di FABIANA ROSA – Ovvero: come non pubblicare qualcosa che sembri fatto apposta per far restare il cane in canile per i prossimi tremila anni.

Ho fatto un piccolo sondaggio su Facebook, chiedendo ai miei amici di scegliere, fra tre succulente possibilità, l’argomento del mio successivo articolo su TPIC.
Avendo, su 4000 contatti, circa 3800 volontari era assai probabile che questo si sarebbe rivelato un argomento molto caldo, per una serie di motivi che andrò ad esplicitare più avanti.
Ora, io sono una volontaria, quindi è normale che il 90% della mia homepage sia occupata da appelli di cani gatti conigli cavalli criceti cavie e petauri dello zucchero che cercano casa, più naturalmente qualche adozione a distanza per elefanti, orsi della luna, tigri della malesia, sostegno ad associazioni che si occupano di animali in Paupasia Nuova Guinea, rescue di pappagallini  disabili a Tel Aviv.
Io sono abituata.
Ma tutti, e ripeto TUTTI, anche chi non ha mai avuto manco un pesce rosso, anche i fautori del “pensate ai bambini!!!” hanno almeno un contatto che quantomeno condivide qualche appello, e a tutti sarà capitato di scorrere e magari provare a fermarsi a leggerne uno.
La maggior parte di queste persone, ma anche delle persone come me che invece stanno sempre online a cercare qualche interessante relitto da far adottare, non arriva neanche alla quinta riga dell’appello.
Chiediamocelo: perché?
Perché nessuno condivide il mio appello? Perché non “gira”? Perché so’ tre anni che cerco adozione a questo cane e non mi chiama nessuno?

11081710_10206069303153628_1486489851_nSo che la risposta a questa annosa ed esistenziale questione può sembrare oscura, immersa nelle nebbie dell’inconoscibile, come un vaso di Pandora in cui si nascondono i mostri dell’insensibilità umana, del disinteresse verso gli animali, del più bieco specismo. Ma tenetevi forte, perché la Verità vi sta per essere rivelata: i vostri appelli sono scritti di merda.
E quando dico di merda, intendo DI MERDA. Foto di merda, appello di merda = cane di merda. E chi lo vuole un cane di merda? Nessuno.
Ora, con questa nuova ed illuminante consapevolezza, andiamo ad esaminare alcuni punti su cui voi stessi, volontari, dovreste essere chiari (con voi stessi), diciamo come propedeuticità al mettersi davanti al computer prima di azzardarvi a scrivere anche solo due righe per la povera bestia che attende di uscire dal suo mondo a quadretti, o che sta permanendo in stallo sul vostro divano dagli anni ’50.

1) Se avete una piccola Associazione come la mia, probabilmente avrete un numero basso di animali che cercano casa, un numero possibile.
Se fate volontariato in un canile, è chiaro che non vi potete mettere a fare appelli per seicento cani. Quindi: scegliete i cani/gatti che vi piacciono, che vi colpiscono, che vi “dicono qualcosa”, 4 o 5 alla volta al massimo a testa, e scrivete gli appelli per loro.
Per fare gli appelli e fare in modo che diano visibilità reale al cane ci vuole dedizione e tempo. Non si può fare tutto ed il tentativo di scrivere sessanta appelli nello stesso periodo genererà solo sessanta appelli di merda. Tanto non è umano, né realisticamente fattibile, pensare di essere realmente i fautori del cambiamento mondiale.
NO, non state risolvendo voi il problema del randagismo, il panico da oddio me devo sbrigà difficilmente è utile: fate una lista delle situazioni più urgenti e seguite quelle. Le altre aspetteranno.
Se siete in diversi, coordinatevi e accollatevi ognuno 4-5 animali da spammare.

