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Il VERO Standard del… Samoiedo

di VALERIA ROSSI – ASPETTO GENERALE “Un bianco ed elegante Spitz Artico – dice lo Standard – che dà un’impressione di potenza, resistenza, fascino, agilità, dignità e sicurezza di sé”.
Mah. Sarà.
Però chiunque veda un Samoiedo difficilmente si mette a pensare a potenza, resistenza o agilità.
Al fascino, invece, sì. E’ solo QUELLO, che ti becca in pieno petto e ti stende.
Questo è un cane che, appena lo vedi,  ripassi tutte le vocali che hai imparato a scuola e cominci a fare: “Ahhhhhhh!” “Ohhhhhhhhhh!” “Uhhhhhhhh!”.
Perché è di un bello esagerato, diciamolo.
Così bianco, pelosone, sorridente…proprio da Standard, eh? Che infatti recita: “L’espressione, il cosiddetto sorriso del Samoiedo, è il risultato della combinazione della forma e posizione dell’occhio e degli angoli della bocca, leggermente rivolti in su”.

Sta di fatto che quel sorriso trasuda dolcezza e amicizia.
Sembra il cane di Babbo Natale (e infatti c’è un’antica leggenda nordica che narra come  in questo cane viva lo spirito stesso del Natale).
Tu lo guardi e ti aspetti che da un momento all’altro si metta a cantare Jingle Bells e tiri fuori un sacco pieno di regali.
Lo guardi e pensi che si stia chiedendo: “Cosa posso fare per te?”
In realtà lui sta pensando: “Cosa potrai fare per me?”.
Oppure: “Come posso tirarti qualche tiro mancino e farti uscire dalla grazia di Dio?”
Perché…

Lezione importante numero uno:  il Samoiedo non è mai quello che sembra.
Basti pensare che i cani dei Samoyedi (intesi come le tribù della Russia del Nord e della Siberia da cui la razza ha preso il nome) erano prevalentemente neri e marroni: solo quelli delle parti più a Nord della Siberia erano bianchi (ma non tutti, neanche lì).
Basti pensare che l’allevamento inglese iniziò con l’importazione di due maschi (uno bianco e uno marrone) e di una sola femmina crema: e a chi verrebbe mai in mente di cominciare ad allevare cani bianchi partendo con due maschi, di cui uno pure marrone?
Già a leggere le sue origini si capisce subito che questa è una razza piena di sorprese e di contraddizioni.
Se poi te ne prendi uno, scopri che lo era mooooolto più di quanto non pensassi.

VARIETA’ ALTERNATIVE: devo dire che non ne ho sentite nominare poi tante. Neppure in expo, dove pure ho passato giornate intere fianco a fianco con i Samoiedi, perché spesso dividevamo lo stesso ring.
Stranamente, su questa razza le Sciuremarie non hanno molta inventiva: o non hanno proprio idea di cosa sia, ma allora vanno tutte sparate sul “volpino” (e ancor più spesso sul “volpino gigante”), o sanno che si chiama Samoiedo.
Però a tutte le regole c’è l’eccezione, e in questo caso ne ho sentita una veramente pregevole: il Savoiardo Nordico.
Che per poco non mi ammazza,  perché stavo bevendo.
Per non soffocare ho sputacchiato aranciata su tutti i cani nel raggio di cinque metri, e gli handler dei cani bianchi credo che mi odino ancora adesso.

NOTA: un tempo c’erano davvero due varietà di Samoiedo (vere, non inventate dalle Sciuremarie): il tipo orso e il tipo lupo. Il secondo oggi è praticamente scomparso.

CARATTERE ED ATTITUDINI  Amichevole, aperto, sveglio e vivace – dice lo Standard – Mai timido né aggressivo. L’istinto per la caccia è molto scarso. È molto socievole e non può essere usato come cane da guardia.
Notato niente?
Anzi, notato la “mancanza” di niente?
Guardate che i redattori degli Standard sono subdoli, eh… perché, se ci fate caso, in quasi tutti gli Standard del mondo, a fianco di termini come “amichevole, sveglio, socievole” c’è sempre scritto qualcosa tipo “docile”, o “facilmente addestrabile”.
Qui, niente. Non si fa cenno.
Firulì  firulà, si fischietta con l’aria indifferente.
Quando un cane docile ed addestrabile non lo è, invece di dirlo chiaramente, si glissa.

