La presa per il cul…pardon, il serissimo articolo su “quelli che fanno agility” iniziava dicendo che tanto normali non devono essere, perché invece di “agilitisti” si fanno chiamare “agilisti”.
Figuriamoci quelli che fanno UD, che non si chiamano per niente.
Non hanno un nome nè una definizione.
Porelli, in effetti mette pure male definirli, eh… perché  l'”utilità e difesa” è in realtà un insieme di discipline che, partendo dalle più semplici, comprendono i CAL (da cui verrebbe “callisti”… stupendo!), lo ZTP (“ztpisti”? piacerebbe a Eta Beta…) e poi, naturalmente, i tre livelli di IPO (da cui uscirebbe “ipisti”. Pietà).
Non ci si può neanche salvare con le prove tedesche:  gli “schhisti” sembrano quelli che fanno star zitti  gli altri. A dirlo per esteso (come in: “Scusi, lei è uno schutzhundista?”), come minimo ci si sentirebbe rispondere: “Sì, e tua sorella?”
Insomma, ammettiamolo: questi sono proprio inchiamabili…ma per fortuna il problema non si pone più: da quando in Italia i “guru” del metodo gentile hanno cominciato a urlacchiare “AAAAAHHH!!! Quelli lì strozzano i caniiiiiiiiiiii!!! Li frustano! Usano tutti il collare elettricoooo!” eccetera… ormai quelli che fanno UD ormai si chiamano Gino, Mario, Annamaria.
Perché sono rimasti così pochi che basta e avanza il nome di battesimo.

ASPETTO GENERALE: nell’immaginario collettivo (e in quello dei guru gentilisti) quello che fa UD è grande, grosso e indiscutibilmente tamarro. Una specie di  incrocio tra Hulk e Chuck Norris (perché spara i calci rotanti ai cani), che invece di parlare ringhia, gira armato di collari a punte (con quello elettrico sempre ovviamente a disposizione, già acceso e pronto all’uso) e mangia chihuahua a colazione.
Sui campi, in realtà, qualche truzzo lo trovi pure (non che la categoria manchi sui campi di obedience o di agility, eh…): ma ci trovi pure la ragazzina che pesa metà del suo cane, il nonnetto che in condotta, quando deve correre, la lingua la tira fuori lui  la signora col davanzale all’altezza del muso del cane e  il sederone che sporge oltre la coda.
Insomma, ci trovi di tutto e di più, esattamente come su tutti i campi del mondo, in qualsiasi disciplina del mondo.
Gli incroci tra Hulk e Chuck Norris, in realtà si trovano abbastanza frequentemente tra i figuranti (detti anche “quei loschi figuri che maltrattano i cani prendendoli a bastonate”).

Sui figuranti ci sono da dire un paio di cosette:
a) che se non fossero Hulk Norris non potrebbero fare i figuranti. La prima volta che io ho provato a mettere la manica sono volata per terra tipo “oggi le comiche”. La seconda volta no, però il cane aveva quattro mesi;
b) al cane interessa solo la manica, ma sotto la manica c’è il tuo braccio: e se il cane ha un morso come dio comanda, lo senti.
Minchia, se lo senti;
c) per terra stile “oggi le comiche” ci finiscono, a intervalli regolari, anche gli Hulk Norris. Inoltre prendono regolarmente capocciate nel naso e/o nelle palle, graffiate su braccia, gambe, faccia e dintorni, dentate fuori misura che se indossano il costume completo, fan poco danno  (ma il costume completo pesa 192 chili, e magari a ferragosto cerchi di non usarlo troppo spesso): se invece indossi solo la manica, fanno maliiiiiizzzzzzimo. Se ne deduce che se ogni tanto dessero una bastonata ai cani giusto per divertimento, sarebbero quasi giustificati (ma NON è quello che fanno).

VARIETA’ AMMESSE: principalmente due: quelli che non sopportano i gentilisti e quelli che i gentilisti non li possono vedere neanche in fotografia  (peraltro, i gentilisti si dividono in due categorie: quelli che odiano quelli che fanno UD e quelli che gli appassionati di UD non li possono neanche sentir nominare).
Così, sui campi di UD, arrivano un sacco di proprietari di cani che, dopo aver seguito per sei mesi i consigli del guru gentilista, si ritrovano con il  cane che gli fa il gesto dell’ombrello ogni volta che sente qualcosa che somiglia a un ordine.
D’altro canto, sul campo dei gentilisti arrivano quasi esclusivamente proprietari di cani rovinati dai macellai (che purtroppo esistono, ma non solo in UD) travestiti da addestratori.
Risultato: per i primi due mesi (almeno), anziché addestrare il cane, l’umano che si è avvicinato all’UD si sentirà dire di tutto e di più contro i gentilisti (e ovviamente viceversa).
Dal terzo mese in poi si comincia a guardare in faccia il cane, ammesso e non concesso che l’umano nel frattempo non l’abbia regalato alla zia (o non gli abbia fatto un tanax perché la zia è finita al pronto soccorso).

