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Quando il cane resta da solo

Vorrei un cane, ma lavoro tutto il giorno…

Il mio cane, se lo lascio solo per qualche ora, mi distrugge la casa!

Il mio cane ha a disposizione un grande giardino, ma sembra sempre triste e annoiato…

Questi ed altri problemi, di cui tutti sentiamo spesso parlare, sono legati al fatto che il cane è un animale sociale…e l’uomo anche: ma purtroppo non è sempre possibile vivere nella stessa società.
E’ raro che sia possibile portarsi dietro il cane sul posto di lavoro; in alcuni casi è proprio vietato (se per esempio abbiamo un negozio di commestibili), in altri magari potremmo, ma ci tocca dividere lo stesso ufficio con persone non cinofile.
In altri casi ancora siamo noi a doverci spostare,visitare persone, vedere gente sempre diversa che potrebbe non apprezzare le effusioni di un cane esuberante.
Così, mentre gli americani hanno addirittura inventato “la giornata del cane in ufficio”, nel nostro Paese il nostro orario di lavoro coincide spesso con lunghe ore di solitudine per il cane di casa.
Che fare, allora?
Rinunciare alla sua compagnia?
No, non è necessario.
Vediamo di rispondere alle più frequenti domande su questo tema.

Si può prendere un cane se si lavora fuori casa otto ore al giorno?

Si può, purché si scelga il cane in base alle sue caratteristiche e non solo in base al nostro gusto estetico. Se ci piace il dobermann, per esempio, scordiamoci di prenderne uno da lasciare molte ore da solo, perché morirebbe di malinconia. Un husky, al contrario, troverà mille cose da fare in nostra assenza e quasi non noterà che non ci siamo (pur essendo felicissimo di rivederci al nostro ritorno).
Vanno evitate tutte le razze note per il loro morboso attaccamento al padrone (come dobermann, boxer e molossoidi in generale, cani da pastore conduttori del gregge), scegliendone una più indipendente (cani nordici e primitivi, levrieri, terrier, segugi, cani da pastore difensori del gregge).
Il comportamento del singolo soggetto non è prevedibile, ma la scelta della razza giusta è il primo passo per evitare i problemi.
Nonostante questo, tutti i cani sono animali sociali (anche se non tutti sono “socievoli”), quindi la solitudine assoluta li mette tutti in crisi. Come risolvere il problema?
Per esempio, offrendo loro la compagnia di un altro animale!
Ad alcune razze (per esempio quelle custodi di greggi e mandrie) può bastare un gattino o un criceto: loro si convincono che il loro compito sia vegliarlo e accudirlo in assenza del padrone, quindi si sentono “al lavoro”, sono perfettamente realizzati e non subiscono stress da separazione.
Altre razze (specie quelle molto predatorie) non legano con gli animali di specie diversa: possono imparare a conviverci pacificamente, ma la loro presenza non allevia la solitudine.
Invece tutti i cani si sentono perfettamente “socializzati” se hanno un compagno della loro stessa specie.
E qui mi sembra già di sentire le reazioni: “DUE cani?!?!? Sono già in ambasce all’idea di prenderne uno, e mi si parla addirittura di DUE??? Ma stiamo scherzando?
No, non stiamo scherzando affatto.
Il compagno a quattro zampe è sicuramente la soluzione ideale per tutti i problemi di solitudine, e dal punto di vista umano, che ci si creda o meno, tra avere uno e due cani non c’è quasi nessuna differenza…se non dal punto di vista economico, perché le spese ovviamente raddoppiano.
Per quanto riguarda invece l’impegno e le cure, la vera, sostanziale differenza c’è tra “nessun cane” e il primo cane: dopo, perché cambi davvero qualcosa, bisogna superare il numero di tre.
Naturalmente anche in questo caso dipende dalla razza: tra uno e due sanbernardo un filino di differenza di noterebbe, sia se cerchiamo di “stivarli” in un miniappartamento, sia se cerchiamo di portarli fuori al guinzaglio in coppia. Quando si tratta di cani di taglia piccola o media, invece, l’unica cosa che raddoppia è il divertimento. Provare per credere.
A questo punto, però, ricordiamo che le otto ore di lavoro sono solo una parte della nostra giornata: il resto dovremo dividerlo DAVVERO con il nostro cane, non limitandoci a portarlo fuori e a dargli da mangiare, ma lavorando con lui, giocando con lui, creando un rapporto con lui.
Un po’ come accade con i bambini, la qualità del tempo passato insieme è più importante della quantità: quindi prendiamo un cane solo se le famigerate otto ore rappresentano l’UNICA cosa che ci divide da lui. Per il resto (week end compresi) dovremo essere un binomio…o un “trinomio”, se abbiamo scelto la soluzione della coppia, indivisibile: altrimenti è meglio rinunciare e comprarsi un peluche.

