mercoledì 8 Luglio 2020

E’ vero che la cagna “deve” avere almeno una cucciolata nella vita?

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Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

di VALERIA ROSSI – Se è abbastanza facile per tutti, allevatori e privati, spiegare al proprietario di un maschio che a) non è indispensabile farlo accoppiare “per il suo bene”, b) non si hanno femmine disponibili per lui… è invece piuttosto difficile rifiutare le “avances” dei proprietari di femmine.
Il privato, infatti, è quasi sempre felicissimo di mettere a disposizione il suo maschio, perché sotto sotto è convinto di fare felice lui (mentre così non è: v. “Il maschio ha bisogno di accoppiarsi?”).
L’allevatore, dal canto suo:

a) sa di possedere cani ampiamente testati in riproduzione e probabilmente capaci di migliorare la razza;
b) pensa che se lui rifiuta la monta, il privato con la sua cagnina si rivolgerà probabilmente al “cane del vicino” e farà lo stesso la sua cucciolata, ma con risultati di minor valore zootecnico;
c) ottiene un riscontro economico vendendo le monte.

Tutto questo fa sì che tutti i proprietari di maschi, nove volte su dieci, rispondano con un “SI!” entusiastico alla proposta di cedere una monta.

la cagna deve avere almeno una cucciolata nella vita?Ma è davvero un bene che i privati producano cucciolate?
Cerchiamo di esaminare i “pro” e i “contro” con la maggior onestà possibile, partendo dalla considerazione più importante: la cagna non è una donna.
Il suo istinto materno, tanto spiccato da riempirci di tenerezza, si sviluppa “con” la nascita dei cuccioli, ma assolutamente mai  “prima”, come invece accade alle donne (non a tutte, ma a molte di esse).
Insomma, se il fatto di non avere figli può gettare una femmina umana nella disperazione, questo non accade per la femmina canina, che “ignora” completamente il problema.
Detto questo, vediamo i:

PRO “UMANI”
a) allevare una cucciolata è un’esperienza di eccezionale valore emotivo;
b) se abbiamo bambini piccoli in casa, l’esperienza insegnerà loro più cose sul sesso e sulla nascita di quante potrebbero insegnargliene milioni di parole o di libri.

PRO “CANINI”
a) una femmina leggerina e di poca sostanza, dopo la cucciolata, spesso migliora dal punto di vista morfologico;
b) alcune cagnine molto esuberanti e “incontenibili” si tranquillizzano un po’ (ma solo un po’, sia chiaro!) dopo la maternità.

la cagna deve avere almeno una cucciolata nella vita?CONTRO “UMANI”
a) un parto è sempre un evento complesso e passibile di complicazioni: può andare tutto bene, ma può anche andare tutto male…o parzialmente male. Un allevatore esperto di solito capisce al volo quando le cose non filano per il verso giusto ed interviene per tempo (per esempio scegliendo di ricorrere al cesareo): un privato potrebbe accorgersene troppo tardi;

b) allevare una cucciolata è un impegno gravoso. Metterselo bene in testa, please.
Dopo i primi quindici-venti giorni (quando i piccoli stanno esclusivamente nella cuccia e la mamma pensa a tutte le loro esigenze), l’atmosfera di gioiosa contemplazione si trasforma in frenetica attività: i cuccioli vanno ovunque, sporcano ovunque, rosicchiano tutto, hanno continuamente bisogno di attenzioni e di cure… e la mamma comincia a guardare altrove con aria indifferente.
Non fischietta solo perché non ne è capace, ma se potesse lo farebbe.
Non si pensi che le cose migliorino di molto se si ha un giardino: i cuccioli piccolissimi (anche i cuccioli di razze nordiche e simili) non devono prendere freddo e tantomeno umidità, e almeno di notte vanno messi al riparo. Inoltre devono ricevere prima un corretto imprinting (quindi hanno bisogno di costanti rapporti con l’uomo) e poi una corretta socializzazione (quindi devono uscire, vedere persone diverse, ambienti diversi ecc.);

