domenica , 19 novembre 2017
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Il grande spreco

di CLAUDIA BAGNO – Se oggi passeggiando incontraste Kiba non vedreste altro che un vecchio cane che, passetto per passetto, si gode la sua uscita, annusando ogni angolo e marcando il territorio, a volte senza neanche alzare la zampa.
Kiba viene da un canile, un canile lager del Lazio. Abbiamo deciso di adottarlo a fine 2012, e a inizio 2013 era a casa con noi. Lui era entrato in gabbia nel 2002.
Vivendoci insieme, l’immagine che mi sono fatta di lui è ben diversa da quella che si fa lo spettatore delle nostre attuali passeggiate.

Abbiamo ipotizzato che non sia nato in gabbia, ma che abbia avuto una storia pre-canile. Non tutti i cani, infatti, hanno una gamba piena di pallini di fucile.
Ok, magari in canile se le prendeva, ma dubito che gli abbiano sparato in quella sede…ci sono modi ben più semplici ed economici per fare male ad un cane (non a caso lui ha paura anche delle ciotole e dei piatti, pur sapendo benissimo che dentro c’è roba buona, e avendo la fame arretrata di dieci anni). E poi un cucciolo di quasi-husky, per quanto decisamente non di razza, difficilmente “nasce” in canile.
La nostra teoria di famiglia, quindi, è che fosse di qualcuno che un husky non sapeva proprio come gestirlo. E che fa un cucciolone husky trascurato? Ma va a caccia, naturalmente! E si fa sparare dai proprietari dei pollai, probabili teatri di olocausti.
Avevamo anche la teoria del colore, ovvero che fosse stato impallinato da un cacciatore per via del suo colore rossiccio, che potrebbe averlo fatto somigliare ad una volpe o a un cinghialotto. Ma poi, a tredici anni suonati, legato al flexi, è riuscito ad arraffare e uccidere una sventurata gallina in libera uscita. Dopotutto anche le volpi predano i pollai, non è che l’altra teoria sia da buttare.

Oltre a uccidere galline, da noi Kiba ha imparato un sacco di cose. Quando è arrivato non sapeva neanche usare il suo cuscinone, così lo scavalcava con aria perplessa. Poi ha visto Yuki svaccata nel suo, e gli si è accesa la lampadina.
Ha dovuto imparare a farsi baciare il muso: la prima volta che ci ho provato ha spalancato le fauci prendendomi la faccia dalla fronte al mento, e solo perché è un cane maledettamente equilibrato e magnanimo non le ha richiuse trasformandomi nella cugina brutta di Voldemort. Dopo infinite volte (io DEVO baciare il musetto ai miei cani) e infiniti premietti, ha capito che non è un affronto così grave. Ringhia ancora un po’, ma sopporta.
Ha imparato (circa) i comandi base, e a non tirare e abbaiare come un ossesso in presenza di altri cani. Per nostra fortuna quando gli parli di cibo il suo cervello si spegne e puoi fargli fare quello che vuoi. Con un bocconcino in mano mi fa una condotta al piede da fare invidia ai malinois…o quasi.
I primi tempi ogni cosa che lo agitava lo faceva girare in tondo. Se prendeva paura girava, se si eccitava perché si usciva girava. In giardino e in casa non stava mai fermo, la sera spegnevamo le luci che lui ancora camminava intorno al tavolo. Avevo iniziato a pensare che avesse qualche problema neurologico.
Anche se gli concedo ancora il beneficio del dubbio, ormai penso che sia solo pirla…ma questo è un altro discorso, legato più che altro al fatto che è un maschio (non me ne vogliate, ma nei cani e nei gatti le femmine ghe magna i risi in testa, ai maschi!).
Insomma ci è arrivato, ormai quasi quattro anni fa, un cane vecchio, artrosico, sordo, un po’ cecato, e con le sue cicatrici fisiche e mentali, scelto proprio perché sarebbe stato più facile gestirlo e farlo convivere con i gatti (che infatti non caga di striscio).

