domenica , 19 novembre 2017
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E allora parliamo anche dei danni da pettorina

di VALERIA ROSSI – Bastaaaaa! Non se ne può davvero più di veder riapparire periodicamente la tirata (anzi, la clamorosa cugginata) anti-collare (che parte con il concetto “io non lo strozzo!”, ma poi si riferisce anche al collare normale, fisso) e pro-pettorina.
Stavolta a rilanciarla è Animal Amnesty, che su FB pubblica la foto di un cappio da impiccato (nientemeno!) e il solito messaggio: NO collare (mica a strozzo: collare e basta), SI pettorina.
Questo il testo che accompagna l’immagine:

I veterinari lanciano l’allarme: i collari hanno effetti molto negativi sui nostri amici a quattro zampe. Stringendosi al collo, provocano, oltre a principi di soffocamento, anche danni alla colonna vertebrale, alla trachea e persino agli arti (perché ne limitano il movimento).
Il collare, a lungo andare, provoca, soprattutto nei cuccioli, patologie come l’atassia muscolare (mancanza di coordinazione) e può anche causare traumi alle vertebre e alla trachea.
Oltre ai danni fisici, il collare sarebbe la causa di problemi di comunicazione tra cane e cane: i cani infatti comunicano anche attraverso il movimento della testa, reso a volte impossibile proprio dal collare. Questo è uno dei motivi per cui cani che non si conoscono possono divenire aggressivi. Non solo, i cani associano il dolore di un collare che tira alla comparsa di un loro simile, e ciò ne aumenta ulteriormente l’aggressività.
I tiri e gli strattoni dati con il collare sono percepiti come minacce e possono dare luogo a malintesi anche nella comunicazione tra uomo e cane. I cani spesso tirano per liberarsi dal dolore arrecato dal collare, oppure non camminano perchè spaventati e confusi da segnali contraddittori dati attraverso il collare. Più indicate invece le pettorine, che agevolano il movimento e non inducono malessere. Non tutte però sono confortevoli. Meglio scegliere il modello svedese, comunemente detto «ad acca». Non acquistate quella scapolare che provoca danni alle zampe, ma quella «ad acca» che si posiziona tra dorso e zampe.
Si parla, come vedete, dei “collari” e non “del” collare a strangolo.
Che potrei anche capire che venisse attaccato da chi non lo conosce, non sa come si usa, non è capace di usarlo senza impiccare il cane: sarebbe comunque la persona meno adatta a parlare di strumenti, visto che non si dovrebbe parlare di ciò che non si sa… ma potrei capire che si impressionasse di fronte al termine “strangolo” (specie se fosse una Sciuramaria e non un cinofilo).
Invece no: qui si parla chiaramente di qualsiasi collare.
Quindi la cosa richiede l’ennesimo chiarimento (anche se ho già scritto fino alla nausea su questo argomento, per esempio in questo articolo).
Prima di tutto terrei a rammentare una cosa: “i veterinari” di cui si parla sono soltanto quelli dell’ASETRA, e gli unici e soli “studi” che vengono citati e ricitati (anche perché non ce ne sono altri) a sostegno di questa tesi terroristica sui collari sono i seguenti:

1. Hallgreen A., 1992 “Spinal anomalies in dogs” ABCN 9 (3), 3-4 2. Miles,S. 1991
“Trainers and chokers. How dog trainers affect behaviour problems in dogs” Veterinary Clinics of North America: Small Animal Practice – Vol.21 n.2 March 3.
“Studio retrospettivo sui danni causati dagli strattoni al guinzaglio e dal tirare con il collare a strangolo” dal libro “Clinica Comportamentale del Cane e del Gatto” di Karen L. Overall”

