di LAURA BUCCINO – ore 05.56, apro un occhio, uno qualsiasi, tanto l’effetto è lo stesso: il movimento delle ciglia viene immediatamente avvertito dai Superni, Jack Russell Terriers (e non), miei signori e padroni della mia vita, nella stanza a fianco, proprio come se fosse un tornado.
I  Superni non attendono altro.
Booty dà il La, Odo risponde in falsetto, Betelgeuse fa il contrappunto e Mia col figlio PaqddyClarke danno il ritmo. Adelaide abbaia e basta, Pietra si ficca un piede nell’orecchio malato ed urla come se la scorticassero, Rosamunda si accoda così, per allegria, Giammario, Giuliana e Pirelli piangono perchè non vogliono fare pipì dove dormono, mentre la cacca l’hanno fatta senza problemi e ci si sono stesi sopra per amore della quadricromia. Acquadialtair appoggia il tartufo sul mio naso, mi ficca la lingua in bocca e già che c’è sospira.

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Spalanco anche l’altro occhio e mi siedo sul letto.
Decido che la notte è finita e salto (si fa per dire, ma neanche troppo) sulla carrozzina.
Orlando salta anche lei fuori dalla cuccia , i piccoli dormono.
Le apro la porta per farla uscire per prima, senza la preoccupazione di trovarsi la casa invasa dai parenti che pretendono di giocare coi neonati.
Do un’occhiata discreta ai cuccioli, sorrido come una beota, neanche li avessi partoriti io, scatto una foto ed Orlando è già tornata, abbasso una mano per farmi afferrare il pollice tra i denti e sacramento orribilmente dentro di me, perchè stringe da matti. E’ il suo bacetto del mattino. Siccome col solo respiro abbatte un bufalo a 10 metri, ringrazio la sorte per la masticata di pollice e vado ad aprire ai Superni che aspettano. In silenzio.
La pratica ormai ce l’ho, sono un razzo, apro il diaframma che divide zona letto da zona di guerra, la scopa in mano, avanzo e spazzo mentre afferro il mazzo di chiavi e scelgo quella che apre l’inferriata.
Contemporaneamente apro le gabbie di quelli che riescono a passare tra le sbarre, non essendoci gattaiola. L’urlo da “Il Richiamo della Foresta” ricomincia.
Apro finalmente l’inferriata e la gabbia dei cuccioli.
Giammario schizza fuori, Diamantina e Pirelli mi mordono le dita dei piedi, Giuliana mi si arrampica sulle gambe, parte lo sclero del mattino. Sono le 06.02

Finalmente gli innocenti escono, corrono sul terrazzino, scivolano sulla pedana di legno e derapano un centimetro prima dello strapicco (45 cm, ma loro ne misurano 10-12 a 2 mesi, una caduta è pericolosa).
Prendono la curva a recchia ‘n terra e scompaiono sul retro abbaiando come una muta (di cani).
Ho il tempo di voltare la testa e li vedo rientrare a velocità Warp dalla porta sul retro, frenare e, tutti e tre insieme, liberare finalmente le vesciche proprio a 3 cm dal letto, per poi ripartire a velocità di crociera verso il giardino dove la Tsuky, Akita (o meglio, un enorme Jack a forma di Akita) sta abbaiando.
Siccome abbaia sempre per una ragione, mi si snebbia il cervello.
Tre, tre pipì. I cucciolini sono QUATTRO, ne manca uno. Srotello sul terrazzino in tempo per vedere Pirelli che scodinzola dalla parte sbagliata del cancello.
Il cuore mi si ferma, questa è l’ora in cui Joseph porta a spasso i suoi cagnoni, che un po’ ce l’hanno coi miei e Pirelli sembra…anzi, E’ piccolissima.
Grido: LUUCAAAc’èuncucciolofuoricorriiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!
Luca si alza senza neanche aprire gli occhi, esce sul terrazzo (mentre Pirelli rientra da un pertugio invisibile nella rete), mi benedice con parole irripetibili e torna a letto.
Catturo quattro cuccioli offesissimi e li rinchiudo in una gabbia.  Staranno in prigione fino a cancello reso sicuro.
Penso se sia il caso di chiamare il mio medico per riferirle dell’infarto che ho in corso, poi soprassiedo.
Ore 7.12 . La giornata è appena cominciata.

