venerdì , 24 novembre 2017
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Secondo cane: “farà branco” col primo?

Bdi VALERIA ROSSI – In parte ne avevamo già parlato in questo articolo: ma approfondiamo un po’ l’argomento soprattutto per ciò che riguarda i cani da lavoro, perché sono soprattutto i loro proprietari ad entrare in crisi quando prendono un secondo cane e scoprono che i due legano più tra loro che con lui, a volte con effetti devastanti su mesi (o anni!) di addestramento precedente.
Due cani “fanno branco”? Ma certo che sì!
Non vedo proprio come potrebbe andare diversamente.
Facciamo un esempio umano, non per antropomorfizzare ma per capire meglio certi meccanismi: che succede quando andiamo all’estero, per vacanza o per lavoro, e scopriamo che nel nostro albergo c’è una coppia, o un gruppetto, ci capita di incontrare di altri italiani?
Di solito son grandi feste, abbracci e baci: ci comportiamo come se quelli fossero i nostri migliori amici.
Se le stessa coppia e gruppo di persone l’avessimo incrociato in un albergo italiano, un “buongiorno” o un “buonasera” sarebbe già stato grasso che colava.
Perché all’estero le cose cambiano così drasticamente? Perché parliamo la stessa lingua. Perché, per bravi che siamo a cavarcela con l’inglese o il francese o il russo, incontrare persone che parlano in italiano ci fa provare un senso di appartenenza e di socialità che in qualche modo ci fa sentire “legati”.
Per il cane è la stessa identica cosa. Il cane, nelle nostre famiglie, vive praticamente sempre “all’estero”. Quando arriva, da cucciolo, non ci capisce assolutamente nulla: né nella lingua che parliamo, né nei nostri gesti, né nelle nostre abitudini.

bar_starNon ci vede  solo come “stranieri”: come ho già detto in altri articoli, gli dobbiamo sembrare proprio alieni. E lui sente come ci sentiremmo noi se finissimo al celeberrimo bar di Star Wars.
Poi, col tempo, a forza di osservare e prender nota, comincia ad orientarsi: più bravi siamo noi a farci capire e meglio è, ma anche quando gli umani sono delle vere bestie nella comunicazione, il cane riesce ugualmente a “tradurre” quello che diciamo e che facciamo.
Però, non illudiamoci: sempre alieni restiamo. Alieni che, tramite l’imprinting (o impregnazione che dir si voglia), lui accetta fin dall’inizio come “amichevoli” e come “potenzialmente collaborativi”… ma sempre dannatamente alieni, sempre difficili da interpretare e da capire.
Quando incontra un altro essere vivente che parla la sua lingua, col quale si capisce al volo senza fraintendimenti di sorta… il cane reagisce proprio come noi quando incontriamo altri italiani all’estero (o come reagiremmo se entrassero altri umani al bar di Star Wars): pensa YAHUUUUUU!!! E tende subito a “far gruppo” con l’altro cane, per un motivo semplicissimo: stare con noi è faticoso, è un continuo sforzo di comprensione-traduzione. Stare con lui è puro relax.

duecani5Se poi vogliamo anche aggiungerci che con l’altro cane si possono fare cose impossibili da realizzare con noi (giocare a rincorrersi senza che l’altro mangi la polvere dopo due metri, fare la lotta dandosi mozziconi e/o mostrandosi tutti i denti disponibili senza che l’altro si preoccupi, accordarsi sul modo migliore di costringere una preda all’angolo…), ecco che diventa più che normale e più che logico che i due preferiscano interagire tra loro anziché con noi.
E c’è poco da offendersi o da sentirsi in qualche modo “traditi”: perché noi faremmo (e  facciamo, quando capita) esattamente lo stesso.
Ma che succede quando questi due membri della stessa specie, che parlano lo stesso linguaggio, devono obbedire all’alieno di turno, e cioè al proprietario?
Dipende molto, moltissimo, dal tipo di rapporto che questi è riuscito a instaurare con il cane gerarchicamente superiore (tanto l’altro farà sempre quello che dice lui).
Non è tanto importante che i due cani arrivino contemporanemente o in tempi successivi e in età diverse: nel giro di pochi giorni – se non di poche ore – uno dei due prenderà in mano le redini del gioco. E’ assolutamente scontato che succeda: perché sono cani. E per i cani le gerarchie, i ruoli sociali, i rapporti tra leader e gregario (chiamateli come volete, tanto il succo è sempre quello), sono fondamentali e irrinunciabili.