Bastardi inside, ecco cosa sono i redattori.

E allora tocca dirlo a me, che avendo conosciuto tanti, adorabili, simpaticissimi Samoiedo, e avendo anche avuto la disgraz… ehm, il piacere di averne uno come allievo sul campo di addestramento, non posso proprio tacere sul fatto che questo cane:
a) sia intelligentissimo e capisca assolutamente al volo quello che vorresti da lui;
b) faccia esattamente l’opposto (o, in alternativa, niente del tutto), al puro scopo di mandarti fuori dalla grazia di Dio;
c) rida NON perché ha gli occhi tagliati così e la bocca tagliata cosà, ma perché mandarti fuori dalla grazia di Dio è la cosa che lo diverte di più al mondo.

Dopodiché si butta a pancia all’aria e fa lo scemo globale.
Oppure viene a darti le musatine e le capocciatine (più stile gatto che cane) e a dirti: “Ma dai, scherzavo…lo so fare benissimo quello che volevi, guarda qua”.
E te lo fa. Due ore dopo o due giorni dopo il momento in cui tu gli avevi chiesto di farlo.
Poi ti guarda (sempre ridendo) col fumetto che dice: “Visto come sono bravo? Non merito un premio? Dai, non vedi come mi sono impegnato?”, e tu ti lasci pure commuovere e lo premi davvero, un po’ perché ha una faccia irresistibile e un po’ perché speri che l’abbia capita e che la prossima volta obbedisca subito.
Invece la prossima volta obbedisce dopo TRE ore. O tre giorni. O tre mesi.

Rimedi? NESSUNO! Perché:
a) il cibo non funziona.
Per quanto appaia costantemente morto di fame e sappia fare indicibili facce da cane ENPA quando stai mangiando qualsiasi cosa, dal panino al pomodoro secco, coi bocconcini non lo compri. Qualsiasi forma di cibo gli piace, lo entusiasma, lo appassiona profondamente… purché tu non cerchi di usarlo come arma ricatto, perché in tal caso lo schifa.
b) Palline, giochini, salsicciotti?
Bellissimi. Divertentissimi. Ne va matto. Ma se provi ad usarli per fargli fare qualcosa, li schifa.
c) Sgridate, urlacci, scenate isteriche?
Per carità. Nel bel mezzo della tua scenataccia lui è capace di voltarsi e di andarsene, così la scenata continui a farla alla sua coda (anche se temo che non fosse esattamente quella, che intendeva mostrarti).
Se è maschio, è anche probabile che alzi la zampa sul primo palo disponibile, in una plateale dimostrazione di “a quel che mi stai dicendo, ci piscio sopra”.
Se è femmina, invece, sbadiglierà. E tu, che hai letto la Rugaas, penserai “Ahhhh!!! Mi sta mandando un segnale di calma! Ha capito tutto e vuole fare pace!”.
Invece no: sbadiglia proprio perché è annoiata a morte da te, dalla tua scenata e da tutta la situazione mondiale.
NOTA: anche i maschi a volte ti sbadigliano in faccia. Però le femmine di più.

Ma allora, esiste un modo al mondo per farsi obbedire da un Samoiedo?
Be’, in realtà sì.
Anzi, di modi ce ne sono ben tre:
a) aspettare che abbia deciso lui di obbedire (sicuramente il metodo più semplice: funziona sempre);
b) riuscire a fargli credere che quando gli chiedi di fare una cosa, quella cosa lì è di vitale importanza, magari  fondamentale per la sopravvivenza del branco (nel qual caso la farà di corsa e impegnandosi al massimo);
c) riuscire a fargli credere che quella cosa lì è divertentissima (e, meglio ancora, che manderà qualcuno fuori dalla grazia di Dio).