c) allevare una cucciolata costa, proprio in termini economici
I prodotti migliori per lo svezzamento, il mangime specifico per cuccioli, le sverminazioni, le vaccinazioni e l’iscrizione all’ENCI sono solo alcune delle spese “fisse”, a cui talora si sommano voci aggiuntive e impreviste (dalla cura per il cucciolo che si è fatto male alla spesa per ricomprare il prezioso vaso Ming abbattuto da una codata);

d) alla responsabilità di seguire una cucciolata nel modo migliore si somma quella di affidare i cuccioli a persone “giuste”, adatte alla nostra razza e capaci di trasformare la pallina pelosa di oggi in un adulto felice e realizzato;

e) alla responsabilità si somma la difficoltà, per un privato, di piazzare i cuccioli (a meno che non si tratti di una razza “di moda”), e per pura disperazione potremmo essere tentati di cederli a chiunque, pur di levarceli dai piedi;

f) un privato possessore di femmina che la fa coprire dal maschio dell’amico o del vicino di casa non “alleva” una cucciolata (anche se l’ENCI lo considera “allevatore”), ma la “produce”.
Dietro non c’è alcuna selezione morfologica e/o caratteriale, non c’è uno studio accurato delle linee di sangue, non c’è una valutazione dei rischi ereditari, non c’è tutto quello che invece dovrebbe assolutamente esserci se vogliamo contribuire in modo positivo alla diffusione della razza.
Il rischio non è soltanto quello di produrre cani “non bellissimi” (il mondo non è e non deve essere solo dei belli!): il rischio è quello di produrre cani non perfettamente sani, o con problemi di carattere che renderebbero difficile la loro vita e quella dei futuri proprietari;

la cagna deve avere almeno una cucciolata nella vita?g) Rovescio della medaglia: il privato X, possessore di una femmina bella e sana che la fa coprire da un maschio supertitolato dopo essersi consultato con l’allevatore, aver accertato l’esenzione da malattie ereditarie e operato in modo estremamente corretto ed etico… ovviamente avrà sostenuto costi assai superiori a quelli del signor Y che ha messo insieme una femmina qualsiasi e un maschio qualsiasi.
Bene (anzi, male): questo lavoro di selezione non gli sarà praticamente MAI riconosciuto.
Le persone che suoneranno alla sua porta o risponderanno per telefono o via e-mail ai suoi “annunci di cucciolata” gli rinfacceranno immancabilmente di chiedere un prezzo “troppo alto per un privato”, ed è molto probabile che preferiscano acquistare i cuccioli del signor Y, che può venderli a meno perché ha sostenuto spese assai inferiori.
Non parliamo poi di chi – allo stesso prezzo – preferirà andare in negozio, perché pensa che il privato in fondo offra cuccioli di qualità inferiore!
Il vero problema è che in Italia non c’è cultura cinofila e non si sa ancora distinguere tra cucciolo DOC e cucciolo “qualsiasi”.
Quando si parla di cucciolo “DOC” la gente comune pensa che ci si riferisca solo al cane da esposizione: e chi non è interessato al ring pensa che la differenza di prezzo non valga la candela.
Pochissime persone sanno che dietro a una cucciolata “DOC” c’è un lavoro che va ben oltre la semplice bellezza, ma che coinvolge anche il carattere e soprattutto la salute. Creare una cultura cinofila è un impegno lungo e difficile: ci stiamo provando in tanti… ma è dura, e per ora siamo ben lontani dall’essere arrivati alle grandi masse.

CONTRO “CANINI”
a) gravidanza e parto stressano la cagna e possono causarle problemi di salute;
b) la diceria secondo cui la cagna “dovrebbe assolutamente partorire almeno una volta nella vita” è basata su un presupposto tendenzioso. Infatti è stato appurato che “diverse” gravidanze (e non una sola) hanno una funzione protettiva nei confronti dei tumori dell’apparato genitale (soprattutto quelli all’utero): ma lo studio è riferito esclusivamente ai tumori, e non tiene conto di tutto il resto.
Il fatto che non sia poi così “funzionale” per la salute della cagna sfornare cuccioli a ripetizione è dimostrato dallo stato pietoso in cui si riducono le femmine “sfruttate” dai produttori indiscriminati di cuccioli.
Troppe gravidanze (intendiamo più di 4-5 nella vita), dunque, sono deleterie: la cagna non morirà di cancro all’utero, ma morirà (anche se per altri motivi) molto prima delle sue simili che hanno partorito con tempi e modi “equilibrati”.

