martedì 22 Settembre 2020

Imparare a stare da soli

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Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

di VALERIA ROSSI – Sempre più spesso mi sento chiedere consigli su casi di ansia da separazione (vera o presunta, perché in molti casi si tratta di semplici cani viziati che fanno un po’ di scena per commuovere gli umani, e non di una vera e propria patologia), tanto che ho l’impressione che il proliferare di approcci troppo “buonisti” e della creazione di rapporti troppo stretti stia causando un netto aumento di casi in cui il cane, anche se non arriva ad essere realmente patologico, non sa stare da solo.
Una lettrice mi ha fatto notare che, pur avendo trattato il tema dell’ansia da separazione e della sua prevenzione, non abbiamo mai dedicato un articolo a “come insegnare al cane a stare solo”. La lettrice ha ragione e quindi è ora di rimediare!
Non si tratta, infatti, soltanto di “andarsene” per qualche minuto o qualche ora al giorno: bisogna anche farlo nel modo corretto.
Ricordiamo sempre che per il cane l’isolamento è una vera e propria punizione, perché lui è un animale sociale che vorrebbe vivere sempre all’interno del suo branco (anche quando questo è composto solo da umani): in natura i cuccioli imparano presto che per alcuni periodi si deve rimanere da soli (per esempio quando gli adulti vanno a caccia), ma restano comunque in compagnia dei fratellini, mentre il nostro cucciolo, nella stragrande maggioranza dei casi, è un “cane unico” e come tale sente maggiormente la solitudine.
Importante, quindi, andare per gradi, evitando che lui si senta appunto “punito” quando deve restare da solo per un breve periodo, o che si senta addirittura “abbandonato”, sentimento che scatena l’ansia.

Come fare

a) Inizialmente si dovrà semplicemente abituare il cucciolo a non seguirci sempre e dovunque. Tutti noi ci sentiamo quasi gratificati (a volte senza “quasi”) quando il nostro cane ci sta costantemente appiccicato, e raccontiamo orgogliosi agli amici che “ci segue anche in bagno”:
Ecco, cominciamo proprio da qui: in bagno il cucciolo non ci deve seguire. Quindi, anche se ci sta tampinando, chiudiamogli delicatamente a fermamente la porta in faccia e poi facciamo quello che dobbiamo fare, senza rimanere troppo vicini alla porta ma occupandoci delle nostre faccende facendo comunque capire al cane che “siamo lì”: facciamo scorrere l’acqua, attacchiamo la lavatrice, tiriamo lo sciacquone. I rumori devono far pensare al cucciolo che noi non siamo fuggiti a Timbuctu, ma che semplicemente vogliamo stare soli per qualche minuto.
E’ probabile che il cucciolo frigni, abbai o raspi per richiamare la nostra attenzione (tipo: “Ehi, mi hai dimenticato qui fuori!”).
Se lo fa, ricordiamoci di tornare da lui solo in un momento in cui NON sta facendo casino: questo è importantissimo, perché se sbagliassimo i tempi rinforzeremmo i suoi tentativi di richiamarci. Invece lui deve pensare che riappariamo solo quando sta buono e zitto.
Quando il cucciolo avrà imparato ad attenderci tranquillo sapendo che siamo nei dintorni, facciamo lo stesso esercizio anche in altre stanze della casa e poi eliminiamo i rumori.
Questi esercizi dovranno durare inizialmente per due-tre minuti; poi allungheremo gradualmente i tempi, fino ad arrivare a mezz’ora circa. Passiamo sempre agli step successivi solo quando saremo sicuri che in quello precedente abbiamo ottenuto il risultato voluto.

NOTA: se avete un cane adulto che tende a scapicollarsi fuori quando aprite la porta di casa, vi segnalo l’ammennicolo che vedete nella foto a sinistra e che in pratica consiste in un “trattieni-cane” che può essere sicuramente utile quando la porta dà direttamente su una strada trafficata). Non c’entra molto con i contenuti dell’articolo, ma ho trovato questa foto e siccome l’oggetto mi è sembrato utile, vi faccio sapere che esiste (io non ne ero a conoscenza)!

