di VALERIA ROSSI – Mi hanno fatto (giustamente) notare che allevatori, educatori, addestratori, veterinari e tutti gli altri professionisti del mondo cinofilo vengono spesso presi di mira – anche dalla sottoscritta – per i loro difetti: in realtà, però la transazione professionista cinofilo/cane non è mai diretta. C’è sempre una terza persona in mezzo.
C’è il cliente, ovvero il proprietario o aspirante proprietario del cane: e raramente si pensa, o ci rende conto di quante volte sia proprio lui a rendere impossibile un rapporto cortese e corretto.
Perché siccome lui paga, talora ritiene di avere tutti i diritti del mondo e neppure un doverino piccolo così.
Se vogliamo proprio dirla tutta, a volte, non c’è neppure bisogno che paghi, per avere pretese assurde (vedi il Vero Standard dell’Adottante di Merda di Fabiana Rosa): ma quando paga, le cose vanno pure peggio.
Per questo ero tentata di scrivere un “Vero Standard del Cliente di Merda”… ma poi mi sono resa conto che i clienti degli allevatori li avevo già perculati abbastanza a fondo in questo articolo di qualche tempo fa: e soprattutto ho pensato che prendere in giro non può essere sempre sufficiente. Ogni tanto tocca anche parlare sul serio.
Meglio, quindi, uno dei miei “decaloghi”: dieci bei comandamentini che suggerirei di leggere con un briciolo di attenzione prima di acquistare un cucciolo (e magari anche subito dopo averlo acquistato).

allev10_2Primo: non comprare ad capocchiam
Che poi sarebbe primo, secondo, terzo, millemilesimo… insomma, questo è il comandamento più importante di tutti. E infatti è quello più disatteso. Lo so che è inutile dirlo ai lettori di Tpic, ma non è neppure possibile evitare di dirlo, vista la quantità industriale di persone che ancora scelgono il cane in base all’aspetto fisico, senza sapere un accidenti del carattere, delle attitudini, delle esigenze.
Ci sono quelli che prendono il cane “perché era tanto cariiinooo!”, quelli che “me l’hanno chiesto i bambini”, quelli che si lasciano trasportare dall’impulso epimeletico momentaneo (argh, cinoegizio DOC: spiego. L’impulso epimeletico è la tendenza istintiva dell’uomo – e di molti animali, cani compresi – a prendersi cura degli esseri viventi che manifestino le caratteristiche fisiche di un neonato).
Tutti potenziali Clienti di Merda per l’Allevatore serio che invece, amando e rispettando i suoi cuccioli, vorrebbe dar loro una famiglia affidabile, sicura, competente.
Se andate in allevamento, dite “vorrei un cane per i bambini“, o “vorrei il cane della tal pubblicità“, e l’allevatore vi manda a quel paese, non è cafone lui: siete stupidi voi.

Secondo: il prezzo NON è la prima cosa da chiedere
Non sto dicendo che non dobbiate parlarne: è un acquisto piuttosto impegnativo anche dal punto di vista economico, quindi è del tutto normale che si voglia conoscere il prezzo. Ma almeno non fate pensare all’allevatore che sia quella l’unica cosa che vi interessa!
L’Allevatore (quello con la A maiuscola) non è un commerciante: se lo trattate come tale, ci resta malissimo. Quello che lui si sforza di fare è creare opere d’arte viventi: ci mette amore, sensibilità, competenza e tanto, ma tanto impegno (anche economico).
Ridurre tutto questo a un “quanto costa un cucciolo?”, senza neppure informarsi su tutto il lavoro che è stato fatto per farlo venire al mondo, è semplicemente offensivo.

allev10_7Terzo: i cuccioli non si vendono a peso
“XXX euro per un cane così piccolo? Ma sta scherzando?” è una frase che tutti gli allevatori di cani di piccola taglia si sono sentiti ripetere più volte. Ma che senso ha?
Un cane è un cane, mica un sacco di patate.
Allevarlo richiede lo stesso identico impegno sia che pesi due chili, sia che ne pesi centodue. Anzi, se proprio vogliamo andare a fare i conti della serva, il cane piccolo richiede lo stesso impegno economico di un cane grande, ma fa meno cuccioli e quindi “rende” molto meno.