Una sola gravidanza, invece, non ha alcun riscontro apprezzabile sulla salute della cagna: avere una o nessuna cucciolata è esattamente la stessa cosa.

L’elenco dei “contro” potrebbe continuare ancora: ho citato solo quelli più eclatanti, e che ritenevo di maggiore impatto.
Ovviamente, con questo, non voglio distogliere nessuno dall’idea di allevare una cucciolata, perché il “pro umano” numero uno (e cioè il fatto che si tratti di un’esperienza eccezionale) vale da solo più di mille “contro”. L’importante, però, è arrivare a questa esperienza informati e preparati.
E’ importante sapere che una razza viene danneggiata (moltissimo!) anche da una sola cucciolata prodotta senza cognizione di causa e senso di responsabilità;  ma è altrettanto importante sapere che un privato informato e responsabile non sarà rispettato a sufficienza in un mondo di gente che “non sa ancora abbastanza” di cani.
Una volta che si hanno ben chiari tutti i “pro” e i “contro”, ognuno è liberissimo di fare la propria scelta.
E chi, nonostante tutto, ha deciso per il “sì”… ha la mia simpatia: perché a questo punto il suo “sì” sarà frutto di passione e di amore, non di malintesi o di scarsa informazione.
Se invece ha deciso per il “no”, allora deve assolutamente pensare alla sterilizzazione: che è consigliabile anche per il maschio adulto/anziano, dal punto di vista sanitario, ma per la femmina “non” riproduttrice è praticamente indispensabile, se vogliamo tutelarla da una lunga serie di patologie anche serissime e spesso letali.

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21 Commenti

  1. io non capisco veramente, l’allevamento dei cani !!! CANI DOC !???? MA COSA C…O DICI ??? vi spacciate per amanti di animali ….. ma per quanto leggo dai diversi articoli … mi sembrate solamente ipocriti !!!!!

    • Tu invece ti spacci per “cane”: con quale diritto? Chi ti ha dato il permesso di parlare a nome di una specie che non ti appartiene e che non conosci?
      Un ciccolo DOC è un cucciolo allevato con criteri selettivi che gli consentiranno di diventare un adulto sano e di buon carattere. SOno PROFONDAMENTE convinta che tutti i cani “veri”, e non i fake come te, plaudirebbero caldamente a chi si preoccupa di farli crescere sani e felici.

      • La razza non esiste in natura ignorante che non sei altro … La razza doc l hanno creata persone arriviste come te !!!! Solo per lucrarci sopra … Infatti i cani di allevamento campano in media 30 40% in meno dei cani meticci !!!! Studia prima di scrivere articoli !

        • Mio figlio mi ha appena chiesto: “Ma a “cane” non hai risposto perché non hai visto la sua replica, perché è tempo sprecato?”
          Gli ho detto che era tempo sprecato: vabbe’, mo’ lo spreco per dirlo anche a te. E aggiungo: sempre che tu non sia il troll che sembri, e che credi davvero alle puttanate che hai scritto… informati prima di dare aria alla tastiera. Fine conversazione.

  2. Ancora oggi anno 2015 molti veterinari inquinano le menti dei possessori di cani di sesso femminile con la storiella che o gli si fa fare almeno una cucciolata o è meglio sterilizzarla dopo il primo calore . In molti purtroppo optano per la prima opzione del tutto infondata poichè la sterilizzazione è una pratica irreversibile .