duecani4Chi dice il contrario non ha mai visto due cani insieme, oppure li ha visti e non ci ha capito un tubo. O ancora, ha letto qualcosa che ha frainteso completamente (ricordo la frase che Marc Bekoff ha scritto per chiarire meglio il suo pensiero, dopo che mezzo mondo cinofilo l’aveva portato ad esempio di “rifiuto del concetto di dominanza”: “Il concetto di dominanza sociale non è una leggenda. Una leggenda è una storia inventata: quello di dominanza era e rimane un concetto molto importante che è stato frainteso ed utilizzato impropriamente”.
E David Mech, altro autore ipercitato da chi sostiene che “la dominanza sia un mito”, gli fa eco: “Molte delle informazioni sbagliate a me attribuite evidenziano una certa disinformazione relativamente alle mie teorie. Questa errata interpretazione e completa disinformazione mi perseguita ormai da anni. In alcun modo io rifiuto il concetto di dominanza.”).
Dunque, credetemi pure quando vi dico che tra due cani conviventi si stabiliranno immediatamente le gerarchie: non è sempre facile (non solo per il neofita, ma anche per l’esperto) capire chi dei due sarà “al comando” delle operazioni, ma una volta che saremo riusciti a capirlo, il futuro del nostro rapporto con i nostri cani dipenderà da quanto saremo stati bravi a farci stimare, rispettare e seguire dal cane leader. Insomma, tutto filerà liscio se noi saremo “il leader del leader”: in caso contrario uno dei cani guiderà il branco e noi, insieme all’altro cane, saremo i suoi gregari.
Tradotto in termini di lavoro/sport, questo può fare la differenza tra un cane che continua a fare esattamente quello che gli diciamo noi e che gli abbiamo insegnato…e un cane che, se l’altro “schiocca le dita” (ovvero fa un gesto, un vocalizzo, o lancia un segnale chimico – olfattivo – che noi neppure sentiamo), molla tutto e si precipita ad obbedire a lui.

duecani1Ma quanto è difficile, diventare davvero “il leader del leader”?
Da uno a dieci, direi circa quindici.
Spesso mi è capitato, nei miei libri e anche in qualche articolo, di bullarmi raccontando che io potevo andarmene a spasso per boschi con un intero branco di husky, senza che nessuno si sognasse di scappare o comunque di andarsene per i fatti suoi ignorando i miei richiami. E’ vero, ci riuscivo e ci riuscivo grazie al fatto che avevo un controllo quasi totale (quasi!) della femmina alpha, quella che non soltanto era la capa indiscussa del branco, ma era anche la madre della maggior parte dei cani che ne facevano parte.
Quello che non sempre dico, però, è che a raggiungere questo controllo quasi totale (e ‘sto “quasi” ci vuole, perché in un paio di occasioni sono stata allegramente presa per i fondelli) ci ho messo cinque anni. E a questi bisogna aggiungercene almeno altrettanti di esperienza fatta precedentemente con un altro branco di altra razza, nel quale non ho mai raggiunto neppure un  “controllo quasi totale”: al massimo riuscivo a controllare bene due o tre cani, ma non certo quindici.
La differenza stava nel fatto che gli husky, se sfuggivano al mio controllo, partivano tutti insieme a caccia (solitamente del gregge del pastore quasi-vicino di casa), mentre i pastori tedeschi si scannavano tra loro: resta il fatto che di me se ne sono sbattuti, sia gli uni che gli altri, per una decina d’anni totali. E io sono una che con i cani ci vive da sempre, che da sempre ci lavora e li studia, che a volte (a volte? Vabbe’… fingiamo che sia solo “a volte”) pensa di capire meglio un cane che abbaia di un uomo che parla.
Se ne deduce che per una persona “normale”, la cui esperienza è magari limitata ad uno o due cani precedenti e che non ha neppure modo di passare 15-16 ore al giorno con i suoi cani, diventare “capo dei capi” non è esattamente la cosa più semplice di questo mondo.

duecani2Ma allora, che si fa?
Semplice: si fa un bel bagno di umiltà, NON si pretende di avere il comando “solo perché noi siamo gli esseri superiori” (anche perché i fatti dimostrano che siamo “superiori” sono sotto certi aspetti, mentre per altri siamo dei poveri pirla) e si cerca di gestire il nostro gruppo in modo intelligente, cercando di mediare nel miglior modo possibile tra le nostre effettive capacità e i nostri indiscussi limiti.
Non possiamo, insomma, metterci in competizione con il rapporto esistente tra i nostri due (o tre, o quattro) cani: non possiamo, che so, competere con loro nella corsa per fargli vedere che siamo più veloci (non lo siamo: ci semina anche un bassotto), e tantomeno buttarla sul fisico e dimostrare che siamo più forti nella lotta (non lo siamo: i cani a volte “ci lasciano vincere”, ma se decidessero di combattere seriamente, anche un cocker ci manderebbe all’ospedale… come a volte, purtroppo, succede davvero).
Quello che possiamo fare è agire d’astuzia: agire in modo da far credere al cane che siamo almeno più intelligenti di lui (e stavolta, grazie al cielo, lo siamo… anche se a volte non sembra), per esempio mettendolo di fronte a difficoltà solitamente legate proprio al nostro mondo “alieno” (strutture architettoniche, oggetti, situazioni che intimoriscono il cane, mentre per noi sono cose di uso comune) e spiegandogli come superarle. O ancora, adescandolo con risorse gestite da noi (giochi, cibo) e di cui  l’altro cane non dispone.
Noi, al Debù, utilizziamo molto una tecnica che si chiama proprio luring (letteralmente: adescamento) e che segue un altro momento fondamentale dell’addestramento, che si chiama invece ingaggio: già i termini lasciano intendere come, quando si vuole creare un rapporto di forte partnership con il cane, si debba più che altro “barare” facendogli credere che siano molto più fighi di quanto non siamo in realtà.
E’ una brutta cosaccia cattiva, che manca di rispetto al cane?
Non direi proprio, visto che il risultato è quello di far pensare al cane che stare con noi sia divertente e remunerante.
Dopotutto il luring lo usiamo anche tra umani: voi andreste a lavorare in ufficio ogni mattina, se non sapeste che alla fine del mese vi arriva uno stipendio?
No? E allora ditemi che differenza c’è tra un assegno e un pezzo di wurstel.

