venerdì 3 Luglio 2020

Il vademecum della Sciuramaria – parte seconda: quale cane scegliere

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Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

di VALERIA ROSSI – Maschio o femmina? Cucciolo o adulto? Di razza oppure no?
Tante domande, purtroppo anche tante dicerie da sfatare su ognuno di questi temi. Esaminiamoli uno per uno.

coppia_malamMASCHIO O FEMMINA?
La risposta dipende anche dalla razza: in alcune non c’è praticamente alcuna differenza di carattere, in altre c’è un abisso. Un Cavalier King Charles maschio non sarà più testone di una femmina (anzi, spesso sarà più “bamboccione” e più coccolone); un dobermann maschio, specie se siete al vostro primo cane, potrà farvi vedere i sorci verdi, mentre la femmina sarà la cagnolina più dolce e tenera che poteste sognare.
Quindi, regola fondamentale: se volete un cane di razza, informatevi a fondo sulle differenze caratteriali tra i due sessi.
Quelle fisiche sono più fumo che arrosto: certo, una femmina di San Bernardo è più piccolina di un maschio… ma son sempre ottanta centimetri al garrese e sessanta chili buoni di cane! Nelle taglie piccole e piccolissime, poi, le differenze sono quasi inesistenti. Moltissime persone sono alla ricerca del cane “più piccolo possibile” e chiedono la femmina solo per questo motivo: ma quando poi incontrano un cane per strada non sono praticamente mai in grado di stabilire di che sesso sia solo guardandone la taglia. Evidentemente non è che ‘ste differenze siano  così eclatanti!

In generale bisogna tener presente che:

La femmina va in calore. E su questo non ci piove. Però i casi sono due: o intendiamo allevare, e quindi farla riprodurre almeno 4-5 volte nella sua vita, oppure dovremo sterilizzarla per proteggerla dagli effetti deleteri degli estrogeni che “girano a vuoto” qualora la cagna non venga coperta. Le conseguenze, ormai universalmente riconosciute dalla scienza medica veterinaria, sono devastanti: piometra e tumori mammari hanno un’incidenza altissima.
MOLTO IMPORTANTE: è una diceria assolutamente infondata quella secondo cui la cagna “deve avere almeno una cucciolata” per non ammalarsi. Una o nessuna, è la stessa identica cosa. O la cagna riproduce più volte, oppure va sterilizzata (per informazioni più dettagliate si veda questo articolo).
Se la cagna viene sterilizzata, ovviamente, il problema dei calori si risolve una volta per sempre.

Il maschio non va assolutamente “in calore” (come alcuni credono), ma è sempre sessualmente attivo.
Un’altra diceria diffusissima è quella secondo cui le femmine in calore “scapperebbero di casa”: a parte il fatto che anche questo problema si azzera con la sterilizzazione, la cosa è vera solo in rarissimi casi. Sono i maschi, al contrario, a scappare spesso e volentieri quando sentono profumo di cagnetta in calore… e sono in grado di sentirlo anche a chilometri di distanza.

Il maschio non ha alcun “bisogno di accoppiarsi”.
Nei lupi – progenitori del cane – si accoppia ogni anno solo la coppia alpha: gli altri stanno a guardare e a nessuno vengono le crisi di astinenza da sesso.
Bene, non vengono neppure al cane. O meglio, non gli vengono se non fa sesso: se invece lo fa una volta, può succedere che diventi un arrapato cronico che non pensa ad altro per il resto della sua vita. Fortunatamente non succede a tutti i maschi, ma ad alcuni sì.
IMPORTANTE: il gesto di montare le gambe umane (o gli oggetti), che viene immancabilmente scambiato per “desiderio di sesso” inducendo i proprietari del cane a scapicollarsi alla ricerca di una “fidanzata”, nove volte su dieci è un gesto di dominanza (o, se preferite, di affermazione del proprio status sociale). Non per niente lo eseguono anche le femmine (basta passare qualche ora in un’area cani per rendersene conto).

In media, le femmine sono più docili e più sveglie dei maschi. Non è femminismo, è la sacrosanta verità e perfino i più accaniti maschilisti umani non possono che concordare.

Il maschio, mediamente, è più litigioso della femmina. Ovviamente le differenze individuali qui la fanno da padrone: ci sono anche  femmine litigiose e maschi dolcissimi con i loro simili. Inoltre la gestione umana (soprattutto la socializzazione) influisce moltissimo. Però la media generale, pur con tutte le varianti del caso, resta a sfavore dei maschi.

cucc_adultoCUCCIOLO O ADULTO?