  3. ciao a tutti e’ da tanto che leggo il forum di questo bellissimo sito.
    Dopo questo prologo volevo dire la mia al riguardo.
    Ho da tre mesi una cucciola di dogue de bordeaux con pedigree e comprata in un allevamento delle mie zone abbastanza acclamato.
    Alla luce di quello che ho letto, documentandomi e soprattutto alla luce di esperienze passate, in breve mi sentirei di dare due dritte ai neofiti (se e’ giusto il termine, altrimenti scusate) e cioe’ ho comprato la cucciola da un allevatore per essere “sicuro” che non mi muoia di patologie varie ereditate da linee di sangue miste ecc.. ecc.. e secondo non devo aprire un allevamento ne’ tantomeno voglio lucrare sulla mia amata cucciola e allora la sterilizzo, cosi le daro’ una vita piu’ tranquillae….la regalero’ anche a me.

  4. sono contenta di leggere queste tue parole.
    io ho una cucciola di 4 mesi, con pedigree, e sto pensando seriamente, anche su suggerimento del veterinario, di sterilizzarla prima del primo calore o al max dopo il primo calore (vedremo in base ai suoi problemini di vaginite). purtroppo non appena ho chiesto un parere su un forum sono stata un po’ trafitta da opinioni tipo “chi prende una cagnolina deve mettere in conto una cucciolata, non la può sterilizzare solo perchè è più comodo”. In parte capisco che cosa intendono, ma se io facendo così preservo anche la salute della mia amatissima cagnolina non mi sembra di essere un’irresponsabile, anzi. A questo poi aggiungiamoci che non ho alcuna esperienza nè competenza cinofila, che non mi va di dover rinchiudere la mia cucciola per 20 giorni 2 volte l’anno in un garage per scongiurare gravidanze “accidentali” e che lavorando oltre 8 ore al giorno (cosa per la quale già mi sento mortalmente in colpa nel lasciare lei sola per così tanto tempo)gestire appropriatamente una cucciolata sarebbe impossibile.
    mi resta però qualche “rimorso di coscienza” ma credo più per ragioni umane che non canine…

    • Ciao, ho una cagnolina (meticcia) di 15 mesi e anche io sono in fase “decidiamo cosa fare della tua virtù”. L’addestratrice da cui andiamo a fare Agility mi ha suggerito di farle fare almeno due calori. Effettivamente prima del primo (scusa il gioco di parole!) era ingestibile, senza freni e a ricarica continua! Davvero esasperante. Fatto il primo calore (a 12 mesi circa) ho notato un cambiamento considerevole: è ancora esuberante, certo, ma molto meno di prima… diciamo che è “maturata” (almeno secondo l’opinione dell’addestratrice). Venendo al dunque: il mio consiglio, da ultima arrivata nel mondo cinofilo, e soprattutto il consiglio dei persone più compatenti di me (vedi l’addestratrice di cui sopra e il veterinario) è di farle fare un paio di calori e poi sterilizzarla. A quanto pare, con lo sviluppo, prendono più consapevolezza di se.

      • Jessica penso sia normale che prima di un anno di età il cane si esuberante , perché è un cucciolo. Poi crescendo si calma per forza di cose. Ma penso che il calore non c’entri molto e anche se in minima parte influisse sul comportamento del cane, io la sterilizzerei prima del 1o calore , per motivi di prevenzione 🙂

  5. Ma scusate ….facendo cosi’ (sterilizzare / castrare ) non si lascia solo ed esclusivamente il monopolio delle nascite (vendite) agli allevatori .
    Io sono un maschio che crede nella natura – madre natura . Non e’ contro la ” normalita’ ” dell’animale intervenire sulla loro sessualita’ ?
    Amo la mia cagnetta e sto soffrendo nel decidere cosa fare ,ha 7 mesi e il momento si avvicina …. sono molto confuso !!