snoopy_scrittore(1)2) Non è che per scrivere un appello serva una candidatura al Pulitzer, ma almeno è necessario (sì, necessario) saper scrivere decentemente.
Per più motivi: il primo è che se scrivete come Davide Mengacci farete imbestialire la maggior parte delle persone (compresa me), che pur di non farsi venire la retinite pigmentosa tra le h di troppo e i condizionali al posto dei congiuntivi metterà tutti i vostri post su “nascondi” e ciao. Il cane manco lo guardo.
Il secondo è che voi rappresentate una categoria già bistrattata ed etichettata, quella dei volontari, cioè la nostra, già collocata per i più all’interno della scala intellettuale tra “da ricovero” a “rapa”, appena sotto alla posizione occupata da “mensola”.
Con il vostro appello scritto coi piedi che vaga indisturbato per la rete voi contribuite generosamente all’idea generale che non solo le volontarie sono becere e non si sanno relazionare (perché comunicare E’ relazionarsi, lo stupro linguistico è una scelta ben precisa di non-relazione), ma anche che sono delle ignoranti di prima categoria e quindi, per metonimìa, tutto (TUTTO) quello che dicono – da una proposta alimentare senza crudeltà alla necessità di sterilizzare per prevenire il randagismo, ecc. – è merda.
L’abito non fa il monaco, ma quello che dice sì: le parole sono importanti, diceva il buon Nanni Moretti. Ergo, se non sapete scrivere senza far vergognare il vostro professore di italiano delle medie, per pietà fatelo fare a qualcun altro.

3) A chi vi state rivolgendo? L’appello deve essere letto dai volontari o anche dalla gente che di volontariato non sa una ceppa ma magari vuole adottare un cane?
La maggior parte degli appelli sono rivolti a TUTTI, anche perché i volontari sono tutti pieni di cani, gatti e animali di qualunque altro genere, e sarebbe auspicabile che la maggior parte degli animali – almeno quelli per i quali è possibile – se ne vadano in una casa dove non debbano litigare per trovarsi un metro di spazio. Quindi è praticamente inutile che spendiate venti righe a scrivere quanto siete oberate, quanto siete al collasso, quanti debiti avete: parlate del cane, del gatto, del criceto.
Spendete parole PER LUI, non per voi. Alle persone medie non glie ne frega niente che passate la vita a raccogliere animali, loro cercano solo un coso con le zampe da chiamare Polpetta. E allora parlate di Polpetta.

11082724_10206069333874396_220549867_n4) Individuate la tipologia di cane da far adottare: cagnetto microbo con buon carattere? Sfascione moribondo? Cane del cazzo nero taglia grande completamente anonimo che prevedete vi rimarrà accollato a vita? Cane con problemi comportamentali?
NON è la stessa cosa. Neanche scrivere un appello di merda probabilmente riuscirà a fare in modo che un barboncino giovane e vaporoso non venga adottato, neanche se vi impegnate.
Se trova una famiglia, ve lo dico senza remore: non avete fatto ‘sto gran lavoro. Bastava fare quattro-cinque telefonate ai vicini di casa e il barboncino trovava casa uguale.
La maggior parte dei cani che cercate di far adottare non sono barboncini vaporosi, sono meticcioni di nessuno, cagnacci randagi che di una casa non hanno mai neanche sentito l’odore: per loro l’UNICA possibilità di adozione è nelle vostre parole. Voi avete un’enorme responsabilità, quindi rendetevi conto che in quello che deciderete di dire o non dire risiede la possibilità di cambiamento per una vita. Quindi adeguate il vostro linguaggio alla tipologia di cane.

Ora individuiamo gli errori più frequenti riscontrabili in un appello, i “do” e i “do not”.

Italiano improbabile, errori grammaticali e sintattici: vedi sopra. Compratevi un libro di grammatica e sintassi se no scegliete di fare altro, il volontariato si può fare anche senza scrivere.

