Bdi VALERIA ROSSI – In parte ne avevamo già parlato in questo articolo: ma approfondiamo un po’ l’argomento soprattutto per ciò che riguarda i cani da lavoro, perché sono soprattutto i loro proprietari ad entrare in crisi quando prendono un secondo cane e scoprono che i due legano più tra loro che con lui, a volte con effetti devastanti su mesi (o anni!) di addestramento precedente.
Due cani “fanno branco”? Ma certo che sì!
Non vedo proprio come potrebbe andare diversamente.
Facciamo un esempio umano, non per antropomorfizzare ma per capire meglio certi meccanismi: che succede quando andiamo all’estero, per vacanza o per lavoro, e scopriamo che nel nostro albergo c’è una coppia, o un gruppetto, ci capita di incontrare di altri italiani?
Di solito son grandi feste, abbracci e baci: ci comportiamo come se quelli fossero i nostri migliori amici.
Se le stessa coppia e gruppo di persone l’avessimo incrociato in un albergo italiano, un “buongiorno” o un “buonasera” sarebbe già stato grasso che colava.
Perché all’estero le cose cambiano così drasticamente? Perché parliamo la stessa lingua. Perché, per bravi che siamo a cavarcela con l’inglese o il francese o il russo, incontrare persone che parlano in italiano ci fa provare un senso di appartenenza e di socialità che in qualche modo ci fa sentire “legati”.
Per il cane è la stessa identica cosa. Il cane, nelle nostre famiglie, vive praticamente sempre “all’estero”. Quando arriva, da cucciolo, non ci capisce assolutamente nulla: né nella lingua che parliamo, né nei nostri gesti, né nelle nostre abitudini.

bar_starNon ci vede  solo come “stranieri”: come ho già detto in altri articoli, gli dobbiamo sembrare proprio alieni. E lui sente come ci sentiremmo noi se finissimo al celeberrimo bar di Star Wars.
Poi, col tempo, a forza di osservare e prender nota, comincia ad orientarsi: più bravi siamo noi a farci capire e meglio è, ma anche quando gli umani sono delle vere bestie nella comunicazione, il cane riesce ugualmente a “tradurre” quello che diciamo e che facciamo.
Però, non illudiamoci: sempre alieni restiamo. Alieni che, tramite l’imprinting (o impregnazione che dir si voglia), lui accetta fin dall’inizio come “amichevoli” e come “potenzialmente collaborativi”… ma sempre dannatamente alieni, sempre difficili da interpretare e da capire.
Quando incontra un altro essere vivente che parla la sua lingua, col quale si capisce al volo senza fraintendimenti di sorta… il cane reagisce proprio come noi quando incontriamo altri italiani all’estero (o come reagiremmo se entrassero altri umani al bar di Star Wars): pensa YAHUUUUUU!!! E tende subito a “far gruppo” con l’altro cane, per un motivo semplicissimo: stare con noi è faticoso, è un continuo sforzo di comprensione-traduzione. Stare con lui è puro relax.

duecani5Se poi vogliamo anche aggiungerci che con l’altro cane si possono fare cose impossibili da realizzare con noi (giocare a rincorrersi senza che l’altro mangi la polvere dopo due metri, fare la lotta dandosi mozziconi e/o mostrandosi tutti i denti disponibili senza che l’altro si preoccupi, accordarsi sul modo migliore di costringere una preda all’angolo…), ecco che diventa più che normale e più che logico che i due preferiscano interagire tra loro anziché con noi.
E c’è poco da offendersi o da sentirsi in qualche modo “traditi”: perché noi faremmo (e  facciamo, quando capita) esattamente lo stesso.
Ma che succede quando questi due membri della stessa specie, che parlano lo stesso linguaggio, devono obbedire all’alieno di turno, e cioè al proprietario?
Dipende molto, moltissimo, dal tipo di rapporto che questi è riuscito a instaurare con il cane gerarchicamente superiore (tanto l’altro farà sempre quello che dice lui).
Non è tanto importante che i due cani arrivino contemporanemente o in tempi successivi e in età diverse: nel giro di pochi giorni – se non di poche ore – uno dei due prenderà in mano le redini del gioco. E’ assolutamente scontato che succeda: perché sono cani. E per i cani le gerarchie, i ruoli sociali, i rapporti tra leader e gregario (chiamateli come volete, tanto il succo è sempre quello), sono fondamentali e irrinunciabili.