La stragrande maggioranza delle persone crede che un adulto “si affezioni meno” di un cucciolo. E’ vero l’esatto contrario, specie se l’adulto viene adottato in canile: quasi sempre si appiccica come una cozza. Anche gli adulti senza storie tragiche alle spalle, comunque, tendono ad affezionarsi più dei cuccioli perché sentono un fortissimo bisogno di socialità che nel cucciolo è ancora in fieri. Per il resto:

• Il cucciolo lo plasmiamo completamente noi e diventerà esattamente il cane che noi abbiamo “creato”: bisogna chiedersi, però, se siamo così sicuri delle nostre capacità “creative”.

• L’adulto è un cane che ha già un vissuto, ha fatto delle esperienze, ha subito dei condizionamenti: tutto questo emergerà nel suo comportamento, e se le sue esperienze sono state traumatiche non è escluso che possa manifestare problemi caratteriali.
IMPORTANTE: un cane sano, per quanto drammatico sia stato il suo passato, è sempre capace di superarlo e di ricominciare da zero. Naturalmente andrà aiutato e i risultati dipenderanno molto dall’abilità di chi gli porge questo aiuto.
MOLTO IMPORTANTE: non tutti gli adulti sono necessariamente cani dal passato traumatico. Non bisogna partire con questa convinzione.  Ci sono migliaia di cani, anche in canile, che non hanno mai subito un maltrattamento né altri drammi epocali, che sono tranquilli e sereni e che non manifesteranno mai il minimo problema.
“Cane adulto” NON è automaticamente sinonimo di “sfigato”!

• L’adulto, SE è davvero un cane traumatizzato e con problemi di carattere, diventa un impegno dieci volte più gravoso del “cane normale”. Quasi tutti si possono recuperare, ma non sempre bastano amore e coccole per riuscirci (anzi, quasi mai): ci vogliono competenze specifiche che il neofita normalmente non ha (e che hanno anche pochi cinofili di vecchia data). Recuperare un cane può diventare un lavoro a tempo pieno, quindi attenzione alla “sindrome della crocerossina”: va bene il desiderio di aiutare, salvare, ridare la vita a un cane (tecnicamente si chiama “impulso epimeletico”)… ma solo se si è condizione di saperlo/poterlo fare. Altrimenti la vita del cane resterà triste come prima (in alcuni casi pure peggio), e in compenso si rovinerà anche quella degli umani.

• L’adulto NON traumatizzato, ceduto da un’altra famiglia o preso in canile, è un cane che invece richiede molto meno impegno del cucciolo: sa già che non si sporca in casa, sa già cos’è un guinzaglio, non rosicchia, non combina guai… mentre al cucciolo tutto questo va insegnato.

Chi pensa che il cane adulto sia più difficile da educare/addestrare sbaglia di grosso: è quasi sempre più facile. Paragone antropomorfico (ma efficace): credete che sia più semplice spiegare un concetto a un bambino di due anni o a un signore di quaranta?

• Se è vero che i canili del Nord ospitano quasi esclusivamente cani adulti, è importante ricordare che quelli del Sud pullulano di cuccioli, anche giovanissimi. Quindi, se proprio si desidera il cucciolo, basta rivolgersi alle associazioni (sono parecchie) che si occupano di adozioni dal Sud Italia: molte di esse provvedono personalmente al trasporto, oltre ad assicurarsi che i cani adottati siano sani (qui trovate un esempio: www.icanisciolti.com).

musi_grandanDI RAZZA O “FANTASIA”?
Su questo tema esiste tutta una serie di questioni etiche, a cui si accompagnano quelle pratiche.
Del lato etico è abbastanza superfluo parlare, perché dipende dal sentire personale ed è quasi impossibile fare ragionamenti logici: gli animalisti convinti che “una vita non si debba commercializzare” difficilmente cambieranno idea perché la loro è una posizione ideologica senza legami con la realtà. Io posso solo dire che esistono effettivamente persone che speculano sulla pelle dei cani (si chiamano “cagnari” e sono quelli che accoppiano a casaccio e a solo scopo di lucro, o quelli che importano cuccioli da Paesi poveri come quelli dell’Est europeo per pagarli pochissimo e ricaricarci sopra uno sproposito…ma di questo parleremo nella prossima puntata), ma ci sono anche persone che allevano con passione, competenza e con più amore di quanto gli animalisti possano perfino immaginare. Purtroppo allevare in questo modo ha costi elevatissimi (vedere questo articolo per maggiori dettagli) e quindi, a meno di non chiamarsi Gates di cognome, si è poi costretti a dare un prezzo NON alla “vita del cucciolo”, ma al lavoro svolto.
Detto questo, però, non aggiungo altro sul profilo etico e passo alle cose pratiche:

• chi vuole “un cane” e basta, senza particolari esigenze utilitaristiche, senza intenzioni riproduttive, senza essere interessato agli show o alle prove di lavoro, può benissimo scegliere il cane fantasia: possibilmente prendendolo in canile, perché è davvero poco etico andare a prendere il cucciolo dal vicino che ha fatto accoppiare a casaccio Fufi e Bubi, quando c’è pieno di cani in difficoltà che aspettano una famiglia. Qui sì che l’etica dovrebbe essere tenuta in grande considerazione.

• chi vuole un cane da show o da lavoro, chi ama le esposizioni e le prove, chi intende allevare deve scegliere per forza il cane di razza. Però non deve sperare di trovare il “supercane” a prezzo stracciato, perché questa è un’utopia. I cani di razza che costano poco valgono poco (o niente, dal punto di vista prettamente commerciale: quello affettivo è un altro discorso, ma dal punto di vista affettivo qualsiasi cane vale millemila miliardi).

Il “cane di razza in canile” praticamente non esiste. E’ un’illusione. In canile ci sono moltissimi cani che “somigliano” ad una razza, e ci sono anche alcuni (pochi) soggetti realmente appartenenti ad una razza, ma quasi immancabilmente sprovvisti di documenti… il che li rende ufficialmente dei meticci, perché il cane può essere definito “di razza pura” solo se è accompagnato dal relativo pedigree.
Siccome  la scelta di un cane di razza pura è sensata solo se si vuole un cane per i motivi visti sopra (expo, sport, lavoro, riproduzione), il cane di canile che “sembra” di razza in realtà non può soddisfare nessuno di questi criteri. Dal punto di vista pratico equivale in tutto e per tutto a uno degli altri ospiti “fantasia” che vivono in quel canile.

Il cane fantasia è unico e irripetibile. Questo per qualcuno è un pregio assoluto, per altri è un grave difetto. Ci sono persone che, una volta legatesi affettivamente a un cane, lo vorrebbero per sempre uguale a se stesso. Ovviamente non si può: i cani vivono molto meno degli umani e questo è un fatto che non si può cambiare. Però, col cane di razza, si può ritrovare un soggetto “quasi” identico al primo: col cane fantasia no.  Non servono commenti moralistici, perché ognuno prova i sentimenti che prova e nessuno può metterci becco. Questo è solo un fattore pratico da tenere presente.

• Il mondo della cinofilia non cambierà perché voi avete preso un cane fantasia. Sento continuamente persone che si lamentano perché il loro cane non di razza, pur essendo bravissimo in questa o quella disciplina, non può partecipare alle competizioni ufficiali: purtroppo il motivo è cinotecnico, ed ha anche un senso. Le prove sportive non sono fine a se stesse: servono agli allevatori per identificare i cani maggiormente dotati dal punto di vista caratteriale e per poter scegliere quindi i riproduttori. Ovviamente questo scopo non può esistere per i cani fantasia, quindi la cinofilia ufficiale li ignora e non consente loro la partecipazione a molte prove sportive e di lavoro.
Qualcosa in realtà sta cambiando, perché gli sport cinofili stanno evolvendo anche verso il lato prettamente ludico e non sono più visti solo come una realtà zootecnica: quindi alcune discipline cominciano ad essere aperte anche ai meticci (per esempio l’ agility), pur se con qualche restrizione. Altre, però, probabilmente  non lo saranno mai ed è un dato di fatto da tenere presente al momento della scelta. Inutile sperare di cambiare il mondo: a volte  è più semplice cambiare cane (nel senso di orientarsi fin dall’inizio sul cane di razza, qualora si abbiano ambizioni sportiva). Botti piene e mogli ubriache sono sempre difficili da ottenere.