11074620_10206069303353633_1906443607_nAppelli scritti tutti in maiuscolo: regà, alle elementari dopo lo stampato si comincia a scrivere in corsivo, vale anche per il computer. Solo le capre scrivono in maiuscolo, per la miseria. E’ fastidioso da leggere e indispone immediatamente. Levàte ‘sto caps lock, è a sinistra sotto al tasto “tab” e sopra a “shift”.

Abuso di vocali: ne ho già parlato in un altro articolo, quindi non mi dilungherò: non servono settanta “E” alla fine di “URGENTE”, ne basta una.
Avete rotto il cazzo co’ ste vocali, non state cantando una canzone di Albano, il bel canto all’italiana riservatevelo per quando siete sotto la doccia e scrivete come dei sapiens sapiens, non come un criceto con una lesione al cervello a cui hanno messo una penna in mano per fare la riabilitazione post coma.

Volevano forse far adottare una delle cacche? Perché è l'unica cosa che si vede...
Volevano far adottare una delle cacche? Perché è l’unica cosa che si vede bene…

Foto di merda.
Le foto contano. Per questo dico che quando andate in canile non potete pensare di passare davanti alle gabbie e fotografare trecento grate attraverso le quali si intravede una sagoma che potrebbe essere un cane. Ma anche una iena. Ma anche un armadillo.
Cercate di fare delle foto dove il cane si veda bene, non sfocato, non dall’alto che si vede solo la schiena come se lo avessero fotografato col satellite di google maps.
I cani neri vengono malissimo in foto, quindi cercate di metterli alla luce. Cercate lo sguardo del cane, catturategli l’anima: quelle sono le foto che funzionano, è degli occhi che ci si innamora.
Scattategliene trecento, di foto: sicuramente ce ne saranno almeno tre o quattro che possono andar bene. Se non avete la possibilità di tirar fuori i cani dalle gabbie o di fargli delle foto decenti, arrendetevi: dovete puntare tutto sull’appello. Un all-in di parole, le migliori che riuscite a trovare.

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Foto da cui non si capisce nulla, nessuna informazione sul cane: non è che non lo voglia nessuno, è che l’appello è fatto malissimo.

Dati del cane carenti o assenti: non va bene “meticcio cerca casa chiamare ore pasti” (col solito simpaticone che commenta “magna tranquillo”), ma non va bene neanche un Guerra e Pace di quanto stia soffrendo se poi non c’è scritto quanti anni ha, se va d’accordo con gli altri cani/gatti, se può andar bene coi bambini, se è vaccinato/sterilizzato, se ha un temperamento irruento o pacato, se è abituato a non sporcare in casa, se ha patologie, se cerca casa in una zona specifica o in tutta Italia, ecc.
Se non avete alcune di queste informazioni, specificate che non lo sapete. Che se no vi ritrovate con commenti (per lo più di gente che vuole solo rompere i maroni) tipo “ma va d’accordo con i conigli nani? E con le tartarughe?” o, ancor peggio, qualcuno rinuncia perché non ha voglia di fare una telefonata per sapere se suo figlio di tre anni possa avere la possibilità di non essere masticato dal piccolo Pallino, meticcio pastore del Caucaso-Leonberger.

Contatti assenti: se c’è una cosa che mi fa incazzare come una iena quando leggo l’appello è la dicitura “per informazioni contattatemi qui su Facebook”.
Ma fateme capì, pensate che vi cominceranno a chiamare gli stalker e i serial killer per l’appello di un cane? Ma chi pensate di essere? Avete paura che qualcuno vi cloni la scheda Vodafone a cui siete tanto affezionati?
E mettetecelo, un cazzo di contatto! Nome, numero di telefono e email (tutti e tre, possibilmente), che se aspettate che vi cerchino su Facebook per adottare un cane state freschi, poi non vi lamentate se non ve lo chiede nessuno.