Vivere con un Samoiedo è un po’ come essere sposati con una di quelle persone che impazziscono per i ragni finti e le sigarette esplosive. Quelli che, quando qualcuno fa per stringergli la mano, tolgono la loro. Quelli che fanno le corna in tutte le fotografie (no, NON è come vivere con Berlusconi. Andiamo. Il Samoiedo è simpatico. E poi è  intelligentissimo).
Però, pur essendo un burlone nato,  il Samoiedo ha un umorismo molto più sottile rispetto a questi esempi un po’  grossolani.
Ecco, forse l’espressione giusta l’ho azzeccata adesso: è un umorista, non un comico.
In più ha uno spirito critico bestiale: osserva tutto, annota tutto, non te ne lascia passare una.
Infine, è sempre un paio di passi avanti a te. E quando dico sempre, intendo sempre.


Accidenti, non è facile descrivere a parole quello che gli passa per la testa (anche perché in realtà nessuno sa esattamente cosa gli passa per la testa).
Però proverò a spiegarmi con  qualche esempio.
Caso numero uno: protagonista Tyrone, il cane che veniva al mio campo (nome affibbiato al cane dalla mamma dell’umano in onore di Tyrone Power, attore strafigo dei suoi tempi, in quanto il Samoiedo stesso era strafigo).
Poiché Tyrone partecipava a un gruppo di  lezioni collettive, non è che potessi fargli fare esercizi diversi dagli altri: avrebbe dovuto stare al passo col resto della classe.
Il problema era che lui capiva tutto al volo (quasi sempre prima degli altri), e una o due volte obbediva pure: dopodiché si rompeva le scatole e cominciava a non obbedire più a NIENTE. Ma neanche a un “seduto” del cavolo.
Ovviamente io me la prendevo col proprietario: me la prendevo sempre coi proprietari, quando i cani non facevano le cose, perché parto sempre dal presupposto che se un allievo non impara, la colpa è del maestro (e seguendo questo ragionamento, avrei dovuto prendermela anche con me stessa, visto che ero io ad insegnare agli umani: ma su questo punto facevo come i redattori degli Standard. Glissavo).
Sta di fatto, comunque, che all’ennesimo “Possibile che tu riesca a comunicare nulla a questo cavolo di cane?!?” urlato al povero umano, questi, scocciato, mi piazzò in mano il guinzaglio e mi disse: “Provaci un po’ tu!”.
Ora, lo so che quello che segue può sembrare assurdo: e purtroppo dovete credermi sulla parola, perché sono passati trent’anni e non ho mai più saputo nulla di Tyrone (che ormai può essere solo sul Ponte dell’Arcobaleno) né del suo umano (che spero sia ancora su questa terra, ma non so dove). Quindi di testimoni non ne ho.
Però giuro che accadde esattamente questo: non appena io presi in mano il guinzaglio, il cane fece – tutto da solo, e senza che gli avessi detto “BA”: seduto – terra – seduto – terra. Poi diede uno strattone al guinzaglio, che io mollai come una perfetta Sciuramaria (anche perché ero rimasta a bocca aperta come un’allocca e non l’avevo preso saldamente in mano), si fece tutto il campo di corsa, fece dietro-front, tornò indietro e venne a sedersi prima al fronte e poi al piede.
Mancava solo la condotta, ma solo perché io non mi ero mossa: se mi fossi incamminata in qualsiasi direzione, credo che avrebbe fatto impeccabilmente anche quella.
Tutto, assolutamente, da solo.
L’umano di Tyrone fece la faccia di chi pensa “Adesso vado a casa e mi suicido”, perché credeva che fossi stata IO a fargli fare quella sequenza di esercizi assolutamente perfetti, dimostrandogli così di essere un completo incapace: ma io non avevo fatto assolutamente NIENTE.
Non avevo dato alcun comando, non avevo mosso un solo muscolo.
Ora, non voglio e non posso sostenere che il cane avesse capito tutto quello che c’eravamo detti io e il suo umano prima che lui mi passasse il guinzaglio… però non posso togliermi dalla testa che il “concetto”, almeno, l’avesse capito.
E che avesse voluto dirmi qualcosa come: “Ecchepalle! Non è questione di chi tiene il guinzaglio.  Io ste cose le so fare.  Guarda, le faccio tutte (pim, pum, pam, dimostrazione pratica di cui sopra). Però mi sono rotto le palle e adesso vorrei fare qualcosa di nuovo e di più divertente”.

