venerdì , 24 novembre 2017
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Il “trappolone”

PREMESSA di Valeria Rossi: Che bello! A quanto pare, ormai riesco ad innescare polemiche anche quando sono lontanissima da casa e dal pc. Mica tutti possono!
Per chi ne avesse fin sopra i capelli dei “soliti scanni” tra cinofili, avviso: questo articolo parla proprio del “solito scanno tra cinofili” . Quindi, se volete, potete anche non leggerlo.

Se invece state seguendo tutte le puntate della telenovela sul collare a strangolo… allora sappiate che un seguace del Gentle team (con cui sono in palese disaccordo da secoli ma che ultimamente cerco anche di ignorare il più possibile, perché intanto è inutile perder tempo a cercare il dialogo con chi è arroccato sui propri dogmi) si è indignato per il fatto che io abbia recensito il libro di una paladina dei diritti degli animali.
Ma come?
Il mio nome di bieca torturatrice (in quanto “non contraria al collare a strangolo, nei rari casi in cui serva”: definizione che per loro diventa “forte sostenitrice dello strozzo”) accostato a quello di un’associazione animalista?!?
Ne è scaturita una diatriba nella quale Diana Lanciotti (e conseguentemente, ahimé, il suo Fondo Amici di Paco) si è trovata invischiata suo malgrado, credendo alla  buona fede di qualcuno che invece voleva tenderle “il trappolone” di cui parlo ironicamente nel titolo. Diana ha risposto sul suo sito, ma visto che l’oggetto della discussione era la sottoscritta mi sembra giusto riportare il tutto anche qui.
Quindi… eccovi la puntata n. 102736 di Strangoliful, l’unica telenovela che promette di durare più di Beautiful, dalla viva voce dell'(involontaria) protagonista.

espertacanidi DIANA LANCIOTTI – Qualcuno mi aveva avvisata, quando ho scritto “L’esperta dei cani”: «Attenta che ti cacci in un ginepraio: gli educatori cinofili sono sempre lì a farsi la guerra, ognuno vuole il primato e pur di denigrare la concorrenza sono disposti a barare. Se ti prenderanno di mira ne vedrai delle belle.»
Preso atto dell’avvertimento, di cui ho ringraziato l’autrice, non ho però desistito, anzi mi sono fortificata nella convinzione di fornire, nel mio piccolo, un aiuto spassionato, obiettivo e neutrale, fuori da qualunque “scuola di pensiero”, a chi è disorientato e addirittura fuorviato dai troppi messaggi contrastanti che arrivano dal mondo dell’educazione cinofila. Un mondo un po’ troppo dedito alla rissa per propagandare le proprie idee e screditare quelle altrui, dove a volte c’è chi sembra volerti confondere le idee e complicarti la vita anziché semplificartela.
In questo clima di ingiustificata conflittualità, a rimetterci sono sempre i proprietari di cani e, ovviamente, i cani.
In realtà non c’è e non ci sarebbe nulla di più semplice che riuscire a creare un rapporto di comprensione (l’amore si dà per scontato… se non c’è quello inutile parlarne) con il nostro cane. Ma purtroppo la tendenza a crearci complicazioni a volte è davvero forte.
Ne parlo a ragion veduta, visto che da 8 anni curo su “Amici di Paco” la rubrica “Parliamone insieme”, nata proprio per dare consigli pratici e applicabili a chi, oltre ad attribuirmi esperienza in materia, mi attribuisce quel buon senso e quell’obiettività che a volte in ambiente cinofilo latitano.
E comunque, a nemmeno due mesi dal lancio del libro la profezia si sta avverando: qualcuno ha già iniziato a creare “disturbi”. E il fatto che non sia un educatore cinofilo in prima persona non cambia di molto le cose. Fatto sta che, in nome di un malinteso animalismo, mi sono vista attaccare da un “gentil” signore. E, come vedremo, quel “gentil” ha una sua precisa motivazione.

Tutto nasce in seguito alla pubblicazione sulla pagina Facebook del Fondo Amici di Paco della recensione del mio nuovo libro scritta da Valeria Rossi, educatrice e grande esperta cinofila che molti di voi conoscono e giustamente stimano.
Dopo averla letta, un signore (che si chiama Luca) ci invia un messaggio “privato”.
A leggerlo è Simona, la responsabile del nostro ufficio stampa che gestisce la pagina facebook, che me lo inoltra via mail, aggiungendo un commento: “Diana, visto che sei tu “l’esperta dei cani”, rispondi tu per favore?”
Ecco quanto scrive Luca:

“Buongiorno. Non scrivo in pubblico perchè trattandosi di una onlus e di una iniziativa benefica non direttamente collegata, non mi sembra corretto sporcarla con eventuali polemiche. Mi riferisco all’articolo che allego. Vorrei solo far presente che la famosa ed esperta educatrice Valeria Rossi, è una forte sostenitrice dell’uso del collare a strozzo sui cani. Lo si può verificare leggendo molti dei suoi articoli. Noto lo stridere dell’associare quella persona alla vostra associazione che si occupa di tutela degli animali.”

