Dopo aver detto che “ci sono più educatori cinofili che cani“, potrebbe sembrare incoerente che oggi abbia deciso di scrivere questo articolo: ma non è proprio così.
Di posto per educatori/addestratori/istruttori BRAVI, infatti, ce ne sarebbe, eccome: sono gli improvvisati ad essere troppi – e ad essere “di troppo”.
Sono quelli che al corso hanno imparato non  l’ABC, ma solo la “A” (magari neppure tutta intera) e che NON dovrebbero, per nessuna ragione al mondo, aprirsi il campo il giorno dopo (mentre è quello che fanno regolarmente).
Sono i “cuggini acculturati”, quelli che fino al giorno prima andavano spiegando a tutti che per insegnare al cucciolo la pulizia casalinga bisogna mettergli il muso nella pipì, e il giorno dopo vanno cianciando di prossemica e zooantropologia cognitiva (senza peraltro averci capito una mazza: e se hanno almeno capito che il muso nella pipì non va messo, è già grasso che cola).
Potrei andare avanti per mesi: anzi, avrei proprio potuto fare un articoletto umoristico della serie “Quelli che” (tipo: “Quelli che…fanno gli educatori cinofili senza peraltro sapere un cazzo di cani”).
Però, in realtà, l’argomento è serio e merita di essere trattato seriamente: non fosse che per il fatto che molti giovani, in questo lavoro, cercano semplicemente uno sbocco contro crisi e disoccupazione.
Hanno passione per i cani, sono bravi ragazzi, non hanno voglia di spacciare droga (se maschi)  né di fare le veline o di andare a letto con il politico di turno (se femmine. E a volte anche se maschi: dipende dal politico): quindi  lavoro non ne trovano.
Come si fa a dir loro “lascia perdere”, se sperano di guadagnarsi onestamente da vivere stando tra gli animali che amano?
Al massimo li si può mettere in guardia dai miti facili.
Si gli si può dire che “guadagnarsi onestamente da vivere” non deve significare “guadagnare senza fatica”, né tantomeno “guadagnare prendendo per il sedere i clienti e rovinando cani”: anche perché, se fai così, ti guadagni da vivere per un mese, o per un anno se proprio ti va di lusso. Poi sparisci: proprio perché la concorrenza è diventata talmente alta – e spietata, come in tutti i campi – che emergere è difficile e restare a galla è cosa per pochi eletti.

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Meglio non illudersi troppo, dunque: meglio non sperare che quella della cinofilia sia una facile scappatoia per gente con poca voglia di impegnarsi (se è questo che volete, vi conviene seguire la strada maestra ed allevare una razza di moda…ovviamente facendo il cagnaro e non l’allevatore serio, perché altrimenti tocca impegnarsi e sudar sangue anche lì).
Se però c’è davvero TANTA passione; se c’è la disponibilità a studiare, ad impegnarsi seriamente e a costruirsi un mestiere decoroso in modo corretto; se c’è davvero il desiderio di aiutare cani e umani a vivere relazioni migliori… allora questa strada si può ancora intraprendere.
E si può anche partire dal famoso “corso per educatori”: che però, a questo punto, bisogna scegliere con un minimo di oculatezza, perché altrimenti si butterebbero via i propri soldi.
Proviamo, dunque, dare qualche suggerimento su questa scelta, provando a capire in cosa si differenziano le millemila proposte che l’aspirante educatore troverà sul web.

DURATA

Ci si troverà di fronte una scelta decisamente ampia di:

a) corsi brevi – brevissimi  (da UNO a tre-quattro week end);
b) corsi intensivi (tipo “full immersion” di una settimana-dieci giorni);
c) corsi di lunga durata, spesso tenuti nei week end ma talora anche con lezioni infrasettimanali.

Inutile dire che i corsi brevi e brevissimi non potranno MAI formare davvero un educatore cinofilo…a meno che con questo non si intenda “persona che esce dal corso un filino più informata di prima su come educare il PROPRIO cane”.
In realtà, se si prova ad accusare chi tiene questi corsi-lampo di voler “tirare dietro” patentini e di illudere la gente, la risposta sarà sempre questa: “Ma noi non abbiamo mai detto che avrebbero potuto aprire subito un campo! Il nostro è solo un corso base di cultura cinofila, si dovrebbe capire benissimo!”
Sì, forse si dovrebbe: ma intanto loro non te lo dicono. Certo, non ti dicono che “impari tutto” sui cani… ma non dicono neppure il contrario: quindi qualche ingenuo può anche cascarci.
Rovescio della medaglia… costui dev’essere proprio TAAAANTO ingenuo!
Un pollo fatto e finito.
E i polli non sono poi così diffusi, dopotutto.
Il fatto è che spesso le persone “fingono” di essere prese in giro, quando in realtà il loro scopo è di prendere in giro qualcun altro: ovvero, vogliono un attestato qualsiasi (da procurarsi più in fretta e con la minor spesa possibile) da poter sventolare sotto il naso del futuro cliente, facendogli vedere che lui “ha fatto un corso da educatore”.
Ovviamente, tra la scarsa cultura cinofila generale e la mancanza di una regolamentazione decente in materia, il cliente non sarà mai in grado di discernere tra chi si è smazzato per anni e chi ha preso il foglietto di carta in due giorni: quindi il corso breve-brevissimo consente a qualsiasi pirla di autocertificarsi come “educatore” .
Non importa neppure che sul foglietto ci sia scritto “il signor X ha seguito un corso di cultura cinofila”, anziché “ha ricevuto il patentino da educatore”: tanto il cliente non distingue neanche così.
Il fatto che non abbia imparato un beatissimo tubo, poi, è di secondaria importanza: tanto il neo-educatore a presa rapida è convinto di sapere già TUTTO sui cani, magari perché ha insegnato a fare seduto e terra al barboncino di casa.
Come sempre, insomma, esiste un’offerta laddove c’è la domanda: e la domanda è sicuramente più legata a questo tipo di persone che non ai “veri” ingenui… perché bisogna proprio essere scesi a valle con l’ultima piena per pensare di poter “capire tutto sui cani” in  cinque o dieci lezioni.

I corsi “full immersion” sono una variante apparentemente più accattivante dei corsi brevi: si sta per una settimana o dieci giorni dentro a un campo, a lavorare con i cani, e la teoria viene spiegata man mano che si presentano i vari problemi pratici.
Carino, divertente, anche interessante: purtroppo, però, la mente umana non è una spugna fatta per assorbire una montagna di informazioni tutte assieme.
La concentrazione e il livello di attenzione scendono anche se non ce ne  rendiamo conto, e dopo le prime due-tre ore la spugna comincia a perdere acqua qua e là.
Tra l’altro, in cinofilia, ci sono anche nozioni piuttosto ostiche che bisogna conoscere se si vuol fare davvero l’educatore (nozioni di anatomia, di chimica, ma anche conoscenza delle leggi e delle norme fiscali): a meno di non essere i cugini intelligenti di Einstein, ritengo impossibile che tutte queste nozioni vengano incamerate (e ricordate) in una full immersion, senza avere il tempo di portarsele a casa, ravanarsele un po’ ed assorbirle piano piano.
I corsi full immersion sono utili e interessanti per chi di cinofilia già ne sa parecchio: ma al novellino  li sconsiglierei.

I corsi di tipo scolastico (ovvero quelli che durano un anno o più) sono, per ovvi motivi, gli unici che si possono definire realmente “formativi”: ovviamente la loro efficacia dipende dai docenti, ma su questo non posso darvi consigli, anche perché andrei forzatamente a finire sulla stima-disistima personale, che può anche non essere condivisa.
Ognuno dev’essere libero di fare le SUE scelte senza essere influenzato da altri…anche se una cosa mi permetto di suggerirvela: quando scegliete il/i vostro/i docente/i, accertatevi almeno che sia qualcuno che lavora davvero con i cani e che non si limita a parlarne.
Scegliete persone che abbiano “fatto qualcosa” in campo sportivo o in altre discipline: non devono essere necessariamente i campioni del mondo, ma almeno dovrebbero essere “apparsi” e aver ottenuto qualche risultato apprezzabile. Altrimenti saranno, magari, degli splendidi teorici…ma se non hanno mai applicato le loro teorie alla pratica, come facciamo a sapere se funzionano?
Insomma: se il signor X  vuole salire in cattedra per insegnarmi (a pagamento) come scrivere in modo efficace, prima di aprire il portafogli voglio vedere un libro pubblicato da lui.