Esempio numero due: Sam, cane di un mio amico (nome derivato dall’abbreviazione di “Sam-oiedo”, ah ah: pregasi ridere, altrimenti l’amico ci resta male).
Sono invitata a cena a casa sua e lui deve portare il cane a fare pipì prima che ci  sediamo tutti a tavola.
Quindi prende il guinzaglio, lo chiama… e il cane non lo caga di striscio: ha altro da fare, perché mi sta salutando e facendo un sacco di feste (mi conosce, è vero, ma non è che mi voglia poi così bene: solo che i Samoiedo fanno un sacco di feste a chiunque).
Il mio amico insiste: “Dai, andiamo!” e il cane abbaia due volte.
“Andiamo, ho detto! DEVI uscire, sono ore che non esci, devi sicuramente fare pipì!”.
Il cane abbaia due volte.
Il mio amico posa il guinzaglio e fa: “Sta dicendo di no. Quando abbaia due volte, vuol dire NO. E se ha deciso di dire “no”, possiamo andare avanti tutta la sera: tanto non vuole uscire, e non esce”.
Io non profferisco verbo. Finisco la trafila di saluti e convenevoli col cane, dopodiché ci sediamo tutti a tavola.
E a metà antipasto, ovviamente, il cane dice: “WOFF!” e va verso la porta.
Il mio amico si alza, prende il guinzaglio, dice: “Ecco, ci avrei giurato, ora vuole uscire…” e lo porta fuori.
Appena i due escono, la moglie sorride: “Visto come l’ha addestrato bene?”
Non ho mai avuto bisogno di chiedere “chi” avesse addestrato “chi”.
Non sono poi così gnucca.

Esempio numero tre, stesso amico. Mi telefona e mi chiede: “Non è che ti servirebbe un divano?”
– Be’…no, veramente no. Ma perché me lo chiedi?
“Perché ne abbiamo preso uno nuovo, ma a Sam non piace”.
Stavolta profferisco non uno, ma svariati verbi. Gli dico che… passi il cane che parla, passi il cane che dice “no”, passi il cane che lo comanda a bacchetta… ma che scelga pure l’arredamento, mi pare un po’ eccessivo.
Lui mi spiega che Sam, all’arrivo del divano nuovo, l’aveva annusato per dieci minuti buoni e poi aveva abbaiato due volte. E okay, ormai sapevo anch’io cosa significava. Però i suoi umani non è che avessero tenuto  in considerazione la sua critica: gli avevano detto “Se non ti piace, affari tuoi. Il divano resta lì”.
Allora Sam ci era saltato sopra, annusandolo di nuovo tutto per benino. E mentre la moglie del mio amico stava dicendogli: “Oh, bravo, vedi? Devi solo abituart…”, ci aveva pisciato sopra.

Ah, naturalmente il Samoiedo può anche decidere che gli oggetti d’arredo (e non) voi li state utilizzando nel modo sbagliato.
E’ assolutamente normale che decida che il divano non è un divano, ma una sala giochi; che la cuccia in giardino non è una cuccia, ma un postazione di vedetta (e la usa solo salendoci sul tetto, tipo Snoopy); che il vaso non è un vaso, ma una cuccia (vedi foto sopra). E così via.
L’unica cosa di cui di solito condivide l’uso è il letto: quello gli sembra esattamente un letto, con la sola piccola differenza che voi credete che sia il vostro letto, mentre lui ritiene che sia il suo.
Però tranquillizzatevi: lo userà solo in pienissimo inverno, perché d’estate pensa che sia troppo caldo e preferisce sdraiarsi sul pavimento a pelle di leone.

