lunedì , 20 novembre 2017
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La carne cruda e l'”odore del sangue”

di VALERIA ROSSI – Oggi è giornata di “cugginate”: dopo il museo degli orrori dei cani tosati, ecco che sul mio profilo FB trovo anche la segnalazione della ragazza che chiede se la carne cruda “Può far male al suo barboncino” e del commento del cuggino che spiega come “non si debba dare la carne cruda ai molossi per non fargli conoscere l’odore del sangue“.
Purtroppo questa panzana è ancora molto diffusa (la si sente spessissimo) e dovrebbe solo far ridere… ma c’è un ma: c’è il fatto che questa gente, evidentemente, al cane dà esclusivamente carne cotta (a meno che non lo alimenti a crocchette industriali, nel qual caso il problema non si pone). E la carne cotta subisce un brusco degrado delle proteine, soprattutto se viene bollita (se invece viene arrostita le proteine si denaturano e producono sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene, come il benzopirene). La cosa vale anche per gli umani, tant’è che il movimento vegetariano/vegan non fa che ripetere come la carne possa causare il cancro: e sicuramente non fa bene neppure a noi l’abuso, l’eccesso… ma noi possiamo valutare pro e contro e decidere se eliminare la carne dalla nostra dieta, se limitarla o se farne scorpacciate correndo tutti i rischi del caso.
Il cane, invece, mangia quello che gli rifiliamo noi: senza possibilità di scelta. E dargli carne cotta significa alimentarlo male, mentre dargliela cruda significa rispondere alle sue esigenze naturali di carnivoro ex predatore, certo… ma ancora dotato dell’apparato digerente di un predatore puro.
Quanto all'”odore del sangue”… ma per favore. Allora chiunque si faccia un taglietto a un dito dovrebbe ritrovarsi il giorno dopo con un killer a quattro zampe per casa?

carnecruda2I cani non sono galline, dice Luca Carli; ma non sono neppure pecore (vedi articolo di oggi sulla tosatura) e neppure tigri del Bengala, a cui l”‘odore del sangue” può far venire voglia di mangiarsi qualcuno.
Ma mi sembra inutile continuare a rispondere ad una tale baggianata: la carne cruda è l’alimentazione più naturale per il cane, quindi non può nè “far male”, né tantomeno trasformarlo da dottor Jeckyll a Mr. Hyde.  Su quella cotta, invece, c’è da sapere quanto riportato sopra: ed è per questo che mi è sembrato il caso di scrivere queste righe.
Ultima cosa: molte persone cuociono la carne non per evitare che il loro cane diventi una tigre del Bengala, ma perché la cottura spesso elimina batteri, parassiti ed altri elementi patogeni che possono insidiarsi nella carne cruda. Questo è vero, ma vale solo se si mangia (o si fa mangiare al cane) cane non controllata a monte: fortunatamente i controlli sanitari nel nostro Paese sono severissimi, quindi basta acquistare carne per uso umano (o anche scarti della stessa) per eliminare il problema senza essere costretti a bollirla.
In ogni caso ricordiamo anche che il cane è ben protetto contro l’azione dei batteri: la sua saliva contiene il lisozima (un enzima che li distrugge); il suo tratto digerente è così breve che il cibo (compresi eventuali agenti patogeni) passa velocemente e i batteri non hanno il tempo materiale per proliferare; a questo concorre anche il fatto che l’ambiente nel tratto digestivo del cane è molto acido (mentre nel nostro no): quindi il cane è immensamente più adatto di noi al consumo di qualsiasi carne cruda. Se poi gli diamo quella per uso umano (e quindi controllata per i nostri standard di “animali più facilmente attaccabili”), ogni timore può essere superato.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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