Dal punto di vista della salute, è una leggenda metropolitana quella che vorrebbe i bastardini “più sani”, “più robusti” e così via solo per il fatto di essere “incroci”. I meticci si ammalano esattamente come i cani di razza, e anche delle stesse identiche malattie. Un esempio per tutti: la displasia dell’anca, che molti pensano essere “la malattia del pastore tedesco” solo perché il Club di questa razza è stato il primo a testarla e a controllarla nei riproduttori, affligge la stragrande maggioranza dei cani di media e grande taglia, puri o non puri. La differenza sta nel fatto che le razze pure sono, appunto, testate e quindi i cani affetti non vengono usati in riproduzione, mentre i meticci displasici si accoppiano liberamente (e diffondono il problema a macchia d’olio).
Rovescio della medaglia: esistono effettivamente razze pure meno longeve e meno robuste del “cane medio” (che sia di razza oppure no). E questo bisogna saperlo al momento della scelta (quindi bisogna informarsi).
I cani di taglia gigante, di solito, vivono meno di quelli di taglia media. I cani brachicefali (col muso corto) possono avere problemi di salute maggiori di quelli a muso lungo.  E così via. Ma non è certo il fatto di essere “di razza” (e cioè con catteristiche fisiche e psichiche fissate da molte generazioni) che li rende “più deboli”: è invece il fatto che alcune di queste caratteristiche siano state esasperate, per cui possono comportare problemi nel caso in cui “sfuggano di mano” agli allevatori. Se però gli allevatori sono bravi e competenti, non gli sfugge di mano proprio nulla e i loro cani sono perfettamente sani (vedremo nella prossima puntata il motivo per cui il neofita medio pensa che certe razze siano state “rovinate” o “geneticamente maltrattate”).

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16 Commenti

  1. In generale tuttavia il corredo informativo sulle razze canine è gravemente lacunoso per cui informarsi non è sempre facile. Il bichon a poil frisee per esempio descrtto come ottimo cane da compagnia o da appartamento dovrebbe portare un grosso cartello “Io non sono adatto ad abitare in una casa con giardino non recintata con efficacia. Sono infatti un segugio, non resisto alla traccia a terra e quando trovo la preda, anche a chilometri di distanza, lancio un abbaio inconfondibile proprio come fanno i segugi. Ho un bellissimo pelo bianco che riduco tipo mocio perché per mascherare il mio odore se trovo un letamaio mi ci rotolo. Ho una memoria da elefante e un accanimento savonaroliano e distolto da un occupazione ci ritorno a piombo anche a giorni di distanza appena ne ho la possibilità”. Il groenendael descritto come cane da guardia viene sistematicamente affidato alle cure di un addestratore perché le famiglie non conoscono un dato: il belga è ansiosissimo e attento alle proprie prerogative. Cogliendone l’indole giocosa le famiglie fanno giocae il cane in giardino col riporto, si ritrovano così il cane che a 10 mesi salta loro addosso e mordicchia appena messo un piede nel cortile. Il conduttore, urla strepita chiedendo che il cane si calmi. Il cane invece si allarma e si agita sempre di più in un avvitamento esasperante. Bisognerebbe spiegare che il belga va fatto giocare sempre in un luogo preciso che non sia lungo il percorso che va dalla porta di casa al cancello e che per ottenere che il cane si aqquieti occorre accucciarsi e parlargli a bassa voce. Potrei continuare. Un aiuto per scegliere il cane giusto è trovare gruppi FB dedicati alla razza che stiamo valutando e spiare i problemi che emergono.

  2. Ciao Valeria,
    ho deciso di prendere un cagnolino che è stato abbandonato, ha circa 5 anni, ha sicuramente avuto una casa perché sa che dentro non si sporca e conosce il guinzaglio, è socievole con persone cani e gatti, e pare che sia super tranquillo e che dorma parecchio (ma avendo letto i tuoi articoli, forse è così perché si sente inutile, magari prende vita se iniziamo ad andare per boschi…).

    Avrei intenzione di dedicare le mie ferie al suo “benvenuto nella mia vita” e vorrei sapere se due settimane sono sufficienti, negli ultimi 3-4 giorni vorrei poi presentargli la dog-sitter, facendo un paio di passeggiate insieme e poi una magari già da solo con lei, pensi sia sensato o sono un’illusa perché ci vuole molto più tempo?

    Eventualmente c’è un tuo articolo che spieghi come dare il benvenuto in una nuova casa ad un cane già adulto, nella maniera più adatta e comprensibile al cane?

    Grazie mille!