PRATICA E TIROCINIO

Se un corso non prevede un’equa distribuzione di teoria e di pratica, personalmente non lo prenderei proprio in considerazione.
Un conto è il seminario o lo stage, in cui – volendo – ci si può anche limitare al blatera-blatera: ma se si parla di “formare un educatore”, bisogna dargli in mano dei cani veri. Altrimenti non c’è proprio storia.
I cani dovrebbero anche essere diversi per taglia, età, sesso, razza o tipologia e carattere: non esiste proprio che si lavori per una settimana con uno stuolo di golden o di border… perché poi, al primo rottweiler incazzoso che si incontra, si finirebbe arrampicati sull’albero più vicino, stile gatto.
Inutile, anche,  illudersi di poter mandare i “cani difficili” a qualcun altro (magari a qualcuno che meriti la qualifica di “ri-educatore”), tenendo per sè solo i dolci cuccioletti che si possono plasmare da zero senza rischi e senza errori. O meglio: potere si può, ma non ci si illuda di campare con quelli.
La stragrande maggioranza delle persone che si avvicinano a un campo ha cani di taglia medio-grande, adulti E problematici: quelli che arrivano col cucciolotto sono, purtroppo, un’esigua minoranza.

Ora io non dico che a fine corso un educatore debba saper affrontare e risolvere su due piedi il caso estremo del cane di grossa taglia aggressivo (sarebbe una mosca bianca, perché anche dal miglior corso del mondo si esce sapendo un millesimo di tutto quello che c’è da sapere. E se mi chiedete quand’è che si arriva a sapere davvero “tutto” sui cani, vi rispondo MAI): però, se non altro, deve essere in grado di non salire sull’albero; di capire il caso che ha davanti; di spiegare all’umano del cane che esistono le soluzioni X, Y e Z…ed eventualmente di indirizzarlo al collega “specializzato proprio in questo tipo di problemi” (leggi: uno che sa un po’ più di te. Però devi anche sapere chi caspita è, ‘sto collega: e per saperlo devi almeno aver inquadrato a grandi linee il tipo di problema).
La parte pratica, se fatta in modo corretto, aiuta anche l’aspirante educatore a capire una cosa fondamentale: e cioè se ha o non ha paura dei cani.
Perché a pacioccare golden son capaci tutti, e si può pure credere di avere somma confidenza con i cani: ma prima o poi (solitamente “prima”), il rottweiler incazzoso arriva.
E se il sedicente (e/o se-credente) “educatore” si accorge che se la fa sotto, potrebbe avere la tentazione – fin troppo diffusa, purtroppo – di dire all’umano che il cane “è senza speranza” e che va soppresso.
Tentazione che viene soprattutto agli arroganti presuntuosi che non vogliono ammettere né di aver paura, né di non essere assolutamente all’altezza di affrontare il caso X (perché l’umiltà è merce rarissima in cinofilia).
Siccome di casi simili ne ho già visti anche troppi… il consiglio più spassionato che posso darvi è questo: frequentate SOLO corsi che vi mettano di fronte al numero più alto possibile di tipologie canine e di relativi problemi. E se vi accorgete che avete paura dei cani, LASCIATE PERDERE e cercatevi un altro mestiere.

Per quanto riguarda il tirocinio, in-di-spen-sa-bi-le (come in ogni altro lavoro) per arrivare al professionismo vero e proprio, credo che si debbano preferire di gran lunga i corsi che lo consentono dopo il termine del periodo di lezioni: anche perché, in caso contrario, ci si ritrova allo sbaraglio.
In un commento al mio articolo precedente, nel quale ventilavo anche l’ipotesi di “farsi le ossa” sul campo anziché (o “prima di”) seguire un corso, un’educatrice professinista ha scritto – giustamente: “Alcuni si accorgono che gli manca esperienza quindi si apprestano ad andare in processione nei centri cinofili vicino a casa per fare un TIROCINIO, offendendosi a morte se il centro non vuole tirocinanti.
Cioè: un altro si è preso 2000 euro per un corso “fuffa” e poi devo smazzarmelo io gratis? Devo pure insegnare il mestiere al ragazzino che domani apre il suo campetto di fianco al mio?
Mi sembra un ragionamento sacrosanto. Sinceramente, io di “pivelli” me ne sono smazzati gratis più di uno: però c’è anche da dire che arrivavano freschi freschi da casa loro, e non dal “corso fuffa” tenuto da qualcun altro  (anche perché, ai tempi, di corsi non ne esistevano proprio: e incredibilmente si lavorava lo stesso…).
Oggi come oggi, se mi arrivasse il “fuffato” in cerca di tirocinio gratis, credo proprio che lo inviterei ad andare dai suoi docenti: insomma, bravi sì, cinofili sì, ma proprio scemi del tutto no!
Quindi, consiglio: accertarsi sempre che il campo e/o le persone che tengono il corso possano poi seguire anche il successivo periodo di formazione dell’allievo.

I PREZZI
Non conosco tutti i prezzi di tutti i corsi proposti in Italia. Però un’idea generale ce l’ho, e da quel che ho visto posso dirvi che:
a) il prezzo “stracciato” è quasi sempre sinonimo di corso altrettanto “stracciato”: o nella quantità o nella qualità (a volte pure in entrambe). Se vi interessa farvi un’infarinatura personale, può andar bene tutto: se pensate di fare davvero gli educatori cinofili, NO;
b) il prezzo molto elevato, al contrario, NON è sempre sinonimo di qualità altrettanto elevata. A volte è legato solo alla presenza (effettiva o nominale) del “guru” di turno; in altri casi è giustificato dall’ampiezza dell’offerta, dal numero di docenti, dal campo a disposizione e così via.
E’ quasi impossibile dire “il corso X a prezzo Y va bene, il corso Z a prezzo W invece no”: ma chiunque dovrebbe essere in grado di farsi due conti e di capire se c’è un rapporto onesto tra qualità e quantità delle prestazioni offerte e prezzo.

L’ONESTA’ INTELLETTUALE (E NON SOLO)
Concludo con una nota… etico-economica: per favore, NON pensate che quello dell’educatore cinofilo sia un bel lavoro perché “non si pagano le tasse”.
Che in molti non le paghino, ahimé, è un dato di fatto (lo stesso succede per gli allevatori): che si giusto, è un altro paio di maniche.
Personalmente sono stata, all’inizio, un'”addestratrice da tempo libero”: lavoravo solo d’estate, perché d’inverno studiavo (ero piccola…). Però mi sono aperta lo stesso una partita IVA.
Oggi farei la stessa cosa? Sinceramente, non lo so: invecchiando ho imparato anch’io la “legge del più furbo”, e forse (forse, eh…perché mio padre mi ha sempre fatto una capatanta sull’onestà morale ed intellettuale, e non so se riuscirò mai a liberarmene) in caso di “campo del tempo libero” o di secondo lavoro, non mi precipiterei più a mettermi in regola.
SE però pensassi non solo di fare dell’educazione/addestramento la mia professione principale, ma addirittura di INSEGNARE agli altri come farla… embe’, allora, se non fossi in regola fiscalmente, sarei veramente una losca figura.
Sempre nei commenti all’articolo precedente si scherzava sul fatto che  una buona soluzione al “buco” delle finanze italiane, al di là di tante finanziarie o patrimoniale, sarebbe quella di far pagare le tasse a tutti gli educatori cinofili che ci sono in giro. Pensandoci bene, temo che non fosse SOLO uno scherzo.
Al di là della “vostra” futura onestà intellettuale e fiscale, comunque, mi sembra che sia proprio il minimo esigerla da chi si fa pagare per insegnarvi. Che si tratti di un privato, di un’associazione (tutte “senza scopo di lucro”…) o di un Ente, NON iscrivetevi a nessun corso se non vi viene garantita una regolare ricevuta o fattura. Che se proprio dobbiamo riempire le tasche di qualcuno, almeno sia un qualcuno che paga le tasse…perché, non dimentichiamolo, ogni evasore piccolo o grande, in questo Paese, ruba i NOSTRI soldi dalle NOSTRE tasche. Vediamo almeno di non regalargliene altri.

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84 Commenti

  1. sono curioso di sapere come funzionano queste associazioni senza scopo di lucro ? devono educare i cani e non prendere un soldo? non affrontano nessuna spesa,affitto ,attrezzatura etc???

        • solitamente nel bilancio vengono comprese le spese, quindi affitto e attrezzature. Alla voce “spese” delle associazioni “non a scopo di lucro”, che credo siano le ASD, vengono indicati gli “stipendi” degli educatori che lavorano presso la struttura. Questo per semplificare un pò il tutto e rendere l’idea.

