sabato , 18 novembre 2017
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Da grande voglio fare il cinofilo…

di VALERIA ROSSI – Ho appena ricevuto l’email di una ragazza tanto entusiasta quanto confusa.
Tema: vorrei tanto lavorare in campo cinofilo, ma… come?
Dopo avermi parlato della sua smodata passione per il boxer, ed avermi elencato alcune possibilità che intravvede, ma senza riuscire a metterle proprio bene a fuoco (tra quelle che elenca: “allevare? Addestrare? Specializzarsi nell’addestramento dei boxer? Fare pet therapy con i boxer?”) conclude con queste domande:

– Come faccio a capire cosa voglio studiare in ambino canino?
– Come faccio a capire la mia reale vocazione per questo mondo?
– Ma soprattutto, a chi devo rivolgermi per scoprire esattamente come studiare da qualcuno “che ci capisce” e non solo perché c’è scritto E.N.C.I. o non so…?

Potrà sembrare strano, ma di richieste di questo tenore ne ricevo veramente moltissime. Il brutto è che non so bene come rispondere.
Quando c’è tanta, ma davvero tanta passione (e in questo caso, per esempio, c’è: tra le altre cose la ragazza fa volontariato da tre anni), la soluzione “lavorare in cinofilia” ne sembra la naturale conseguenza.
Purtroppo sono la prima a pensare “uhm”, “mah”, “nahh…” man mano che vengono proposte diverse alternative (il “nahh!”, in questo caso, mi è sorto spontaneo di fronte al “fare pet therapy con i boxer”. Data la folle esuberanza tipica della razza, questa la vedo proprio dura!!!).
Però, in realtà, questo sembra essere un campo in cui le possibilità di lavoro “reale” (e cioè non come semplice hobby, ma come qualcosa che ti permetta di mettere insieme il pranzo con la cena) purtroppo non abbondano. E siccome sono davvero tanti i giovani che vorrebbero provarci, analizziamo un po’ insieme le diverse possibilità e cerchiamo di dare qualche risposta sensata alle loro domande.

1 – il settore veterinario
Nonostante la presenza di 60 milioni di animali domestici in Italia (rapporto rapporto Assalco-Zoomark), sembra che i 29.000 veterinari già presenti sul mercato lascino poco spazio alle new entry.
C’è da notare, infatti, che dei 60 milioni di pets la metà è rappresentata da pesci (che il vet probabilmente lo vedono poco o nulla), mentre cani e gatti messi insieme raggiungono la quota di 14 milioni e mezzo.
Non sono certo pochi, per carità… ma se pensiamo che per gli animali non esiste la mutua, e che visite e prescrizioni veterinarie sono tutte a pagamento, è facile intuire che 30.000 vet fatichino a sbarcare il lunario, perché non c’è lavoro per tutti.

infografica_pets
Un’inchiesta di “Giornalettismo” del 2013 (intitolata, non a caso, “La folle fabbrica dei veterinari”), dà una visione abbastanza concreta del problema.
Dunque, quella di iniziare un corso di laurea lungo 5 anni per poi arrivare ad un guadagno medio di mille euro al mese (è ciò che emerge dall’inchiesta di cui sopra) non sembra una grande idea.
Per quanto riguarda poi la figura dell’assistente veterinario, a parte il fatto che l’inquadramento professionale nel nostro Paese è poco chiaro, appare evidente che faticherà ancor più a trovare lavoro, perché sono veramente pochissimi i vet che possono permettersi di pagarne uno. Già faticano a campare loro…

cucciolata_mest2 – il settore “allevamento”
L’ho già ripetuto in mille salse diverse, ma lo ribadisco ancora una volta: vivere di allevamento è pressoché impossibile, a meno che non si scelga di fare il cagnaro anziché l’Allevatore serio.
I cagnari (sia che producano – in senso letterale – in proprio, sia che importino dai Paesi più poveri e poi rivendano) guadagnano benissimo: un cucciolo dell’Est pagato 100 euro e rivenduto a 7-800 (a volte pure di più) è un vero business.
Un cucciolo “allevato” (si fa per dire) in Italia, ma semplicemente accoppiando un maschio e una femmina, senza alcun controllo sanitario, senza test per le malattie genetiche, senza alcun riscontro morfologico e caratteriale (leggi: expo e prove di lavoro) è comunque una buona fonte di guadagno.
Se però cominci anche solo a testare i riproduttori, a portarli un po’ in giro per expo, ad escludere dalla riproduzione i cani con problemi, a prepararli anche solo per una prova di selezione… ecco che le spese si moltiplicano per mille, mentre il ricavo rimane identico. Anzi, a volte sei pure costretto a tenere i prezzi al limite della rimessa, perché sei strangolato dalla spietata concorrenza degli stessi cagnari e delle sciuremarie che fanno cucciolate a casa loro (nonché degli insensati attacchi degli animalisti fanatici).
Aggiungiamoci che l’ENCI fa davvero pochino per diffondere la cultura dell’allevamento selettivo (quanti di voi sanno che esiste un pedigree diverso per le cucciolate selezionate? Eppure esiste, eh! Ne parleremo in un prossimo articolo) e che, di fatto, agevola il cagnaresimo (perché la produzione in massa porta più introiti di quella DOC) e il quadro è completo.
La tragica conclusione è che, se vuoi “vivere di cani”, non puoi allevare seriamente.
Bello, vero?