Omissione consapevole di informazioni: questo è grave, grave, grave.
Ho visto girare appelli di cani che conoscevo perfettamente, già tornati indietro più volte per problemi comportamentali, dipinti come dei santi circonfusi di luce. Questo è gravissimo, non tanto sul piano etico, perché pur di liberarvi del cane raccontereste qualsiasi minchiata (nascondendovi dietro al “ma tanto quando ce l’hanno in casa poi ti pare che lo mandano via?”), che sarebbe già deprecabile di per sé, ma perché il cane probabilmente tornerà indietro per la centesima volta (aggravando il suo disturbo comportamentale) e/o comunque voi (e quindi anche l’intera categoria, per la solita metonimìa) passerete per gente che non sta facendo “qualcosa di utile e bello”, ma per psicopatiche stronze che volevano ammollare un cane completamente pazzo (a volte facendo anche correre dei rischi interni alla famiglia, tipo cane mordace con scritto “buonissimo” che poi tiene in ostaggio la signora Camilla di anni ottantatrè, segregata in bagno per tre giorni finché il nipote insospettito non apre casa con la chiave di riserva).
Quindi, raccontando un fracco di cazzate, tu volontaria di merda stai danneggiando anche me, e questo permettimi non è proprio giusto, e se ti becco ti do una caracca di mazzate.
Scrivete che problemi ha il cane, se ne ha: questo permetterà a qualcuno consapevole di sceglierlo. Vi dico per esperienza che se trovate le parole giuste anche gli occhi giusti vi si poseranno sopra. Se, dopo l’adozione, escono fuori delle cose che non sapevate (problematiche che non erano emerse prima), offritevi di aiutare a risolverle come potete, ma quantomeno tentate di evitare in tutti i modi che l’animale sia una “sorpresa”, cercando di ottenere più informazioni possibili. Se vive in gabbia specificate che vive in gabbia, sarà già chiaro che non sarà possibile testarlo con un’iguana per la signora Roberta che lo vuole sapere perché vuole tutelare l’amata Sheila che ha libero accesso anche alla tazza del cesso, metti che vuole bere.

Appelli anonimi e senza personalità: a volte ci sono appelli scritti neanche malaccio, foto decenti, informazioni presenti, ma che non vanno. Il motivo è questo: siamo così oberati di cani che ci sono migliaia e migliaia di appelli su decine di siti, voi dovete “uscire fuori dalla mischia” e scrivere qualcosa che faccia venir voglia di essere letta e non cestinata. Dovete scatenare condivisioni a palla di cannone, dovete fare in modo che quando qualcuno condivide il vostro appello, sopra scriva un messaggio tipo “leggetelo, è bellissimo”, e non una pletora di commenti di volontari che scrivono solo cose tipo “umani di merda, che schifo, se becco chi ti ha fatto questo te le do col manganello” (che poi a chi si rivolgano, non si è capito: non è che quello che ha abbandonato il cane stia su facebook a leggere l’appello, ma vabbè).

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Sasso

A questo punto apro una parentesi a parte sulle mie personali scelte di stile, che probabilmente sono una delle chiavi del successo della nostra Associazione, con adozioni impossibili di cani e gatti morbondi, disabili, vecchissimi, sfasciati, appena tiepidi.
Personalmente ho optato per uno stile generale scanzonato, ridicolo, dichiaratamente perculatorio nei confronti del cane in oggetto. Quando entro in canile, le volontarie sanno già quali tipologie di cane cerco: io voglio i cani più assurdi, quelli più brutti, malati, vecchi e allucinanti. Ne individuo le caratteristiche salienti e utilizzo la metafora più comune della terra, la similitudine.
E’ vecchio e non si muove? Ok, è una pietra. Non cammina ma rotola? Perfetto, è una rotella. E’ anzianissimo? Ottimo, è la mummia di Amenofis III, ve lo diamo con il sarcofago omaggio. Non fa un cazzo perché ha l’elettroencefalogramma piatto e l’Alzheimer? Meraviglioso, Ficus Benjamin cerca casa dove trapiantarsi.
Per dare un’idea della tipologia di appelli, ne copincollo qui un esempio che ha riscosso molto successo e sollevato molte polemiche (e quindi, ha riscosso molto successo e basta: l’importante è che giri, poco importa come):