b) quando torniamo dal cane è probabile che lui ci faccia la feste come se non ci vedesse da sei mesi: bene, ignoriamolo. Dedichiamoci agli affaracci nostri, come se il cucciolo proprio non ci fosse: solo dopo qualche minuto, chiamiamolo e dedichiamoci un po’ a lui (altrimenti potrebbe credere che siamo arrabbiati con lui) facendolo giocare o dandogli la pappa, se è l’ora.
Non dobbiamo MAI fargli pensare che diamo peso al fatto di “essere stati lontani”: questa deve essere percepita come una cosa normalissima, che di tanto in tanto può accadere e che quindi non merita chissà quali festeggiamenti (o…scuse!) quando finisce.

c) restare soli non è un “esercizio” e quindi non richiede comandi, né  tantomeno “spiegazioni”. Molte persone si dilungano a “raccontare” al cucciolo cose tipo: “Stai buono, non aver paura, la mamma torna subito, stai tranquillo che non mi perdi…” e così via.
In realtà il cane non capisce un beatissimo tubo di quello che gli stiamo dicendo: ma capisce che gli stiamo dando attenzione, che ci stiamo dedicando a lui…e poi, di colpo, scompariamo. A quel punto lui vive malissimo la cosa, un po’ perché si chiede se si tratti di una punizione per qualcosa che ha fatto e un po’ perché, di colpo, gli togliamo la cosa che ama di più al mondo, e cioè le nostre attenzioni.
Prima di lasciarlo solo, quindi, non parliamogli, non guardiamolo, non diamogli peso. E’ più facile, per lui, accettare l’allontanamento in un momento che comunque non era particolarmente condiviso.

Attenzione: è sicuramente utile, specie per le prime volte, lasciare qualche gioco al cane quando lo lasciamo solo. Però non deve neppure essere una regola fissa. Soprattutto il cane non deve mai pensare che quando gli porgiamo l’osso di pelle o il giocattolo da rosicchiare significa che stiamo per andarcene (e ci mette un nanosecondo a fare questo abbinamento!), perché questo potrebbe indurre in lui un sentimento negativo verso i giochini, che invece ci serviranno come il pane quando cominceremo ad educarlo!
Il gioco o lo snack vanno bene se li intendiamo come passatempo saltuario: ma noi per primi non dobbiamo intenderli come “contentino” da dare al cane perché, poverino, gli stiamo facendo un torto. Se noi viviamo così l’allontamento, finirà per viverlo male anche lui. Stare separati ogni tanto è una cosa naturale, normalissima, che non deve prevedere “premi di consolazione” perché NON è una cattiveria né una punizione: convinciamocene noi per primi, o diventerà tutto molto più difficile.

d) abituiamo il cucciolo al kennel o (se disponiamo di un giardino) al box: ad entrambi il cucciolo andrà abituato per gradi, inizialmente rendendoglieli appetibili (e cioè inserendoci la ciotola con la pappa, o qualcosa da rosicchiare, o un kong con cui giocare) e abituandolo ad entrarci con allegria. Per le prima volte la porta resterà sempre aperta; poi la chiuderemo e lasceremo il cane dentro per un minuto, rimanendo in vista. Poi lo chiuderemo e ci allontaneremo: anche qui si inizia con un minuto e gradualmente si arriva a un’ora. Per far uscire il cane comportiamoci sempre nello stesso modo: se piange, abbaia, raspa, guaisce, il risultato dev’essere lo zero assoluto. Non dobbiamo neppure sgridarlo, perché questo significa “attenzioni” e quindi rinforza il comportamento. Dobbiamo ignorarlo completamente e aprire la porta SOLO quando si sarà messo calmo e tranquillo.