duecani4Chi dice il contrario non ha mai visto due cani insieme, oppure li ha visti e non ci ha capito un tubo. O ancora, ha letto qualcosa che ha frainteso completamente (ricordo la frase che Marc Bekoff ha scritto per chiarire meglio il suo pensiero, dopo che mezzo mondo cinofilo l’aveva portato ad esempio di “rifiuto del concetto di dominanza”: “Il concetto di dominanza sociale non è una leggenda. Una leggenda è una storia inventata: quello di dominanza era e rimane un concetto molto importante che è stato frainteso ed utilizzato impropriamente”.
E David Mech, altro autore ipercitato da chi sostiene che “la dominanza sia un mito”, gli fa eco: “Molte delle informazioni sbagliate a me attribuite evidenziano una certa disinformazione relativamente alle mie teorie. Questa errata interpretazione e completa disinformazione mi perseguita ormai da anni. In alcun modo io rifiuto il concetto di dominanza.”).
Dunque, credetemi pure quando vi dico che tra due cani conviventi si stabiliranno immediatamente le gerarchie: non è sempre facile (non solo per il neofita, ma anche per l’esperto) capire chi dei due sarà “al comando” delle operazioni, ma una volta che saremo riusciti a capirlo, il futuro del nostro rapporto con i nostri cani dipenderà da quanto saremo stati bravi a farci stimare, rispettare e seguire dal cane leader. Insomma, tutto filerà liscio se noi saremo “il leader del leader”: in caso contrario uno dei cani guiderà il branco e noi, insieme all’altro cane, saremo i suoi gregari.
Tradotto in termini di lavoro/sport, questo può fare la differenza tra un cane che continua a fare esattamente quello che gli diciamo noi e che gli abbiamo insegnato…e un cane che, se l’altro “schiocca le dita” (ovvero fa un gesto, un vocalizzo, o lancia un segnale chimico – olfattivo – che noi neppure sentiamo), molla tutto e si precipita ad obbedire a lui.

duecani1Ma quanto è difficile, diventare davvero “il leader del leader”?
Da uno a dieci, direi circa quindici.
Spesso mi è capitato, nei miei libri e anche in qualche articolo, di bullarmi raccontando che io potevo andarmene a spasso per boschi con un intero branco di husky, senza che nessuno si sognasse di scappare o comunque di andarsene per i fatti suoi ignorando i miei richiami. E’ vero, ci riuscivo e ci riuscivo grazie al fatto che avevo un controllo quasi totale (quasi!) della femmina alpha, quella che non soltanto era la capa indiscussa del branco, ma era anche la madre della maggior parte dei cani che ne facevano parte.
Quello che non sempre dico, però, è che a raggiungere questo controllo quasi totale (e ‘sto “quasi” ci vuole, perché in un paio di occasioni sono stata allegramente presa per i fondelli) ci ho messo cinque anni. E a questi bisogna aggiungercene almeno altrettanti di esperienza fatta precedentemente con un altro branco di altra razza, nel quale non ho mai raggiunto neppure un  “controllo quasi totale”: al massimo riuscivo a controllare bene due o tre cani, ma non certo quindici.
La differenza stava nel fatto che gli husky, se sfuggivano al mio controllo, partivano tutti insieme a caccia (solitamente del gregge del pastore quasi-vicino di casa), mentre i pastori tedeschi si scannavano tra loro: resta il fatto che di me se ne sono sbattuti, sia gli uni che gli altri, per una decina d’anni totali. E io sono una che con i cani ci vive da sempre, che da sempre ci lavora e li studia, che a volte (a volte? Vabbe’… fingiamo che sia solo “a volte”) pensa di capire meglio un cane che abbaia di un uomo che parla.
Se ne deduce che per una persona “normale”, la cui esperienza è magari limitata ad uno o due cani precedenti e che non ha neppure modo di passare 15-16 ore al giorno con i suoi cani, diventare “capo dei capi” non è esattamente la cosa più semplice di questo mondo.