Sasso: 15 anni, adotta un soprammobile!
“Vi presentiamo oggi il nuovissimo acquisto Progetto Quasi, appena prelevato dalla gabbietta del canile. Abbiamo qui un meraviglioso fermaporta di 15 anni circa, 4 chili, due denti, sordo, artrosico, catarattico, spelacchiato e ancora semovente. Pensate un po’: NON ha la leishmania.
Lo abbiamo chiamato Sasso, ma lui non lo sa perché tanto non ci sente, quindi chiamarlo è abbastanza inutile. Va d’accordo con cani e gatti, anche perché un soprammobile difficilmente entra in combutta con un essere vivente. Sasso prende il Fortekor tutti i giorni per continuare a traslarsi da un angoletto all’altro e dormire. Sasso si trova a Roma, cerca una location in tutto il centro nord dove terminare di spiaggiarsi. Non vi darà molto fastidio, è come adottare un cactus. Ve lo accolliamo con le analisi del sangue fatte, sverminato, spulciato e con il suo eventuale carretto di integratori per la vetustà (sentiremo cosa decide la veterinaria). E’ intero e tale permarrà.
Adozione del cuore, della milza, del pancreas e della cistifellea.”

Questo appello ha ricevuto, come quasi tutti gli appelli della nostra pagina che viaggiano più o meno tutti sulla stessa linea, millemila condivisioni, commenti a bomba, like in ogni dove.
In 24 ore il cane aveva quattro richieste di adozione. E’ chiaro che un appello come questo attira anche le falene dell’idiozia che commentano “non avete rispetto per il cane, vergognatevi!”.
Ho ricevuto persino una telefonata di uno che evidentemente non aveva un cazzo da fare, che ha speso dei soldi per chiamarmi al cellulare e dirmi che “non avevo mica scritto un bell’appello, sa’?”.
Anche queste persone con un evidente disagio cognitivo tale da non comprendere che al cane glie ne frega cazzi di come è scritto l’appello (ma soprattutto visto che se ce lo siamo accollato pagando tutte le spese, stallandolo e cercandogli casa FORSE c’è poco da recriminare), mi aiutano.
Perché quando commentano dichiarandosi apertamente dei ritardati mentali dinnanzi al mondo intero, l’appello verrà visualizzato sulla home dei loro amici (presumibilmente ritardati quanto loro, ma tant’è). E giù di condivisioni delle condivisioni, aumento dei like sulla pagina, ecc. A seguito di quell’appello siamo riusciti immediatamente a piazzare un altro sfascione, accollandolo ad un’altra delle famiglie che avevano richiesto Sasso. Ovviamente abbiamo chiamato Dolmen il nuovo arrivo.
Abbiamo anche lanciato una campagna a tal proposito, la campagna #jesuisSasso, che ha riscosso un notevole successo:

10877370_10206066814291408_2131269304_nIn nome della libertà di espressione, Progetto Quasi lancia la campagna #jesuisSasso, in favore degli appelli scritti in italiano corretto e senza far scendere il latte alle palle a nessuno! In virtù del fatto che li tiriamo fuori da gabbiette minuscole, li stalliamo, paghiamo le loro cure veterinarie, li vacciniamo, sterilizziamo, a volte li facciamo risorgere dal regno dei quasi morti e poi li staffettiamo e li mandiamo in adozione, noi difendiamo il nostro sacrosanto diritto a chiamare questi sfascioni con tutti gli epiteti che la meravigliosa lingua italiana ci offre, scrivendo per loro appelli dove li prendiamo bellamente per il culo perché lo troviamo divertente e perché gli appelli scritti così FUNZIONANO.
Perché ci permettono di trovare MOLTO RAPIDAMENTE adozione per i cani che tutti reputano “inadottabili”: disabili, anzianissimi, catorci, relitti, rottami, quasi morti e ancora tiepidi. Con questi “appelli irrispettosi” noi abbiamo piazzato circa 180 cani improponibili in tre anni, cani che NESSUN ALTRO era riuscito a far adottare, molti destinati alla gabbia per il tempo che restava loro da campare (poco o tanto che fosse). Quindi, vi piaccia o meno, la campagna #jesuisSasso vuole portare consapevolezza nel mondo delle adozioni: gli appelli stracciapalle con tremila vocali noi non li scriviamo! E se non vi piace come la pensiamo… Lanceremo un’altra campagna: #esticazzi

