martedì , 30 maggio 2017
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Nel bosco, meglio al guinzaglio

predatore2di VALERIA ROSSI – Il titolo di questo articolo è lo stesso dell’email che mi ha scritto una lettrice, Cristina, che ha parlato di argomenti interessanti a cui, forse, spesso non si pensa. Noi tutti amiamo i nostri cani e vorremmo che potessero godere la massima libertà… però ci sono tempi e luoghi giusti e anche tempi e luoghi sbagliati.
Qualche giorno fa è nata una polemica infinita sul volantino del GACI che sembrava voler intendere che i cani non vanno mai liberati: tra i commenti all’articolo che ho scritto in merito ho visto, in alcuni casi, molto buon senso… e in altri casi mi sono venuti i brividi.
Non intendo ripetere cose già dette in quell’occasione: vorrei solo far presente, prendendo spunto dalla lettera di Cristina, che amare i nostri cani non può e non deve significare infischiarsene degli animali selvatici, che hanno pari dignità e meritano altrettanto rispetto anche se non sono membri della nostra famiglia.
In particolare vorrei riportare qui due brani dell’email. Il primo è questo:

Purtroppo è la regola andare per boschi ed imbattersi in cani liberi, distanti centinaia di metri dai loro proprietari, umani che non hanno il minimo controllo sul loro cane, figuriamoci un collegamento. E qui iniziano i problemi, perchè vuoi per istinto di caccia, vuoi per gioco, vuoi per qualsiasi motivo etologico, i cani, se gli sfreccia davanti qualcosa, lo rincorrono. Non solo i Levrieri dei Rescue, anche le pantegane della sciuraMaria avvolte nei cappottini fintochanel!!!
Ecco perchè nel Parco Nazionale del gran Paradiso non vogliono cani. Perchè, nonostante i cartelli, nonostante le minacce di sanzioni, nonostante tutto, il cane al guinzaglio quando si è immersi nella natura pare essere un abominio! Un maltrattamento insopportabile! Insomma, una tortura!
Ma sapete perchè il cane che fa fare una corsetta al capriolo, alla cerva o alla lepre è così dannoso? Il selvatico rincorso, è sottoposto ad un fortissimo stress, che si riflette in un elevato consumo energetico, in lesioni muscolari ed, in casi estremi, nella morte dell’animale stremato.
I nostri cani non hanno fame, non cacciano per alimentarsi, ma per divertimento, talvolta arrivano a mordicchiare il selvatico, altre volte lo feriscono gravemente, ma poi, finita la corsa, passata l’eccitazione, finalmente attratti dal richiamo del proprietario, vanno via e lo lasciano ad agonizzare, e magari era una madre che allattava (le conseguenze, in termini di perdite numeriche, sono facilmente valutabili).

capriolo_corsaMolti selvatici non sono buoni corridori (ad esempio il capriolo): il loro sistema cardio-circolatorio, la loro struttura corporea non sono fatti per sopportare lunghi tratti di corsa.
Il dispendio energetico, l’interruzione dei ritmi del pascolo, la perdita di parte del grasso accumulato sono tutti fattori che possono riflettersi sulla capacità di sopportazione del lungo periodo invernale. Si è valutato scientificamente che in una femmina gravida, sottoposta ad un inseguimento, magari anche a qualche morso, il livello di stress è talmente elevato da portare all’aborto spontaneo. Potrei parlare della signora disperata che perse il suo barboncino perchè inseguendo una marmotta si era infilato nella sua tana e non ne era più uscito, ma mi rendo conto che pare una barzelletta: allora riporto un caso apparso su un quotidiano nazionale qualche giorno fa. Ma per un caso che è finito sul giornale, ce ne sono centinaia, ogni anno e sulle montagne di tutta Italia, specialmente nel periodo estivo, quando la gente va in vacanza, che non vengono pubblicati perchè non fa notizia il Border Collie che rosicchia il garretto di un capriolo, o il Terrier che rincorre e uccide la lepre, oppure, più semplicemente, perchè nessuno vi ha assistito. Ma basta parlare coi residenti delle zone montane d’Italia per sapere quanto sono all’ordine del giorno certi comportamenti e le loro conseguenze…