duecani2Ma allora, che si fa?
Semplice: si fa un bel bagno di umiltà, NON si pretende di avere il comando “solo perché noi siamo gli esseri superiori” (anche perché i fatti dimostrano che siamo “superiori” sono sotto certi aspetti, mentre per altri siamo dei poveri pirla) e si cerca di gestire il nostro gruppo in modo intelligente, cercando di mediare nel miglior modo possibile tra le nostre effettive capacità e i nostri indiscussi limiti.
Non possiamo, insomma, metterci in competizione con il rapporto esistente tra i nostri due (o tre, o quattro) cani: non possiamo, che so, competere con loro nella corsa per fargli vedere che siamo più veloci (non lo siamo: ci semina anche un bassotto), e tantomeno buttarla sul fisico e dimostrare che siamo più forti nella lotta (non lo siamo: i cani a volte “ci lasciano vincere”, ma se decidessero di combattere seriamente, anche un cocker ci manderebbe all’ospedale… come a volte, purtroppo, succede davvero).
Quello che possiamo fare è agire d’astuzia: agire in modo da far credere al cane che siamo almeno più intelligenti di lui (e stavolta, grazie al cielo, lo siamo… anche se a volte non sembra), per esempio mettendolo di fronte a difficoltà solitamente legate proprio al nostro mondo “alieno” (strutture architettoniche, oggetti, situazioni che intimoriscono il cane, mentre per noi sono cose di uso comune) e spiegandogli come superarle. O ancora, adescandolo con risorse gestite da noi (giochi, cibo) e di cui  l’altro cane non dispone.
Noi, al Debù, utilizziamo molto una tecnica che si chiama proprio luring (letteralmente: adescamento) e che segue un altro momento fondamentale dell’addestramento, che si chiama invece ingaggio: già i termini lasciano intendere come, quando si vuole creare un rapporto di forte partnership con il cane, si debba più che altro “barare” facendogli credere che siano molto più fighi di quanto non siamo in realtà.
E’ una brutta cosaccia cattiva, che manca di rispetto al cane?
Non direi proprio, visto che il risultato è quello di far pensare al cane che stare con noi sia divertente e remunerante.
Dopotutto il luring lo usiamo anche tra umani: voi andreste a lavorare in ufficio ogni mattina, se non sapeste che alla fine del mese vi arriva uno stipendio?
No? E allora ditemi che differenza c’è tra un assegno e un pezzo di wurstel.

luring-umancanino
Voglio dire: la cinofilia new age si sta facendo un sacco di pippe mentali sul cognitivismo del cane, sul fatto che non lo si deve “condizionare”, ma “convincere” a fare spontaneamente le cose che noi desideriamo che faccia… e poi le stesse persone , ogni mattina, saltano in macchina come bravi soldatini e vanno a lavorare in banca, o in ospedale, o in fabbrica (o sullo stesso campo di addestramento!), in trepida attesa che qualcuno, alla fine della giornata o del mese, gli allunghi i loro euro-wurstel.
Insomma, il luring non andrebbe bene per il cane, ma va benissimo per gli umani? Eddài.
Visto che abbiamo le conoscenze necessarie, e che siamo dotati di un minimo di astuzia in più,  usiamo pure le nostre armi e cerchiamo di conquistarci il rispetto, la stima e di conseguenza l’obbedienza del cane gerarchicamente più in alto: dopodiché potremo fare alcune cose con entrambi i nostri cani e potremo anche lasciare che loro interagiscano (sotto la nostra supervisione) in modo più “canino”, giocando, rincorrendosi, lottando, certi (o “quasi” certi) che in caso di necessità/emergenza saremo in grado di riprendere il controllo in pochi attimi.