Ecco, ci siamo. L’attacco non è diretto, ma passa attraverso la figura di Valeria Rossi, tanto stimata (meritatamente) da tanti, quanto… odiata da chi si rode di livore e d’invidia per un successo e una credibilità che durano ininterrotti da 40 anni.
Livore e invidia che fanno proseliti, a quanto pare. Proseliti disinformati, in ogni caso, che le appiccicano l’etichetta di “forte sostenitrice del collare a strozzo” per semplice sentito dire (magari proprio dagli avversari che la invidiano) senza, ci scommetto, aver mai letto un intero articolo di Valeria su questo o su qualunque altro argomento.
Ma si sa: la calunnia è un venticello…
In realtà il pensiero di Valeria in proposito è ben chiarito su questo editoriale pubblicato sul suo sito.
Basterebbe avere la voglia e soprattutto l’umiltà di leggere prima di sparare giudizi a casaccio e mettersi a blaterare di ciò di cui non si sa.
Ed è quello che vi invito a fare: ma vi invito anche a leggere il seguito della puntata… perché un seguito c’è.
Non ho la presunzione di prendere le difese di Valeria Rossi, che sa difendersi molto bene da sola, e lo fa innanzitutto attraverso la testimonianza di una passione che l’ha portata a occuparsi di educazione cinofila e diventarne uno dei principali punti di riferimento. Però il fatto che la si incolpi di colpe che non ha mi secca parecchio.
Devo dire che a discolpa di Luca c’è il fatto che, come lui stesso afferma, “non vuole innescare una polemica” e perciò ha scelto la via del messaggio privato per non rendere pubbliche le sue perplessità.
Perciò, ben lontana dall’idea che si tratti di una “trappola”, mando la mia risposta a Simona, che gliela gira con un testo di accompagnamento:

“Gentile signore, grazie per averci scritto. Le riporto la risposta della signora Lanciotti, alla quale ho girato la sua gentile nota: “Purtroppo sono tante le vittime della disinformazione. Il collare cosiddetto “a strozzo” non serve per strozzare i cani, ma se usato correttamente (sotto la guida di un buon educatore cinofilo) non provoca nessun danno, al contrario della pettorina ora tanto in voga. Certo che definire il collare “a strozzo” come uno strumento di tortura fa gioco a tanti pseudogentilisti che non sanno da che parte incomincia l’educazione del cane. Tutelare i cani significa impartire loro l’educazione necessaria per poter creare un rapporto equilibrato, alla base di una serena convivenza, per farli accettare nella società umana e, di conseguenza, evitare tanti abbandoni.”
lanciotti
Diana Lanciotti

Forse, ora me ne rendo conto, ho risposto con un pizzico di leggerezza, pensando veramente di parlare in privato con una persona, e senza conoscere il mio interlocutore. Non usando Facebook, e non tenendone presenti i meccanismi perversi, non ho pensato di chiedere a Simona se sapeva dirmi qualcosa su di lui.
Perciò, considerandolo un dialogo tra due, trascuro di essere più esaustiva di come farei se scrivessi a un pubblico più vasto, dove la vastità e la varietà dei pensieri impone di esprimersi nel modo più estensivo possibile, proprio per il fatto che non esiste contraddittorio e il rischio, forte, è di essere malinterpretati.
Per fortuna il dialogo presuppone che se non si è stati chiari al primo colpo, il tuo interlocutore ti inviti a esserlo al secondo, ponendoti domande specifiche per aiutarti a spiegarti.
Ecco, poi un’altra cosa ho sbagliato: a parlare di pseudogentilisti, quando avrei dovuto dire, più precisamente, “sedicenti gentilisti”. Sedicenti e a volte anche presuntuosi, perché definendo così sé stessi e le proprie teorie (che a volte con la gentiliezza c’entrano come i cavoli a merenda, come ho spiegato sul mio libro) tagliano fuori tutti coloro che non appartengono alla loro élite, bollandoli come torturatori di animali o quasi. È come dire che chi non è gentilista è… “villanista”
Insomma, tra autodefinirsi (e autocelebrarsi) gentilisti ed essere davvero gentili (con i cani e si pretenderebbe anche con le persone) c’è una certa differenza.
Ma ecco la risposta di Luca:

“Non mi dovete spiegazioni. Io non uso lo strozzo. Voi vi definite “a tutela degli animali” e siete pro-strozzo. Ne prendo atto.”
Alla faccia della richiesta di chiarimento, Luca ci bolla come “pro-strozzo” e pensa che sia chiusa lì. Insomma, se non sei del tutto contro una cosa, ne sei per forza a favore.
Strano modo di vedere le cose. Vagamente integralista, no?
Ovviamente Simona mi gira anche questo messaggio, ed ecco la nostra risposta:

«Le risponde ancora una volta la signora Lanciotti: “Come dicevo e qui trovo conferma, sono tante le vittime della disinformazione. Stranamente e assurdamente certi temi dell’educazione cinofila dividono come una guerra di religione. Non è questione di essere pro o contro, ma di essere realisti, aperti a comprendere e informati. Il cosiddetto strozzo può servire in certi casi per dare una piccola correzione a cani di tempra alta, per evitare problemi a volte anche molto gravi. Basta frequentare qualche centro cinofilo o guardarsi in giro per capire quanti danni vengono fatti dalla disinformazione e da certe prese di posizione che però non tengono conto delle singole situazioni. Il segreto dell’educazione cinofila è avere una mente aperta e accettare che ogni cane e ogni persona sono un mondo a sé e non valgono regole universali. Da qui a generalizzare dicendo che… siamo “pro-strozzo” ce ne passa. Ma se a qualcuno fa piacere affermarlo, libero di farlo”. Grazie ancora e buona giornata. Simona Rocchi»
Risposta di Luca:

“Ripeto, non mi servono spiegazioni. Non sono io ad essere incoerente. Non ho chiesto informazioni. Ho fatto notare una incoerenza. E non ho chiesto il parere della signora Lanciotti. Ho chiesto alla vostra associazione se ritiene in linea le parole delle signore Lanciotti e Rossi. Mi risponda e ciascuno ne trarrà le sue conclusioni.”

Simona, che è una ragazza molto pronta che si dà un daffare davvero straordinario per il Fondo Amici di Paco, stavolta risponde direttamente, senza interpellarmi:

“Gentile signore, ancora una volta noto disinformazione: Diana Lanciotti è la fondatrice del Fondo Amici di Paco, una persona che da 18 anni mette tutte le proprie energie e la propria passione per aiutare gli animali. Credo che sul tema dell’amore per gli animali abbia tanto da insegnare. Il suo sedicesimo libro (il cui ricavato va come sempre in beneficenza) è esattamente in linea con la missione che si è posta. Ognuno è libero di trarre le conseguenze che vuole. Buona giornata. Simona Rocchi”

lucafPotrebbe e dovrebbe finire lì, senonché Simona va sulla pagina Facebook di Luca e scopre che ha pubblicato il nostro scambio “privato” di messaggi, suscitando una serie di commenti a dir poco negativi nei confronti miei e dell’associazione che rappresento.
E in più, scopre che Luca è lui stesso in qualche modo legato a un certo mondo che si definisce gentilista, facendo pensare che tutti gli altri siano dei torturatori incalliti di cani.
O sei con me o sei contro di me, insomma. Dialogo e confronto zero. Sarà un caso? Si tratterà di un’azione individuale, o sarà un’iniziativa concertata?
In effetti il retrogusto di una trappola c’è tutto: uno che ti scrive di non voler pubblicare e poi lo fa lui sulla sua pagina dove tutti possono leggere…
Non che mi dia fastidio, perché ho detto esattamente ciò che penso, solo che se avessi saputo che sarei stata letta da altri, senza possibilità di replica, sarei stata più completa ed esaustiva, e avrei riportato il link all’editoriale di Valeria Rossi per fare chiarezza. Invece, con una buona dose di scorrettezza (Simona l’ha giudicata vera e propria vigliaccheria) Luca riporta quanto gli ho scritto, commentando:

“Ciascuno ne tragga le sue conclusioni e pensate con la vostra testa! La tutela degli animali passa per lo strozzo, evidentemente…”

Dopo una presentazione così, posso capire i commenti dei suoi amici, che scrivono schifati, delusi, sarcastici, offensivi contro me e la mia associazione.
Al che Simona risponde:

“Gentile signore, leggo con stupore che ha pubblicato le mie risposte. Non abbiamo nulla da nascondere, però avrei gradito la richiesta di autorizzazione. Anzi, credo proprio che lei debba chiederla. Buona giornata.”
Simona giustamente voleva intendere che, come dicevo poco fa, se scrivo qualcosa che so che verrà pubblicato cercherò di non essere travisata, come invece è appena capitato.
Colpa mia, che mi sono lasciata trascinare nella trappola, credendo che Luca fosse in buona fede.
La sua malafede, invece, si evince dalla frase che pubblica ancora sulla sua pagina:

“Ora non piace molto che abbia pubblicato quanto mi hanno detto pur non essendoci alcun dato sensibile e nulla di illegale. Ma si sa, meglio non si sappia… Quando si dice “credere e sostenere le proprie tesi”.