Potrei anche pensare di prendere una coppia di piccoli cani: ma non ho il giardino. Anche se si fanno compagnia, chi li porta fuori a sporcare?

I cani (non da cuccioli, ovviamente) sono perfettamente in grado di trattenersi per otto ore senza subire alcun trauma fisico né psichico. Si può benissimo portarli fuori con questo intervallo di tempo. Se l’assenza del padrone supera le otto ore, o se comunque si desidera dare più possibilità di uscite ai nostri cani, ci si può avvalere del servizio di dog-sitter che ormai è reperibile in quasi tutte le città (e se non c’è un servizio “ufficiale”, ci si può sempre accordare in privato con una persona amante dei cani.
Per quanto riguarda i cuccioli, meglio acquistarli in un periodo di vacanza: non solo per avere il tempo di abituarli a non sporcare in casa, ma anche per poter dare loro i primi fondamentali elementi di socializzazione e di struttura gerarchica del branco-famiglia.

Avendo un ampio giardino posso farmi meno problemi? Il cane soffrirà meno la solitudine?

Assolutamente NO!  I problemi sono gli stessi. Certo, restare chiusi tra quattro mura è più noioso che passare le ore all’aperto, con distrazioni e giochi a disposizione…ma quello che fa soffrire il cane che vive solo NON è la mancanza di spazio: è la mancanza di contatto con altri esseri viventi con cui interagire.

E’ utile lasciare al cane giocattoli e ossa da rosicchiare per fargli sentire meno la solitudine?

L’osso di pelle di bufalo, i biscottoni duri e via dicendo sono quasi sempre compagni graditi e discreti antistress: i giocattoli, solitamente, no. A meno che il cane non sia un cucciolo piccolissimo, ignorerà palline e salsicciotti se non c’è il padrone a giocare con lui (mentre, sempre come antistress, potrebbe trovare interessante mangiarsi la gamba del divano).

Che cosa serve realmente al cane per sentire meno la solitudine?
Oltre alla compagnia di un altro animale, che continuiamo a raccomandare caldamente, al cane servono soprattutto dei punti di riferimento.
In generale: la sua cuccia tenuta sempre allo stesso posto, le sue ciotole (possibilmente piene, e di un cibo che conosce bene), un’atmosfera fatta di rumori e odori a cui è abituato lo aiutano ad sentirsi più sicuro e quindi a non fare drammi se deve stare da solo per qualche ora.
In particolare, quando si deve uscire per poco tempo, può essere utile insegnare al cane esercizi come la guardia all’oggetto, e lasciargli un qualsiasi oggetto da “sorvegliare” finché non torna il padrone.
Sentirsi utile, sentirsi “al lavoro” e sapere che ci fidiamo di lui per un compito preciso fa sentire il cane realizzato e sicuro di sé, e il tempo gli passa più velocemente.

Ma il cane ha davvero un “senso del tempo”?
A questa domanda, studiosi diversi rispondono in modo molto diverso. C’è chi sostiene assolutamente di no, c’è chi è convinto del contrario: la verità, per ora…la sanno solo i cani!
Alcuni soggetti (specie quelli molto ansiosi) effettivamente sembrano non notare la differenza tra dieci minuti e dieci ore, tant’è vero che quando usciamo di casa e rientriamo subito dopo si festeggiano come se non ci vedessero da secoli: ma questo è un po’ poco per stabilire che il cane non sa quanto tempo è passato. Potrebbe significare semplicemente che anche un solo “secondo” senza di noi gli sembra un’eternità, il che è sinonimo di amore e non si incapacità di contare i minuti.
D’altro canto è innegabile che i cani abbiano un “orologio biologico” precisissimo. Il mio cane (e decine di migliaia di altri) si alza ogni giorno dalla sua brandina esattamente tre minuti prima dell’ora in cui mio figlio torna da scuola: ci potrei bollire le uova alla coque senza bisogno di timer.
La domanda, però, è la seguente: “sa” che è l’ora giusta in cui rientra Davide, o “sente” qualcosa che gli annuncia il ritorno di Davide (per esempio il rumore del motore del pullman) molto prima di quanto possiamo sentirlo noi?
Io non conosco la risposta.
Quello che so – perché questi casi sono stati studiati e monitorati – è che i cani che soffrono di ansia da separazione (vedi sotto) manifestano i sintomi entro la prima mezz’ora di assenza del padrone, e mai dopo.
Che poi il padrone rientri dopo mezz’ora e un minuto, oppure dopo dieci giorni, il risultato non cambia.