Quarto: non si può pretendere il cucciolo “pronta consegna, chiavi in mano”
Chi ve lo garantisce può essere solo un cagnaro, o peggio ancora un importatore di cuccioli dell’Est. L’Allevatore serio fa poche e selezionatissime cucciolate, non lavora in catena di montaggio.
Se vuoi un cucciolo di qualità, nove volte su dieci, dovrai aspettare un po’.

Quinto: non si cerca il cane nei saldi, o in “tre per due”
E’ vero che, non volendo un cane da esposizione, talora è possibile ottenere un piccolo sconto acquistando un cucciolo con qualche leggero difetto morfologico che non gli darà alcun fastidio nella vita di tutti i giorni, ma che non gli permetterebbe di essere qualificato con l'”Eccellente”.
Questo non significa che sia lecito, né che sia normale, telefonare chiedendo “un cucciolo avariato” o “un cucciolo difettato“, come è capitato ad alcuni allevatori.
Tutti i membri di una cucciolata sono costati all’allevatore lo stesso impegno (anche economico), ma soprattutto lui prova lo stesso identico amore per ognuno di loro: quindi una richiesta del genere fa sì che il cliente gli stia subito sulle palle.
E’ un po’ come tra genitori e figli: magari non hai messo al mondo esattamente miss Italia, ma se qualcuno ti dicesse “Mi piacerebbe andare al cinema con quel cesso di tua figlia”, probabilmente lo butteresti giù dalle scale.

allev10_5Lo volete capire che l’allevatore vuole bene ai suoi cuccioli? Un minimo di sensibilità e di rispetto per i suoi sentimenti, ce lo vogliamo mettere?
Se ha un cucciolo con qualche problemino, sarà lui a proporvelo.
Quanto alle richieste di sconti, rateizzazioni e via dicendo… io vorrei vedere se la gente che comincia a contrattare come se l’Allevatore fosse un “Vucumpra'” incontrato in spiaggia farebbe la stessa cosa quando va a comprarsi un’automobile.
“Quanto costa ‘sta Ferrari?”
“Tot”.
“Ma dài, così tantoooo? Non me la darebbe alla metà? E se la pagassi a cento euro al mese?”
L’idea vi fa sorridere?
Eppure proposte del genere, in allevamento, si sentono in continuazione… per non parlare di quelli che piangono proprio miseria: “Ehhh, ma è troppo! Ora come ora non ho tutti quei soldi lì”.
Ecco, e allora non comprarti il cane. Perché anche ammesso e non concesso che ti cedessi il cucciolo a rate… mi dici cosa faresti se domani lui si ammalasse, o avesse un incidente?
Non è che puoi andare dal veterinario e dirgli “ehhh, ora come ora non posso pagarti”: perché lui ti risponderà che “ora come ora” non può curarti il cane. E allora che facciamo? Lo lasciamo crepare?
Il prezzo di acquisto di un cucciolo è una goccia nel mare di soldi che costeranno il suo mantenimento, le sue cure, la sua educazione e così via. Se non te lo puoi permettere, non iniziare neppure questa avventura: e soprattutto non dire all’allevatore che sei un morto di fame, sperando di commuoverlo… perché gli farai passare completamente la voglia di darti un cucciolo.

Sesto: l’allevamento non è uno zoo
Non si piomba in casa d’altri senza preavviso: non si portano i bambini “a vedere i cani”  come se l’allevatore fosse sempre disponibile a perder tempo con chicchessia. E’ maleducato e offensivo.
Cosa pensereste se qualcuno suonasse alla vostra porta e pretendesse di entrare “a vedere” i vostri figli?
Se si è interessati a un cucciolo, si prende un sacrosanto appuntamento.
Se NON si è interessati a un cucciolo, ma si vogliono “vedere dei cani” o farli vedere a qualcun altro, si va a un’esposizione canina e se ne vedono finché se ne vuole.