  2. A me l’idea del corso intensivo piace: sono i corsi di perfezionamento che fanno a coloro che fanno il mio lavoro (i giovani, soprattutto)

    Poi se riesci a tenere la concentrazione solo per due/tre ore, voglio vederti alle 22 sul campo quando ti arriva il tizio con il maremmano incazzoso 🙂

    • il corso intensivo può andare bene come aggiornamento/perfezionamento, ma non come base. E te lo dice una che ha frequentato uno di quei corsi, all’epoca. Seguito poi da 3 corsi di durata superiore ad un anno… più un “perfezionamento” in un’area specifica della durata di 3 anni. Ma io sono “patologica”… 😛

  3. posso solo fare un commento leggermente “polemico”? perchè, quando parli di gente improvvisata e che non sa fare molto nella pratica, citi sempre e solo l’approccio cognitivo zooantropologico?
    Personalmente ho conosciuto tanti colleghi con approccio CZ (di quelli che lavorano in pratica e non sol a livello sportivo, ma con casi realmente complicati di recuperi comportamentali) che bagnano il naso alla grande a tanti “personaggi mediatici” di approccio diverso. E conosco anche tantissimi “educatori” con vari approcci che manco sanno distinguere la testa dalla coda del cane, e solitamente escono dai corsi brevi o full immersione, come giustamente da te evidenziato. Però, guarda caso, nessuno di questi “mini-corsi” ha un approccio realmente cognitivo zooantropologico.

    Scusa la piccola nota polemica, ma pur non sentendomi tirata in causa direttamente, mi secca sentire “perculare” sempre e solo le stesse persone. 😉

    • è vero… ma saper fare spettacolo/politica non coicide con saperci fare con i cani, quelli che vedi in tv fanno parte dei primi, indipendentemente che siano anche bravi o meno con i cani

    • Ciao Valeria,
      sono d’accordo sia con te, sia con Valeria Rossi. L’approccio cognitivo zooantropologico rappresenta uno dei “metodi” più in auge in questo momento. Come tutte le cose molto esposte sono oggetto di apprezzamento e di critiche in misura decisamente superiore a quelle meno note. Molti educatori CZ sono professionisti seri, bravi e capaci (vedi Angelo Vaira). Qui però stiamo parlando dei corsi con questo tipo di approccio.
      Gli educatori che escono da questi corsi sono sicuramente molto preparati a livello teorico, usano un linguaggio molto particolare (non sempre alla portata della gente comune che fa fatica a comprendere il messaggio dell’educatore), ma non tutti sono preparati a livello pratico. L’approccio zooantropologico viene presentato come il massimo che si può offrire, come l’unica disciplina corretta e molti dei neoeducatori così formati sono convinti di avere in mano (o in testa) la soluzione a tutti i problemi. Molti di loro sono anche convinti che qualsiasi altro “metodo” sia da combattere perché non è rispettoso del cane (vedi l’ostilità manifesta all’uso di qualsiasi forma di collare), tuttavia molti di loro continuano a “lavorare i cani” e non “con i cani”. È vero che “lavorare un cane” è un gergo in uso, ma se si ha una così grande cura di sostituire “distanza corretta” con “prossemica” o di “ottenere attenzione” con “centripetazione” ecc. si potrebbe anche aver cura di correggere un gergo che paragona il cane a un pezzo di pongo (citazione di un commento all’articolo “ci sono più cani che educatori”). Tra l’altro il termine “centripetazione” è letteralmente sbagliato perché la forza centripeta esiste solo in contrapposizione a quella centrifuga, ergo per essere il punto di centripetazione bisognerebbe far roteare il cane (metodo decisamente poco cognitivo).
      Sono dunque d’accordo con Valeria Rossi quando sostiene “se mi chiedete quand’è che si arriva a sapere davvero “tutto” sui cani, vi rispondo MAI”. È dal 1982 che mi occupo di psicologia canina e vi assicuro che allora, quando raccontavo a qualcuno di questa mia passione, la risposta più carina che mi veniva data era la seguente: “…ma uno psichiatra MOLTO BRAVO per te non l’hai preso in considerazione?” Oggi invece se non sei un po’ psicologo canino non sei più nessuno. Come cambiano i tempi! E meno male! Allora mi sembrava di avere la verità in tasca, oggi so che conosco abbastanza bene i cani e le relazioni con gli umani, ma mi trovo ancora molto spesso in difficoltà, motivo per continuare a imparare sempre: dai colleghi e dai cani!
      Non ce l’ho con l’approccio zooantropologico, il dott. Roberto Marchesini ha dato molto per far comprendere che il cane non è solo Pavlov (stimolo-risposta-rinforzo), ma una cosa è una teoria altro è la verità. Le teorie si falsificano, le verità sono assolute: l’approccio zooantropologico è una teoria, quindi non possiamo escludere che tra dieci anni ci saranno degli importanti studi che sosterranno che l’uso della pettorina è responsabile, dico una cretinata perché non mi hanno mai regalato una palla di vetro, del grande incremento delle ernie del disco tra T5 e T8.
      .
      Un consiglio a tutti i giovani educatori: ascoltate, osservate e imparate da tutti. Non esiste una verità nell’educazione e nel rapporto uomo-cane. Un giorno vi capiterà un cane che avrà bisogno di qualcosa di assolutamente rivoluzionario. Attingerete dalla vostra conoscenza, metterete insieme tutti i valori che avete, produrrete una nuova conoscenza (processo cognitivo) e risolverete il problema in modo assolutamente originale. Il bello di questo mestiere (professione?) è che non si finisce mai di crescere. Non puoi arrivare a un punto in cui “SAI TUTTO” e questo è il motivo per cui non ti annoi mai.
      Sono sempre molto prolisso: perdono!
      .
      P.S. Mi piace molto lo stile e l’apertura di questa rivista cinofila e mi piace soprattutto la qualità dei commenti che sono spesso oggetto di discussione e crescita. Complimenti a redazione e pubblico.

      • zia, credo di essere io l’altra Valeria 😉
        cielo, dici che devo cambiare nome? 😀

        Concordo con Riccardo Totino sul fatto che molti corsi siano molto validi dal punto di vista teorico e meno validi dal punto di vista pratico. Ecco perchè io consiglio sempre a chi mi chiede quale strada seguire, di frequentare un corso che preveda anche una parte pratica “sostanziosa”, ma senza fermarsi al corso in sè. Perchè il corso è sempre e solo un punto di partenza, e l’arrivo… non c’è! essere educatori/istruttori è una continua evoluzione.

        • Ops, mi ero persa un pezzo, evidentemente: tra scanni & scazzi faccio fatica a seguire le conversazioni! Allora cancello tutto 🙂

          • D’accordissimo. “L’arrivo” non c’é. E meno male che non c’é. Meno male che ogni tanto ti capita la situazione cane-famiglia in cui non ci capisci niente, e devi far girare le rotelline a fondo, cercare altre info e casi simili affrontati da qualcun’altro. In quei momenti si sclera ma é il modo migliore (e piú a buon mercato di tanti corsi col guru straniero magari) x crescere e non annoiarsi, e x essere piú felici di lasciare un cane e una famiglia che si capiscono e stanno meglio.

          • @davide – Sono assolutamente d’accordo, ma anche la formazione e lo scambio sono utili. La cosa che mi lascia perplesso dei “professionisti” stranieri è che non ci rendiamo conto della differenza che c’è tra lavorare a Oslo, Copenaghen o Londra e in Italia. Cultura, sociale, rispetto e soprattutto “soppressione di cani difficili” sono molto diversi rispetto all’Italia che a sua volta è molto diversa tra nord e sud, tra rurale e urbano ecc. È facile usare metodi gentili con i cani che si prestano se quelli più “difficili” vengono eliminati.O sbaglio?

          • @Riccardo: non, non sbagli. Forse io sono stato un pó troppo categorico, volevo sottolineare che in certi corsi o stages si fa molto “cinema scientifico”, e che in ogni caso non suppliscono al lavoro coi cani. Non ho ben presente la realta edu/rieducativa all’estero, certo le differenze di cultura tra un paese anglosassone o scandinavo e noi ci sono eccome. Sul fatto che nei paesi anglosassoni ci sia una certa facilitá alla soppressione non mi sorprende. Ho vissuto in Irlanda 3 anni e ho visto come funzionava la sanitá pubblica lá, sopratutto x i malati gravi/tumorali. Se lasciano morire le persone perché non conviene curarle, figuriamoci coi cani quando non capiscono immediatamente come ovviare ai loro problemi.