SPECIALE: ANSIA DA SEPARAZIONE

Il mio cane, quando lo lascio solo, distrugge tutto
Questo NON E’ il normale comportamento di un cane lasciato solo in casa: di solito questo atteggiamento è sintomo di una vera e propria patologia comportamentale, scoperta solo in tempi recenti e divenuta sempre più frequente in questi ultimi anni, che si chiama ANSIA DA SEPARAZIONE.

SINTOMI E CAUSE
L’ansia da separazione è un problema psicologico che si manifesta con reazioni di vario tipo: all’inizio può trattarsi di semplici segnali di disagio (pianti, mugolii), che poi diventano agitazione vera e propria (depressione o iperattività, abbaio incessante ecc.) e che possono sfociare in un comportamento aggressivo-distruttivo che può ripercuotersi sul cane stesso (autolesionismo), sulla casa (sporcare in casa o…demolire letteralmente la casa) e talora sullo stesso padrone (mordere per impedirgli di uscire).
Le cause prime dell’ansia da separazione sono l’insicurezza e la mancanza di autostima: questo si riscontra spesso nei cani tenuti come “bambini di casa”, in cui è il padrone a proteggere il cane e non viceversa. Il cane vive sotto una campana di vetro e quindi non ha alcuna possibilità di acquisire coscienza dei propri mezzi.
Insicurezza ed eccessiva dipendenza dal padrone sono vere e proprie “fabbriche” di ansia da separazione.

Un’altra causa predisponente all’ansia da separazione è il distacco troppo precoce dalla madre, che causa un trauma nel cucciolo: questo stato d’animo ritorna quando il cucciolo, che si è legato al padrone, si sente “abbandonato” anche da quest’ultimo.
Per questo motivo molti dei cani di importazione venduti tramite grossisti e negozi, che per arrivare in negozio a un’età “appetibile” per il cliente devono essere staccati dalla madre troppo presto, manifestano la patologia.

Infine, talora l’ansia da separazione può essere causata dall’arrivo di un neonato o (più sporadicamente) di un nuovo membro adulto della famiglia (padrone che si sposa, madre anziana che viene a vivere con figlio padrone di dobermann ecc.). Molte delle manifestazioni descritte come “gelosia” dai proprietari spesso altro non sono che sintomi di ansia da separazione.
NON causa, invece, ansia da separazione l’arrivo di un altro cane: la “gelosia”, se c’è, è solo antagonismo gerarchico, e l’ansia non c’entra nulla.
Anzi, in diversi casi l’ansia da separazione si può curare dando un compagno (o una compagna) al cane che ne è affetto.
Ma perché questa patologia è diventata così frequente negli ultimi anni?
Semplice: perché l’uomo ha capito che il cane si esprime meglio, e sviluppa al meglio le proprie doti caratteriali, se vive in famiglia.
La conseguenza è che i cani vivono a contatto sempre più stretto con l’uomo, e quasi sempre abitano “dentro” casa, a differenza di quanto accadeva fino a qualche anno fa.
Quando i cani “stavano fuori”, in cortile o in giardino, e con l’uomo passavano solo i momenti di lavoro (che rappresentavano, nella stragrande maggioranza dei casi, anche l’unico motivo per cui l’uomo prendeva un cane!), il rapporto era sicuramente incompleto, e lo stesso addestramento dava risultati assai modesti rispetto ai metodi attuali: in compenso l’ansia da separazione era un problema praticamente sconosciuto.
La semplice constatazione storica dovrebbe far capire ai padroni la differenza tra un cane “sociale” e un cane “appiccicaticcio”, incapace di gestirsi autonomamente.
Infatti, se è giustissimo vivere insieme al cane per la maggior parte del tempo, è altrettanto importante abituare il cane a non considerarci una “stampella” senza il cui appoggio l’animale “frana” psicologicamente.

