giovedì , 30 marzo 2017
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L’importanza dei preaffidi

di VALERIA RAPEZZI – Collaboro con canili e associazioni a vario titolo, ormai da parecchi anni.
Ho visto molti cani entrare in canile o essere presi in carico da diverse associazioni, ho fatto stalli e ho fatto preaffidi. Ho visto molti cani entrare nelle loro nuove famiglie e iniziare una nuova vita, e ne ho visti altri rientrare in canile, perchè qualcosa era andato storto.

Come mai, a volte, non c’è un “lieto fine”?
L’idea che mi sono fatta è che, nei casi in cui i cani non rimangono nelle famiglie adottanti, ci sia qualcosa che non va per il verso giusto in fase di preaffido. A volte il preaffido proprio non viene fatto, e quindi si sfida la sorte, in una sorta di “roulette russa” fatta con le vite di cani e persone. Può andare bene, oppure andare male, a diversi livelli.
Non è detto che quando va male, il cane rientri in canile. A volte va male ma il cane resta in famiglia, conducendo una vita inadatta e stressante per tutti (cane e persone), oppure viene relegato in giardino o a guardia di un cortile vuoto di qualche ditta.

Ma, anche quando il preaffido avviene, non è sempre detto che tutto fili liscio. Intanto, per far sì che sia possibile avere un tasso di successo il più alto possibile, sono necessari dei requisiti imprescindibili:

1. Attenta valutazione del cane: chi è? che caratteristiche ha, come individuo? quali sono le sue esigenze, lo stile di vita e l’ambiente adatti a lui? Sarebbe importante che, chi valuta il cane, abbia le competenze per farlo e possa vedere il cane in contesti differenti dal solo box del canile/pensione in cui si trova. La fretta, in questa fase, è una cattiva consigliera. Meglio essere il più onesti e obiettivi possibili, nascondere alcuni “difetti” o “problemi” è sempre un’arma a doppio taglio. Proprio a causa di determinati fatti tenuti nascosti, il cane potrebbe subire il trauma di un nuovo abbandono, oppure potrebbe rimetterci il “buon nome” dell’associazione che ha seguito l’adozione di quel cane, nel caso in cui rimanesse in famiglia, con tutte le difficoltà del caso. Un “passaparola negativo”, non solo potrebbe portare a una diminuzione delle adozioni dei cani di quella particolare associazione, ma potrebbe ripercuotersi negativamente sulle adozioni dei cani in generale.
Perchè le persone potrebbero arrivare a pensare che le associazioni non sono affidabili, che i cani in canile sono sempre problematici ecc E possiamo dar loro torto, se sono sempre più numerosi i casi di cani “pacco bomba” recapitati a casa con il loro bagaglio di mezze verità e “brutte sorprese”?

2. Attenta valutazione degli adottanti: perchè vogliono un cane? perchè proprio quel cane? che aspettative hanno sulla vita con un cane in genere, e con quel cane in particolare?

Anche questo è un cane di canile: ma questo viene voglia di portarselo a casa, perché “sorride”!Sono disposti a scendere a compromessi e ad adattarsi alle modifiche dello stile di vita richieste dall’arrivo del cane? Se il cane dovesse avere esigenze particolari, sarebbero disposti a rivolgersi al professionista adatto (educatore, istruttore cinofilo, veterinario ecc)?
Sono disposti a “mettersi a nudo”, per consentire a chi fa il preaffido di valutare oggettivamente la situazione?
Sono disposti ad accettare un “No” come risposta, consapevoli del fatto che, il cane di cui si sono “innamorati” potrebbe non essere adatto a loro?
Sono disposti a fare un percorso di inserimento graduale, se necessario o richiesto dall’associazione?
Il contesto in cui vivono, è adatto al cane scelto (e qui torniamo al punto 1: sappiamo chi è il cane per cui stiamo facendo il preaffido?), o a un determinato tipo di cane?

3. La persona che esegue il preaffido: chi fa preaffidi, deve avere molto occhio, deve conoscere bene i cani in genere e anche saper leggere le persone. Anche se non retribuito, fa un lavoro molto importante, che segnerà il futuro di cani e persone.
La sua responsabilità è molto grande, deve prendere sul serio il ruolo che ricopre, e anche le associazioni devono fidarsi del suo giudizio. Se esprime un giudizio negativo su una determinata situazione, la sua valutazione deve essere accolta dall’associazione. Non ha senso chiedere a qualcuno di fare un preaffido e, se l’esito è negativo, affidare lo stesso il cane e farlo arrivare in una situazione ritenuta non idonea da chi ha fatto la valutazione.
Perchè i rischi sono sempre gli stessi dell’affido non fatto: cane che viene rispedito al mittente (o che entra in un canile differente), oppure cane e famiglia che fanno una vita d’inferno, sempre arrancando per cercare di sopravvivere in un contesto inadeguato a tutti.

L’invito che rivolgo a tutte le associazioni è di collaborare, creando una rete di persone esperte e formate per valutare cani e persone, e cercare il più possibile di mandare il cane giusto nella famiglia giusta. Andare avanti con l’idea “basta far uscire un cane dal canile” o “basta togliere da strada un cane in più” non è la via giusta.
Si sposta solo il problema da un punto a un altro dell’Italia (o dell’Europa, nel caso di adozioni estere), ma non si risolve alla radice. Prendetevi il tempo di valutare i cani realmente, prima di metterli in adozione.

Agli adottanti mi sento di dire: rivolgetevi ad un canile/associazione della vostra zona. Prendetevi il tempo di conoscere il cane che volete portare a casa, fatevi conoscere da lui. Perchè quando lo porterete a casa, lui non si debba ritrovare in un luogo sconosciuto, con persone mai viste, con uno stress ancora maggiore del necessario. Non ordinate i cani “a catalogo” guardando i vari siti di annunci. Ovunque, in Italia, ci sono cani in cerca di una famiglia e una seconda possibilità. Tutti meritano di trovare questa famiglia, senza per forza dover fare viaggi della speranza lunghi centinaia di km.

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