  3. Beh sì, è vero che il cane di origine cagnara è rischioso (anche per socializzazione e salute). Diciamo che però coi cani da caccia c’è spesso il colpo di fortuna di un cane che rispecchia lo standard di razza tranne che nelle atitudini venatorie, e infatti io sono stata fortunata con una setterina dolce ma che non sa fermare.

  4. Come sempre questo articolo è interessante e utile ma nella sintesi mi sembra sia stata sottolineata meno che in altri una considerazione: il cane di razza si sceglie sì perché si vuole accedere a expo, sport, lavoro o riproduzione, ma spesso anche per avere una certa prevedibilità caratteriale. In questo senso forse non è del tutto insensato adottare un cane di “similrazza” in canile (o dalle associazioni di rescue). E’ vero che, oltre ad essere senza documenti, di solito il cane che si trova in canile non è molto tipico, spesso anzi immagino sia di “provenienza cagnara”, ma se appare visivamente aderente per una certa percentuale allo standard di una razza è probabile (non certo, d’accordo) che lo sia anche nel caratttere. (A me è capitato proprio così con una similsetter). Certo, lo ammetto, in questo caso non si tratta di adozioni del cuore: i cani che sembrano appartenere ad una razza nota vengono adottati più facilmente dei meticci, però poter prevedere il tipo di attitudini e comportamenti di un cane con cui si sceglie di vivere può essere importante, soprattutto per inesperti o persone che sono già abituate ad aver a che fare con una certa tipologia di cane.

    • Bellissimo anche questo articolo, aspetto con ansia i seguenti!
      Vero, io ne ho scelto uno di razza (maltese) perchè era il più conforme caratterialmente al mio ideale di cane e soprattutto al mio stile di vita.
      Però i cani derivanti da canifici cagnari che finiscono al canile secondo me sono più “rischiosi” per il neofita perchè spesso hanno molti più problemi caratteriali (e/o di salute) rispetto al cagnolino fantasia nato e abbandonato in campagna.
      E sicuramente queste simil-razze non si avvicinano minimamente (nella maggior parte dei casi) al carattere che lo standard di razza descrive.

  5. In questo articolo ha elencato le razze mediamente più problematiche a livello di salute(grandi molossi, brachicefali, razze troppo miniaturizzate ecc…) ma quali sono invece quelle mediamente più sane e longeve, quelle che hanno meno problemi del meticcio medio?

    • Il problema è identificare il “meticcio medio”, in realtà… perchè tutte le valutazioni scientifiche, sanitarie e non, hanno bisogno di un campione omogeneo, che qui non può esserci!
      Cmq diciamo che le razze mediamente più sane e longeve sono quelle che hanno una o più delle seguenti caratteristiche: a) essere razze primitive, o comunque poco “allontanate” dal modello selvaggio; b) essere mesomorfe e mesocefale; c) essere di taglia media.

      • Ok, dunque diciamo che tra i più sani/longevi dovrebbero rientrare i cani tipo Podenco, Cirneco dell’Etna, Perro, Volpino, Siberian Husky e a limite alcune razze da caccia, tipo Breton, segugio italiano, Beagle e altri cani di simile conformazione.
        Praticamente le classiche razze da compagnia, come chihuahua, carlino, cavalier king, bull dog, bouledogue francese e simili, rientrano tutte tra le tipologie di cani più problematici a livello di salute. Sbaglio?

        • Carlini, bulldog e bouledogue sono tutti brachicefali spinti, quindi con tutti i possibili problemi di salute relativi (non per niente esiste una serie di patologie che rientrano, tutte insieme, sotto il nome di “sindrome del brachicefalo”): ovviamente dipende sempre tutto da come si alleva, perché restando nel TIPO questi problemi non esistono, o esistono in forma minima…ma se si sfora nell’ipertipo, diventano devastanti.
          I cani che pesano uno o due chili sono ovviamente delicati proprio perchè hanno ossicini che paiono fiammiferi: si rompono facilmente. I cani da compagnia di taglia piccola, ma non “minuscola” (come tutti gli italiani – maltese, bolognese e volpino – ma anche molti stranieri, dal bichon a poil frisee al coton de tulear, ma anche allo stesso barbone) possono essere cani molto longevi e sono anche robusti e rustici… sempre se sono ben allevati.