COMPORTAMENTO E CARATTERE: quelli che fanno UD sono, mediamente, persone che credono ancora che al mondo ci sia posto per cani come i rottweiler, i dobermann, i dogo argentino, gli amstaff: standing ovation.
Alcuni di loro, però, tendono a schifare quelli che invece amano labrador, golden,  beagle, border collie e chihuahua: standing pernacchien, perché tutti i cani dovrebbero avere pari dignità e pari diritti, proprio come gli umani.
Quelli che fanno UD tendono a idolatrare il proprio istruttore, specie se ha vinto qualche campionato.
Purtroppo, se l’istruttore è un macellaio travestito da addestratore, lo prendono per buono lo stesso invece di mandare a cagare lui, il suo campo e i suoi metodi.
La stessa identica cosa succede sui campi di agility, obedience eccetera. Però non si dice.
Quelli che fanno UD ma hanno un cervello pensante mandano effettivamente a cagare i macellai, ma non la disciplina (che è bellissima) e si cercano semplicemente un campo gestito da persone per bene.
Sui campi gestiti da persone per bene si trovano oggetti che farebbero svenire sul colpo i guru gentilisti. No, non parlo di collari a punte e fruste: quelli, più che farli svenire, li farebbero godere come ricci. Parlo invece di clicker (AHHHHHH!!!!), di palline (NOOOOO!), di giochini. Se il guru gentilista arrivasse mai a vederli, probabilmente penserebbe che si tratti di clicker elettrici o di palline con le punte nascoste dentro. Comunque il gentilista  non li vede, perché sui campi di UD non ci va: vade retro Satana.
NOTA: non basta chiamarsi  “educatori cinofili” anziché “addestratori” per diventare automaticamente bravi e non-macellai.

Quelli che fanno UD sono persone tragicamente grezze.  Son perfino capaci di dirti che siccome il cane ha fatto un buon riporto, gli hanno dato un bocconcino (orrore!), anziché parlarti  della perfusione del rinforzo positivo nella porzione di rapporto zooantropologico che riguarda la verticalizzazione della postura.
Per fortuna i cani se ne infischiano e si divertono lo stesso.

Quelli che fanno UD sono dei biechi sadici che amano veder picchiare il loro cane con un bastone.
I cani di quelli che fanno UD, quando vanno sulla manica, sono talmente esaltati che se qualcuno gli facesse la stessa obiezione cadrebbero dalle nuvole (“Bastone? Quale bastone?”).
Ma con i cani non ci parla mai nessuno, purtroppo.
NOTA: quello che fa UD con un cane che si accorge di essere picchiato col bastone (che in realtà è una bacchetta morbida) è un cretino.
Quello che fa UD, a volte, è talmente incazzato con quelli che lo denigrano che schifa qualsiasi metodo, strumento, studio che puzzi anche solo vagamente di educatore cinofilo.
Ed è cretino anche lui, perché bisognerebbe conoscere tutto lo scibile cinofilo e poi selezionare la fuffa dalle idee veramente valide: però c’è da dire che sentirsi definire continuamente maltrattatori, delinquenti e friggitori di cani non predispone molto al dialogo.
Quello che fa UD è convinto che l’umano debba essere il superiore gerarchico del suo cane.
Quello che non fa UD anche, però per dire la stessa cosa impiega quattrocento paroloni (trecento dei quali incomprensibili alla popolazione media), e se dici parolacce come “leader” o “capobranco” ti picchia con la frusta e ti mette il collare elettrico.

TESTA: quadra, visto che si ostina a fare UD anziché dedicarsi a leggiadri sport sui quali nessuno avrebbe mai niente da ridire (tranne i cani da UD, che in tal caso coprirebbero di insulti i loro conduttori perché a fare UD si divertono un sacco: ma non potendo parlare non fanno testo).
La testa di quelli che fanno UD non è fornita di normale cervello, perché gente che si alza alle quattro del mattino per fare cinquanta chilometri (quando va bene) per trovare un pezzo di prato sui cui fare una pista, normale NON è. E non ci piove.
Sulle piste, invece, ci piove. Quasi sempre.
E se non piove, c’è la nebbia e quando torni a casa devi sdraiarti a pelle di leone sul termosifone (d’estate sul deumidificatore).
Per fortuna, quando si parla di UD,  nessuno si ricorda mai che esistono le piste, quindi nessuno si accorge di quanto siano  matti quelli che fanno UD.