corso_addestr3 – il settore educazione/addestramento

Se i veterinari sono già troppi, le figure professionali nel settore dell’educazione/addestramento sono troppissime. Circa 35.000, un vero sproposito se si considera che questo settore riguarda esclusivamente i cani e che il target è quantomai risicato, perché in Italia non c’è una vera cultura dell’addestramento (anzi, spesso pure questo viene osteggiato dagli animalisti: e non pensiate che si tratti di “quattro matti di gatti”, perché quei quattro gatti matti hanno un peso politico che noi ci sognamo).
A peggiorare la situazione arriva il fatto che il business dei corsi per educatori/addestratori ha “sfornato” un numero elevatissimo di “incapaci diplomati” che non cavano un ragno dal buco, non riescono a risolvere neppure il più piccolo problema e causano così un passaparola diffamatorio nei confronti dell’intera categoria. E di sicuro non aiutano gli scanni perenni tra gli stessi appartenenti al settore (vedi diatribre educatori vs addestratori, collaristi contro pettorinisti eccetera eccetera).
Un altro problema serio è quello di seguire il corso “giusto” e di non finire tra le grinfie di venditori di fumo e mangiasoldi vari: è un argomento che abbiamo già affrontato più volte e purtroppo la risposta sicura non ce l’ho (se non quella di dire “venite a farlo da noi”, che però oltre ad essere poco etica non è certo praticabile per tutti: chi sta a millemila chilometri nun ce la po’ fa’!).
Scherzi a parte, personalmente ho molte speranze nella nuova figura del professionista cinofilo certificato (vedi i diversi articoli pubblicati in merito all’FCC, che l’ha introdotta in Italia), ma ancora non mi sembra che si sia riusciti a farne capire l’importanza né al grande pubblico, nè allo stesso settore: quindi i risultati “veri” mi sembrano ancora lontanucci.

toelett4 – Altre professioni nel settore cinofilo
Inserisco sotto la voce “altre” sia la figura del toelettatore che quella del proprietario/gestore di una pensione. E vi dico subito che forse queste sono le possibilità più concrete di tirar su uno stipendio non proprio da fame… però richiedono un investimento iniziale di un certo spessore (la pensione ancor più della toelettatura).
Un altro possibile mestiere è quello del dog sitter, sia nella forma di “dog walker” (passeggia-cani”) che in quella di “assistente” del proprietario, che alle passeggiate unisce anche un po’ di educazione. Anche su queste figure, purtroppo, aleggia l’ombra dello sputtanamento (perché troppissimi ragazzi si sono improvvisati dog sitter, facendo danni a tutto spiano… e il pssaparola è stato implacabile anche in questi casi), cosicché ormai finiscono per lavorare come dog sitter  – vista l’immane diffidenza che c’è a monte – solo i laureati in veterinaria, magari con un master in comportamentalismo, che abbiano fatto possibilmente anche un corso da educatore. Altrimenti non vi danno più in mano neanche il barboncino da far pisciare dietro l’angolo.
Tornando al settore toelettatura, invece, tocca ricordare che sì, lavoricchiano quasi tutti: ma proprio come nel settore allevamento, quelli che “tirano” di più sono i lavacani-tosacani, e non i veri professionisti con alle spalle corsi, gavetta, esperienza eccetera. I professionisti seri, per ovvi motivi, vorrebbero mostrare le loro vere abilità lavorando sulla toelettatura dei cani da show: ma anche questi sono pochissimi. Quindi o si adegua a fare a propria volta i lavacani e a scontrarsi con la Sciuramaria che vuole il cane rasato a zero “perché ha caldo”, oppure faticherà non poco a trovare uno spazio adeguato (anche perché di toelettatori bravi e pure famosi è già saturo – tanto per cambiare –  il mercato).