richiamo_clcQuando/se dobbiamo lavorare con uno dei due per scopi sportivi o sociali, però… non chiediamo troppo a noi stessi, non tiriamocela troppo,  rendiamoci conto dei nostri limiti. E lavoriamo con un cane alla volta, perché un conto è ottenere un “lascia” o un richiamo decenti da entrambi e un altro è ottenere la perfezione tecnica in un movimento, o un timing altrettanto perfetto in un comportamento, da più di un cane alla volta.
Concludendo: si può andare in passeggiata tutti insieme, si può giocare tutti insieme (nel senso che loro giocano e noi stiamo a guardare: mettersi in mezzo significa dimostrare la nostra pochezza fisica… e i  cane prendono nota…), si può stare in casa tutti insieme.
Quando si lavora, invece, saremo sempre “binomi separati”: noi e il cane A, noi e il cane B, noi e il cane C.
Di nuovo, la soluzione è facile sulla carta ma difficile nella realtà, perché i tempi si raddoppiano, triplicano, quadruplicano a seconda del numero di cani: e questo va tenuto presente quando si decide di averne più di uno, perché non ci sono bacchette magiche.
Se dobbiamo lavorare con tre cani, il tempo necessario dovrà essere moltiplicato per tre. Punto.
Non abbiamo tutto questo tempo a disposizione? Non prendiamo tre cani (non è che ce l’abbia ordinato il medico, fino a prova contraria).
Se riusciremo a staccare in modo chiaro e netto il concetto di “branco” da quello di “binomio”, dando ad ognuno i suoi tempi, i suoi modi e le sue regole, potremo avere più cani che si divertono e interagiscono tra loro in modo naturale (e sommamente gratificante), ma al momento giusto diventano tutti “il nostro cane”.
Se confondiamo ruoli, concetti e situazioni, al contrario, potrebbero essere guai seri. E più di così non posso spiegarvi, non solo perché dieci anni di esperienza (spesi, lo rammento, per arrivare al “quasi” di cui sopra) non si possono concentrare in un articolo, ma anche perché i cani – esseri intelligenti, senzienti e ragionanti – fanno la loro parte e sono determinanti nel successo o nel fallimento di qualsiasi iniziativa che li riguardi. Quindi potrà succedere benissimo che con due cani fili tutto super-liscio, e con altri due gestiti e trattati nello stesso identico modo succeda un patatrac.
A me e a tutta la mia esperienza “di branco” potrebbe succedere benissimo di prendere altri tre o quattro husky e di non riuscire a gestirli.
Con i cani non c’è mai niente di scontato: perché anche loro pensano, perché a volte sono più furbi di noi.
Perché, comunque, siamo ancora due specie diverse e comunicare non è mai facile: tenendo pure presente che noi siamo quelli che si accoltellano per un parcheggio; quelli che si fanno le guerre; quelli che sono disposti ad ammazzare migliaia di loro simili per questioni razziali o religiose, o per un pezzo di terra.
Invece loro sono quelli che sanno evitare la maggior parte dei conflitti con un movimento della coda, o dandosi una reciproca annusata al sedere: e per delimitare i confini gli basta una pisciata.
Quindi, quanto a capacità comunicative… chi siano gli “esseri superiori” è tutto da stabilire.

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35 Commenti

  1. verissimo:nelle emergenze parla al leader! Gli altri obbediranno. Quando a casa avevamo quattro rozzissimweilerl’unico modo per richiamare tutti di volata per chiuderli e salvare l’ospite in visita era chiamare il vecchio Frey.(l’unico a NON obbedire e a continuare a saltare sull’ospite era il pinzer o pizzicher, ma lei ha sempre creduto di essere la capa!)

  2. E’ possibile che il primo cane, all’arrivo del secondo che pretende il posto di capobranco, reagisca con stress? Perché mi sa che è quello che sta succedendo al mio primo cane, dopo i primi mesi di buona convivenza, adesso si ringhiano spesso, il primo è diventato ossessionato dal cibo e possessivo verso gli oggetti. Sono spesso in competizione per le mie attenzioni. Quando era “cane unico” era tranquillo.

  3. Fantastico articolo! Che mi fa sentire una m…nel senso di incapace a gestire il branco. Che poi branco non è. Almeno lo fosse! Quando ho preso il secondo cane speravo facessero comunella, giocassero tra loro e io potessi vare qualche momento di ozio-in-giardino (già mi sognavo seduta tranquilla al tramonto con un aperitivo in mano!). Invece…nada de nada. Giocano solo se li faccio giocare io, al massimo si rincorrono nei prati (visto che io non corro alla loro velocità), poi la loro massima aspirazione è…starmi appiccicati e basta . Con qualche variante: la San Bernarda, adorando il cibo, mi vede come la-sua-dispensatrice-di -pappa quindi mi ubbidisce perchè sa che altrimenti la cena salta (ebbene sì, alla frutta uso questo sadico metodo). Invece il cagnino è solo ed esclusivamente interessato al sesso, da cui io evidentemente sono esclusa, quindi mi disubbidisce alla grande, non riconoscendomi come fornitrice del suo massimo piacere. Il risultato, quando andiamo in giro è: cane enorme meravigliosamente ubbidiente, che gioca con tutti senza problemi, risponde ai richiami, non si allontana anche se senza guinzaglio, piccolino inferocito legato anzi legatissimo che tira e abbaia come un pazzo. In casa entrambi appiccicati, che studiano ogni mio movimento, in attesa: una della pappa, di qualche pezzeto di cibo, insomma di qualsiasi cosa sia commestibile, l’altro del giro fuori, o di una mia inaspettatata distrazione che gli permetta di scappare in cerca di una fidanzata. Che cacchio di branco…in attesa della sterilizzazione del piccoletto, poi vedremo.

