venerdì , 24 novembre 2017
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Home >> Allevamento - Cuccioli >> E’ vero che la cagna “deve” avere almeno una cucciolata nella vita?

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E’ vero che la cagna “deve” avere almeno una cucciolata nella vita?

di VALERIA ROSSI – Se è abbastanza facile per tutti, allevatori e privati, spiegare al proprietario di un maschio che a) non è indispensabile farlo accoppiare “per il suo bene”, b) non si hanno femmine disponibili per lui… è invece piuttosto difficile rifiutare le “avances” dei proprietari di femmine
Il privato, infatti, è quasi sempre felicissimo di mettere a disposizione il suo maschio, perché sotto sotto è convinto di fare felice lui (mentre così non è: v. “Il maschio ha bisogno di accoppiarsi?”).
L’allevatore, dal canto suo:

a) sa di possedere cani ampiamente testati in riproduzione e probabilmente capaci di migliorare la razza;
b) pensa che se lui rifiuta la monta, il privato con la sua cagnina si rivolgerà probabilmente al “cane del vicino” e farà lo stesso la sua cucciolata, ma con risultati di minor valore zootecnico;
c) ottiene un riscontro economico vendendo le monte.
Tutto questo fa sì che tutti i proprietari di maschi, nove volte su dieci, rispondano con un “SI!” entusiastico alla proposta di cedere una monta.

cucciolatasino1Ma è davvero un bene che i privati producano cucciolate?
Cerchiamo di esaminare i “pro” e i “contro” con la maggior onestà possibile, partendo dalla considerazione più importante: la cagna non è una donna.
Il suo istinto materno, tanto spiccato da riempirci di tenerezza, si sviluppa “con” la nascita dei cuccioli, ma assolutamente mai  “prima”, come invece accade alle donne (non a tutte, ma a molte di esse).
Insomma, se il fatto di non avere figli può gettare una femmina umana nella disperazione, questo non accade per la femmina canina, che “ignora” completamente il problema.
Detto questo, vediamo i:

PRO “UMANI”
a) allevare una cucciolata è un’esperienza di eccezionale valore emotivo;
b) se abbiamo bambini piccoli in casa, l’esperienza insegnerà loro più cose sul sesso e sulla nascita di quante potrebbero insegnargliene milioni di parole o di libri.

PRO “CANINI”
a) una femmina leggerina e di poca sostanza, dopo la cucciolata, spesso migliora dal punto di vista morfologico;
b) alcune cagnine molto esuberanti e “incontenibili” si tranquillizzano un po’ (ma solo un po’, sia chiaro!) dopo la maternità.

cucciolatasino3CONTRO “UMANI”
a) un parto è sempre un evento complesso e passibile di complicazioni: può andare tutto bene, ma può anche andare tutto male…o parzialmente male. Un allevatore esperto di solito capisce al volo quando le cose non filano per il verso giusto ed interviene per tempo (per esempio scegliendo di ricorrere al cesareo): un privato potrebbe accorgersene troppo tardi;

b) allevare una cucciolata è un impegno gravoso. Metterselo bene in testa, please.
Dopo i primi quindici-venti giorni (quando i piccoli stanno esclusivamente nella cuccia e la mamma pensa a tutte le loro esigenze), l’atmosfera di gioiosa contemplazione si trasforma in frenetica attività: i cuccioli vanno ovunque, sporcano ovunque, rosicchiano tutto, hanno continuamente bisogno di attenzioni e di cure… e la mamma comincia a guardare altrove con aria indifferente.
Non fischietta solo perché non ne è capace, ma se potesse lo farebbe.
Non si pensi che le cose migliorino di molto se si ha un giardino: i cuccioli piccolissimi (anche i cuccioli di razze nordiche e simili) non devono prendere freddo e tantomeno umidità, e almeno di notte vanno messi al riparo. Inoltre devono ricevere prima un corretto imprinting (quindi hanno bisogno di costanti rapporti con l’uomo) e poi una corretta socializzazione (quindi devono uscire, vedere persone diverse, ambienti diversi ecc.);

c) allevare una cucciolata costa, proprio in termini economici
I prodotti migliori per lo svezzamento, il mangime specifico per cuccioli, le sverminazioni, le vaccinazioni e l’iscrizione all’ENCI sono solo alcune delle spese “fisse”, a cui talora si sommano voci aggiuntive e impreviste (dalla cura per il cucciolo che si è fatto male alla spesa per ricomprare il prezioso vaso Ming abbattuto da una codata);

d) alla responsabilità di seguire una cucciolata nel modo migliore si somma quella di affidare i cuccioli a persone “giuste”, adatte alla nostra razza e capaci di trasformare la pallina pelosa di oggi in un adulto felice e realizzato;

e) alla responsabilità si somma la difficoltà, per un privato, di piazzare i cuccioli (a meno che non si tratti di una razza “di moda”), e per pura disperazione potremmo essere tentati di cederli a chiunque, pur di levarceli dai piedi;

