tutti i cani se la mangiano di gusto; b) far porgere cibo da una persona che, quando il cane sta per prenderlo, gli molla un ceffone. Bel sistema per de-socializzare il cane, che penserà che gli umani siano dei pazzi pericolosi e quindi potrebbe anche diventare aggressivo nei loro confronti; c) fare rumori spaventosi quando il cane sta per raccogliere l’esca: oltre ad essere un altro buon sistema per creare paure indotte, il cane penserà solo che “quella” particolare esca sia da evitare. La prossima che trova riproverà comunque a mangiarla (anche se avessimo ripetuto l’esperimento più volte), perché l’impulso a cibarsi è più forte di qualsiasi condizionamento.
Per ottenere qualche risultato reale bisognerebbe traumatizzare il cane a ripetizione, col rischio però che poi rifiuti qualsiasi tipo di cibo per paura (senza contare che questo sarebbe maltrattamento bello e buono).
Dunque, cosa resta da fare?
Semplicemente mettere il cane in obbedienza, insegnandogli il rifiuto dell’esca come esercizio e sperando che possa funzionare anche nella vita di tutti i giorni, ben sapendo però che potrebbe anche NON funzionare e che quindi non si deve mai dare niente per scontato.

esca4Come si fa?
Semplicemente con un buon “resta” (il cane deve assolutamente averlo ben consolidato ben consolidato  prima di iniziare): può aiutarci farlo su un tappetino, per delimitare meglio lo spazio in cui il cane deve rimanere, ma non è obbligatorio.
Si inizia lanciando al cane, fermo in terra-resta, qualcosa di poco appetibile: pezzi di pane, pomodori, qualcuno inizia addirittura con delle pietre.
Il cane sarà comunque incuriosito e tenderà ad alzarsi per andare ad annusare: in quel caso verrà fermato col “no!”, mentre se rimane fermo e guarda il conduttore verrà premiato. Le prime cose che si lanciano non devono piacere al cane, perché inevitabilmente all’inizio ci sarà qualche errore… e se il cane mangia ciò che gli abbiamo tirato non deve trovarlo troppo gratificante.

esca5Dopo questo primo step sarà un’altra persona a lanciare le esche, mentre il conduttore rimarrà al fianco del cane per premiarlo quando rimane indifferente e correggerlo quando sbaglia.
Man mano che si procede col lavoro (e che siamo sicuri dell’affidabilità del cane) potremo aumentare l’appetibilità delle esche fino ad arrivare al punto in cui cane “sa” di non poter mangiare nulla che gli venga lanciato o che si trovi a terra, fosse anche una bistecca o un pollo arrosto.
Insegnarlo al campo non è difficile come potrebbe sembrare: anche i cani di casa possono imparare in tempi molto brevi. La parte davvero complicata sta nel decontestualizzare l’esercizio e nel farlo riuscire anche “in esterni”: per ottenerlo dovremo lavorare con le stesse identiche modalità anche per strada, in campagna, nel bosco e così via, passando poi a far trovare al cane pezzi di carne ed altre esche appetibili durante una passeggiata.
Purtroppo resta sempre una grossa incognita, e cioè quello che il cane potrebbe fare in assenza del conduttore.
Vi dico già, per esperienza, che se il suo umano non è presente il cane tenderà sempre e comunque a seguire il suo istinto atavico e ad appropriarsi del cibo che trova: è comunque un grosso vantaggio avere un cane che non raccoglie il cibo in nostra presenza, anche perché questa presenza non dovrebbe MAI mancare (purtroppo poi non è sempre così, e lo sappiamo).

esca1Una buona alternativa al lavoro sportivo è quella di abituare il cane, fin da piccolissimo (e intendo proprio a partire dai due mesi di vita) a non mangiare niente che si trovi al di fuori della sua ciotola: bisogna proprio condizionarlo all’idea che sia “cibo commestibile” soltanto ciò che dentro alla ciotola (il procedimento è simile a quello sportivo: si dice “no!” al cane ogni volta che prova a mangiare fuori, eventualmente correggendolo anche col guinzaglio (lo si allontana semplicemente dal cibo che sta pensando di prendere).
Trovo invece pericolosissima la variante “abituare il cucciolo a ricevere cibo da una sola persona”, perché quella persona lì, una volta o l’altra, potrebbe doversi assentare e il cane rischierebbe, se non proprio di morire di fame (è quasi impossibile che si arrivi a tanto: anche i condizionamenti possono essere superati dalle esigenze di sopravvivenza), quantomeno di deperire parecchio prima di decidersi a superare il “tabù”. La cosa diventa ancora più grave quando per ottenere il risultato si sono utilizzati metodi traumatici per correggere le disobbedienze: specie se lo si è fatto sul cucciolo, si rischia davvero grosso.
“Solo nella tua ciotola” è un’alternativa preferibile, visto che la ciotola possono maneggiarla anche i familiari e quindi non c’è il rischio che il cane digiuni in assenza del conduttore.
E’ utile per tutti i cani, sportivi e non, insegnare al cane l’ordine “aspetta!” prima di mangiare. Non dico che garantisca al cento per cento la salvezza dai bocconi avvelenati, ma può aiutare perché comunque il cane, prima di fiondarcisi sopra, probabilmente guarderà per un attimo il conduttore: questo può darci almeno il tempo di capire che c’è qualcosa per terra e di fermare il cane in tempo, prima che ingurgiti qualsiasi schifezza.

esca3Concludendo:  qualsiasi esercizio di rifiuto dell’esca, sportivo o meno, è di notevole utilità e può salvare il nostro cane dai bastardi avvelenatori (spero lo tenga presente chi sostiene che “torturiamo i cani” quando glielo insegnamo: è un salvavita, non certo un esercizio “per far vedere chi comanda”!).
Non è detto, però, che funzioni in assenza del proprietario… e qui la soluzione è molto semplice: il cane in giro da solo NON si lascia andare mai, per nessun motivo al mondo.
La nostra presenza deve essere costante, e non solo: anche quando liberiamo il cane non dobbiamo mai perderlo di vista, neppure in luoghi che consideriamo sicuri (ci sono stati casi di esche avvelenate buttate proprio nelle aree cani).
L’abitudine ad attendere l’ordine di mangiare, unita agli esercizi di rifiuto dell’esca e a una costante sorveglianza del nostro cane, può darci almeno un 80% di probabilità che lui eviti i bocconi sospetti. Il cento per cento purtroppo non si ottiene quasi mai (se non nel caso di cani con una docilità spiccatissima), ma l’ottanta per cento è già una percentuale per la quale vale la pena di impegnarsi e lavorare.
Ultimo consiglio: tenete il cane allenato a rifiutare l’esca. Ovvero, ogni tanto ripetete e controllate che il cane continui ad obbedire, perché questo è un lavoro innaturale per il cane e quindi è molto facile che venga “perso” se non viene esercitato con una certa frequenza.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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