luring-umancanino
Voglio dire: la cinofilia new age si sta facendo un sacco di pippe mentali sul cognitivismo del cane, sul fatto che non lo si deve “condizionare”, ma “convincere” a fare spontaneamente le cose che noi desideriamo che faccia… e poi le stesse persone , ogni mattina, saltano in macchina come bravi soldatini e vanno a lavorare in banca, o in ospedale, o in fabbrica (o sullo stesso campo di addestramento!), in trepida attesa che qualcuno, alla fine della giornata o del mese, gli allunghi i loro euro-wurstel.
Insomma, il luring non andrebbe bene per il cane, ma va benissimo per gli umani? Eddài.
Visto che abbiamo le conoscenze necessarie, e che siamo dotati di un minimo di astuzia in più,  usiamo pure le nostre armi e cerchiamo di conquistarci il rispetto, la stima e di conseguenza l’obbedienza del cane gerarchicamente più in alto: dopodiché potremo fare alcune cose con entrambi i nostri cani e potremo anche lasciare che loro interagiscano (sotto la nostra supervisione) in modo più “canino”, giocando, rincorrendosi, lottando, certi (o “quasi” certi) che in caso di necessità/emergenza saremo in grado di riprendere il controllo in pochi attimi.

richiamo_clcQuando/se dobbiamo lavorare con uno dei due per scopi sportivi o sociali, però… non chiediamo troppo a noi stessi, non tiriamocela troppo,  rendiamoci conto dei nostri limiti. E lavoriamo con un cane alla volta, perché un conto è ottenere un “lascia” o un richiamo decenti da entrambi e un altro è ottenere la perfezione tecnica in un movimento, o un timing altrettanto perfetto in un comportamento, da più di un cane alla volta.
Concludendo: si può andare in passeggiata tutti insieme, si può giocare tutti insieme (nel senso che loro giocano e noi stiamo a guardare: mettersi in mezzo significa dimostrare la nostra pochezza fisica… e i  cane prendono nota…), si può stare in casa tutti insieme.
Quando si lavora, invece, saremo sempre “binomi separati”: noi e il cane A, noi e il cane B, noi e il cane C.
Di nuovo, la soluzione è facile sulla carta ma difficile nella realtà, perché i tempi si raddoppiano, triplicano, quadruplicano a seconda del numero di cani: e questo va tenuto presente quando si decide di averne più di uno, perché non ci sono bacchette magiche.
Se dobbiamo lavorare con tre cani, il tempo necessario dovrà essere moltiplicato per tre. Punto.
Non abbiamo tutto questo tempo a disposizione? Non prendiamo tre cani (non è che ce l’abbia ordinato il medico, fino a prova contraria).
Se riusciremo a staccare in modo chiaro e netto il concetto di “branco” da quello di “binomio”, dando ad ognuno i suoi tempi, i suoi modi e le sue regole, potremo avere più cani che si divertono e interagiscono tra loro in modo naturale (e sommamente gratificante), ma al momento giusto diventano tutti “il nostro cane”.
Se confondiamo ruoli, concetti e situazioni, al contrario, potrebbero essere guai seri. E più di così non posso spiegarvi, non solo perché dieci anni di esperienza (spesi, lo rammento, per arrivare al “quasi” di cui sopra) non si possono concentrare in un articolo, ma anche perché i cani – esseri intelligenti, senzienti e ragionanti – fanno la loro parte e sono determinanti nel successo o nel fallimento di qualsiasi iniziativa che li riguardi. Quindi potrà succedere benissimo che con due cani fili tutto super-liscio, e con altri due gestiti e trattati nello stesso identico modo succeda un patatrac.
A me e a tutta la mia esperienza “di branco” potrebbe succedere benissimo di prendere altri tre o quattro husky e di non riuscire a gestirli.
Con i cani non c’è mai niente di scontato: perché anche loro pensano, perché a volte sono più furbi di noi.
Perché, comunque, siamo ancora due specie diverse e comunicare non è mai facile: tenendo pure presente che noi siamo quelli che si accoltellano per un parcheggio; quelli che si fanno le guerre; quelli che sono disposti ad ammazzare migliaia di loro simili per questioni razziali o religiose, o per un pezzo di terra.
Invece loro sono quelli che sanno evitare la maggior parte dei conflitti con un movimento della coda, o dandosi una reciproca annusata al sedere: e per delimitare i confini gli basta una pisciata.
Quindi, quanto a capacità comunicative… chi siano gli “esseri superiori” è tutto da stabilire.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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