SINTOMI PREOCCUPANTI
– quando il cane capisce che il padrone sta per uscire lo segue passo passo, uggiolando e piangendo;
– appena il padrone è uscito, il cane raspa contro la porta sperando di aprirla per seguirlo;
– il cane si attacca morbosamente a un oggetto che appartiene al padrone (vecchio calzino, ciabatta ecc. e manifesta un comportamento aggressivo/possessivo se qualcuno cerca di toglierglielo.
– il cane rifiuta il cibo in assenza del padrone
– il cane saluta il rientro del padrone con manifestazioni esagerate, pianti, gemiti ecc

PREVENZIONE
Il cucciolo deve capire che il padrone è una presenza “sicura e costante”, ma non “perenne”: quindi, fin dai primissimi mesi di vita, ogni tanto dovremo lasciarlo solo.
Inizialmente bastano cinque-dieci minuti, perché è fondamentale che il padrone rientri appena il cucciolo comincia a manifestare segni di ansia: in lui deve prendere piede, e diventare solida come una roccia, l’assoluta certezza che non l’abbiamo abbandonato e che torneremo sempre.
Una volta instaurata questa certezza, però, il cucciolo dovrà anche capire che “sempre” non significa necessariamente “subito”: quindi dovrà essere progressivamente abituato ad assenze di dieci minuti, un quarto d’ora, e infine anche di due-tre ore.
Creiamo appositamente queste situazioni, lasciando il cane a casa anche in alcune occasioni in cui potremmo portarlo con noi: non è una crudeltà, ma un passaggio obbligato della sua educazione e un passo indispensabile per ottenere buoni risultati in addestramento.
Per controllare se ci sono sintomi di ansia da separazione si può attuare il seguente metodo:
1 – consegnare al cucciolo oggetti “antistress”, per esempio un osso di pelle di bufalo da rosicchiare;
2 – accendere un registratore nella stanza in cui si trova il cucciolo;
3 – al rientro, valutare se il cucciolo:
a) ha utilizzato l'”antistress”, e in quale misura;
b) ha sfogato lo stress su altri elementi della casa (sedie rosicchiate, cuscini sventrati ecc.);
c) si è sfogato abbaiando (ascoltando la registrazione).

Se si notano anche i minimi sintomi di ansia da separazione, sarà bene:
1 – raccorciare i periodi di solitudine, ma senza eliminarli completamente: quando il cane non mostrerà più sintomi si potranno nuovamente allungare i tempi;
2 – durante la giornata, ignorare completamente il cane per un certo periodo di tempo (per esempio mezz’ora al giorno, estendibile fino a un’ora), anche se venisse a cercare coccole o gioco;
3 – insegnargli i primi esercizi di obbedienza, cosa che aiuta a stabilire una gerarchia precisa riequilibrando un rapporto male impostato e aiutando il cucciolo a trovare l’autocontrollo;
4 – appena avrà capito il significato di ordini come “seduto” e “terra”, ottenere che resti seduto in una stanza mentre noi ci spostiamo in un’altra, inizialmente non uscendo dal suo campo visivo, e più avanti sì.
Quando torneremo lo premieremo e loderemo se avrà obbedito, mentre lo ignoreremo completamente (anche se venisse a festeggiarci) se avrà lasciato la posizione.
5 – può essere utile abituare il cane a stare per un certo periodo nella cuccia o meglio ancora in una gabbia (o vari kennel) in cui lui dovrà passare un po’ di tempo mentre noi rimarremo in vista, ma ignorando qualsiasi suo tentativo di richiamare la nostra attenzione.
MAI PUNIRE un comportamento legato all’ansia (da separazione e non), perché questo peggiorerebbe lo stress e di conseguenza la manifestazione patologica che ne deriva.