Ps. Ovviamente il minerale 15enne Sasso qui sopra appoggia la campagna, anche perché è sordo e non sa leggere.

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L’appello per Dolmen

Chiaramente questo è lo stile di Progetto Quasi, il marchio di fabbrica inconfondibile: il 99% dei 12000 fan della nostra pagina si sganascia dalle risate e alla fine riusciamo ad appioppare dei catorci inenarrabili a gente che fino a quel momento “cercava un cucciolo”.
Adozioni di cani di 18 anni e gatti moribondi a gente che non aveva mai avuto un animale in vita sua o che pensava di andarsi a comprare un chihuahua minitoy al negozio sotto casa che importa cani dalla Romania: questo è diffondere una cultura del possibile, un messaggio che dice “non devi essere un supereroe, per farlo: basta che apri la porta di casa e ci fai entrare un altro essere vivente”.
E’ chiaro che questo è lo stile che ho scelto io, ma non esiste solo quello: l’importante è che abbia una personalità, che faccia venir voglia di leggerlo e che dica qualcosa di interessante. Se non avete un’ironia che affetta il prosciutto, questo non è di certo il vostro stile. Personalmente detesto locuzioni tipo “povera anima”, “i pelosi”, “aiutateci ad aiutarli”, e simili. Ho la nausea da trito e ritrito e aborro la banalità quasi quanto gli appelli splatter tipo “cane con le budella di fuori cerca casa”. Santo cielo, la lingua italiana ci offre una quantità innumerevole di parole, cerchiamo di utilizzarle in tutta la loro infinita e meravigliosa varietà senza far venire il diabete o la nausea a nessuno.

Se volete scrivere un appello da cipolla negli occhi potete farlo, ma dovete essere in grado: leggendolo qualcuno deve mettersi a piangere davvero. Deve essere inequivocabilmente commovente, scritto non bene, ma benissimo.
11080037_10206069404156153_499653363_nSe il cane ha una storia veramente brutta (e ce ne sono tante), raccontatela senza perdere tempo in inutili insulti gratis a “chi ha fatto questo”, di cosa gli fareste non frega un cazzo a nessuno, anche perché tanto con ogni probabilità non lo farete mai.
La narrazione è vita, il linguaggio è tutto.
Chi non si rende conto del valore delle parole, dell’importanza e della cura nello sceglierle, non vive, sopravvive. Come “sopravvivono” quegli animali che passano una vita in gabbia, e che le parole non le possono pronunciare: siate voi il loro linguaggio, siate voi una concreta, reale speranza.
Date una voce a chi voce non ce l’ha. E possibilmente una voce che non urli cazzate sgrammaticate, grazie.

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34 anni, vegetariana, terapista per bambini disabili per lavoro, cantante e volontaria animalista per passione. Grafomane e logorroica, scrive ovunque le diano spazio, altrimenti se lo prende da sola. Presidente e fondatrice dell'Associazione Progetto Quasi, si occupa da anni di cani disabili e anziani, che chiama in modo molto poco politically correct "gli sfascioni". Il suo stile di vita, di volontariato e di scrittura è quantomeno fuori dai canoni. A tratti non si sopporta neanche da sola.

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