giovedì , 23 novembre 2017
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Dodici ore da solo: “Eh, ma sta sul divano!”

di VALERIA ROSSI – Corollario/ampiamento dell’articolo di ieri, che forse almeno in un punto è stato frainteso: il cane può stare da solo 12 ore (e anche di più) al giorno?
Quando pongo questa domanda NON mi riferisco a persone normali che fanno un normale lavoro e che quindi stanno otto ore al giorno fuori di casa, magari con una pausa pranzo nella quale possono fare un salto a trovare il cane (cosa normalissima), ma per esempio a pendolari che lavorano molto lontano e che, tra lavoro e spostamenti,  escono al mattino presto e tornano la sera tardi, lasciando Fido in totale solitudine (e magari sentendosi troppo stanchi anche per portarlo fuori quando rientrano).
Ecco, queste persone a mio avviso il cane non dovrebbero proprio prenderselo: e invece non soltanto se lo prendono, ma ci restano pure male se gli fai notare che non fa esattamente una bella vita.

detenuto5“Ehhh??? Ma che dici? Guarda che lui è felicissimo! Può fare quello che vuole, sta sul letto e sul divano…” e per la pipì, ovviamente, ci sono le immancabili traversine o gli orrendi tappetini di erba fasulla.
Quindi (secondo loro) che razza di problema c’è?
Il problema sta nel fatto che il cane è:
a) un animale sociale. E in quanto tale deve avere contatti sociali. Deve vedere altri cani, insomma: e non è un optional, ma una sua esigenza importante che, se disattesa, spesso gli causa problemi psicologici che poi possono trasformarsi in disturbi comportamentali;
b) un atleta “programmato” per muoversi, correre, sfogare le proprie energie. E non è che possa farlo soltanto “nel week end”, quando ci sentiremo immancabilmente dire che “andiamo in montagna – (o in campagna, o al lago o quel che sia) – apposta per lui, e lui si diverte come un matto!”
Si, certo, si diverte: ma soprattutto si libera dalle tensioni accumulate durante la settimana. E se poi in quel benedetto week end piove, o fa troppo caldo/freddo, o semplicemente mamma e papà sono troppo stanchi… allora lo sfogo non c’è e le tensioni si assommano;
c) un animale intelligente, curioso, che ha bisogno di stimoli sempre nuovi per elaborare pensieri nuovi. Il cognitivismo a cui si riferisce tanta cinofilia new age si basa proprio su questo concetto: la mente è come un computer, capace di ricevere sempre nuovi input e di elaborare risposte (ovvero, comportamenti). Ma se un computer non riceve nessunissimo nuovo input, semplicemente non elabora un beato tubo. In pratica, la mente non funziona. Va in stand by, o addirittura si spegne.
Io non riesco veramente a capire come molti cinofili possano definirsi “cognitivisti” e poi approvare senza dire “ba” le orripilanti vite da reclusi che vengono imposte a decine di migliaia di cani.

Lying dogCani che non vedono altro che quattro mura, un divano (però comodo, eh!), un paio di facce umane (almeno al mattino presto e alla sera tardi, oltre ai famosi week end) e nessun muso canino: o magari un singolo altro muso canino, presumibilmente spento come il loro.
NO, il cane da solo per dodici ore non ci può e non ci deve stare.
NO, il cane (anche se è piccolo: d’altronde quelli che fanno ‘sta vitaccia sono quasi tutti piccoli) non può pisciare sulle traversine per tutta la vita. Questo sì che è innaturale, altro che la sterilizzazione!
NO, il cane non può vivere su piastrelle e parquet e metter zampa sull’erba solo al sabato e alla domenica, ammesso che il meteo sia favorevole.
I cani che vivono così vivono male, al di là delle feste, degli scodinzolii e delle faccette felici che possano fare al vostro rientro (anche i carcerati hanno la faccia allegra quando arrivano i secondini ad aprire la cella per l’ora d’aria).
Un cane recluso è un cane infelice, punto. Anche se sta sul divano, se mangia crocchette da millemila euro al sacchetto e se prende taaante coccole quando gli umani sono presenti.
Un cane che vive in questo modo si sente inutile, e per un cane sentirsi inutili è la tragedia più grande del mondo.
detenuto6Dunque, vietato avere un cane se si sta fuori casa per più di otto ore al giorno?
No, in realtà no: perché le possibilità per migliorare il suo benessere ci sono.
Esistono i dog sitter (ormai diffusissimi), e molti di essi – anche se non tutti – sono ragazzi preparati, affidabili e capaci; esistono gli “asili” in cui si può portare il cane anche per un’intera giornata, e molti di essi sono anche organizzati per venire a prendere Fido al mattino e riportarlo alla sera.
Tutto questo ha un costo? Be’, certo che sì: non è che le persone si occupino del vostro cane per la vostra bella faccia (o per il suo bel muso). Ma se volete vederlo felice per davvero, e non solo nella vostra mente che sforna scuse a tutto spiano, questi sono soldi ottimamente spesi.
Il cane si affezionerà di più al dog sitter che a voi?
Può darsi: ma che volete? Tornando all’esempio di prima, secondo voi il detenuto quanto può “affezionarsi” ai suoi carcerieri?

detenuto1Ringraziate ancora che nel cuore di un cane ci sia ampio spazio, e che lui riesca, nonostante tutto, a voler bene “anche” a voi: e ricordate che “amare” non significa “possedere”, e tantomeno “possedere in esclusiva”. Quelli che la pensano così sono i gelosi patologici, quelli che poi magari ammazzano la fidanzata perché ha sorriso a un altro uomo.
Magari a questo specifico argomento dedicherò un altro articolo, nei prossimi giorni: per ora mi limito a dire che il cane detenuto in casa non sta molto meglio di quello detenuto in canile.
Anzi, a volte sarebbe stato decisamente meglio in canile (a meno che non si parli di canili lager, ovviamente…), visto che almeno lì c’erano i volontari che ogni tanto lo facevano uscire. Quindi attenzione a pensare di averlo “salvato”, se poi l’avete costretto ad una vita da computer spento.
Certo, adesso ha il divano supermorbido: ma sappiate che a lui, del divano supermorbido, non frega assolutamente niente. E che potendo inalberare un cartello, il cane detenuto in casa ne avrebbe uno con scritto “Preferisco vivere”.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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