Questi piccoli e semplicissimi esercizi solitamente bastano e avanzano per far capire al cucciolo che “stare sempre insieme non si può” e che comunque, anche se va via, il capo torna sempre. Basta avere un po’ di pazienza.
Ricordiamo che nessuno ha ancora scoperto esattamente che tipo di “senso del tempo” abbia il cane: si ritiene però che lui viva sempre e solo nell’attimo presente e che quindi non sia in grado di capire se è passato un minuto o un’ora. Infatti le manifestazioni più eclatanti dell’ansia da separazione si verificano quasi sempre nella prima mezz’ora dopo l’allontanamento degli umani (mentre sarebbe più logico che il cane stesse tranquillo per un po’ e si mettesse a fare il matto solo quando è passato parecchio tempo e lui comincia a temere che non torniamo più).
Questo significa che, una volta raggiunto il limite di mezz’ora circa senza che il cane dia manifestazioni di nervosismo,si può essere relativamente sicuri che “abbia imparato a stare solo” senza preoccuparsi e che possa quindi restarci anche per un’intera serata. Non serve, quindi, prolungare ulteriormente gli esercizi. Serve invece tenere il cane “allenato”, ripetendo ogni tanto proprio gli esercivi di routine anche quando non dobbiamo andare da nessuna parte: dieci minuti con una porta chiusa che ci divide,  un po’ di tempo passato nel kennel o nel box, qualche uscita di casa lasciando il cane ad attenderci. In questo modo il cane imparerà  a controllare l’ansia, si convincerà che torniamo sempre da lui e, dopo qualche tempo, cadrà addormentato come un sasso non appena ci vedrà uscire di casa, anziché mettersi ad abbaiare o a distruggere tutto.

Piccola parentesi a parte per quanto riguarda la camera da letto: personalmente consiglio sempre di tenere il cucciolo in camera con noi la prima notte, per evitargli il doppio trauma del cambio di ambiente + separazione dal suo nuovo branco.
Una volta che il piccolo si sarà convinto davvero di aver trovato la sua famiglia (e cioè dopo due-giorni), è bene che cominci ad imparare a stare fuori dalla camera per la notte (a meno che, ovviamente, non abbiamo deciso di tenerlo con noi per sempre).
Il segreto per ottenere che questo avvenga senza stress né traumi sta nella cuccia: il cane deve pensare che “notte” equivalga a “stare nella sua cuccia” (o tappeto, o brandina che sia). Quindi dovremo mettere inizialmente la cuccia in camera, a fianco del nostro letto, e poi spostarla gradualmente, notte per notte, di un metro circa fino a quella che sarà la sua posizione finale (anche in un’altra stanza).
Lo spostamento graduale non sarà quasi recepito dal cane (un metro alla volta gli dà l’impressione di essere “sempre lì”). La prima volta che sposteremo la cuccia fuori dalla camera lasceremo la porta aperta, poi potremo anche chiuderla: anche perché, nel frattempo, avremo continuato il programmino di “addestramento alla solitudine” e quindi il cucciolo sarà già abituato all’idea che le porte possono chiudersi, ma che nessuno lo abbandonerà mai.
Per il cucciolo proprio piccolissimo, appena arrivato a casa nostra, un tempo si consigliava l’uso di una sveglia meccanica che, con il suo tic tac, imitava il battito cardiaco della mamma: la mia esperienza mi dice che la sveglia funziona solo con alcuni cuccioli, mentre altri non ne traggono alcun giovamento. Al contrario, praticamente tutti i cuccioli con cui ho avuto a che fare hanno trovato conforto nella presenza di un peluche: e siccome adesso esistono i peluche scaldaletto, che si possono scaldare nel forno tradizionale o in quello a microonde e mantengono il tepore per un paio d’ore, ne consiglio sicuramente  l’uso. Una cosa pelosa e calda “sa di mamma” (o di fratellino) molto più di una cosa fredda e meccanica che fa tic tac e aiuta il piccolo a superare la sensazione di solitudine per le prime notti. E quando il cane si sarà abituato…il peluche – se sarà “sopravissuto”, perché qualche cucciolo giocherà sicuramente a rosicchiarlo – potremo metterlo nel nostro letto nelle notti d’inverno!).

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81 Commenti

  1. ciao,volevo chiederle ma vale lo stesso discorso se si adotta un cane di 2/3 anni dal canile? quindi parliamo di cani che sono abituati a stare in box con le uscite giornaliere.
    Se la risposta e no, in che modo bisogna approcciarsi?
    grazie

  2. Ciao complimenti ottimo articolo! ho capito di aver commesso qualche errore col mio cucciolo. Anche se per mia fortuna ho adottato sempre il chiudere la porta del bagno/cucina , infatti non si lamenta mai in quei distacchi.
    Cercherò di seguire al meglio gli altri consigli 🙂

  3. Ciao,anche ui ho uno canne E Maltese,cella 1 anni e 3 messi,e mi segue sempre da per tutto,bagno,quando cucino,quando faccio la pulizia in casa.e quando lo lascio da solo in casa piange e abaia tropo…cosa devo fare???