Ore 08.30
Un cretino sta dando fuoco alle stoppie da vari giorni ed oggi la fortuna tocca proprio me, brucia la “selva” accanto a casa mia.
Questo gentiluomo che non ha niente da fare da mane a sera: se lo dovrebbe portare un autobus, ma senza farlo entrare.
Metto da parte i dolci, oziosi pensieri e comincio a lavorare.
Un’occhiata nelle gabbie. Calzini assassinati, una suola di ciabatta, un tappetino d’auto a brandelli, una scarpa Nike in cuo…una scarpa di Luca, abbandonata a terra (un anno e mezzo ed è ancora convinto di essere il maschio alfa, porello), gentilmente raccolta e sbranata.
Sospiro, inizio mattina all’insegna dello scarpicidio.
Siamo al secondo paio, tocca aprire un’inchiesta.
Mi guardo intorno…nessuno è stato! 14 paia di occhi innocentissimi mi valutano, leggo i fumetti sulle loro testine: “era per terra”, “era sola sola”,  “quello che viene abbandonato è di chi lo trova”.
Mi vien da ridere., ma smetto subito.
IL MIO CAP!!! L’unico glorioso ricordo di quando scarpinavo nel bosco dei Camaldoli, dopo essere stata scaraventata a terra da Drago. Anche il mio cap è morto ammazzato.
Altro sospiro.
Va bene, tanto i ricordi seminano solo disordine, è inutile restare attaccati al passato ecc. (…sì, però…il mio cap…);  oh,beh, faccio un giro di perlustrazione temendo altre sorprese, ma fortunatamente LORO sono occupati fuori, a caccia di topi lucertole, tassi, mucche o coccodrilli, spero solo che non me ne portino le spoglie in dono.
Lo fanno,eh?

Lavo il pavimento e mi metto un po’ al PC, altro sorriso beota ai cuccioli di Orlando e mollo tutto di nuovo.
Ho dimenticato la colazione a chi merita (allattanti, cuccioli, anziani, belli, brutti, dritti e storpietti), insomma tutti.
Dopo di che dovrei mettermi a lavorare ad una serie di acquerelli, ma nello studio c’è troppo sole, io sono già stanca, rimando al pomeriggio.
E’ ora di bucato. Calzoni e magliette, uff quanto detesto i lavori di casa.
E poi cucinare, rifare il letto…guardo con invidia i cani che scorrazzano in giardino, con meno invidia la lucertola a cui hanno “chiesto di giocare” e ci ha rimesso la coda. Soltanto.
Ho un progettino di parchettino “giochini per jackini” nel prato sul retro, appena riuscirò a scendere di qua, spero presto.
Per ora la preparazione del pranzo mi chiama.

Ore 19.52
L’alloro è mezzo bruciato, il maledetto pioromane mi ha distrutto l’albero, spero gli prenda fuoco il cavallo dei pantaloni e non faccia in tempo a toglierli.
Do da mangiare ai cani col cuore pesante, l’Alloro è il mio albero, o perlomeno mi ci sento legata, avendo lo stesso nome.
Beh, gli assassini di scarpe adorano la mia cucina. Pensano che come verso io le crocchette nelle scodelle, nessun altro al mondo e questo mi consola un po’.
I miei cani vivono a lungo, sani e felici e solitamente trapassano senza traumi, nel sonno, o con agonie brevissime (o abbreviate).
Sarà che è l’ora che volge al desìo, ma intristisco un po’, così faccio un po’ di casino coi cani che abbaiano ad ogni africano che vedono. Pellegrino torna dal prato tutto chiazzato di fango (spero), Diamantina scava una buca nell’aiuola.
Un Airone Cinerino passa sopra la casa in volo veloce, starà tornando al nido?
Le Cornacchie si lanciano richiami e sento un Cuculo che fa il verso di un orologio svizzero a forma di casetta.
Giuliana sta lavorandosi una scarpa gentilmente offerta da Emmaus France, la pancia piena comincia a fare effetto.
I miei ragazzini terribili si ritirano spontaneamente nelle gabbie. Non dormiranno ancora per un pezzo, almeno fino a mezzanotte, ma una certa aria di “pacificazione” si stende come un velo sulla casa: un velo pronto a lacerarsi al passaggio di un africano, o di un ragazzo in bicicletta, o di un’auto, uno scarabeo con la sua pallina di sterco, una lucertola o una farfalla.
ECCO, succede ora.
Si precipitano tutti insieme sulla pedana-toboga e scivolano giù. Come fanno a non cadere? Cosa hanno sentito?
Mi affaccio ma non vedo niente, mi metto due dita in bocca e, poco signorilmente, fischio per distrarli (richiamarli è una parola grossa).
Quando ero più giovane desideravo una banda di cagnetti bassi e lunghi: non Bassotti, ma bassetti. Non pensavo che il mio desiderio si sarebbe avverato, soprattutto non in questa quantità.
Eppure qua, a Pescopagano, dicono che 50 kg di cani in tutto, non è avere cani. C’è chi ne ha 40, 60, 90, di Cani.
Ma i miei son Jack ed ai miei Jack i cani gli fanno un baffo.

Buona notte, ragazzi.
Dedicato a tutti i miei cani che non ci sono più, il cui elenco inizia nel 1980 e non è ancora terminato…JRT e non.