    • Caro Nico, se si lasciasse il monopolio delle nascite agli allevatori (non ai cagnari, eh: agli Allevatori seri e con la A maiuscola) avremmo eliminato il 90% degli abbandoni e del randagismo, il che non mi sembrerebbe malaccio.
      Ma qui non si fa un discorso commerciale, bensì sanitario. La cagna ha solo due possibilità per risparmiarsi problemi gravissimi come tumori mammari, piometre eccetera: o fare una cucciolata all’anno, o venire sterilizzata. E su questo, ahimé, non ci piove.
      Madre natura del singolo soggetto se ne impippa bellamente: a lei interessa solo la specie. Quindi le cagne in natura (laddove si chiamano “lupe”, perché il cane “in natura” non esiste) fanno una cucciolata ad ogni calore. Le lupe crepano anche a 5-6 anni, in media: anche questa “è natura”.
      Il cane ha scelto di vivere con noi per puro e semplice opportunismo (parlando di specie, ovviamente, non di singoli soggetti), perché l’uomo era in grado di rendergli la vita molto più semplice (e più lunga): purtroppo in ogni sinergia c’è qualche compromesso da accettare.
      Il cane, dunque, ha rinunciato alla vita “libera e selvaggia” (che, guarda caso, è anche immensamente difficile e scomoda) per trovare un tot di agevolazioni: ma ci rimette anche qualcosa, per esempio una sessualità altrettanto libera e gioconda.
      Se però smettiamo di parlare di specie e cominciamo a parlare di individui…allora scopriremo che la cagna, “rinunciando” alla sessualità (rinuncia quantomai facile, perché non so se hai mai visto un accoppiamento tra cani: il maschio si diverte, la femmina urla disperata – anche di dolore. E alla natura, ovviamente, continua a non fregarne nulla), ci guadagna in longevità, in salute e anche in relax. Andare in calore e fare figli non è certo piacevole (né per la cagne, né per nessun’altra femmina). Neppure accoppiarsi è piacevole per le cagne (qui, invece, qualche altra femmina la pensa diversamente). Aggiungici poi che la cagna non ha condizionamenti culturali, che non “desidera un figlio”, che non ha nessun “istinto materno” da soddisfare (perché questo arriva solo insieme alla montata lattea)…e il quadro è completo.
      Detto questo… la natura è una cosa e la nostra società un’altra. Il cane – inteso come specie – ha già scelto dove stare.
      Noi dobbiamo cercare di capire cos’è meglio per lui – inteso come individuo – e agire di conseguenza.

  6. Ottimo articolo, soprattutto perché viene sottolineato di nuovo il fatto che fare UNA cucciolata per “il bene” della cagna, non ha alcun senso.
    E’ invece un discorso che sento molto spesso.
    D’altra parte, dopo aver letto questo articolo, sono sempre più convinta che far castrare i miei cani sia un’ottima idea.

  7. ciao!!! per prima cosa complimenti per il sito.. leggo sempre i tuoi articoli e li trovo utilissimi!!! puoi darmi un consiglio? Conosco tante persone che vorrebbero far fare una cucciolata alla loro femmina di cavalier king ma secondo me sono del tutto ignare di cosa ciò comporti.. in più alcune cagnoline non hanno nemmeno il ped e anche se sono in salute non si sa se possano trasmettere qualche problema ai cuccioli.. ho provato a dissuaderle da questa idea ma siccome loro hanno avuto tanti cani sanno già tutto e a me che ancora non ne ho non mi si filano minimamente! io ho 22 anni e vivo ancora con i miei, è per questo che fino ad adesso non ho potuto prendere cani. questo non vuol dire che io non possa informarmi e sapere più cose di tante altre persone che hanno avuto tanti cani.. certo ok ma bisogna anche vedere come li hanno avuti?!!! Io adoro gli animali e sopratutto i cani e vorrei fare di questa mia passione un lavoro, quindi ti assicuro che cerco sempre di documentarmi tantissimo e di imparare sempre di più.. però non ho cani quindi che ne posso sapere?!!! vabbè tornando a noi come posso far capire a queste persone che la loro cagnetta non si puo far accoppiare per il bene suo e della razza senza offendere nessuno? grazie e scusa per lo sfogo

    • Cecilia, che ti posso dire? Le motivazioni anti-cucciolate random stanno tutte nell’articolo… purtroppo la stragrandissima maggioranza delle sciuremarie se ne straimpippa della logica, del buon senso e pure della razza: quindi al massimo puoi provare a dire che il cavalier è una razza molto difficile da allevare (vero), che i parti sono complicati (semi-vero…) e che le loro preziose cagnole rischiano la vita (quasi del tutto falso, ma fa niente). Magari così si preoccupano un po’ e desistono 🙂

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