      • Valeria Rossi nell’articolo ha detto che non bisognerebbe riferirsi a schiere di golden o a cani con bassa tempra, ma ad un maggior numero possibile di cani visto che prima o poi il rott incazzoso arriva……. e tu mi citi angelo vaira come esempio da seguire? No dico …….ma gli hai visti i video di vaira sul corriere della sera?
        Tu dici “il dott. Roberto Marchesini ha dato molto per far comprendere che il cane non è solo Pavlov” ah si? E allora perchè mostra teo mariscal?
        Per il resto sono d’accordissimo con te e con l’articolo di valeria rossi. Solo i cani possono insegnare

        • Caro Max,
          i video li ho visti (non tutti) e ti assicuro non rappresentano l’approccio o la scuola di pensiero che seguo, tuttavia Angelo Vaira rappresenta per quella filosofia uno dei migliori applicatori dall’approccio cognitivo zooantropologico per come lo interpreta lui, Marchesini e perché no la dott.sa Barbara Gallicchio. Il fatto che io non ne condivida molti aspetti non significa che non sia valido, così come posso osservare che l’approccio “cinoantropologico” (l’ho inventato ora!) che seguo io, e che non è condiviso da molti, sia comunque molto efficace visti i risultati ottenuti.
          Spero che tu, e gli altri lettori, abbiate capito che non è mio costume sparare a zero né sui colleghi né su proprietari o altro, anzi ritengo che sia necessario aprire dei dibattiti di confronto con i colleghi anche se chiusi o settari. Le critiche che fanno “incazzare” il nostro interlocutore non sono mai costruttive, perché portano inevitabilmente allo scanno. A chi serve?
          Al collega? Al lettore? Al proprietario che dopo averci letto penserà: “ma se questi, che sono i professionisti, stanno messi così io il cane me lo educo da solo!”? Non trovi?
          Saluti

          • Ciao Riccardo,
            ho apprezzato molto i tuoi interventi ed anche quest’ultimo.
            Sì credo proprio che un certo tipo di critiche non servano a nessuno ed anzi siano decisamente controproducenti come dici.
            Credo che la conclusione del tuo precedente post, cioè che verrà sempre un cane che ci chiederà di mettere in crisi e di rivoluzionare le nostre convinzioni sia molto vera e sia un buon spunto di riflessione per chi si accinge ad intraprendere questo mestiere.
            @Max Mas: Sono d’accordo quando dici che “Solo i Cani possono insegnare” e con le parole di Valeria che citi…tuttavia quanto ai video di Angelo Vaira ecco…piacciano o meno penso vogliano essere illustrativi di un certo modo di relazionarsi al cane, ma non credo se ne possa dedurre che Angelo non abbia mai avuto a che fare con cani di “tempra dura” o che abbia lavorato solo con schiere di labrador e golden.

          • Solo una piccola precisazione: la Dott.ssa Barbara Gallicchio, che peraltro conosco e stimo, NON HA un approccio di tipo cognitivo zooantropologico, ma behaviorista.

          • Forse non sono stato chiaro e chiedo scusa. Facendo i nomi parlavo di interpretazione dell’approccio, non di applicazione. Per quanto ne so la dott.sa fa parte del corpo docente della scuola e quindi ritengo che ne approvi la filosofia di base (il “perché no” era messo in questo senso). Comunque mi scuso se ho creato un malinteso.

          • che palle con sta storia del “tipo di approccio” … ripeto per me un cane è un cane, non voglio sentire più parlare di tipo di approccio mi ha rotto sta storia delle sette e dei guru…e soprattutto non esistono “formule magiche” per tutti

          • La mia non era una precisazione dovuta a spirito di “setta” o simili, semplicemente una nota per amor di chiarezza, senza alcuno spirito di giudizio. Xchè se uno vuole capire l’applicazione pratica di un approccio in campo comportamentale, ma si rivolge a qualcuno che ha un approccio diverso (non ho scritto nè giusto nè sbagliato, solo diverso!), alla fine si incasina e non capisce più nulla. Non so e non voglio sapere xchè e in che ambito si svolga la collaborazione tra la dott.ssa Gallicchio e la scuola di Vaira, fatto sta che l’approccio tra i 2 è differente.

        • io ho fatto il corso al siua ma non è che prima credevo che il cane è cretino e segue stimolo-risposta tanto che già da ragazzina usavo leve come pallina cibo e coccole col cane del vicino per insegnargli a fare certe cose e senza nessun corso ci ero risucita… non ci ho trovato nulla di innovativo, se non i termini coniati per distinguersi, che poi certa gente per comodità tratti i cani come robot da utilizzare a loro piacimento ok… e non lo trovo corretto ma che il cane ha una mente e la usa e che non è come la nostra… l’ho sempre pensato…poi chiaro che il corso qualcosa di pià ti da sempre, c’è sempre da imparare ma appunto non vedo nessuno come il guru, non ne sono capace, preferisco prendere qua e la ciò che trovo utile e continuare ad essere me stessa e cercare di sapere sempre di più che non si finisce mai.

    • scusate l’ignoranza ma cosa significa in particolare -approccio cognitivo zooantropologico- chi sarebbero questi educatori?? qualche nome o scuola per capirci? o sono tipo veterinari ecc?
      ripeto scusate l’ignoranza

  4. Nel mio caso, partendo da 0 (assoluto) credo sia meglio un corso più lungo che mi dia modo di assorbire bene le nozioni…il full immersion un pò mi spaventa.
    E se l’unico corso che fa tirocinio è un full immersion?

  5. eppure oggi per un giovane è difficile potersi permettere corsi seri! Prima di tutto molto dipende dalla zona in cui abiti, spesso infatti sei costretto ad andare fuori per trovare un corso serio, quindi oltre le spese(alcune anche esorbitanti!) del corso che ti da una “buona preparazione di base” devi affrontare tutte le spese di viaggio, permanenza, ecc. Io vorrei tanto approcciarmi a questo campo, ma richiede spese enormi che per una studentessa universitaria non sono sempre così facilmente sostenibili, e c’è chi in questo caso-come me- dice aspetto nella speranza di poterlo fare l’anno prossimo ma c’è anche chi dice faccio il corso più economico e tanti saluti!

  6. ma io vorrei sapere… quando un educatore cinofilo in qualche modo danneggia, seppur involontariamente, un cane… c’è modo di farsi risarcire? chiedo questo perché la situazione tratteggiata nell’articolo mi ricorda molto quella che vivono gli handler, e a queste persone io in pratica non lascio più i miei cani, avendo assodato che qualsiasi guaio combinino… declinano la responsabilità 🙁

    • Ciao Mariachiara,
      per quanto ne so l’educatore è responsabile del cane finché è sotto il suo controllo fisico. L’ultima ordinanza dell’On. Martini indicava infatti il conduttore del cane come il responsabile del suo comportamento. Questo vuol dire che chiunque gestisca un animale di chiunque è responsabile dei guai che combina. Altro non mi sembra che ci sia. Essendo quella dell’educatore cinofilo una figura non riconosciuta non è neanche denunciabile per aver operato in modo non corretto. Non essendoci una normativa non c’è neanche un giudice in grado di stabilire se il professionista abbia operato in modo corretto oppure no. L’unica cosa buona che può scaturire dalla situazione attuale è che siccome ci saranno tante persone autoqualificate che faranno danni, probabilmente la regolamentazione di questo settore diventerà un’urgenza. Ciò che temo ancor più degli educatori non professionisti, sono i politici che magari organizzeranno la regolamentazione avvalendosi della collaborazione di “addestratori” famosi, dei medici veterinari e delle più potenti associazioni animaliste. Siccome in questo campo c’è un grande conflitto di interessi (vedi medici che vogliono fare i maestri o addestratori famosi che cercheranno di proporre regolamentazioni in modo che solo loro possano essere in regola) credo che una volta che il settore sarà regolamentato staremo più o meno come ora. Tuttavia bisogna considerare anche il fattore proprietario. Capita spesso che un cane sia problematico solo nelle mani del proprietario, l’educatore dovrebbe anche avere il diritto di sostenere tale problema e consigliare l’affidamento a terze persone in caso di riscontrata incapacità gestionale.
      Mi auguro di non essere la cino-Cassandra del momento.
      Un altro argomento da considerare è la tipologia del lavoro che l’educatore svolge.
      Io mi occupo quasi esclusivamente di gestione, rapporto e relazione. Molti miei colleghi si occupano prevalentemente di attività sportive più o meno agonistiche. Mi sono capitati molti casi in cui i proprietari di un cane particolarmente agitato si siano rivolti ai colleghi sportivi per risolvere il problema e questi abbiano indirizzato l’animale sull’allenamento ad esempio di agility. Il cane in questione è diventato un fenomeno a fare i percorsi, ma è rimasto comunque ingestibile. Alcuni proprietari erano comunque contenti perché hanno scoperto un modo diverso di vivere il cane, altri sono rimasti con il problema.
      Nel nostro lavoro la difficoltà consiste anche nel comprendere le aspettative di chi si rivolge a noi e aiutarli a trovare un corretto compromesso in modo che sia cane, sia umano possano godersi con piacere la convivenza. C’è sempre da tener presente che un comportamento non è problematico in sé, ma lo è in funzione delle aspettative dell’umano che convive con quel cane. Faccio un esempio:
      un cane super agitato (iperattivo) sarà la gioia di chi vuole fare gare e competizioni, ma sarà un incubo per un pantofolaro (televisione e poltrona), oppure un cane guardingo, abbaione e aggressivo sarà un ottimo elemento per chi ha bisogno di tenere lontano estranei, ma sarà un problema per una persona che lo tiene in casa e che invita sovente degli amici.
      Spero di essere stato esaustivo.