  4. Premetto: se vedete che scrivo cavolate, sappiate che sono una sciuraginamaria al primo cane, quindi abbiate pietà di me. Detto questo…beh che dire articolo come al solito interessante; invidio la Sig.Rossi per il suo giretto nei boschi con un branco di husky….! a parte ciò, vi giro il mio quesito. Ciò che mi frena dal prendere un secondo cane (che desidero ardentemente) è che il primo possa essere eccessivamente geloso, e per questo possa avere un deperimento. E’ molto attaccato a me, pur non essendo ossessivo, e questo mi preoccupa, in una relazione con un’altro cane. Avendo un caratterino, presumo che la scelta ricada su una femmina. Ma….cucciola o già grande? Potrebbe avere reazioni spropositate? Dal mio punto di vista è giusto che socializzi e che abbia compagnia, proprio per ricreare un pò di socialità che parli la sua lingua….ma non vorrei fare danni. MAgari sono domande ovvie, non saprei…io vorrei colmare la mia ignoranza in materia. =)

  5. Curiosità: se una persona vuole prendere un secondo cane, deve considerare anche la razza di appartenenza di quello che ha già?
    Mi spiego: a volte ho letto che alcuni cani di razza hanno un “dialetto” tutto loro (non so per i bastardini), perciò è da valutare anche questo, quando si prende un altro cane? Non intendo per “facilitare” il compito al padrone, ma per “far cosa gradita al cane”. Come dire, forse nel famoso hotel all’estero, se io sono veneta magari mi trovo meglio con un veneto che con un pugliese, pur essendo entrambi italiani. O i cani queste differenze non le fanno più di tanto?
    Mi sto figurando una persona con un cane di grossa taglia che magari non può permettersene un secondo di grande per questione di spazi ma che decide di prenderne uno piccolino per fargli compagnia, o anche una persona che ha un cane di una determinata razza e tipo (primitivo, terrier…) e valuta se prenderne uno completamente diverso (levriero ecc.).
    Così, giusto per curiosità.

    • Giustissima domanda. Verissima la diversità di linguaggio (forse più che di linguaggio di interessi). Io, quando è morta la prima strafantastica Rottweiler, sono rimasta con la figlia fifona e spaesata di 5 anni. Ho deciso per mille motivi di prendere una labradorina tassativamente cucciola. E’ stato un abbinamento perfetto che ha in qualche modo ridato serenità alla Rott. Dopo quasi 8 anni è morta anche la seconda Rott e sono rimasta con la Labrador sola per un anno. Il Rottweiler mi mancava troppo, però, e ne ho presa un’altra. Sempre cucciola. Adesso ha quasi 2 anni. Non ho mai avuto problemi nella gestione delle mie belve. Mi preoccupo di portare spesso la più giovane in giro da sola con me, ma dalla più vecchia imparano sempre tante cose. Posso dire che, o sono stata molto fortunata, o l’abbinamento Rottweiler / Labrador è eccellente. Non conosco altre razze bene, ma sicuramente valutare il carattere del proprio cane può aiutare nella scelta. La Labrador è stata una fantastica badante e poi una fantastica matrigna…
      Buona fortuna!

  6. Mi è piaciuto molto questo articolo! L’ultima parte è proprio bella. Complimenti! Io vorrei prendere il terzo cane… Ma poi ci penso su e mi chiedo se ho poi tutto questo tempo da dedicare loro… Boh!

