martedì , 30 maggio 2017
Home >> Umorismo >> I 'veri' standard >> Il “Vero” Standard del… Pastore maremmano-abruzzese

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Il “Vero” Standard del… Pastore maremmano-abruzzese

maremma1di VALERIA ROSSI – Ero convinta di averlo già scritto… e invece no! Me l’hanno fatto notare e rimedio subito, partendo dall’…

ASPETTO GENERALE – Quello di un dolce e amabile orsacchiotto (anzi, orsacchione) bianco, tutto tenerone e pacioccone: cosa che induce molte Sciuremarie e Sciurmari (almeno quelli che non si lasciano intimidire dalle dimensioni) ad allungare la manina e a smanacciare il cane in testa, visto che la testa è a portata di mano e che non bisogna neppure abbassarsi per accarezzarla.
A questo punto può andare tutto bene se il cane è un soggetto da show (loro sono abituati a sopportare di essere toccati e smanacciati); altrimenti si possono verificare alcune interessanti possibilità.
a) la manina, il cane te la stacca (e ha tutte le ragioni del mondo: non si piantano le mani in testa a cani che non ci conoscono, e anche se ci conoscono il modo migliore per approcciarli non è quello di fargli PAT PAT sulla capoccia con la delicatezza di un caterpillar);
b) il cane ti guarda col fumetto che dice “Ma come ti permetti?” ma non reagisce, oppure reagisce con un ringhio sommesso: consiglio vivamente di prestare la massima attenzione al ringhio sommesso, se non si vuole rientrare nel caso a);
c) se non è trattenuto da un guinzaglio, il cane ti guarda schifato e se ne va, col fumetto che dice “Ma tu guarda che stronzo/a”. Anzi, più che un fumetto è un’insegna al neon. L’aria schifata è così evidente che brilla nella notte.
In generale: per una volta fanno benissimo le persone che si lasciano intimorire dalle dimensioni.
Non perché il PMA sia un cane “cattivo” (anzi, se ben allevato e ben gestito è uno dei cani più equilibrati che esistano), ma perché è un concentrato di dignità e fierezza; uno che non sopporta troppo facilmente la maleducazione; uno che si illude di vivere ancora in quel mondo rurale e naturale che gli apparteneva fino a pochi anni fa, in cui nessuno si sarebbe mai sognato di andare a pastrugnare un cane non suo.
Purtroppo questo mondo è diventato ormai quasi utopistico. Ad eccezione dei pochi soggetti che ancora fanno la guardia alle greggi, i PMA sono sempre più spesso costretti a vivere in una società che non capiscono e non condividono: e non sempre vi si rassegnano, proprio perché sono cani pieni di dignità. Quindi, a certe palesi dimostrazioni di cafonaggine umana, possono anche ribellarsi con decisione (e hanno di nuovo ragione loro).

Pastore marino?
Sarà questo il pastore marino?

VARIETA’ ALTERNATIVE
Tolto un interessante “pastore maremmano-pugliese” (mapecché?!?) e un pregevolissimo “pastore marino” sentiti in expo, solitamente l’errore che si fa è quello di abbreviare in pastore “maremmano-e-basta”, con grande incazzatura degli abruzzesi che invece vorrebbero chiamarlo solo “pastore abruzzese”, o “mastino abruzzese”.
Non intendo affrontare qui questo discorso (che tra l’altro ha ben poco di umoristico): posso però rimandarvi a questo articolo, scritto da un notissimo allevatore, che spiega perfettamente l’etimologia del nome.
Piccolo excursus serio (ma smetto subito, eh!): forse sarebbe giusto considerare due tipi distinti di cane, visto che il vero cane da guardianìa è cane ben diverso dal PMA da esposizione, sia morfologicamente che caratterialmente.
C’è anche da dire che fino agli anni ’50 la razza si chiamava effettivamente “pastore abruzzese” o “mastino abruzzese”: fu solo nel 1956, sotto la presidenza di Tommaso Corsini, che l’ENCI decise di accorpare in un’unica razza questo pastore e quello maremmano, a cui in realtà risultava “simile” ma tutt’altro che identico.  Ognuno tragga le proprie conclusioni, fine del piccolo excursus serio.