  6. Cara Valeria, i tuoi articoli sono sempre utili e preziosi! Mi piace molto questa serie di linee guida e non vedo l’ora di leggere tutti gli episodi. Sinceramente mi fa un po’ rabbia il fatto che le prove di lavoro siano consentite solo ai cani di razza. Non lo trovo giusto. Posso sbagliarmi, per carità: non lavoro nel campo cinotecnico, però ci sono soggetti meticci che possono benissimo fare il lavoro di un cane di razza, se non anche meglio. Io vado spesso in montagna e non credo di non aver mai visto un cane da pastore di razza pura. Se gli sport servono davvero a selezionare cani di razza di un certo “valore”, diciamo così, perchè non inserire anche una categoria mista? Sulla base di quello che hai scritto, ogni razza dovrebbe essere valutata singolarmente, invece non è così. Mi spiego: se il lavoro deve servire a evidenziare le doti di una certa razza, per esempio l’ud dovrebbe valutare i malinois da una parte, i rottweiler dall’altra etc, ma non è così. Allora perchè non inserire altri cani dotati, anche se non di razza? Sia chiaro: non è una critica a quello che hai scritto tu, ma al concetto generale!

    • Filia, il problema è sempre lo stesso: il meticcio non è riproducibile (non nella stessa forma, intendo dire) e quindi non ha un “senso” zootecnico, perché la zootecnia è basata sulla selezione di riproduttori il più possibili vicini all’ideale di razza.
      Per questo capisco che la cinofilia ufficiale, quella zootecnica, se ne impippi dei cani che con la zootecnica non possono aver nulla a che vedere. A mio avviso sarebbero già dovute nascere (ma da un bel pezzo, eh!) associazioni alternative alla cinofilia ufficiale, e dedite solo allo sport ludico: con le loro belle garette, campionati eccetera eccetera aperti proprio a tutti.
      Qualcuno in parte l’ha fatto e lo sta facendo, però alla fine la gente vuole sempre la botte piena e la moglie ubriaca: non gli basta vincere la gara, vuole anche il titolo di campione “targato” ENCI, FCI e dio sa cos’altro. Perché? Perché noi umani non siamo capaci di divertirci e basta.
      Per fortuna i cani sì.

  7. Bellissimo articolo! Ammetto che quando hai cominciato questa serie dicendo di voler scrivere “le linee guida della conoscenza del cane, condivisibili da tutti i cinofili di ogni fazione” ho pensato “impossibile” aspettandomi almeno un punto in cui ci sarebbero stati scanni tra fazioni sul significato di un concetto o la validità di un metodo… Invece devo farti un sacco di complimenti!! Di solito non sono una che fa complimenti ( anzi sono spesso molto critica ) ma questo sono davvero scritti in maniera obiettiva, chiara, senza ambiguità, efficace.

    Piccola considerazione: hai ragione quando dici che gli sport cinofili non sono fini a se stessi ma hanno come scopo la selezione dei migliori soggetti, però sinceramente posso capire questo ragionamento per sport che derivano dal lavoro originario di certe razze ( es. Sheepdog, Ipo, Sleddog ecc. ) ma cose come agility e obedience? Non esiste nessuna razza selezionata specificatamente per “fare un percorso a ostacoli” o “eseguire una serie di esercizi focalizzati soprattutto su condotta, seduto, terra, resta “, perciò non fai nessuna selezione: a mio avviso questi sport ludici dovrebbero essere aperti anche ai cani senza documenti.

    • Se non vado errato agility e Obedience sono già aperti a tutti i cani, anche quelli “figli di n.n.”. Probabilmente perchè sono discipline dove non occorre una particolare predisposizione del cane. Magari l’agility è un pò preclusa ai cani di taglia maxi… un San Bernardo o un Alano li vedrei un pò in difficoltà…

  8. bellissimo articolo come sempre!
    In questi giorni sono un tantino basita per una scelta di vita di mia mamma (a fine mese compie 84 anni ma assolutamente “arzilla”…..tanto non mi legge!) ha deciso che non le basta tenere la mia Canaan di tanto in tanto, ma vuole un cane SUO , di taglia piccola da poter portare a passeggio. Bene, i miei fratelli riuniti in consiglio di amministrazione, hanno pensato di prenderle un Bichon Avanese, ho letto qualche cosa su internet ma e’ una razza che non conosco proprio (forse perche’ amo prevalentemente i cani dai 15kg in su….)
    Il caso vuole poi che un allevamento amatoriale si trovi proprio a Massarosa, quindi vicino casa.
    Mi potete dare qualche dritta in merito alla scelta?
    Grazie!!!!!!!!
    Angelica

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