  7. Avere un solo cane cambia che averne di più. Si dovrebbe decidere per un secondo e per un terzo, ecc.. (condizioni personali permettendo) quando si ha una passione innata verso tale specie e non perché ci si è trovati talmente bene col tal soggetto che aumentarne il numero fa credere che accrescerà anche il benessere. In realtà ogni cane, anche della medesima razza, possiede una propria individualità che potrebbe manifestare in tempi e/o modi diversi a seguito di sopraggiunte variazioni.
    Nel passato avevo preso in affido una cagnetta meticcia. Entrò in casa in punta di piedi, timida, silenziosa, mite. A lei avevo riservato lo stesso identico trattamento degli altri cani, casa, divano, camera da letto, affetto, attenzioni, ecc. Rifiorì. In realtà dopo 15 gg. circa di permanenza fu un’esplosione di fioritura tanto che inizio ad infastidire in maniera predatoria (anziché giocosa come all’inizio) i miei gatti, ad un mio cane a cui piaceva farsi delle galoppate lo braccava mordendogli con rabbia i garretti il che se pur soggetto altamente tollerante, avrebbe anche potuto ribellarsi con conseguenze spiacevoli per lei soprattutto poiché di taglia nettamente inferiore; con un’altra mia meticcia adottata e mite come un agnellino iniziò a bisticciare frequentemente e pesantemente da ferirsi entrambe. Inoltre manifestò fin da subito un problema neurologico (che non mi era stato riferito) non frequente ma riconducibile anche al suo instabile comportamento.
    Sono stata costretta mio malgrado a restituirla; non la riconoscevano più per come era cambiata (a loro dire in meglio) fisicamente, nutrita, curata, pulita ma rivelando anche un aspetto del suo carattere di eccessiva dominanza e aggressività verso altri animali. Probabilmente come unico cane sarebbe stata deliziosa. Una decisione sofferta, ma dal mio punto di vista inevitabile, dovuta forse alle mie capacità gestionali non adeguate.

  8. Articolo stupendo e profondamente vero, ma mi permetto di fare una piccola correzione: due cani non sempre fanno branco, fanno “associazione a delinquere”.
    Si specializzano a tempo di record nella caccia al gatto di casa, nella raccolta del lombrico vivo, nell’assalto a sorpresa e nella ricerca della pantofola dispersa.
    Scherzi a parte le mie le sto studiando.
    La piccola Fly (Jack R.) ha quattro mesi ed è con noi da quasi due, ha un richiamo molto buono, più di Trilly (Flat C.) con la quale ho stralavorato.
    Il ruolo di capo sembra essere di Trilly: lei gestisce i giocattoli, lei va a riprendere gli oggetti che Fly non deve prendere, mangiano separatamente perché il cibo è pesato, ma per il resto fanno tutto insieme e Trilly fa sempre la “mammina” con la piccola, però se devo chiamare l’adunata è sempre Fly che arriva per prima e Trilly dietro.
    Sarà solo una questione di età? La cucciola in quanto tale è più desiderosa di attenzione-approvazione mentre l’adulta ci ha già preso tutte le misure?
    Comunque adesso è un idillio: vederle correre, azzuffarsi e ricominciare a correre, o semplicemente dormire insieme acciambellate sul divano… non ha prezzo!
    P.s.
    Valeria cara alla fine ho risolto il dilemma del mio giardino: ho creato una recinzione più piccola nella quale possono finalmente sgranchirsi in semi libertà, non posso comunque lasciarle sole perché finiti i giochi “evaderebbero” comunque, ma la libertà vigilata è meglio del carcere a vita! adesso ogni volta che non piove si gioca a palla nel recinto.

  9. Bellissimo articolo che casca a pennello per noi 🙂
    ho una maltesina di 2 anni e da qualche mese ho replicato con una cucciola della stessa razza che ora ha 5 mesi <3 nessunissimo problema di inserimento (la grande è super socievole e giocherellona), il giorno dopo già giocavano e correvano..poi per carità, nel tempo ogni tanto qualche gelosia capita ma grazie all'aiuto della nostra fantastica educatrice sta andando tutto bene! il problema che ho da qualche giorno è questo: il maltese è vagamente cozzoso come razza e entrambe le mie piccole vedono me come loro Dio personale per cui seguono sempre me, anche da libere, quindi ero abbastanza sicura di essere riuscita a essere io la guida di entrambe. Da qualche giorno però al guinzaglio vedo che tendono a "fare branco" e sono un bel po' più abbaioncelle di come sono singolarmente..la mia educatrice dice che si tratta per lo più di insicurezza e mi ha consigliato di lavorare molto separatamente, cosa che sto facendo, ma c'è altro che posso fare per rendere le nostre passeggiate più silenziose?? Valeria, pensi sia sintomo di qualche errore mio?