E allora ribadisco ancora una volta (perché l’avevo già scritto in passato: ma ribadir non nuoce) che:
a) lo studio di Hallgreen si riferisce all’esame di 400 cani, il 60% dei quali aveva problemi alla schiena. Il 26.87% di questi aveva problemi specifici alle vertebre cervicali.
Veramente impressionante, come dato… tanto che viene subito da chiedersi: “E’ stata colpa del collare a strangolo?”
Risposta dello stesso Hallgreen: no!
Testualmente: “There was no correlation between choke chain collars and back problems” (non c’era correlazione tra il collare a strangolo e i problemi alla schiena”).
Quindi, di cosa stiamo parlando?
Estrapolare una parte di testo senza citare quella che ne smentisce le (ipotetiche) conclusioni è scientificamente scorrettissimo, ma diventa addirittura scandaloso quando lo si fa a scopo di business (ricordiamo che la “lotta al collare a strangolo” – poi allargata al collare in generale – è stata iniziata dai produttori di pettorine, che non riuscivano più a venderle perché sono scomode, sgradite a moltissimi cani e costano il quadruplo di un collare);
b) Lo studio della Overall mette sullo stesso identico piano i danni causati dal collare a strangolo e quelli causati dal collare fisso, ma solo se il cane strattona. E tante grazie.
c) il terzo studio purtroppo non ho avuto modo di leggerlo, ma il titolo stesso fa pensare che si parli del metodo di addestramento più che degli strumenti in se stessi: o meglio, di come uno strumento usato male possa causare danni al cane.
Mi pare ovvio che se uno impicca il cane gli procura i danni citati, che sono proprio danni “da impiccagione”: ma chi caspita è che impicca volutamente il suo cane?!? Forse qualche pazzo furioso che educa o addestra in questo modo esisterà anche… ma allora parliamo di danni causati dalla pazzia del conduttore, e non dal collare!
E’ assolutamente ridicolo far credere alla gente che basti mettere un collarino fisso al proprio cane per avere tutti i problemi elencati dagli “anticollaristi”.

britta_kChe se proprio si vuol dare addosso a uno strumento, allora si potrebbe contro-citare l’articolo di Britta Kutscher, fisioterapista per animali di lunghissima esperienza, che elenca tutti i possibili danni da pettorina.
Per esempio:
a) Per distanziarsi da metodi duri si pensava a come togliere pressione dal collo del cane ed è venuta l’idea di distribuire la pressione. Misurazioni con appositi strumenti hanno dimostrato che effettivamente la pressione su un punto diminuisce, però vengono esercitate pressioni su punti che non possono assolutamente sostenere pressioni. 
b) Se le articolazioni della spalla sono limitate per influenza esterna, come ad esempio la pettorina norvegese, non solo il cane prova disagio  (quale donna non ha mai imprecato per una bretella del reggiseno che era scivolata giù? E andare a fare sport così?), ma crea anche uno sforzo maggiore alle articolazioni sottostanti, soprattutto alle articolazioni del gomito. Le scapole si muovono decisamente avanti e indietro, così che strisce di tessuto che poggiano qui disturbano la naturale economia di movimento. La cintura del petto poggia sullo sterno, o almeno dovrebbe: ma chi non ha mai provato a mettere una tavola in equilibrio su un rullo? Al minimo movimento del rullo la tavola scivola giù.
Molto simile è la situazione della cintura toracica della pettorina. Visto che il cane è una creatura mobile, la cintura toracica non ha nessuna chance di rimanere sullo sterno. Scivola da una parte e calca sulle articolazioni molto delicate tra costole e sterno. O scivola nelle ascelle. Qua scorrono importanti nervi e vasi sanguigni che riforniscono le gambe. Se parti della pettorina producono pressione o sfregamento sulle ascelle possono manifestarsi lesioni ai muscoli e/o irritazioni dei nervi fino alla paralisi. Però nemmeno costole e sterno gradiscono la pressione: e le cinghie di gran parte delle pettorine limitano le articolazioni di spalla e gomito.
c) le cinghie laterali del petto portano, in caso di trazione laterale del cane, maggior peso sullo sterno. Inoltre queste cinghie scorrono sopra le costole: ma la funzione delle costole è di allargarsi e contrarsi nuovamente per produrre la sovra-e sottopressione nel torace, necessaria per la respirazione.
Ancora una domanda alle signore: come ci si sente quando si deve correre con un reggiseno di una circonferenza minore del necessario? Ai signori manca il fiato solo al pensiero di una tale restrizione. Ora mi verrà probabilmente ribadito che non bisogna stringere la pettorina così tanto: ma il solo fatto di tirare al guinzaglio è sufficiente per avere come effetto una limitazione della respirazione.