Bene, basta così.
Spero che il carattere si sia capito, almeno un po’ (fermo restando che gli umani di Sam avevano decisamente viziato un filino troppo il cane: però ho sentito storie simili anche da persone molto meno arrendevoli e malleabili).
Ora bisognerebbe parlare delle “attitudini”…e qui ho qualche perplessità, perché in realtà un Samoiedo non serve assolutamente a niente.
O meglio: in teoria saprebbe fare un sacco di cose, visto che era utilizzato come pastore, cacciatore e cane da slitta. Ma in pratica…

La guardia non la fa, lo dice perfino lo Standard.
O meglio… quando arriva qualcuno, per abbaiare abbaia.
Ma non lo fa per dire “Attenzione, intruso!”, bensì per dire:  “Ehilà amico! Guardami, sono qua! Vieni a giocare? A coccolarmi un po’? Ad aprirmi il cancello, così vado a farmi un giro? Ehi, mi vedi? EHI! Sono qua!”
NOTA: non è che abbai solo quando arriva qualcuno, eh. Il Samoiedo è un notevole blateratore, specie se è in coppia o in gruppo.
Lezione importante numero due: l’abbaiosità del Samoiedo è direttamente proporzionale al numero di cani.
Ricordatene, mi raccomando: perché se ne hai uno solo, è probabile che sia decentemente silenzioso. E tu, che già da tempo smaniavi dalla voglia di averne un altro (perché non sembrerebbe, ma un tipaccio così ti conquista l’anima per l’eternità), pensi: “Ma sì, dai, in fondo non dà nessun fastidio, perché non prenderne un secondo? Avere la coppia sarà bellissimo”.
Dopodiché scopri che avere la coppia è bellissimo, ma anche rumorosissimo: perché i due non parlano solo con gli umani, ma parlano anche tra di loro.  Fanno i discorsi, i cori e pure le jam session. Soprattutto se non si sentono abbastanza considerati dagli umani.
Se hai due o più Samoiedo, o stai co-stan-te-mente in loro compagnia o cominceranno a dirti in continuazione, giorno e notte: “Ehi! Siamo qua! Ci vedi? Ci senti?”
E che si sentano, è poco ma sicuro.

Ma andiamo avanti con le attitudini. Abbiamo detto che il  Samoiedo era un cane da pastore, da caccia e da slitta…ma oggi, se lo portate in mezzo a un gregge o a una mandria o a una qualsiasi cosa pastoreggiabile, se ne stracatafotte.
Magari dà un’annusata a una pecora, o mucca, o quel che l’è (è curiosissimo, come tutti i cani intelligenti), dopodiché si disinteressa completamente della cosa.
Evidentemente, se non sono renne, proprio non gli interessano.
Come cane da caccia, non esiste: anche perché tende più a fare amicizia che a predare. La cosa scatena l’invidia marcia di tutti i possessori di siberian husky, altri cani nordici da slitta, ma con un concetto moooolto diverso della predazione.
Se presenti un gatto a un husky, lui pensa: PAPPA!
Se lo presenti a un Samoiedo, lui pensa: “Ciao, amico, giochi con me? Facciamo uscire insieme qualcuno dalla grazia di Dio?”

Come cane da slitta… be’, trainare gli piace.
A parte il fatto che non ho mai conosciuto un cane di qualsiasi razza (nordica o meno) a cui non piacesse, diciamo che il Samoiedo si diverte proprio tanto in questa attività.
Però la fa a modo suo. Tipo trainare tutto felice insieme agli altri e poi dire: “Alt, momento, fermi tutti, devo fare la cacca”. E inchiodare la slitta nel bel mezzo di una gara (sì, perché potrebbe sembrare impossibile, ma qualche pazzo che fa la gare di sleddog con i Samoiedo esiste).
Oppure decidere che deve grattarsi un’orecchia (e per riuscirci deve sedersi).
Insomma, per lui il traino è un gioco, un modo alternativo di fare una bella passeggiata sulla neve, ma senza correre troppo, che è fatica.
Prendere la cosa sul serio? Metterci dell’agonismo sportivo?
Ma va là.