maremma2CARATTERE ED ATTITUDINI
Il carattere del PMA (quello vero) viene perfettamente descritto dallo Standard (quello vero): “Il suo carattere, anche se fiero e alieno alla sottomissione, sa anche esprimersi in un devoto attaccamento al padrone e a ciò che lo circonda”.
“Fiero”
e “alieno alla sottomissione” sono le parole chiave, da stamparsi nella zucca incise a fuoco.
Se vogliamo approfondire il discorso potremmo dire che il motto del pastore maremmano-abruzzese, quando si rivolge ai suoi umani, è il seguente: “Ti voglio bene, ma non rompermi le palle”. Con tutti gli altri umani del mondo si limita alla seconda parte: “Non rompermi le palle”, punto.
C’è un motivo, se questa razza ha un carattere un po’ diverso dalla media canina: e sta nel fatto che per secoli e secoli lui ha vissuto per conto suo, occupandosi di difendere il gregge ma non di star lì a scondinzolare all’umano di turno in cerca di coccole o di cibo. Il cibo gli interessa, ma non è che sia disposto a sbavare sul pezzettino di wurstel: se glielo dai accetta, grazie. Se non glielo dai, o peggio se gli chiedi qualcosa in cambio, può anche farti il gesto dell’ombrello (che in canese si traduce nel girarsi ed andarsene a passo caracollantemente dignitoso. Se potesse inalberare un cartello, questo direbbe: “Baciami la coda”).

maremmapecoreNato per difendere le pecore dai lupi, in realtà è anche lui “un po’ lupo”: non teme la solitudine ed è indipendentissimo. Gli umani li considera un optional.
Se obbedisce a un ordine, è una concessione speciale che ti fa, perché hai ottenuto la sua stima e il suo rispetto (e te li devi guadagnare sudando sette camicie): che non obbedisca a un ordine è semplicemente la norma.
Se sognate il cane soldatino, col PMA vi attaccate al tram.
E guardate che non è questione di metodi o di strumenti: lui non lo sottometterete mai con le cattive maniere (anzi, rischiate grosso, perché non teme nulla e nessuno), ma non lo comprerete neppure adescandolo con palline o bocconcini. Con lui non ci sono scorciatoie: o ti conquisti la sua amicizia (rigorosamente alla pari), oppure verrai bellamente ignorato (se non gli rompi le palle: in caso contrario potresti pure scoprire che bei dentoni che ha).

Maremma-Sheepdog2TESTA
Di indicibile bellezza, tanto che possiamo anche capire chi mette a repentaglio le manine perché vuole accarezzarlo a tutti i costi: ma anche di indicibile caparbietà.
Lui è un grande saggio che non ha bisogno di nessuno che gli spieghi cosa deve fare: lo sa da solo… e il bello è che ci azzecca quasi sempre. Un’amica allevatrice mi disse, una volta, che si fidava ciecamente delle reazioni dei suoi cani di fronte a una persona appena conosciuta: se piaceva a loro si fidava, altrimenti no. Lei sostiene di non aver mai sbagliato una sola volta. E le credo.
Il rovescio della medaglia, ovviamente, sta nel fatto che se tu non sei d’accordo con le decisioni del cane, vince il cane. Però non me ne preoccuperei, visto che di solito ha ragione lui.

maremmabuffoOCCHI
Lo sguardo da cane ENPA, nel maremmano abruzzese, non lo troverete mai. Vabbe’, quasi mai: se gli state mangiando sotto il naso qualcosa di superbuonissimo, un filino di occhio languido magari scappa anche a lui. In generale, però, lui ha lo sguardo da persona seria. Ti rimira, ti soppesa, ti valuta, poi decide se gli piaci a no. Se gli piaci, l’occhio si addolcisce un po’ (ma gli resta il fumetto “Non rompermi le palle, altrimenti l’amicizia finisce subito”). Se volete un cane con gli occhi da cocker o da beagle, compratevi un cocker o un beagle.

maremma3TRONCO
Secondo lo Standard è “fortemente costruito“. Mooolto vero. Il PMA è un mesomorfo pesante, ovvero un cagnone in cui il perimetro toracico è appena maggiore dell’altezza al garrese.
Per l’osservatore medio è un cagnone e basta (fino a 73 cm. al garrese), però non grande come il Montagna dei Pirenei, che arriva a 80 cm.
Se ne deve dedurre che quello di Belle e Sebastien non è un PMA e che non bisogna fare la pirlata di volerne uno solo perché nel film era così figo (se è per questo non bisognerebbe fare neppure la pirlata di volere un Montagna dei Pirenei solo perché nel film era così figo: ma almeno non sbagliate la razza, santiddio!)