allev10_4Settimo: i futuri campioni non si vedono a un mese di vita
Un buon allevatore, serio e competente, può garantirvi un cucciolo tipico, sano e di buon carattere: non il sicuro campione di bellezza o di lavoro. Quindi evitate di chiederlo, se non volete risposte ingannevoli.
Soprattutto, non fate domande cretine tipo: “Così tanto? Ma a questo prezzo voglio un campione! Altrimenti lo compro al negozio qui sotto, che li vende alla metà!”
Ovvia risposta: “Vada pure in negozio, se per lei conta solo il prezzo!”
“Eh no! Ho letto su “Ti presento il cane” che in negozio hanno i cuccioli dell’Est, che non si comprano perché sono malati, oppure non sono originali. Io il cane lo voglio sano e bello!”.
Però vuoi pagarlo come quello brutto e malato.
Normalissimo, no?

Ottavo: non è che “siccome paghi”, l’allevatore debba per forza darti un suo cucciolo
Non ho mai fatto un conto preciso, ma sono abbastanza sicura di aver mandato via più persone, quando allevavo, di quante non ne abbia accontentato cedendo loro un mio cane.
A volte, semplicemente, non mi piaceva il cliente: non mi sembrava sufficientemente motivato, non credevo che fosse la persona adatta a tenere un cane. Altre volte ero certa che fosse pieno di buona volontà, ma ritenevo che razza da me allevata non andasse bene per lui: quindi, rifiutando di vendergli un cucciolo, cercavo solo di fargli un favore.
Praticamente in tutti questi casi, il cliente si è offeso e in qualche caso mi ha anche mandato a quel paese: ma, ribadisco, l’allevatore NON è un commerciante di cani. Non gliele frega nulla di quanti soldi tu abbia, gli interessa solo che il suo cucciolo vada a stare nella famiglia giusta… e se la tua secondo lui non lo è, è assolutamente normale che ti inviti ad andartene.

allev10_6Nono: se l’allevatore non cede cani adulti, non insistere
Vedi sopra: l’allevatore non è un commerciante (chissà se, a forza di ripeterlo, qualcuno lo capirà?). Qualcuno è disposto a cedere anche i suoi cani adulti, qualcun altro no. Per alcuni allevatori (ed io ero tra quelli) i propri cani sono membri effettivi della famiglia, e non sono in vendita. PUNTO.
Domandare è lecito, per carità: ma di fronte a una risposta negativa, evitate gentilmente di sventolare carte di credito o libretti degli assegni. Non è una questione di prezzo, è solo che i propri cani adulti per noi sono quasi dei figli: e se tu mi chiedi se ti vendo mio figlio, non la prendo molto bene. Neppure se mi offri una cifra spropositata.

Decimo: se hai preso il cane da qualcun altro, non è carino che poi tu chieda a me di risolvere i tuoi problemi
Voi non avete idea di quanta gente vada prima a comprarsi il cane “nei saldi”, da qualche cagnaro/privato/negoziante o quel che è, e POI cominci a tempestare l’allevatore di telefonate, email e rotture di palle varie, perché il cucciolo non sta bene, o perché è ineducato, o per mille altri motivi.
E’ vero, verissimo che l’Allevatore serio vi seguirà e vi consiglierà per tutta la vita del cucciolo: ma del cucciolo suo, non di  quello che siete andati a prendere altrove, magari “per risparmiare”.
Non tentate di approfittare del fatto che l’Allevatore ami davvero i cani (e il commerciante da cui l’avete comprato no, per cui non ha neppure voglia di star dietro a tutti i vostri patemi d’animo): perché la prima volta magari vi si risponde pure per pietà (verso il cucciolo: di voi non ce ne può frega’ de meno, ma il cucciolo non ha colpe, poveraccio), la seconda vi si inviterà a rivolgervi alla vostra fonte di acquisto (e se quella fonte non vi si fila di pezza, dovreste capire che uno dei motivi per cui NON dovevate comprare da un cagnaro era proprio questo), la terza volta vi si manderà quasi sicuramente a spandere. Ecchecavolo.
E se non riuscite a capire perché dico “ecchecavolo”… allora provate a comprate una borsa tarocca in spiaggia, e quando vi si rompe portatela alla Louis Vuitton chiedendogli di aggiustarvela.
Poi vediamo cosa vi dicono.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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