L’unica cosa che il Samoiedo sa fare davvero bene (oltre a far uscire gli umani dalla grazia di Dio) è dare e prendere coccole.
Soprattutto dai bambini, che gli piacciono un sacco: ma anche dagli anziani, nei confronti dei quali sfodera una delicatezza incredibile e commovente.
Quindi, in pratica, l’unica cosa che si può fare con Samoiedo è la pet therapy: con quasi tutti i soggetti di questa razza, senza particolari addestramenti e selezioni. Per loro è una cosa spontanea, naturalissima, che non li stressa neppure (anzi, gli piace un sacco: facce nuove, odori nuovi, tutto molto interessante).
Poi,  per carità…se si è veri mostri di bravura, e se si è riusciti a stringere un rapporto eccezionale con il proprio cane, ovviamente si può fare anche altro: per esempio l’agility. Con calma, però: perché vale lo stesso concetto della slitta, ad andare troppo forte ci si stanca.
E poi gli ostacoli devono essergli simpatici, altrimenti ne fa magari sei o sette di fila, ma l’ottavo lo schiva perché non gli piace.
Anche il percorso preferisce sceglierlo lui (consiglio vivamente il jumping, se proprio volete tentare quest’avventura).
Però, se riuscite a fargli finire una gara, ne andrete fieri come se aveste vinto il campionato del mondo (e dopo penso che possiate portare in agility qualsiasi cosa, dalla giraffa al grizzly).

TESTA
– potente e a forma di cono, con cranio  leggermente convesso, più ampio fra gli orecchi. Stop nettamente definito ma non troppo marcato. Tartufo ben sviluppato, preferibilmente nero: durante alcuni periodi dell’anno, il pigmento del naso può sbiadire fino al così detto “winter nose”  (si chiama “naso da neve” e quindi uno pensa che si manifesti d’inverno. Sbagliato: appare d’estate, NdR).
Muso forte e profondo, all’incirca lungo come il cranio, gradualmente si restringe verso il tartufo. La canna nasale è diritta.
Labbra strettamente aderenti, nere e piuttosto piene. Gli angoli della bocca sono leggermente ricurvi formando il caratteristico “sorriso del Samoiedo”
…col quale, se ancora non si fosse capito, vi fa fare quello che vuole, quando vuole e come vuole.
I denti e le mascelle sono forti, con regolare e completa chiusura a forbice.
Che denti e mascelle siano forti non avrete mai modo di provarlo sulla pelle umana, perché lui non stringe mai.
Neanche da cucciolo, quando tutti gli altri cani del mondo ti massacrano con quegli spillini che si ritrovano in bocca. Vabbe’, gli spilli ce li ha anche lui: però è piuttosto delicato anche a quell’età lì.
Vi illuderete, quindi, che i suoi denti siano mordibi morbidi e vi dimenticherete che li abbia…fino al giorno in cui non dovrete togliergli di bocca il cellulare il notepad, scoprendo che l’ha bucato da parte a parte (e lui sorriderà: “Scherzetto!”)

OCCHI: di color marrone scuro, un po’ obliqui e a forma di mandorla. L’espressione è “sorridente”, amichevole, sveglia e intelligente. Le rime palpebrali sono nere.
Infatti sembra che si sia dato il kajal.
L’espressione è effettivamente sorridente, amichevole e tutte quelle cose lì (tranne quando decide di fare la facciadacaneserio: allora sembra che stia meditando sulla filosofia trascendental. E infatti sta pensando: “quando si mangia?”)…ma soprattutto è furrrrrrrrrrrrrba.
Anche il cane.

ORECCHIEerette, piuttosto piccole, spesse, triangolari e leggermente arrotondate alle punte.
Dette, solitamente, “begliorecchiottimorbidosidimamma”.
Perché sembrano orecchie da trudino, da peluche, da cosa morbida e tenera.
In realtà sono antenne perennemente puntate verso qualsiasi rumore, fruscio, impercettibile bisbiglio che possa fargli pensare “là c’è da divertirsi” (o “c’è da mangiare”. O “c’è modo di far uscire qualcuno fuori dalla grazia di Dio”).

CORPO: tronco leggermente più lungo dell’altezza al garrese, profondo e compatto, ma elastico. Garrese nettamente definito.  Rene corto, molto forte e definito. Groppa piena, forte, muscolosa e leggermente avvallata…
…e basta, tanto cosa le diciamo a fare tutte queste cose qua?
Il corpo di un Samoiedo, nessuno sa come sia  fatto: per scoprirlo, in expo, il Giudice deve andare a palpare le varie parti.
Quella che si vede è solo una montagna di pelo candido-morbidissimo-bellissimo.