    • No, non lo penso: non stiamo sempre a crocifiggerci quando i cani fanno qualcosa di nuovo e magari non proprio graditissimo! 🙂 Semplicemente, appunto, le due hanno “fatto branco” e magari pensano di dover unire le forze per difendere te. Basta spiegare loro che non ce n’è bisogno: lavoraci con l’educatrice, sia separatamente che insieme, in questo caso, perché se il problema si manifesta solo “in coppia” non lo puoi risolvere dividendole… mentre separatamente potrai lavorare sulla sicurezza. E in coppia lavorerai sull’obbedienza, spiegando loro che non è gradita la caciara 🙂

  10. Grazissime Valeria (eheheh puntualissima)!!!! 😀 e complimenti, come sempre, articolo ricco di utili consigli da mettere in pratica!

  11. Ho una banda di 4 cani:
    2 pt,1 beauceron e 1 labrador.
    Ognuno è a modo suo e con un suo ruolo.
    Capo indiscusso x …democratica elezione è il maschio di pt(8 anni),poi la femmina di pt(7)
    poi le altre 2 che hanno 1,5 e 2 anni.
    Vi posso assicurare che i cani se hanno la compagnia di altri pelosi sono molto + felici .
    Forse si può pensare che a volte il rapporto con l’umano venga sminuito ,che i cani siano più indipendenti,
    e in effetti è così,xchè fra loro fanno cose che con noi non potrebbero fare,ma x me è solo un bene.
    L’importante è che siano ben chiari gerarchie e ruoli,sia fra di loro che con noi,
    non avere preferenze e dividere il nostro tempo equamente con ogni cane.
    Di sicuro se non si sa come comportarsi ci si ritroverà nella + completa anarchia,
    quindi il consiglio è di andare x gradi:prima 1 poi 2 ecc
    In questa situazione,è vitale sapere imporsi con calma,fermezza,giustizia e coerenza
    e trattarli molto da….cani,altrimenti ci vedranno sempre come dei bamboccioni inaffidabili.
    Il vivere con un branco,se uno prova,diventa irrinunciabile.
    E’ impegnativo,costoso,ci vuole il posto adatto,ma in cambio hai una vera famiglia.
    C’è quello tontolone e pigro,quello un pò ombroso e pronto alla rissa,quello sempre vispo e allegro,
    quello manfano e travolgente,ma ognuno ha 1000 sfumature e lati segreti,pregi e difetti.
    Goderne ogni giorno è un tesoro inestimabile.

  12. Ehm! Si certo, fra i miei due cani certamente c’è qualcosa ma non ho ancora capito esattamente cosa!
    Incominciamo col dire che io ho preso il secondo cane nel momento sbagliato. Mi è sempre piaciuto vivere con un cane ma la scelta sul “tipo” di cane è sempre stata dettata più dal cuore che dal cervello. Così quando avevano deciso che “finchè c’è Chewbacca a casa nostra non entreranno altri cani” mio marito si è fatto commuovere da un cucciolo che rischiava di fare una brutta fine da un momento all’altro. Quando l’ho visto io mi sono fatta commuovere dal suo stato di saluto generale e così, dopo mezz’ora di “discussioni” sono riuscita a farlo accettare dal “padrone di casa” e non esisteva il “riportalo dove l’hai preso”. Peccato che il primo case fosse, e per fortuna, è ancora trooooppo vecchio per insegnare qualcosa ad uno scassa … sassi, anche se, fra i due, riesce a dettare legge! Infatti il cucciolo, ora adolescente, lo osserva desideroso di imparare a comportarsi meglio. Purtroppo però, secondo la legge di Murphy, quello che impara non è: “Guarda che bravo! quando è ora di uscire e lei prende i guinzagli lui alza la testa per farselo mettere” ma piuttosto: “guarda la novità di oggi, che bello non dobbiamo più scendere le scale ma dobbiamo aspettare che sia lei a portarci giù in braccio”. Magari l’adolescente era già sceso con me e poi, sempre con me è risalito a recuperare il vecchietto che quel giorno proprio non ce la poteva fare a scendere! Così appena sono sotto con il cane in braccio, alzo lo sguardo e LUI è in cima alle scale seduto che aspetta che lo vada a riprendere!!! Oppure anzichè pensare: “Guarda com’è bravo! Appena Lei gli fa cenno torna subito indietro!” – “Ah! non si deve tornare al richiamo, ma solo quando lei fa cenno! Beh, io non la guardo così non mi può richiamare!”
    Ecco! Lo so che a Valeria non piace il comando urlato ma a questi punti!! Ma il mio non è propriamente un urlo, ma piuttosto un ringhio del tipo: “Hai le gambe e l’agilità di una gazzella, se con ridiscendi immediatamente da quella scala ti garantisco che il tuo recupero non sarà una cosa piacevole!” – “Lo so che non mi stai guardando ma tu puoi sentire volare una mosca per cui cerca di tornare IMMEDIATAMENTE!”
    Con questo non voglio dire di avere due disastri per le mani, cerco nei limiti del possibile di farli uscire separatamente e, presi separatamente, sono due angeli ma è per fare un esempio di cosa può voler dire avere due stupendi pelosi.
    Un grazie a Valeria per i suoi sempre stupendi articoli