L’IMPORTANZA DI CAPIRE CHE ESISTE UN PROBLEMA
Chi pensasse che l’ansia da separazione in fondo è un segno d’amore per il padrone, e che non c’è motivo di prevenirla né di curarla perché intanto “nessuno ci dividerà mai”…be’, deve rendersi conto che l’amore è una cosa, e la possessività un’altra.
Purtroppo l’ansia da separazione è legata assai più alla possessività che all’amore, e questo mette in discussione anche i rapporti gerarchici all’interno della famiglia.
Un cane convinto che noi “gli apparteniamo”, e che può disporre di noi a suo piacimento, non potrà certo assumere il giusto ruolo di “sottoposto” nel nostro “branco” familiare, ma tenderà diventare sempre più dominante.
Molte persone provano una sorta di “autocompiacimento” che gli impedisce addirittura di ammettere che il loro cane abbia un problema di comportamento (anzi, credono che quello di totale dipendenza, comprensivo di ansia da separazione, sia l’unico tipo di rapporto corretto tra cane e padrone!).
Inutile dire che questo porta inevitabilmente a ritardare l’azione terapeutica…almeno fino al momento in cui il problema diventa davvero grave e di difficile soluzione.

TERAPIA
Se il cucciolo ai primi sintomi di ansia da separazione può essere “curato” esattamente come abbiamo visto per la prevenzione, il caso del cane adulto diventa più difficile, specie nei casi in cui le manifestazioni diventino apparentemente aggressive.
Conosco due dobermann adulti che impediscono letteralmente ai padroni di uscire di casa, afferrandoli con i denti: il primo proprietario ride del problema (considerandolo un “segno d’affetto”, vedi box) e quindi chiede semplicemente alla moglie di trattenere il cane quando lui deve uscire dal cancello. Il secondo proprietario è una donna, che ha ormai un vero e proprio terrore delle reazioni del suo cane quando lei esce di casa: per questo inizialmente ha risposto alle richieste del cane cercando di portarlo sempre con sé, poi ha finito per uscire di casa meno possibile…infine si è ritrovata alle prese con un esaurimento nervoso che l’ha spinta a prendere in considerazione l’idea di disfarsi del cane.
Prima di ridursi in questo modo, ovviamente, è bene intervenire contattando un buon comportamentista che possa aiutarci a risolvere il caso, tenendo presente che ogni cane avrà reazioni diverse e che quindi non c’è una “regola fissa” uguale per tutti.
Una cosa che comunque bisognerà sempre fare è controllare le reazioni del cane quando il padrone si allontana: si solito le manifestazioni ansiose si scatenano quasi subito, nella prima mezz’ora di assenza.
I possibili metodi di controllo consistono o nell’utilizzare una persona di famiglia che (restando nascosta) annoti tutti i comportamenti del cane, o una videocamera che inquadri la stanza in cui il cane rimane solo, mentre il padrone può vedere dall’esterno cosa succede.
Il padrone dovrebbe sempre rientrare (avvisato dal familiare, o messo in allarme dalla videocamera) ai primissimi sintomi di ansia del cane.
Altro punto importante: il padrone non deve mai dilungarsi troppo in “saluti” e rassicurazioni (mi raccomando, stai bravo, torno subito ecc.) nella speranza di tranquillizzare il cane: in realtà otterrebbe l’effetto contrario.
Anche i rientri in casa devono essere tranquilli e “normali”, senza accentuare troppo le attenzioni verso il cane.
E’ molto utile fare “finte uscite”: prepararsi, vestirsi, prendere le chiavi di casa… tutto il rituale di quando effettivamente usciamo, per poi “smontare” tutto e rimanere in casa. In questo modo il cane non potrà più entrare in ansia (come effettivamente fa!) ai primi segni di “umano che sta per andarsene”, perché questi segnali non saranno più indicativi.
Tutti i soggetti con ansia da separazione dovrebbero essere addestrati, sia per ripristinare un rapporto corretto (che non dev’essere morboso), sia per acquisire fiducia in se stessi.
Qualora la terapia comportamentale da sola risulti inefficace o solo parzialmente efficace si potrà ricorrere a farmaci (ansiolitici) che possono “aiutare” la soluzione del problema, ma che non dovrebbero mai essere considerati l’unica soluzione.
L’ansia da separazione non guarisce MAI da sola: inutile illudersi.
Il miglior metodo è sempre la prevenzione, ma ai primi sintomi bisogna correre ai ripari, perché un cane che subisce troppo a lungo queste situazioni di stress può anche ammalarsi fisicamente.
In casi particolarmente gravi esistono centri specializzati per la terapia, dove il cane viene curato in coppia o in gruppo per riabituarlo al concetto di “branco” e “disumanizzarlo” almeno in parte, ridandogli la sua dignità di cane e insieme la tranquillità che viene dall’autostima.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).




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