      • Grazie per la risposta @Riccardo Totino. La verità è che a me SPAVENTA molto pensare a professionisti di qualsiasi ambito che non sono legalmente responsabili di quello che fanno. L’unica volta in cui ho affidato un cane ad un educatore dopo quattro mesi questa persona mi ha detto che era da sopprimere (sig), e il cane stava peggio di prima, ho dovuto arrangiarmi da sola ed essendo una principiante ne sono uscita per miracolo (e con l’aiuto di un cane mooolto più saggio di me)… con gli handler non mi è andata meglio: ho avuto cani che sono tornati a casa con dermatiti severe, con otiti croniche, con problemi comportamentali. E tutte le volte l’unica cosa che ho potuto fare è stata rimboccarmi le maniche per riparare ai danni. Io sarei FELICE di vivere in un mondo in cui la mia figura di allevatrice si può affiancare ad educatori, handlers, etc di fiducia; il problema è che il commercialista che paga le mie tasse se sbaglia i conti ne risponde, l’avvocato che mi difende se non rispetta i tempi per ricorrere in appello in una causa è responsabile, il medico se sbaglia diagnosi può avere grossi guai… e anch’io nel mio piccolo se cedo un cane nato a casa mia offro garanzie sul suo stato di salute e mi dichiaro responsabile per iscritto per eventuali problemi di origine ereditaria… non così questi professionisti. Secondo me è molto triste e anche chi pensa di avvicinarsi a questo tipo di professione dovrebbe porsi il problema.

        • @mariachiara. Sono d’accordo e sarei anche dell’idea che un lavoro come quello dell’educatore possa essere scaricato dalle tasse. Però come ho già detto se non si riconosce la figura a livello istituzionale non gli si possono attribuire neanche delle responsabilità. Sarebbe il colmo se uno rispondesse civilmente e/o penalmente del suo operato e poi all’atto pratico non esiste legalmente. Credo nella regolamentazione (anche se non mi fido dell’Italia paese pieno di regole che nessuno rispetta) e credo nella responsabilizzazione. Una cosa però mi chiedo e non è certo il tuo caso: gran parte del nostro lavoro consiste nel riuscire a spiegare a un altro (proprietario) metodi di approcci e regole da seguire e da far seguire. In caso di responsabilizzazione del professionista come posso tutelarlo se è il cliente a non seguire le indicazioni proposte?

          • Certo ci saranno sempre molti casi ambigui in cui sarà difficile dare ragioni e colpe. Del resto credo che sia così in tutti gli ambiti. Non voglio assolutamente dire che quando qualcosa va storto sia sempre colpa dell’educatore… comunque l’Italia non è un caso limite. Qui in Cile non esiste nessuna regolamentazione; il professionista che ha ‘smollato’ il cane dopo quattro mesi dichiarandolo da sopprimere non ha mai detto che io non avevo seguito indicazioni sue, ma semplicemente che il cane non essendo più tanto piccolo e continuando a peggiorare… ormai non era recuperabile. E questo signore lavora per addestrare i cani delle forze dell’ordine, questo gli conferisce molto credito nell’ambiente. Io in generale tutte le volte che ho cercato un professionista per il mio allevamento ho puntato alle migliori credenziali, però purtroppo ho sempre avuto problemi. Alla luce di questo credo che forse se ci fosse qualche regola in più, se almeno in casi veramente conclamati queste persone sapessero a priori di dover rispondere di quel che fanno, certe situazioni sarebbero un po’ meno diffuse.

  7. Scusate,
    io ritengo che ci sia troppa “deregulation” a causa, tra l’altro, del fatto che la maggior parte dei corsi non sono patrocinati a livello istituzionale. E anche in questo ambito mi sembra che l’ ENCI riveli tanta arretratezza ed approssimazione..
    Negli ultimi anni si è assistito ad un notevolissimo aumento e ad una notevolissima diffusione di corsi per educatori, istruttori, addestratori cinofili.
    …Certo l’ambito della cosidetta “formazione dei formatori” è sempre molto remunerativo, almeno per chi forma….Ma per coloro che vengono formati? Sono realistiche le aspettative che si creano in loro sulla “spendibilità” del titolo che conseguiranno e sull’effettiva qualità del percorso formativo intrapreso?
    Sono perfettamente d’accordo con l’impostazione dell’articolo di Valeria e credo che i suoi consigli siano saggi e davvero realistici. Appunto, come si dice ad inizio articolo credo che ci sia tanto bisogno di gente preparata e che invece non ce ne sia affatto di improvvisati. Credo anche che in questo campo la pratica, la prassi, sia un aspetto decisivo e qualificante e che, quindi, non possa essere affatto trascurata. Del resto un detto che mi sembra colga nel segno è quello secondo cui ” la teoria senza la prassi è vuota, la prassi senza la teoria é cieca”. Ora un corso o una scuola di formazione sono in genere molto costosi…bisogna saperli scegliere con criterio, sapendo sin da subito che ciò che si apprende va misurato confrontandosi con la realtà e che nessun corso, fosse anche il migliore, può mai fornire una “conoscenza assoluta” sul rapporto uomo-cane.
    L’educatore cinofilo credo debba sempre sperimentare, non avere paura di mettersi in gioco, riconoscere i propri errori sapendo anche trarre beneficio da essi.
    Un altra cosa per inciso vorrei aggiungere: potrà piacere o meno Roberto Marchesini ed il suo modo di esporre e di esporsi,ma, fermo restando che è legittimo criticarlo o finanche rifiutare il suomo di concepire la zooantropologia, io trovo che l’orizzonte che apre la “sua” prospettiva sia ampio e significativo e certe critiche che gli si rivolgono mi sembrano un pò riduttive. Mi trovo d’accordo, tra l’altro, riguardo la “zooantropologia oggi” sulle considerazioni fatte sopra da Riccardo Totino. Un ultima cosa: una scuola, come diceva Valeria in un precedente articolo, dovrebbe insegnare non un solo metodo, ma far conoscere prospettive, metodi, tecniche che fanno parte del patrimonio consolidato dell”educazione cinofila” evidenziandone eventualmente “pregi” e “limiti” e chiarendone bene i presupposti etologici e psicologici.

  8. Ho avuto l’onore di studiare sia con Riccardo Totino che con Angelo Vaira, due cose li accomunano: cuore e sapere. I grandi si fanno piccoli e viceversa.

      • Ehm… come ho già detto più volte, la critica è liberissima, anzi utile: però gradirei che si evitassero gli attacchi personali.
        Limitiamoci ai metodi, please, senza scendere su questo piano del “Tizio è bravo”, “Caio fa schifo”, perché altrimenti non ne usciamo vivi. O, se proprio è indispensabile criticare con nome e cognome, facciamolo nel modo più educato e civile possibile.
        Anche per quanto riguarda nomi famosi e “celeberrimi” (vedi caso Millan), io mi prendo la responsabilità di quanto affermo negli articoli quando muovo delle critiche: ma non posso – né voglio – prendermi la responsabilità di quanto viene affermato nei commenti, anche perché non sempre riesco a leggerli tutti e quindi mi potrebbe sfuggire qualche insulto o qualche commento passibile di querela (che poi mi beccherei io).
        Quindi, pel piacele… evitatemi queste graneeeeeeeeeeeeeeeee!!!! E non solo perché rischio la querela (a quelle sono abbastanza abituata…ma almeno vorrei prendermele per quello che scrivo IO e non altri!) , ma anche perché ritengo che un minimo di rispetto verso chi opera professionalmente in questo settore sia doveroso: anche se magari non ci piace.
        Grazie!

        P.S.: questo commento lo prendo come una battuta ironica, e quindi lo lascio stare anche se non è propriamente educatissimo. I prossimi, però, li cancello!

        • avrei fatto anche io tante considerazioni su chi cosa e come dei personaggi citati qui ed altrove, ma… appunto evito, che è meglio!

      • @gianni. Avresti potuto scrivere che non li trovi utili, professionali, formativi o qualsiasi cosa e spiegando il perché sostieni tale tesi senza usare parole forti. Un’affermazione di questo tipo non ha nessun valore se non quello di far rischiare una querela alla rivista. Che senso ha?
        Tra l’altro non sono d’accordo con te. Quella scuola propone cose nuove e originali che andranno testate nel tempo e probabilmente molte delle cose che sostengono potranno rivelarsi molto utili per la crescita della cultura cinofila, come è altrettanto probabile che altre si dimostreranno non valide. Però l’innovazione e l’entusiasmo espresso sono cose molto apprezzabile.