MANTELLO
Bellissimo, purissimo, levissimo. Bianco come la neve, e infatti quando va in muta vi sembrerà che abbia nevicato per tutta casa.
Perde pelo a carrettate, come tutti i cani con folto sottopelo: il punto è che il folto sottopelo è presente nei cani nati e selezionati per vivere all’aperto, e il Nostro fa proprio parte di questo novero.
A differenza di tante altre razze, però, non c’è soltanto nato: gli è proprio necessario vivere all’aperto, stare in campagna, occuparsi di pecore e di farsi gli affari suoi, senza essere costretto ad inserirsi in una società urbana che lo stressa a mille e che può mandare a pallino il suo equilibrio.
Questa è la primissima cosa che bisognerebbe sapere sul Pastore maremmano abruzzese, ma l’ho detta per ultima perché di solito, se spieghi alle Sciuremarie com’è il carattere di un cane e quali sono le sue esigenze, ottieni che facciano “sìsì” con la testa e poi vadano a comprarsi il PMA da salotto (specie se hanno visto un cucciolo, perché i cuccioli di maremmano-abruzzese sono una cosa che ti manda fuori di testa). Allora provo a dire che perde una carrettata di pelo, così forse si convincono che è meglio lasciar perdere.
La verità è che questi cani, in appartamento, ci vivono male. Non amano starci.
A loro non gli piace la città, non piace stare in mezzo a un’overdose di persone, non piace che qualcuno li smanacci dicendo: “Uhhh, guardaaaaa, è Belle!” (e dategli torto).
Il PMA è un cane “da esterni” (uno dei pochissimi, ma forse quello che ci sta più volentieri in assoluto).
Se non avete un gregge da affidargli potrete affidargli la custodia di casa vostra, dei vostri figli, dei vostri gatti (no, non se li mangia: gli altri animali di casa li ama e li protegge con grandissima intensità): però, a differenza di quasi tutti gli altri cani del mondo, lui deve vivere “almeno” in giardino.
Ha un bisogno veramente vitale di spazi aperti.

maremmamammaConcludendo: il PMA è l’essenza del cane rustico, rurale, a cui è sempre stato chiesto di stringere un fortissimo legame affettivo con le pecore, non con l’uomo: anche perché l’uomo molto spesso se ne andava e lo lasciava lì, a sorvegliare il suo gregge. Un cane-cozza, un cane troppo appiccicoso, ne avrebbe sofferto (o avrebbe addirittura lasciato il “posto di lavoro” per rincorrere l’umano): invece lui, per metterla proprio giù dura, degli umani se ne sbatte.
Sì, le feste ve le fa (moderate); sì, vi vuole un sacco di bene (sempre se sapete meritarvelo): però senza troppe smancerie e senza che sia disposto a fare il doppio salto mortale per un bocconcino o una coccola.
Anzi, è il contrario: sarete voi a fare i salti mortali per ottenere che vi metta per qualche secondo il musone su una gamba, o che vi scodinzoli affettuosamente. Ovviamente la cosa può non entusiasmare chi cerca il cane francobollo: ma manda in brodo di guggiole chi ama i rapporti franchi, schietti, “a muso duro”, che necessitano di grande osservazione e comprensione reciproca.
Se NON vi piace vincere facile, questo può essere il cane per voi.
L’importante è tenere sempre ben presente che il PMA non è un cane imprevedibile, aggressivo, di cui non ci si può fidare (come spesso si sente dire): è solo un cane decisamente diverso dall’icona del fedele amico un po’ ruffiano e disposto a tutto pur di compiacere gli umani. Lui è disposto a fare il suo mestiere, e lo fa col massimo impegno. Tutto il resto è superfluo.
E’ un animale veramente speciale, che come tale andrebbe soprattutto rispettato e che dovrebbe sempre trovare qualcuno che conosca e capisca davvero la razza. Se non lo trova, questo qualcuno, è verissimo che può diventare un po’ stronzo: ma ancora una volta, ha ragione lui.
Se non capite tutto questo, siete un po’ capre: e purtroppo non il genere di capre che questi cani amano proteggere.
Se non capite la vera essenza del PMA, un PMA non ve lo meritate. Punto e basta.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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