ARTI: questi invece si vedono, ma soprattutto si sentono. Perché il Samoiedo ti zampa (a meno che non abbai, o non ti dia colpi di naso) ogni volta che cerca la tua attenzione.
E cioè sempre.
Lui non è un cane che puoi mollare lì a fare il figo (anche se gli piace assai, fare il figo: gli piacciono le pose statuarie, gli piace anche piazzarsi in expo. E a differenza di altre razze, in cui devi sudare tre ore per fare UNA singola foto in cui non abbiano la faccia da perfetti ebeti, o la faccia scazzata, o quella da mortidesonno, i Samoiedo sono fotogenicissimi. Anzi, ho il fondato sospetto che si mettano proprio in posa apposta, quando vedono una macchina fotografica).
Lui vuole partecipare a tutte le attività della famiglia, vuole sentirsi importante e – a modo suo – anche utile.
E se non viene considerato, molla zampate dimostrative a tutti.
La descrizione seria degli arti ve la cercate da soli sullo Standard, perché sono arrivata lunghissima e devo darci un taglio.

CODA: inserita piuttosto alta. Quando il cane è attento e si muove, la coda è portata piegata dalla radice verso l’avanti sopra il dorso o di lato. Può essere pendente a riposo, nel qual caso raggiunge il garretto.
Io la coda pendente l’ho vista solo nei Samoiedo annoiati e/o scazzati.
Altrimenti sta sempre sul dorso, e non solo: sta perennemente in movimento, perché lui è cane felice di vivere e ha un sacco di cose da  comunicare.
Non state guardando quello che dice con la coda? Non lo state a sentire, insomma?
E allora abbaia. Ma ve la siete voluta.

MANTELLO

Pelo polare abbondante, spesso, flessibile e fitto. Il Samoiedo è un cane dal doppio mantello, con sottopelo corto, soffice e denso e un pelo
esterno più lungo, ruvido e diritto. Il pelo deve formare un collare attorno al collo e spalle, incorniciando la testa, specialmente nei maschi. Sulla testa e sul davanti degli arti è corto e liscio; sulla parte esterna degli orecchi è corto, eretto e liscio. L’interno degli orecchi deve essere ben fornito di pelo. Sul posteriore delle cosce il pelo forma culotte. Ci deve essere pelo protettivo fra le dita.
COLORE: bianco puro, panna o bianco con color biscotto (il colore di base deve essere bianco con poche macchie biscotto).
Bello, no? Ma certo: il mantello è la caratteristica più affascinante in assoluto di questa razza, dopo il sorriso.
Be’, sappiate che sarà anche la caratteristica che vi farà gridare di puro raccapriccio: “Ma PERCHE’ ho preso un Samoiedooooo?” alla prima muta.
Poi vi rassegnerete.
Se invece NON avete preso un Samoiedo e non volete prendere un Samoiedo perché pensate che il mantello sia difficilissimo da gestire, sbagliate alla grande: è facilissimo. E’ autopulente, non ha bisogno praticamente di nulla se non di una buona spazzolata alla settimana. E’ un po’ più impegnativa la toelettatura dei cani da show, ma niente di trascendentale.

NOTA IMPORTANTE: non ho inserito, fino a questo momento, neppure una foto di cuccioli.
Perché altrimenti cominciavate a fare le vocali, vi incantavate a guardarli e/o vi fiondavate a cercare l’indirizzo dell’allevamento più vicino, prima di leggere il resto dell’articolo (temo di dover riconoscere che cuccioli più belli del Samoiedo, al mondo, NON ne esistano. Li trovo  perfino più belli degli husky…il che, per me, è tutto dire).
Adesso che l’avete letto, invece, e che sapete cosa vi aspetta se decidete di prendere un Samoiedo, le foto dei cuccioli ve le faccio vedere.
E qualsiasi decisione prendiate da questo momento in poi, io sono a posto con la coscienza.

Un grosso GRAZIE agli amici del gruppo FB “Samoiedo”, che mi hanno autorizzato al furto delle foto  che corredano questo articolo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).