  13. Almeno un paio dei miei cani sono piuttosto pigri e il rimanere stravaccati sul divano mentre sto sfaccendo in casa è un’attività che adorano. Quando poi è l’ora dell’uscita, quantomeno per farli liberare, pronuncio “andiamo” e si scende tranne una che invece iniziava a fare la smorfiosa, si mette a pancia all’aria, si spiaccica sul divano, difficile anche da prendere di peso, ecc…
    Ho provato a non darle “spago” ma poi quanto già all’esterno la sentivo abbaiare, risalivo, le aprivo la porta e scendeva anche lei. Mi ero un po stancata de sta manfrina e allora ho iniziato, prima di scendere, a metterle il guinzaglio, la tiravo un po e me la “trascinavo dietro” :-)) Adesso se dico andiamo ubbidisce ma se fa la gnorri basta che prendo in mano il guinzaglio lei scatta. A mali estremi, estremi rimedi;-)))

  14. Una domanda a proposito di questo articolo: devo introdurre nel “branco” formato da due meticci tg piccola (maschio 8 anni e femmina 7 anni sterilizzati) una Dogue de Bordeaux di 8 anni adottata da due settimane ma tenuta fin’ora separata da loro. Rischio di farmeli mangiare?! Loro fanno meno di 20 Kg in due….lei 64 Kg da sola….

    • Elena, non è possibile rispondere senza conoscere i cani! Posso solo diri di andarci con le dovute cautele e precauzioni: primo incontro in campo neutro, controllo costante per i primi tempi, eccetera eccetera…

  15. ciao complimenti per il blog che seguo da pochissimo. ho da poco preso in casa un nuovo cucciolo, un American Bulldog di 4 mesi e mezzo femmina. appena entrato in giardino con il mio Marley, uccciolone di 2 anni incrocio carlino bull inglese, le prime settimane tutto giochi e gioia. da qualche giorno invece, dopo circa un mese quindi, la nuova cucciola è diventata super aggressiva verso Marley, che soccombe sotto l’aggressività e forza fisica della cucciola, che se non la allontaniamo, davvero lo azzanna seriamente. consigli? oggi l’ho dovuta tenere in un altro ambiente legata e sola per un po per farle capire di aver sbagliato. aspetto consigli. grazie

  16. Ho adottato un chihuahua di un anno (willie) e ho da ben 4 anni un meticcio York shire – volpino di nome jerry…. non riesco a capire perché il più piccolino non da tregua al più grande … gli va sempre dietro per tutta la casa… e a distanza di due settimane willie ha iniziato a prendere tutti i giochi di jerry e persino dopo aver finito di mangiare la sua porzione va a quella di jerry.! La cosa che non riesco a spiegarmi e come mai il più grande non s impone ma lo ignora e passa delle ore nella cuccia…. eppure viene sgridato sempre il più piccolo per le marachelle…. qualche consiglio????

    • Francesca potrei ipotizzare che Willie essendo ancora giovane abbia maggiori energie a disposizione:-)) Il tuo Jerrj invece è ormai adulto e più saggio. Considera anche le componenti individuali caratteriali. Anche io ho una cagnina di 6 anni che speravo, appunto, nel crescere maturasse e smetesse di importunare gli altri miei cani 10 volte più grandi di lei. Non è stato così purtroppo, ma per fortuna che i miei cani e il tuo Jerri sono tolleranti, diversamente la convivenza sarebbe potuta risultare ingestibile…..

  17. Ciao, io ho un dobermann con cui faccio IPO, tra poco ne arriverà un secondo, con cui farò sempre IPO. Volevo sapere cosa ne pensavi sul fatto di farli stare insieme in giardino o separarli, mettendo il secondo in un box (il primo ha 6 anni e ormai non posso metterlo in un box). Tenendo in considerazione il fatto che appunto lo sto prendendo per fare lavoro. Grazie.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.