f) un privato possessore di femmina che la fa coprire dal maschio dell’amico o del vicino di casa non “alleva” una cucciolata (anche se l’ENCI lo considera “allevatore”), ma la “produce”.
Dietro non c’è alcuna selezione morfologica e/o caratteriale, non c’è uno studio accurato delle linee di sangue, non c’è una valutazione dei rischi ereditari, non c’è tutto quello che invece dovrebbe assolutamente esserci se vogliamo contribuire in modo positivo alla diffusione della razza.
Il rischio non è soltanto quello di produrre cani “non bellissimi” (il mondo non è e non deve essere solo dei belli!): il rischio è quello di produrre cani non perfettamente sani, o con problemi di carattere che renderebbero difficile la loro vita e quella dei futuri proprietari;

cucciolatasino2g) Rovescio della medaglia: il privato X, possessore di una femmina bella e sana che la fa coprire da un maschio supertitolato dopo essersi consultato con l’allevatore, aver accertato l’esenzione da malattie ereditarie e operato in modo estremamente corretto ed etico… ovviamente avrà sostenuto costi assai superiori a quelli del signor Y che ha messo insieme una femmina qualsiasi e un maschio qualsiasi.
Bene (anzi, male): questo lavoro di selezione non gli sarà praticamente MAI riconosciuto.
Le persone che suoneranno alla sua porta o risponderanno per telefono o via e-mail ai suoi “annunci di cucciolata” gli rinfacceranno immancabilmente di chiedere un prezzo “troppo alto per un privato”, ed è molto probabile che preferiscano acquistare i cuccioli del signor Y, che può venderli a meno perché ha sostenuto spese assai inferiori.
Non parliamo poi di chi – allo stesso prezzo – preferirà andare in negozio, perché pensa che il privato in fondo offra cuccioli di qualità inferiore!
Il vero problema è che in Italia non c’è cultura cinofila e non si sa ancora distinguere tra cucciolo DOC e cucciolo “qualsiasi”.
Quando si parla di cucciolo “DOC” la gente comune pensa che ci si riferisca solo al cane da esposizione: e chi non è interessato al ring pensa che la differenza di prezzo non valga la candela.
Pochissime persone sanno che dietro a una cucciolata “DOC” c’è un lavoro che va ben oltre la semplice bellezza, ma che coinvolge anche il carattere e soprattutto la salute. Creare una cultura cinofila è un impegno lungo e difficile: ci stiamo provando in tanti… ma è dura, e per ora siamo ben lontani dall’essere arrivati alle grandi masse.

CONTRO “CANINI”
a) gravidanza e parto stressano la cagna e possono causarle problemi di salute;
b) la diceria secondo cui la cagna “dovrebbe assolutamente partorire almeno una volta nella vita” è basata su un presupposto tendenzioso. Infatti è stato appurato che “diverse” gravidanze (e non una sola) hanno una funzione protettiva nei confronti dei tumori dell’apparato genitale (soprattutto quelli all’utero): ma lo studio è riferito esclusivamente ai tumori, e non tiene conto di tutto il resto.
Il fatto che non sia poi così “funzionale” per la salute della cagna sfornare cuccioli a ripetizione è dimostrato dallo stato pietoso in cui si riducono le femmine “sfruttate” dai produttori indiscriminati di cuccioli.
Troppe gravidanze (intendiamo più di 4-5 nella vita), dunque, sono deleterie: la cagna non morirà di cancro all’utero, ma morirà (anche se per altri motivi) molto prima delle sue simili che hanno partorito con tempi e modi “equilibrati”.

Una sola gravidanza, invece, non ha alcun riscontro apprezzabile sulla salute della cagna: avere una o nessuna cucciolata è esattamente la stessa cosa.
L’elenco dei “contro” potrebbe continuare ancora: ho citato solo quelli più eclatanti, e che ritenevo di maggiore impatto.
Ovviamente, con questo, non voglio distogliere nessuno dall’idea di allevare una cucciolata, perché il “pro umano” numero uno (e cioè il fatto che si tratti di un’esperienza eccezionale) vale da solo più di mille “contro”. L’importante, però, è arrivare a questa esperienza informati e preparati.
E’ importante sapere che una razza viene danneggiata (moltissimo!) anche da una sola cucciolata prodotta senza cognizione di causa e senso di responsabilità;  ma è altrettanto importante sapere che un privato informato e responsabile non sarà rispettato a sufficienza in un mondo di gente che “non sa ancora abbastanza” di cani.
Una volta che si hanno ben chiari tutti i “pro” e i “contro”, ognuno è liberissimo di fare la propria scelta.
E chi, nonostante tutto, ha deciso per il “sì”… ha la mia simpatia: perché a questo punto il suo “sì” sarà frutto di passione e di amore, non di malintesi o di scarsa informazione.
Se invece ha deciso per il “no”, allora deve assolutamente pensare alla sterilizzazione: che è consigliabile anche per il maschio adulto/anziano, dal punto di vista sanitario, ma per la femmina “non” riproduttrice è praticamente indispensabile, se vogliamo tutelarla da una lunga serie di patologie anche serissime e spesso letali.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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