Insomma, questa sceneggiata, che avrei evitato di rendere pubblica se non fosse stato Luca a renderla tale, mi convince ancora una volta che essere o definirsi animalisti, ma anche “gentilisti”, non sottintende sempre valori positivi.
Oltre a una stragrande maggioranza di persone ammirevoli, che amano gli animali ma anche il resto del mondo, c’è sempre uno zoccolo duro di fanatici, di deviati, di integralisti che fanno solo male alla causa animalista.
Come le fanno male, malissimo, le recenti iniziative di certi pseudoanimalisti che, pur di ottenere visibilità, si rendono promotori di iniziative al limite del ridicolo, tipo la raccolta firme per chiedere leggi assurde (come il divieto di vendita di cani sotto Natale!!!) o la denuncia a Vittorio Sgarbi per “maltrattamento di animali” per l’abitudine di definire “capra” i suoi interlocutori.
E così, dalla pubblicazione non autorizzata (e quindi illegale) di una risposta privata estorta in modo subdolo, scorretto e diffamatorio, sulla pagina di tal Luca si sono scatenati commenti anche pesanti nei riguardi del Fondo Amici di Paco che, secondo i commenti provocati ad arte dal tenutario della pagina, non potrebbe dichiararsi a tutela degli animali solo perché la sua fondatrice (cioè io) ha riportato un’opinione, da tanti condivisa, sul fatto che a volte, se usato col buon senso, un collare a strozzo evita di dover impasticcare un cane come fanno in tanti e renderlo rimbambito a vita o, addirittura, di sopprimerlo. È successo, succede e purtroppo succederà ancora. Ma queste cose non ve le diranno mai.

Già: meglio la “gentilezza” di una pasticca che devasta la psiche del cane o la “dolcezza” di un’eutanasia che provare a recuperare un cane dandogi una correzione… senza strozzarlo! Ve lo dico per esperienza diretta con uno dei miei cani, giudicati irrecuperabili dai gentilisti, ma recuperatissimo, sano e felice grazie a un percorso educativo personalzzato, basato sul rispetto e sulla comprensione, che in un paio di occasioni si è avvalso del gentile (gentile davvero) contributo di un “mostruoso” collare a strozzo per ricordargli che era meglio che stesse con me piuttosto che scaraventarsi (non di certo per fare amicizia) addosso al primo cane che gli capitava a tiro o correre dietro a un cinghiale con i cuccioli.
E si sa che i cinghiali, soprattutto se devono difendere la prole, se ne fregano di qualunque gentilismo. Ho spiegato ampiamete sul mio libro come sono arrivata a “rieducare” il mio Leo.
Solo che chi non ha letto e non conosce la vicenda si diverte a interpretare a suo modo e comodo le mie parole. Com’è tipico di chi si trastulla a usare malamente facebook, senza senso critico e desiderio di approfondimento.
E così Luca, mettendo in piedi quest’assurda querelle, volutamente o no ha sortito l’effetto di metterci alla gogna dei soliti “eroi” della tastiera.
Basterebbe fregarsene, come il mondo se ne frega in genere di persone che hanno giusto bisogno di mettersi alla scrivania, davanti a una tastiera, per sentirsi qualcuno inondando il proprio prossimo di calunnie e malevolenza. Basterebbe fregarsene, è vero, come il mondo se ne frega di loro: però è anche ora che questi incontinenti della tastiera imparino a farne miglior uso e ad avere un maggior controllo dei propri… sfinteri.
Tornando alla spinosa questione, vi assicuro che impedire a un cane di quasi 70 chili, diseducato da metodi che non sono veri metodi (è la prima volta che mi capita in vita mia, e recito pubblicamente il mea culpa per essermi fatta raggirare da teorie che anziché risolvermi dei problemi me li hanno provocati), di rincorrere un cinghiale con la prole non è così facile. Visto che qua conviviamo (e ne sono ben felice) con i cinghiali, è preferibile poter contare su una tiratina di guinzaglio che vedere il proprio cane squartato dalle zanne di un cinghiale. Capita, purtroppo, e qua dove vivo non è così raro che un cinghiale si rivolti contro un cane e… immaginate le conseguenze.
Ogni cosa, se usata male, può fare danno, anche la più innocua: provate a ficcare un grissino in un occhio a qualcuno… certo che fa male. Ma non è quello il suo uso, e infatti nessuno si sognerà mai di mettere al bando i grissini. L’uso corretto del collare “a strozzo” (malgrado l’infelice modo di definirlo) non è di certo strozzare o far male a un cane…