cane-tristeUn panorama desolante e scoraggiante, quello che ho dipinto: ma purtroppo anche realistico.
Detto questo, vorrei anche specificare che qualcuno “ce la fa”. Non proprio “uno su mille”, ma qualcuno in più.
E cioè chi dimostra di saper fare davvero il proprio mestiere in modo professionale, non raffazzonato e non basato soltanto sul “diplomino” (ma neppure sulla laurea!) appena acquisito.
Non dico niente di nuovo, lo so… ma troppa, troppissima gente si sente “arrivata” quando in realtà è appena partita.
Si sentono “troppo” arrivati i neo diplomati educatori o addirittura addestratori (è solo l’ENCI che rilascia la seconda qualifica) che – pure giustamente, se vogliamo… – pensano “cazzarola, ho speso 2000 euro, adesso potrò cominciare a lavorare?!?”.
La risposta è NO. Non puoi, non sei ancora in grado, scordati di aver imparato la cinofilia VERA in sei mesi o in un anno. Tocca far gavetta, tocca fare esperienza prima di pensare davvero di aprire un campo… ma qui arriva un altro problema, che è quello del “dove” farla… visto che sono ancora assai pochi i campi in cui, dopo il corso, ti viene consentito anche di fare un buon tirocinio (che dovrebbe essere gratuito… ma non sempre lo è!) e di affiancare i professionisti veri per imparare anche qualcosa di pratico, oltre a tutta la teoria che hai studiato.
Lungi da me, sia chiaro, l’affermare che la teoria “non vale niente”. Vale eccome, anzi io sono la prima che, “nata” come addestratrice in tempi in cui non esisteva alcun corso preparatorio, e quindi venuta su a forza di pratica (e di facciate nei muri), la teoria se l’è studiata dopo e si è studiata tutta quella che poteva.
Perché ci vuole, perché è importantissimo sapere non solo che “si fa così”, ma anche “perché” si fa così!
Però, da sola, non basta. Non basta, non è applicabile nella stessa misura a tutti i cani, a volte non combacia proprio con la pratica… e non perché sia sbagliata, ma solo perché i cani sono individui e non c’è teoria, non c’è metodo, non c’è strumento al mondo che possa valere “per tutti” gli individui, quando si tratta pure di individui pensanti e senzienti.
Morale della favola? Ve la riassumo in uno specchietto:

Chi “ce la può fare
1 – chi continua a studiare, a prepararsi, a seguire master e/o corsi di specializzazione se è un vet, stage e seminari e corsi di aggiornamento se è educatore, addestratore o toelettatore (selezionandoli BENE… perché ormai pure stage e seminari sono diventati un mega-business e li tengono cani e porci: dal vero professionista con immensa esperienza a quello che alleva/addestra/toeletta ecc. da due anni e pensa di essere il Guru della situazione). Soprattutto, ce la fa chi trova un buon maestro: ovvero un vet, un toelettatore di esperienza o un  campo disposto ad ospitarlo e a fargli fare la necessaria gavetta;
2 – chi capisce che in cinofilia “gli esami non finiscono mai” e che ci sarà sempre qualcosa di nuovo da imparare;
3 – chi ha anche, di suo, qualche dote naturale che gli consente di “leggere” bene i cani, di avere intuito, di possedere quel quid in più che distingue il medico generico dal dottor House della situazione.
4 – ad eccezione del veterinario che se è davvero bravo e preparato può campare solo di quello (magari dopo qualche annetto e non subito), in tutti gli altri campi di solito ce la fa chi abbina più professioni . Addestramento più allevamento, educazione e pensione, allevamento e toelettatura, e così via. Più servizi di offrono e più possibilità di riuscita ci sono: ma siccome è difficile che una sola persona riesca a ricoprire più incarichi, forse la miglior soluzione possibile è quella di abbinare più figure professionali, creando uno staff plurifunzionale. Non è facile, sia chiaro: bisogna trovare le persone giuste e bisogna anche riuscire ad andare d’accordo… però ci si può fare.
5 – purtroppo la storia dice che “ce la fa”, a volte, anche chi ha carisma… e nient’altro, o poco altro. Come in tutte le professioni del mondo, d’altronde. E’ sempre stato e sempre sarà così, ma l’avvento di Internet ha fatto crescere in modo esponenziale il problema. C’è davvero pieno così di personaggi che sono riusciti a crearsi un’immagine accattivante facendo cinofilia solo su FB… per tacer di quelli che hanno trovato la solita, italianissima scorciatoia dell'”amicizia che conta”. O di quelli che hanno puntato tutto sull'”effetto wow!” aprendo campi/ambulatori/negozi appariscenti, strafighi e capaci di attirare i clienti come mosche. C’è da dire che molto spesso queste mosche, se non vedono anche dei risultati, scappano: ma purtroppo non sempre accade, specie se il personaggio che ha aperto la struttura “wow” è anche ricco del carisma di cui sopra.
Di sicuro non vi dico questo per suggerirvi di seguire queste strade, ma per mettervi in guardia contro chi le ha già seguite e sarà un concorrente pericolosissimo per chiunque si appresti ad iniziare un percorso: perché chi bara già in partenza, di solito, è anche cattivo inside: e pur di tutelare il proprio orticello sarà prontissimo a farvi la guerra, senza esclusione di colpi. Per questo, oltre ad umiltà, serietà, impegno economico (che ci vorrà sempre e comunque) e voglia di studiare e di migliorare, al nuovo arrivato nel mondo della cinofilia servirà anche un bel palmetto di pelo sullo stomaco. Chi si scoraggia facilmente, o chi spera in un mondo giusto dove siano sempre e solo i meriti a vincere, non può uscire vivo dal mondo della cinofilia… ma forse questo vale in generale per tutto il mondo del lavoro. Almeno in questo Paese.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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