predatore1A tutto questo spesso non si pensa quando liberiamo i nostri cani per dar loro “un po’ di libertà” e “renderli felici”: certo, la loro natura è quella del cacciatore e non c’è dubbio che a loro piaccia moltissimo scorrazzare per i boschi… ma le conseguenze per la fauna selvatica possono essere davvero serie e chi ama tutti gli animali dovrebbe meditarci sopra.
L’altro spunto fornito da Cristina è il seguente:

Io il sacchettino ce l’ho sempre, ma nel bosco la lascio lì, tanto è tutta roba naturale!
E invece no! Perchè le feci dei cani possono essere veicolo di parassitosi anche molto pericolose.
Coi nostri cani, al primo colpo di tosse ci precipitiamo dal veterinario, antibiotici, antielmittici, vitamine… gli animali selvatici no, non ricevono cure, non hanno a disposizione medicine o vaccini. Se entrano in contatto con le feci infette dei nostri amati, si ammalano e possono anche morire! Sarebbe bene che la gente riflettesse a queste cose quando va per boschi…
Non posso che concordare ed invitare i nostri lettori a raccogliere anche quando si va per prati e boschi: per lo meno, l’invito è rivolto a chi magari su FB lancia strali contro chi mangia carne o contro chi fa un uso “eccessivo” del guinzaglio, proclamandosi animalista convinto e fautore della libertà, oltre che paladino dei diritti di tutti gli animali… e poi non rispetta quelli dei selvatici, liberando i cani in zone ad alto rischio.
E’ vero che la natura è crudele, è vero che è “normale” che un predatore predi: ma è normale quando si tratta di animali che lo fanno per sopravvivere. I nostri cani non hanno più alcun bisogno di predare nessuno: trovano la pappa pronta in ciotola due volte al giorno, e il loro istinto “selvaggio” lo si può soddisfare semplicemente con una pallina. Non serve mettere a rischio l’incolumità, o addirittura la vita, di altri animali che hanno già una vita abbastanza dura e difficile, senza doverci mettere anche la preoccupazione di salvarsi da Fufi e Briciola.

predatore3Quelli di Cristina mi sono sembrati spunti di riflessione importanti e per questo mi è sembrato giusto condividerli con voi: vorrei però aggiungere anche un “rovescio della medaglia”, ovvero ricordare che gli animali selvatici possono trasmettere ai nostri cani pericolose malattie.
E’ praticamente scomparsa in Italia la rabbia – ma purtroppo non è detto che la cosa sia definitiva – portata prevalentemente dalle volpi, ma anche da altri animali (chi ha letto o visto il film di Cujo sa che il San Bernardo l’aveva presa da un pipistrello: purtroppo la storia è inventata, ma veritiera); non è invece scomparsa, purtroppo, la pseudorabbia, o Morbo di Aujeszky, che viene trasmesse dai suini e quindi anche dai cinghiali, e che può essere trasmessa con l’ingestione di carne o visceri crudi (e trovare una carcassa di cinghiale nel bosco, purtroppo, è tutt’altro che raro). La pseudorabbia, a differenza della rabbia, non si trasmette all’uomo, ma causa una fine atroce nel cane, con prurito insopportabile al muso e agli arti (fino a provocare automutilazione), successive  convulsioni e infine morte.
Mangiare carne o visceri di erbivori come i caprioli, invece, può causare la trasmissione del Mycobatterium bovis che porta la tubercolosi; infine, i volatili selvatici possono trasmettere i coccidi, parassiti fastidosi e debilitanti per i nostri cani.
Insomma, ci sono diverse buone ragioni per fare molta attenzione a liberare i cani nei boschi!

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