E che c’entrano gli sprechi?
Eh, ora ci arrivo.
Io, che per i vecchi ho un rispetto discutibile, quando Kiba è arrivato ho subito iniziato a portarlo in giro a piedi e sui pattini. E ragazzi miei, i limiti fisici c’erano, e ora sono pure più grossi, ma accidenti se Kiba ama fare cose assieme!
Non posso dire quanto il suo carattere sia stato forgiato dalla genetica, quanto dall’ambiente e quanto mitigato dai 14 anni suonati, ma è un cane splendido, e ha tutte le qualità di un siberian: è affettuoso (al limite del puttanesco) con chiunque lo coccoli, ma non è espansivo e sa stare al suo posto. È dinamico e agile (si vabbè, ERA dinamico e agile, ma lui dentro di sé pensa di esserlo ancora).
È socievole con i cani (ma ancora fa il gradasso con gli altri maschi, l’incosciente), e ha un bel predatorio, tranne che per i gatti. Non so cosa farebbe lasciato libero di galoppare verso un gregge di pecore. Anzi, lo so: ci si lancerebbe dentro finendo ammazzato a zoccolate perché è vecchio, senza denti e con un crociato rifatto. Ma diciamo che il suo intento sarebbe quello di procurarsi la cena, dài.

Pur essendo indiscutibilmente tordo per certi (tanti) aspetti, ha quella docilità che lo renderebbe adatto a quasi tutte le attività cinofile (insomma, quelle adatte ad un husky). Con lui da giovane avrei potuto fare l’Iditarod, io lo so.
L’altra nostra cagna, Yuki, è arrivata cucciolissima (troppo cucciola, ma era una situazione di emergenza e così è arrivata a casa ad un mese esatto), con lei ho fatto tutte le mie esperienze cinofile, su di lei tutti i miei errori. E dopo undici anni lei, vissuta sempre amata, educata e coccolata, ha un carattere decisamente meno facile del coso rossiccio che per lo stesso tempo ha preso freddo e botte (e fucilate)*.
A volte c’è da chiedersi se faccia più male il canile o l’inesperienza.

Avrei ancora tanto, tantissimo da dire su Kiba, ho ancora tanti dubbi sul perché abbia il carattere che ha, quindi non intendo mettermi a fare assunti generali.
Però ragazzi, quanti ce ne stanno di cani come lui in gabbia? Quanti cani che vi potrebbero far correre l’Iditarod?
Pensate a quanti splendidi cani, dal carattere perfetto per la persona media, ci sono. E stanno tutti chiusi lì da qualche parte.
Noi con Kiba siamo arrivati tardi. Pur dando ancora moltissimo in termini di affetto, tutto il suo potenziale è stato sprecato girando in tondo in una gabbia per dieci anni.
Quante gite in montagna, quante corse in bici e sui pattini, quante cose che io amo non ho potuto condividere con lui che le avrebbe a sua volta amate.

Andateci, in canile. Andateci, se siete sportivi e vi piace godervi la vita in modo attivo, e guardate i cani adulti. Non solo i cuccioli, e non solo i vecchi sfascioni. Guardate quei cani che sono già sbocciati, e magari anche già un po’ maturati. Perché è in loro che troverete i compagni che cercate.
Non so dirvi come scegliere un cane perfettamente adatto a voi, quello che vi porterebbe verso l’Iditarod. È una cosa troppo soggettiva. Kiba l’abbiamo visto e adottato tramite Facebook e l’avremmo amato in ogni caso, come è giusto che sia. Ma vi auguro sinceramente di riuscire in qualche modo a fare la scelta giusta, e di poter evitare il grande spreco di un cane giovane che gira in tondo in una gabbia.

* Piccola doverosa precisazione: non che Yuki sia una cagna problematica. Però senza dubbio con lei ho fatto grandi errori. Ad esempio, la prima volta che è stata dal veterinario non ho pensato che potesse traumatizzarsi. Quello le ha spremuto le ghiandole perianali, lei ha sentito male, e da quella volta a undici anni dopo non ha mai vissuto bene un singolo vaccino. Kiba dal veterinario ci entra tranquillamente nonostante le dita dove non batte il sole per il controllo della prostata, o la TPLO (l’intervento per sostituire il legamento crociato con una placca di metallo): oltre all’operazione, quella volta Kiba si è visto di nuovo prigioniero in una gabbia (di degenza, ma lui non lo sapeva). Si è così depresso che l’abbiamo portato a casa prima del previsto perché non mangiava, e com’è stato contento quando ha capito di non essere di nuovo in canile! Alla faccia mia, che mi ostino a dire che in testa ha il vuoto pneumatico e che ha la sensibilità di un paracarro!

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