        • Suvvìa, come ha ben capito Valeria, quella di Fantozzi è una citazione ironica, l’urlo liberatorio! :-). Direi che ormai da decenni è divenuto un modo di dire, un “cult”, che esprime meglio di tanti contorsionismi mentali il rigetto verso gli onanismi pseudo-intellettuali. Quando gli propinano per l’ennesima volta la corazzata Potëmkin, con tanto di pallosissimi critica e dibattito, Fantozzi prende la parola ed esclama, anzi urla a gran voce (rotta dall’emozione!) “La corazzata Potëmkin è una cagata pazzescaaaaaa!”
          Chi si indigna per il giusto e sacrosanto urlo liberatorio, come succede a te Riccardo Totino, non conosce nemmeno il grande Eduardo De Filippo.
          Ne “L’Oro di Napoli”, per contrastare lo spocchioso e supponente Duca Alfonso Maria di Sant’Agata dei Fornari, gli fa il celeberrimo Pernacchio! ‘O Pernacchio è un’arte, dice Eduardo che interpreta Don Ersilio. E che dire della pernacchia di Totò ne I Due Marescialli? Anche quella è arte sublime! Ne vuoi sapere più di Eduardo e Totò? Ma mi faccia il piacere…
          Nel caso in questione, mi sembrava troppo scomodare chi riposa in pace dopo aver regalato tanto alla nostra Arte, per cui ho scelto Villaggio. Di fronte agli “agevolatori” della relazione coi cani illuminati, così come davanti ai profeti della centripetazione, sempre pronti ad appiccicare etichette di “ignorante”, sempre pronti a diffondere il Verbo e dare del retrogrado a tutti (leggi quindi gli spocchiosi), Eduardo e Totò hanno scelto la sublime strada del pernacchio, Villaggio invece, professando modestia, quella del dileggio e dell’artistico turpiloquio.

      • Mi chiedo quanti di coloro che criticano abbiano come me conosciuto bene questi due grandi professionisti e uomini, li abbiano visti lavorare su casi veramente difficili e soprattutto siano stati loro allievi. Non mi sembra affatto corretto esprimere giudizi senza questi prerequisiti, e non ne vedo l’utilità. Angelo è in particolare uno straordinario educatore ed un eccellente insegnante. Fossi in te, cara Valeria, cancellerei qualunque commento non circostanziato oppure offensivo, non fa del bene al tuo prezioso lavoro.

        • Eli, ho detto (e lo farò) che essendo il primo commento che faceva nomi e cognomi…e pernacchio, ma ironicamente, lo lasciavo, ma sarebbe stato anche l’ultimo.
          Però ritengo che criticare (sempre se lo si fa in modo civile, senza necessariamente dare del cretino a qualcuno) sia sempre costruttivo, anche perché è forse l’unico modo per contrastare questa orripilante tendenza al “settarismo” e ai vari “guru” che sta letteralmente appestando – e rovinando – la cinofilia.
          Dal canto mio posso dire che per “grande uomo” , normalmente, intendo qualcuno che abbia fatto magari qualcosina in più dell’educare cani: il che già mi fa venire un po’ di pelle d’oca, perché se un educatore cinofilo, per quanto bravo, viene definito così…allora, che so, Ghandi come lo vogliamo chiama’???
          Io inviterei davvero tutti, nel bene e nel male, ad abbassare un po’ i toni: sia quelli negativi che quelli positivi. In fondo, in cinofilia, l’unica verità assoluta è che stiamo ancora arrabbattandoci tutti per capirci qualcosa: e al momento, per come la vedo io, quelli che credono di “aver capito tutto” sono gli unici davvero “grandi”. Grandi illusi, però! 🙂
          Personalmente sono ancora al “mi piace-non mi piace”, “mi convince un po’ di più-mi convince un po’ meno” : forse perché sono “cresciuta” su questi toni, con persone che mettevano in discussione tutto, che verificavano sempre sui propri cani, che prendevano magari qualcosa per buono (perché con i loro cani funzionava) e qualcosa un po’ meno (perché con i loro cani non funzionava; ma si diceva sempre “magari con i tuoi sì”, e non si dava quasi mai del cretino a nessuno). A me sembrava un mondo più sano: forse c’era qualche “macellaio” in più di oggi, ma c’erano sicuramente meno fanatici. E non so, davvero, cosa faccia peggio ai cani.

          • di fatti a me spaventa che ci siano personaggi che hanno seguaci come si trattasse di una setta, anche perchè denota mancanza di personalità da parte del “seguace”. qui si parla più che altro di “educatori” facendo nomi, ma anche in altri campi ci sono nomi famosi che qui neanche sono stati citati e per loro a mio avviso vale la stessa cosa. io per dire che faccio agility vedo la gente che va agli stage e stravede per un personaggio eleggendolo a “guru”, del momento fra l’altro perchè le mode cambiano come cambia il vento e questo no ha senso primo perchè se una cosa funziona non funziona solo un anno, secondo perhcè magari cambiando spesso approccio si fa solo confusione noi e nelal testa del cane, e esattamente come lo vedo fare con i personaggi citati qui, lo trovo sempre pericoloso e poco costruttivo.ben venga lo stage, o avvicinarsi ad uno di questi personaggi prendendo spunto, ammirare quello che riescono a fare, ma fissarsi solo su un metodo o un personaggio non va mai bene, inoltre bisogna vedere se per il proprio cane la cosa funziona o se noi siamo in grado di usare quel metodo o invece magari non ci venga meglio usarne un altro…anche se quello con altri è il top, e mi piace sempre avere il beneficio del dubbio che la realtà è molto più varia e imprevedibile che non le teorie, anche se qualche schema viene per forza di metterlo giù ci mancherebbe.
            senza fare nomi che non è il caso, ci sono persone che stimo per carità ma non posso stimarli in tutto perchè nessuno è perfetto o ha la verità assoluta in tasca, come ci sono personaggi a mio avviso più negativi che però qualcosa di buono anche loro possono averlo da prenderne spunto comunque. mi piace pensare con la mia testa provare sperimentare riaddattare valutare, e appunto non si finisce mai di imparare o di incontrare le classiche eccezioni che confermano la regola… come dico sempre, è un mondo difficile (questo della cinofilia).e soprattutto quando si parla di psicologia (canina o meno che sia perchè è complicata proprio come la nostra) non si possono fare schemi fissi, mai, senza contare le differenze fra razze e fra individui nelle stesse razze.
            per dire i video che ho visto qui… c’è sempre un border.facile con un border,come potrebbe esserlo con un pt per dire, però vorrei vedere però quanta gente sarebbe in grado che ne so con un husky, con un maremma… o altri cani più “difficili” e meno collaborativi, meno interessati al cibo, con meno predatorio, più pigri ecc.
            inoltre ci sono casi più frequenti, casi risolti con un metodo ma che potevano essere risolti anche con un altro ecc ecc. non è mica come la matematica eh.per questo non ha senso fissarsi, non bisogna dire MAI o SEMPRE ma DIPENDE…oppure, ho visto che…, mi è capitato…, nei vari casi che ho incontrato capita più spesso…, ma “mai” e “sempre” a mio avviso non va bene.

          • Cara Vale, sul valore di questi due esseri umani posso e come esprimere un parere, che ovviamente è solo mio, perchè LI CONOSCO BENE.
            Quanto alla capacità di dubitare, di mettersi in discussione profondamente e sempre di fronte ad un animale, di confrontarsi con umiltà con gli altri sono proprio loro ad avermelo insegnato, con l’esempio quotidiano.
            Settarismi e fanatismi fanno paura ma proprio non mi pare questo il contesto per evocarli, e attenzione casomai potrebbero sorgerne ad excludendum! Sarebbe un peccato, questo sì, per la cinofilia. Quello che io ho visto sono solo educatori molto bravi, in grado di organizzare e trasmettere MEGLIO DEGLI ALTRI il proprio sapere; e ho visto allievi che a tutto questo attribuiscono VALORE, punto. Questo dovrebbe essere di stimolo per migliorare, non c’è nulla da cui difendersi, solo cose da imparare. Il resto serve? bacioni

          • Eli, sia chiaro: non ho mai pensato che “tu” fossi una fanatica. Il mio appello era in generale… anche se la definizione di “grandi uomini” mi ha spiazzato un po’, lo confesso 🙂

  9. Proprio perchè ci sono sempre più scuole cinofile è sempre più difficile fare la scelta giusta.
    Concordo con quanto detto nell’articolo sul fatto che dovrebbero essere migliori le scuole “dilunga durata”, perchè in soli tre o dieci giorni non credo si possa imparare bene nessun mestiere! Però anche tra queste ultime non è facile capire quali siano quelle veramente valide.
    Inoltre mi è poco chiara anche l’importanza della certificazione, che per quanto ho visto io, sono davvero poche le scuole che ne garantiscano una, soprattutto se si esclude quella del CONI o comunque sportiva.
    Su Internet sono incappata nell’ECNI (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana) e nell’APNEC (Associazione Professionale Nazionale Educatori Cinofili) ma non ho capito bene la differenza tra le due e se è necessario frequentare una delle scuole accreditate da loro per poter poi lavorare in un centro di addestramento o magari in proprio. Oppure va bene un qualsiasi diploma rilasciato dopo aver frequentato un corso, che spesso prevede un esame finale? O dopo questo esame ne va comunque affrontato un altro per poter lavorare?