  4. ciao, complimenti per l’articolo, spiegato molto bene.
    ho seguito tutti questi passaggi e il cane ora ( a 9 mesi) quando è solo sta tranquillo ( al massimo si lamenta i primi 3 minuti), solo che ho notato un paio di cose grazie alla mia webcam.
    – il cane inizia a lamentarsi e a piangere e a girare per casa dopo circa 4 ore ( quindi in realtà percepisce che è solo da parecchio tempo), penso più per noia che per ansia.
    – se esco in orari diversi dal solito ( tipo per andare a cena fuori visto che capita più raramente) il cane va nel panico e piange , forse perchè è maledettamente abitudinario?
    avete qualche consiglio ?

  5. ma se lo mangia (il peluche scaldaletto)? siamo sicuri che non possa fargli male?
    La mia, un lupo cecoslovacco, si è mangiata un calzettone (quello da sport) e mezzo cappello di lana.. (per fortuna a pezzetti ed è riuscita a vomitarli..)

  6. Ciao, chiedo preliminarmente scusa se ho il vizio di commentare post vecchi rilevandone le carenze (apparenti o reali), ma ho letto su internet (seriamente) decine di articoli sul lasciare il cane solo e tutti dicono le stesse cose, con una grande carenza: tutti danno per scontato che il cane dopo qualche minuto di solitudine la smetta di piangere: esempio del bagno: è importantissimo, dici tu, che usciamo quando il cane fa il bravo. MA SE IL CANE NON FA IL BRAVO? resto chiusa in bagno in eterno? Se anche non fosse in eterno, posso mica restare in bagno 20 minuti?! Oltretutto mi sembra di rilevare un difetto logico in questi consigli: sono suggerimenti mirati a far si che il cane non soffra quando non è con noi. Ma se il mio cane dopo 2 minuti si dà pace, evidentemente non soffre gran ché e non ho molto bisogno di queste istruzioni. Nella fattispecie, il mio cane quando sono in bagno solitamente non fa troppe storie. La musica cambia quando viene messo fuori in giardino. Siccome ho un bel giardino grande, le mie intenzioni sono quelle di spostare la vita del cane parzialmente fuori, il che pensavo fosse un bene sia per me che per il cane. Si badi bene, non intendo relegarlo eternamente fuori, nè farlo dormire fuori, ma fargli passare qualche ora all’aria aperta, specie nei momenti in cui io non posso prestargli attenzione, mi pareva cosa buona e giusta. Quindi, ho pensato, lo abituo per gradi, comincio ad abituarlo da subito. Senonché il mio cucciolo di 2 mesi e mezzo, quando messo alla porta, piange abbaia raspa alle porte e alle portefinestre; non devo farlo entrare finchè non si calma, dicono tutti gli educatori. Ok. Ma SE NON SI CALMA? Il mio piange per ore, non sembra stancarsi mai. Siccome ad un certo punto dovrò pur riprendere a lavorare, lo faccio entrare, e mi riduco a cercare l’istante in cui fa giusto un pelo meno caciara. Di certo non trovo un momento in cui stia buono. Così facendo, stando agli articoli, rinforzo il suo comportamento negativo. Eppure non vedo altra soluzione. Né penso di essere la sola ad avere questo problema: la resistenza al pianto dei cuccioli è proverbiale. Ebbene? Cosa si deve fare?

    • Forse può essere anche utile aggiungere che quando lo lascio solo DENTRO casa ed esco, la situazione stranamente sembra più tranquilla: non raspa alle porte (se no suonerebbe l’allarme e invece non ha mai suonato) e quando torno lo trovo silenzioso. Pronto a saltarmi addosso certo, ma silenzioso. Quello che fa dentro ovviamente non lo posso sapere (ah ma prima o poi metterò una telecamera!! troppa curiosità) ma danni ai mobili non ne ho ancora trovati. Sembrerebbe quindi che la sua follia si scateni quando lui sta fuori e sa che noi siamo dentro.
      Grazie sempre per tutti i consigli che date, vi prego di non prendere i miei commenti come critiche ma come richieste di chiarimenti, siete ammirevoli a dispensare tutto questo aiuto gratuitamente

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