giovedì 26 Novembre 2020

Perché portare il cane in asilo

Dello stesso autore...

di DANIELE TRAININI – Qualche settimana fa Davide e Fabiana hanno scritto in rapida successione gli articoli “Affidare il cane a pensioni o dog sitter: CHE ANSIA!” e “Ho un marito cacasotto“, riguardo le possibili ansie scatenate dall’affidare il proprio cane a qualcuno.
Leggerli mi ha dato modo di riflettere su come le mie reazioni riguardo questo argomento siano evolute nel tempo.
Dato che Davide e Fabiana mi conoscono bene non ci sarebbe bisogno di rispondere, ma visto che nell’articolo Davide lo chiedeva esplicitamente anche io risponderò nello stesso modo: No Davide, non ti preoccupare non sei l’unico pessimistansioso e ci altri cacasotto in giro per il mondo.
Ciao, sono Daniele, ho una Staffordshire bull terrier di due anni e mezzo che si chiama Emmy, ho forti tendenze ad agitarmi e se nella vita di tutti i giorni mi agito con facilità, per il benessere di Emmy mi agito con estrema facilità.
Oltre a tutte le preoccupazioni standard per un padrone responsabile (credo e spero di essere tale), spesso mi capita di averne di molto più irrazionali o di ingigantire quelle normali molto più del dovuto.

Per dirne una il primo capodanno di Emmy ero terrorizzato da come la cucciola avrebbe potuto reagire ai botti (nonostante mostrasse già la forte tempra tipica dei terrier di tipo bull). Così la soluzione più naturale che ho trovato è stata quella di rinunciare sia ad andare da qualunque parte che di avere gente per casa e passare l’ultimo dell’anno a casa da solo con Emmy, in maniera da poter essere pronto a reagire in caso fosse successo qualcosa.
Alla fine, quando a mezzanotte in centro a Torino sembrava di essere in mezzo ad un teatro di guerra, la reazione della piccola è stata svegliarsi, girarsi dall’altra parte e riaddormentarsi, il tutto in due secondi netti. Non mi pento di essermi preoccupato per il benessere del mio cane e di avere rinunciato qualcosa in nome dello stesso, però mi rendo conto che forse io possa avere esagerato un pochino e che di sicuro mi sia fasciato la testa prima di rompermela.

Inutile dire che l’idea di affidare Emmy a qualcuno era impensabile dal mio punto di vista, chissà se l’avrebbero trattata come si deve, se l’avrebbero protetta abbastaza, se l’avrei ritrovata al mio ritorno.
Così per il primo anno di Emmy ho rinunciato a qualunque viaggio di piacere (anche se si trattava solo di un weekend).
Per lavoro però mi capita di dovermi muovere e chiaramente non potevo rinunciare alle trasferte così mi sono inventato soluzioni per salvare capra e cavoli. Al posto che prenotare in alloggi comodi e vicini ai clienti, cercavo soluzioni più lontante, ma che
fossero dog friendly in maniera da poter portare il cane come. In pausa pranzo al posto che mangiare, prendevo un panino al volo, salivo in macchina e volavo da Emmy.
In quel periodo me la sono scarrozzata per mezza Italia.

Poi la svolta, durante un webinar di Ti presento il cane ho conosciuto Alessia, la mia attuale compagna (purtroppo non c’era la possibilità di lasciare sei stelle nella recensione del webinar, altrimenti giuro che l’avrei fatto). Alessia gestisce l’asilo per cani Liberty Dog di Concorezzo e conoscerla mi ha dato modo di cominciare a frequentare una struttura professionale atta ad ospitare dei cani.
Sentendo le spiegazioni che Alessia dava ai clienti o direttamente alle mie curiose domande mi sono reso conto che nulla in quell’asilo è fatto per caso. Dalla scelta dei materiali che permettano una migliore sanificazione, alle forme di alcune strutture che permettono di prevenire infortuni o risse ad altri particolari che sono giustamente imposti dal regolamento per il benessere animale di zona.
Nonostante io abbia dell’esperienza in ambito in cinofilo (di cui tanta
acquisita direttamente da Davide e Fabiana, non vi ringrazierò mai abbastanza), una cosa che mi ha colpito particolarmente di Alessia è la sua capacità di lettura dei cani. Negli anni ho studiato vari libri sul linguaggio dei cani, sui segnali e via dicendo, ho anche messo in pratica con svariati cani, ma le prime volte che la vedevo in azione rimanevo impressionato. È come se vedesse molti più dettagli in molto meno tempo. Ogni tanto, dopo un’occhiata durata quanto un battito di ciglio, mi dice cose come: “Vedi quello? Si è stufato di giocare e ora farà così e cosà…” e solo in quel momento io sono in grado di rendermi conto di cosa sta parlando. Un’altra sua dote che ho spesso modo di apprezzare è la capacità di gestione dei branchi.
È stata capace di insediarsi come unico leader indiscusso all’interno di quello
che può essere considerato il “branco dinamico” formato dai cani che frequentano l’asilo. Quindi i cani della struttura solitamente non prendono decisioni
perchè sanno che sarà il loro saggio capo a prenderle per loro.

Nei rari casi in cui vogliono fare di testa loro Alessia previene o interviene tempestivamente ed efficacemente. Non ha bisogno di intervenire in maniera dura perchè tutti lì dentro la ascoltano e soprattutto si fidano di lei.
Così quando è capitata la trasferta successiva ho fatto il grande passo e ho provato a lasciarla in cura all’asilo.
Per me è stato meno traumatico, non perchè conoscessi Alessia, ma perchè avevo potuto vedere quanta professionalità e quanta cura metteva nel suo lavoro rendendomi conto che probabilmente sarebbe stata accudita meglio di quanto avrei fatto io stesso.
Inoltre per quanto ho potuto vedere sia al mio ritorno, sia in alcuni video di Emmy impegnata a divertirsi in asilo sono sicuro che l’esperienza fosse per lei molto più
piacevole rispetto alle alternative che le avevo proposto fino a quel momento.
Tengo a precisare che il mio legame con Alessia non ha influito minimamente sulla mia capacità di affidarle Emmy, ma solo il suo modo di lavorare.
Per dirla più semplicemente, per quanto potessi essere già legato a lei, se non
l’avessi ritenuta capace col casso che le avrei affidato il cane!

Concludendo, penso che il cane sia (oltre che un piacere ovviamente) una responsabilità che ci prendiamo nel momento dell’adozione. Questa in quanto tale comporterà dei sacrifici, ma che saranno ampiamente ripagati da tutto quello che il nostro amico sarà capace di darci.
Quindi il fatto che esistano delle strutture che funzionano non deve spingerci a pensare che il nostro cane non abbia bisogno di noi e che possiamo fare sempre quello che vogliamo ad ogni piè sospinto, tanto lo infiliamo in struttura e starà bene.
Però come sempre in cinofilia in media stat virtus, e quindi non dobbiamo né rinunciare a tutto, né costringere il cane a situazioni stressanti perchè esistono per l’appunto delle strutture professionali e gestite da professionisti delle quali ci possiamo fidare.
Chiaramente bisogna essere in grado di saper discernere tra professionisti e ciarlatani (altro problema che spesso affligge la cinofilia), magari di questo parlerò in un prossimo articolo, possibilmente facendomi aiutare da una professionista del settore 🙂

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