    Scusate per il papiro e l’infinità di domande, ma purtroppo la questione non mi è per niente chiara e non vorrei buttare tempo, soldi e impegno in una scuola che non porta a niente. Inoltre mi piacerebbe capire l’iter da fare dopo la scuola, oltre al tirocinio per fare pratica, perchè la teoria è si importante ma se non la si sa applicare diventa inutile.

    Grazie 🙂

    • Cara Jem, fosse facile rispondere alle tue domande! 🙂
      In realtà, come ho scritto più volte, NON esiste alcuna certificazione “ufficiale” (nel senso di rilasciata da un’autorità governativa) per gli istruttori cinofili. L’ENCI è (o dovrebbe essere) l’unico Ente ministeriale, ma in realtà è anche lui un ente privato, con una sorta di “autorizzazione a procedere” da parte del Ministero dell’Agricoltura… e nulla più. l’APNEC, a sua volta, è un’associazione privata: e così lo sono CSEN, SIUA e molte altre. Per lavorare con i cani, oggi, basta piazzarsi in mezzo a un campo (magari recintato, ma anche no: c’è gente che lavora a domicilio, gente che lavora ai giardinetti e così via) e cominciare: nessuno può dirti nulla, perché una regolamentazione nazionale non esiste.
      Siccome è difficilissimo che un centro ti apra le porte se non hai fatto il corso da loro (ed è anche sensato: paghi un altro per il corso e poi vieni a fare il tirocinio da me? E chi sono io, Babbo Natale? 🙂 ), ti consiglio innanzitutto di scegliere un corso che preveda già la possibilità di essere seguiti in seguito, di fare pratica “sul campo”, di restare in contatto con gli istruttori e così via.
      Ti consiglio anche di badare alla qualità dell’esame finale (ammesso che ci sia), perché molti corsi – costando cifre non da poco – ti danno automaticamente una sorta di “abilitazione” – che in realtà non è nulla di ufficiale, per i motivi di cui sopra, ma che “fa scena” con i clienti – e non prevedono nessun esame. Se hai capito qualcosa, buon per te: se non hai capito un tubo, sei lo stesso “abilitato” ad aprirti un campo. Dopotutto hai pagato, come faccio a non dartela?
      Insomma, c’è una grandissima confusione in materia, c’è molta approssimazione e ovviamente c’è molto business… ma i corsi, alla fin fine, ti danno solo una garanzia: quella di aver imparato qualcosa sui cani (se l’insegnante o gli insegnanti sono bravi: altrimenti rischi di uscirne sapendone meno di prima). Non è poca cosa, per carità, anzi è tantissimo…e se hai la fortuna di trovare persone davvero preparate ti fai una solidissima base da cui partire.
      Però, in realtà, tu il campo potresti aprirtelo anche oggi, senza aver seguito nessun corso e senza sapere da che parte sta la testa di un cane e da che parte sta la coda. E nessuno può dirti nulla. Il che fa capire chiaramente come sia messa la cinofilia italiana…

      • Ti ringrazio tantissimo per le tue risposte, almeno mi è più chiaro cosa sono questi enti e quanto sia importante essere seguiti dopo il corso, per continuare a fare pratica.
        Tenendo le dita incrociate per la scelta, visto che ci sono moltissimi centri e pochissime opinioni/recensioni a riguardo.

      • apire un campo senza niente proprio no, almeno da noi in emilia romagna almeno il corso sul benessere animale è obbligatorio che uno dei responsabili del coso l’abbia fatto.non so se sia così in tutta italia ma da noi si.non è molto ma è più di niente.poi nei campi regna il caos e spesso il neofita che porta a scuola il cane può finire bene come male se non chiede consigli prima ma anche i consigli possono non essere attendibili…

  10. …questo è un articolo che fa proprio al caso mio:
    avendo un centro di educazione cinofila ed essendo il mio unico lavoro (quindi non un ripiego serale o del week end) mi si chiede spesso come si faccia a diventare educatore professionista come mi si chiede se tali corsi posso impartirli io stessa.
    Ecco con ciò che hai scritto, ho la risposta bell’e pronta! 🙂 …. sulla questione di impartire lezioni formative, mi rifiuto di mio principio e consiglio scuole valide da me frequentate.
    Come hai ben detto tu, Valeria, i corsi brevi-brevissimi ed i full immertion possono essere utili come ripassino, come formazione ulteriore dopo aver intrapreso la “scuola” a lunga durata.
    Io stessa (come la maggior parte dei professionisti) continuiamo a frequentare stage… sempre diversi, di varie attività e correnti di pensiero…. la crescita non finisci mai… come il sapere e in qualsiasi stage si riescie sempre a cogliere qualcosa di utile e di interessante.

  11. cara valeria hai ragione da vendere. ho anche sentito dire : il corso l’ ho fatto ed adesso apro il campo. Alla domanda : e l’esperienza ? Bè quella la faccio con i cani dei clienti ….. Purtroppo molto spesso ragionano così, per non parlare di quelli che fanno lezioni a domicilio per 15 massimo venti euro esentasse, esenti spese ecc.ecc e poi ti chiamano a risolvere i problemi che non sono riusciti e ti senti dire : ma come è caro, l’altro prendeva molto meno!! Inoltre c’è una non cultura cinofila in Italia dove la frase più ricorrente al primo contatto è : quanto costa addestrare il mio cane ? Come se fgosse un telefonino che compro da quello che lo vende a meno… Che dire… lìimportante è lavorare seriamente , aggiornarsi e aspettare . prima o poi ci sarà più chiarezza legislativa, meno incapaci e lavoro per tutti. Io però la pensione la percepirò visto che pago le tasse come addestratore da quasi trenta anni

    • Prima o poi, Stefano…prima o poi. Ma quando? Io ho smesso di lavorare con i cani vent’anni fa, e già ai “miei tempi” mi incazz… perché mi dicevano “ehhh, ma è un po’ cara, Pincopallino mi prende meno!”.
      Io rispondevo: “Pincopallino paga le tasse?” e l’altro mi guardava con l’aria di dire “Ma sei scema tu che le paghi, visto che non lo fa nessuno. E poi ci rimetto io, che devo pagare di più te”.
      Viviamo in un Paese di furbi in cui le persone oneste vengono considerate deficienti 🙁 .
      E lo stesso succede per gli allevatori. “Ehhhh mille euro!!! Ma cosa fa, i cuccioli d’oro?”. No, però ci pago le tasse sopra, cosa che la Sciuramaria con la cucciolata “di casa” si guarda bene dal fare. Mi hanno appena chiesto di scrivere un articolo sugli aspetti fiscali della cinofilia: io l’articolo lo scriverò sicuramente, ma finché non ci saranno leggi e regole chiare per tutti, questo sarà sempre un mondo di intrallazzatori 🙁

  12. trovo che frequentare questi corsi sia utile per chi ha voglia di conoscere qualcosina in più del proprio cane e della cinofilia in generale, poi con il sacrosanto spirito critico penso si dovrebbe essere in grado di capire quando ci dicono fregnacce o se applicare i metodi appresi. Inoltre a mio parere è abbastanza logico che dopo un corso di un week end/settimana/mese etc non si possa essere considerati ma neanche lontanamente educatori/addestratori, ma persone che hanno avuto voglia di conoscere. Sbaglio? Personalmente ho sempre avuto a che fare, anche in altri ambiti, con persone che prima di mettersi a lavorare seriamente con gli animali e con i clienti hanno studiato e studiato e studiato..e poi pratica su pratica.. Per forza di cose è un percorso lungo e difficile, spietato e competitivo, non è certo una novità!

  13. Salve, l’articolo veramente bellissimo e verissimo, quanti *fuffi* addestrattori ci sono a Trapani che chiedono 20 euro per 10 minuti di informazione, da fare schifo. Io da piccola sono pazza dei cani, e sempre cercavo di *addestrarli* tipo a fare salti, e altre cose semplici per una bambina di 10 anni, ora che ho 27 anni, ho deciso di lavorare seriamente con i cani ed aiutare principalmente a me stessa a capire i propri cani e come farli obbedire senza modi tipo calci, urla, collari quelli che nemmeno fanno respirare a poverini, o quelli elettrici e ecc, come mi insegnavano in campo in Russia. Mio Dio, mi sono scappata. Voglio trovare un corso giusto per una principiante, ingenua, ma appasionata veramente. Però non so se è possibile. Ho bambino di 2,5 anni e vivo a Trapani, marito lavora. Cerco cerco, tutto si trova al nord, tipo bergamo, roma, bari. In Sicilia invece si trovano proprio quelli brevissimi e full immersion, ora capisco perche ci sono tanti fuffi qua. Ma veramnete non esistono i corsi quelli giusti non so…a Palermo che è capitale di Sicilia?