OCCHI: costantemente umidi, con la lacrimuccia che traballa sull’orlo della palpebra, per i primi quattro-cinque mesi di attività: ovvero per tutto il tempo in cui si sentirà ripetere da tutti gli amici che l’UD è una cosaccia bruttissima, che crea i kanikiller kattivissimi, che i cani vengono maltrattati e che “si stimola l’aggressività”, che è addirittura una cosa fuorilegge.
Al sesto mese quello che fa UD smette di piangere e comincia a sfanculare gli amici.
Al settimo mese l’istruttore gli dice: “Potremmo cominciare le piste”, e lui risponde entusiasticamente “sì,sì, che bello!”
Al settimo mese e un giorno cominciano davvero a fare le piste, e quello che fa UD ricomincia a piangere.

NASO: insensibile. Quelli degli amici invece no, tant’è che gli fanno notare che il suo cane puzza: il che non è propriamente falso.
Un po’ i cani da UD, mediamente, puzzicchiano per conto proprio (specialmente i pastori tedeschi); un po’ son sempre bagnati (specialmente nei giorni in cui si devono fare le piste); un po’ razzolano spesso in acquitrini conditi con le cacche di quelli che abitano vicino al campo di UD e che pensano bene di usarlo nottetempo come sguinzagliatoio e cesso per i propri cani.
Però, se chiudi il cancello del campo a chiave, il gentilista di turno salterà sempre fuori a dire che chiudi perché nessuno possa vedere la tua collezione di collari elettrici.
Quelli che fanno UD e hanno il cane che puzza possono vendicarsi solo sugli agilisti,  facendogli notare che loro puzzano di umano sudato (mooooolto peggio del cane bagnato).

BOCCA: cucita, per evitare di sfanculare continuamente quelli che gli dicono che l’UD blablabla. Si apre in un sorrisone beato solo quando il cane fa un attacco della madonna, o una palizzata mitica, o una pista ineccepibile (sul bagnato).
VOCE: quelli che fanno UD si dividono in due categorie: quelli che sussurrano ai cani  (ma per davvero, non come il deficiente violento diventato famoso in TV) e quelli che sbraitano ai cani.
I primi bisbigliano con tono talmente cospiratore che ti aspetti che un giorno o l’altro, invece di dare un ordine al cane, gli passino un pizzino di nascosto.
I secondi sbraitano a un numero di decibel crescente a seconda del pubblico.
Quando son sul campo da soli ad allenare il cane, dicono: PLATZ!
Se sono sul campo ad allenare il cane e c’è qualcuno a vedere, urlacchiano: PLAAATZZZ!!!
In gara, quando sbraitano: PLAAAAAAAAAAAAAAAAAAAATZZZZZZZZZZZZZZZ!!!! , si mettono a terra tutti i cani nel giro di cinque chilometri.

ARTI: si muovono in modo più o meno marziale durante le condotte.
Quelli che fanno la condotta in UD si dividono in due categorie: quelli che pensano che “muovere ritmicamente le braccia” significhi “muovere ritmicamente le braccia” e quelli che pensano che significhi “fare il passo dell’oca” in perfetto stile fascista.
Questi ultimi sono la cosa più spettacolare da vedere in gara, dopo gli attacchi: solo che gli attacchi non fanno ridere, e loro sì.

MANTELLO: quelli che fanno UD o si vestono da marines (tuta mimetica, cinturone, berretto in testa, anfibi) o si vestono da homeless: maglietta stracciata (tanto se te ne metti una nuova ci pensa il cane a strappartela nel giro di un’ora), calzoni smessi dal fratello maggiore, scarp-de-tennis col buco sul ditone (stivali di gomma quando si va a fare le piste: tanto piove).
Quelli che fanno UD, però, si distinguono particolarmente dagli accessori: guinzaglio, guinzaglione, collare morbido, collare a catenella (sìsì, è quello “a strangolo”: ma siccome questo è un nome di merda che fa pensare malissimo e parlare malissimo i gentilisti, e visto che in realtà NON lo si usa affatto per strangolare qualcuno, io lo chiamo “a catenella”) , riportello, marsupio portabocconi (tascapane per i marines)…tutto indossato contemporaneamente, perché arrivare fino alla club house per prendere l’accessorio che serve in quel momento è fatica. Ne consegue che quello che fa UD solitamente sembra un “one man band”: gli manca solo la grancassa.
Effetto collaterale gradito: indossando tutta quella roba lì, è inevitabile che ci si dimentichi di posare qualcosa quando finisce l’allenamento. E così, un giorno, la sottoscritta, fermata dai carabinieri, si è sentita dire dall’appuntato che aveva accostato la testa nel finestrino: “Ah, niente, scusi: mi sembrava che non avesse messo la cintura, ma invece ce l’ha. Vada pure”.
La cintura, in effetti, me l’ero scordata. Però mi ero scordata pure di metter via il guinzaglione da addestramento, che portavo a tracolla e che mi ha salvato i punti sulla patente.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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