strangoloSanto cielo! Adesso sembrerà che io sia diventata la paladina del collare a strozzo. Non è così, no di certo: anzi sono sempre stata contraria, anzi contrarissima (ne parlai, malissimo, anche sul mio libro “Paco. Diario di un cane felice”), almeno finché l’ho visto usare come strumento di correzione efficace, e non di certo strumento di tortura, per evitare grossi guai. Ragione per cui non mi sento di lanciare accuse a destra e a manca come fanno questi signori.
Poi se qualcuno ne fa un uso sbagliato… insegniamogli a non sbagliare. Magari facciamo scrivere sulle confezioni che va usato sotto la guida di un esperto. Ma, allora, ricordiamoci anche di far scrivere sulle confezioni dei grissini che un grissino ficcato in un occhio può essere molto pericoloso…
Ci vuole buon senso, conoscenza, voglia di informarsi e confrontarsi, apertura mentale, disponibilità al dialogo, umiltà di conoscere, capacità di non intrupparsi e di non diventare schiavi dei pregiudizi.
È ora di smetterla che se non la penso come te, se non mi uniformo alla Verità Assoluta di cui credi di essere l’Unico Depositario (mentre sei solo un Grande Mistificatore), tu giri la frittata e mi fai passare per ciò che non sono.
Ecco perché per la terza volta in pochi anni, mi proclamo ufficialmente “non animalista”. Come scrivevo alcuni anni fa su questo stesso sito: “Se l’animalismo è questo, è quello violento, becero, fanatico, disinformato, diffamatore, aggressivo, perennemente arrabbiato, io non ho nulla a che farci.” E anche se è quello tendenzioso, sempre disposto a farsi la guerra e a essere ostaggio di questa o quest’altra ideologia, paladino di qualche assurda guerra di religione… io non voglio averci nulla a che fare.
Chi mi conosce sa quanto non mi piaccia schierarmi da una parte o dall’altra, e quanto io rivendichi sempre il diritto alla neutralità intesa come obiettività e a usare il mio cervello, anziché gettarlo all’ammasso.
Perciò che mi si dica che sono “pro-strozzo” solo perché non lo considero come uno strumento di tortura, ma come un’ “extrema ratio” che serve in casi specifici a evitare problemi seri se non vere e proprie tragedie, mi fa davvero un grave torto.

likeUn’ultima considerazione: credo di aver già detto che facebook non mi piace (qualcuno forse esagerando recentemente l’ha definito una fogna). Non è tanto ciò che potrebbe essere, ma è ciò che qualcuno l’ha fatto diventare: da celebrazione dell’amicizia, agevolatore di contatti e di scambi, sempre più spesso diventa arena di scontri, di scanni, spazio per gente litigiosa, per la creazione di fazioni o vere e proprie gang (le “gangs of Facebook…”). Insomma, l’antitesi dell’amicizia. Direi che su questo aspetto il buon (e diventato ultramilionario) Zuckerberg ha fallito.
E comunque questo episodio, nel quale sono stata mio malgrado coinvolta dalla malafede (e credo anche dal comportamento illegale… ma questo lo appureremo) di un “gentile” provocatore, mi convince della bontà della mia idea di aver scritto un libro per smascherare le ipocrisie e smontare i falsi miti messi su da certi educatori cinofili che passano più tempo a farsi la guerra l’un l’altro che a cercare di capire che cosa c’è di buono in ciò che gli altri fanno, e con ottimi risultati, senza abbindolare i propri clienti.
Perché quelli che vi fanno credere che i cani siano tutti uguali, e che ci siano regole valide per tutti, e che basti un marsupio pieno di bocconi per educarli (e renderli felici) vi stanno tirando per il naso…
Altro che collare a strozzo!

NOTA: questo testo, in data 22-1-16, è stato leggermente modificato rispetto alla versione originale,  per uniformarlo a quello pubblicato dall’autrice, che ha aggiunto alcune frasi all’articolo sul proprio sito ufficiale.

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