    • Ciao Elena, posso consigliarti uno bravo, professionale e vero amante dei cani che organizza spesso corsi lí da te, e che mi sento di consigliarti caldamente. Non penso Valeria sia felice che faccia nomi qui, quindi scrivimi in privato ([email protected]) che ti spiego.

      Buon Natale a tutti.

      • Davide, io sono assolutamente felice se qualcuno fa nomi in positivo! Quello che purtroppo non si può fare (perché partono le querele a raffica) sono i nomi in negativo (fosse per me li farei e pure a caratteri cubitali, ma in galera preferisco non andarci, e quindi…).
        Però, se un lettore o un collaboratore dice “di X mi fido e lo ritengo un valido educatore/addestratore/allevatore/quel che l’è, a me non dà alcun fastidio, ANZI.
        Fare cultura cinofila dovrebbe essere anche questo: aiutare le persone a scegliere.

  14. Ok Valeria, hai fatto bene a chiarire, temevo di contravvenire alle regole del “padrone di casa”.
    Ho giá risposto ad Elena in privato. In ogni caso, x gli altri siciliani “in ascolto” il contatto che le ho consigliato é quello di Marcello Messina.

    • Alessio, non mi sogno proprio di dare consigli o pareri su corsi che non ho frequentato né visto con i miei occhi. Scusami, ma parlerei solo a vanvera. A leggere i programmi i corsi sono tutti splendidi: poi però dipende dai relatori…e lì, se non sei presente, non puoi immaginare se dicano cose esatte o cavolate. Mi dispiace, ma i pareri “a priori” e da lontano sono proprio impossibili: l’unica cosa da fare, in questi casi, è cercare qualcuno che il corso l’abbia già fatto e sentire le sue impressioni.

  15. Ciao Valeria,
    ti chiedo se conosci centri o scuole cinofile nella zona di modena o mantova che sono validi nella formazione per diventare educatori cinofili.

    Grazie

    Debora

    • Debora…rispondo a te come rispondo a chiunque mi chieda la stessa cosa: i centri o scuole son quasi tutti validi se vuoi farti un’infarinatura di cinofilia. Ma se parliamo di “formazione”, io sono dell’idea che si debba andare su un campo e starci almeno un paio d’annetti, guardando come fanno i professionisti (quelli veri), imparando, provando cose prima col cane tuo e poi, gradualmente, con cani altrui. Andrebbe benissimo anche un rifugio o canile, se ci fosse una figura di riferimento: per questo mi piace tanto l’idea di Spennacchio di trasformare i canili in veri “centri cinofili” dove si formano anche gli educatori. I corsi che ci sono adesso, per quanto ho potuto vedere finora, non “formano”: danno una base da cui partire.

  16. Le scuole per educatore cinofilo sono legalmente riconosciute? Lavoro in un supermercato part time e mi piacerebbe iscrivermi ad un corso. Ma non ad un corso breve, ma proprio ad una vera e propria scuola che magari dura qualche annetto. Il problema fondamentale è che alcuni corsi fanno lezione solo il sabato e la domenica (non so se ci sono altre scuole che le fanno nei giorni feriali) e io lavorando principalmente il sabato e anche qualche domenica mattina, potrei avere degli orari particolari solamente se frequentassi scuole abilitate al rilascio di titoli legali di studio.(grazie all’art. 126 del CCNL. Ho qualche possibilità? Oppure, esistono scuole che fanno lezione durante la settimana?

    • in genere si li fanno nel we perchè la maggiorparte della gente non lavora…ma è un we al mese per cui al massimo puoi chiede ferie o cambi…

  17. Nel corso che ho visto io (che non dico per non fare pubblicità), le lezioni si tengono tutti i sabati e tutte le domeniche (8 ore per ogni giornata) nei mesi dei marzo aprile e maggio, e poi si riprende a settembre fino a novembre.

  18. Cara signora Valeria,
    mi chiamo alice e ho 14 anni. Ho un Jack Russel di 9 anni che posso definire una bomba di energia ! Sempre allegro e dolcissimo anche se con i maschi parecchio dominante. Inoltre il mio grandissimo sogno che custodisco da moltissimo tempo finalmente si realizzerà !! Tra circa 1/2 anni prenderemo un Rhodesian Ridgeback. Inutile dirle che la nostra scelta è stata più che pensata, anche perchè i miei genitori, giustamente, hanno impiegato più di 5 anni a decidersi (avendo anche già un’altro cane) . Amo i cani di tutte le razze e tipi, si possonoi assolutamente definire la mia passione. Gli dedico moltissimo tempo al giorno! (non ci saranno problemi con il cane per quanto riguarda il correre) .Ogni tanto con mio grande piacere porto giù il bellissimo weimaraner della mia vicina e cani di altri proprietari che mi conoscono dato che frequentiamo lo stesso parco. Ho vissuto anche varie esperienze di “vita quotidiana” perchè durante i viaggi ho sempre tenuto io i cani delle mie migliori amiche (belga, cao de agua portuges, leonberger). Insomma ho avuto più esperienze con cani di varie razze e anche di carattere molto differente inoltre il mio jack russel è stato una bella missione con quel caratterino.
    Quello a cui voglio arrivare è che i cani li conosco abbastanza bene ma certo difronte a lei non mi posso definire un’esperta .
    Arrivando al punto della questione le spiego…desiderando questo cane da moltissimo tempo, almeno una 10 di anni non vorrei commettere errori nella sua educazione irreparabili o comunque che mettano a rischio il mio rapporto con il cane. Questa cosa mi ha ossessionato per un pò di tempo cosi ne ho parlato con i miei genitori e abbiamo deciso di andare a chiedere informazioni per farmi diventare addestratrice.Una volta andati fisicamente a chiedere informazioni, con mia enorme delusione ho scoperto che non ci sono corsi per diventare addestratori cinofili per minori . Purtroppo quindi questa strada va esclusa… ma volevo chiederle: a me personalmente non interessa il fatto di diventare “addestratrice” il mio unico scopo è quello di sentirmi più sicura nell’addestrare unicamente il mio cane , quindi mi interesserebbero più che altro sapere se ci sono corsi che mi aiutino a capire come educare il mio cane alla socializzazione e a tutte le piccole cose …. ovviamente una volta che il cane lo avremo lo porterò a fare un corso con un esperto ma volevo prima imparare io come stabilire un rapporto tranquillo e pacifico con il mio nuovo compagno a 4 zampe , e ovviamente il mio vecchietto.
    Mi scuso con lei e con tutti gli altri partecipanti del sito se mi sono dilungata annoiandovi con un discorso che non c’entra neppure tanto ;ma le sarei grata se potesse aiutarmi .
    grazie di cuore , Alice.

    • Ciao Alice!
      Che bello vedere una 14enne che sa scrivere correttamente in italiano. L’unica cosa che mi può venire in mente è: prova a sentire degli educatori se nel tempo libero possono farti fare dei lavoretti di logistica (pulizia campo, riordino attrezzatura, taglio dell’erba, pulizie, ecc…) in cambio di qualche consiglio. Ovviamente i tuoi genitori devono tutelare per te da un punto di vista legale ed assicurativo e penso sia proprio per questo che ai minorenni non è possibile far fare dei corsi di questo genere.

      In attesa di una risposta più precisa ed esperta della mia, ti faccio un enorme in bocca al lupo!

      Un abbraccio virtuale,
      Eleonora

  19. Infatti … !!! Valeria Rossi te lo avrei chiesto anche io .. Sto facendo il corso del centro europeo di formazione dovrò poi prendere l’abilitazione Enci .. Da chi vado … Definirsi istruttore cinofilo è una responsabilità enorme !! Si può fare del bene ma si possono fare anche dei danni macroscopici !!

  20. Ciao a tutti!
    Avrei una domanda: secondo voi, quale sarebbe il migliore riconoscimento del proprio corso per educatore cinofilo? Intendo come ente/associazione (ENCI, CSEN, FICSS, ecc…)
    Ho letto che per essere riconosciuto FICSS deve durare minimo 240 ore. Però non esiste (o almeno non l’ho ancora trovato) un corso che sia riconosciuto da tutte e 3 le sigle che vi ho citato sopra…

    Grazie in anticipo!
    Eleonora

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.