portoguinzaglioStranamente, per trovare questo articolo ho dovuto penare non poco, visto che era apparso qualche tempo fa su diverse pagine di FB, ma poi è “misteriosamente” sparito e non se ne è parlato più. Una versione in italiano, tradotta del tedesco, la trovate qui. La fonte originale è “Der Hund” 7/10.
A differenza dei talebani pettorinomani italiani, però, la Kutscher non demonizza lo strumento. Conclude, infatti:

Ci sono solo alcune eccezioni mediche per le quali è giusto scegliere la pettorina. Queste includono infortuni o malattie al collo, anche la tendenza al collasso tracheale (instabilità della trachea). Detto questo: scegliete voi gli attrezzi per condurre il vostro cane da un altro punto di vista che non sia per moda o imposto dalle rigorose regole di un campo d’addestramento. Ognuno deve decidere da solo cosa sembra il mezzo migliore per ogni singolo cane.

… che è poi quello che la sottoscritta ripete da quarant’anni, pur preferendo nettamente il collare per una lunga serie di ragioni, quali:
a) la sicurezza (qualsiasi cane riesce a sfilarsi qualsiasi pettorina in un nanosecondo, a meno che non sia così stretta da limitargli davvero i movimenti e la respirazione);

cani-al-guinzaglio2b) la maggiore faciltà di comunicazione (è vero che il collo è un mezzo di comunicazione: ma proprio per questo uso il collare! Perché il cane, quando è al guinzaglio, è con ME che deve “parlare”, non con gli altri cani. Cosa cavolo avranno mai da dirsi due cani legati? Per comunicare tra loro hannno bisogno di essere liberi, non certo di indossare una pettorina!);
c) la convinzione che per il cane, come per noi umani sia più comodo indossare una collana piuttosto che un’imbragatura da roccia. Qui magari antropomorfizzo un po’ pure io… ma i miei cani mi hanno sempre dato segnali lampanti su ciò che preferiscono indossare. Tra i miei cani attuali, la Bisturi con la pettorina si paralizza letteralmente (idem con cappotti e impermeabili: stessa reazione identica), mentre Samba infila spontaneamente e gioiosamente il muso nel collare, mentre quando deve mettere la pettorina (e deve metterla, per esempio, quando facciamo gli attacchi, perché in quel caso il cane non deve spingere sulla trachea) fa sceneggiate napoletane (e ha perfino ringhiato di brutto all’amico che mi stava aiutando a fargliela indossare). Poi, quando ce l’ha, si rassegna e pensa solo a divertirsi con la manica: però sulle sue preferenze non ho il minimo dubbio.
Queste cose, normalmente, le spiego anche a chi viene al campo: motivo la mia preferenza per il collare, ma se il cliente vuole tenere la pettorina rispetto la sua scelta.

Perché non esiste al mondo una motivazione scientifica che possa portare davvero alla condanna dell’uno e dell’altro strumento; ci sono motivazioni validissime contro l’uso scorretto di qualsiasi strumento (tipo: certo che se impicchi il cane gli fai del male… ma il punto è che NON lo devi impiccare! E puoi anche spaccare la schiena a un bassotto se lo sollevi per la pettorina… ma NON lo devi sollevare!), ma per il resto ci sono “pro” e “contro” che all’incirca si equivalgono e quindi dovrebbe essere solo una questione di preferenze personali.
Mi associo alla fisioterapista: ognuno dev’essere libero di scegliere cosa usare, mentre il “come” usarlo in modo corretto dobbiamo insegnarlo proprio noi educatori, addestratori, istruttori e chi più ne ha più ne metta.
Però, per favore… BASTA con le cugginate e BASTA con il citare “pezzi” (per di più fuorvianti) di studi che non si riferiscono neppure allo strumento che si vorrebbe condannare.
Una cultura cinofila sana si fa insegnando alla gente ad usare bene qualsiasi strumento, non facendo pubblicità all’uno (perché magari lo dabbiamo vendere) o facendo processi sommari all’altro.
Chi fa processi di questo tipo non è un cinofilo acculturato, punto e basta: o è un commerciante (guarda caso, ci sono scuole cinofile che spammano proprio un certo tipo di pettorina… e guarda caso, le vendono pure sui loro campi. Io non mi sognerei mai di vendere collari!), oppure è un ingenuo che crede nelle favolette che gli raccontano i commercianti.
Chi di cani ne sa davvero, di fronte a queste diatribe sugli strumenti può farsi solo una  risata.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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