Premessa di DAVIDE BELTRAME – Poco più di una settimana fa abbiamo parlato dell’invito della PETA a boicottare il film “Qua la zampa” dopo la diffusione di un video in cui si vedeva come durante le riprese di una scena, il cane protagonista di quel ciak fosse stato fatto entrare in una vasca con acque molto mosse nonostante avesse manifestato evidente disagio.
Tra i vari commenti al video visti in rete, molti sostenevano come “i cani da soccorso in acqua vengano abituati allo stesso modo”, “per i cani da lavoro in acqua è la prassi anzi fanno anche di peggio”, e altri concetti simili: ho quindi chiesto a Claudio Cazzaniga, che coi cani in acqua lavora da molti anni, se potesse inviarmi la sua opinione sul video: ha gentilmente acconsentito e quindi ecco il suo scritto.

di CLAUDIO CAZZANIGA – Faccio subito due premesse. La prima è che non sono un grande esperto di set cinematografici, ci sono stato due volte in vita mia e mai con un mio cane. Per cui…ne so pochissimo. La seconda è che, essendo un grande amante della radio, la tv a casa la utilizzo solo per giocare all X-Box con mio figlio.
Avevo visto il video “incriminato”, così, in maniera disattenta  su Facebook ma onestamente non gli avevo dedicato tempo. Nei giorni scorsi ho avuto un contatto con Davide che mi chiedeva di dargli un occhiata e di scriverne due righe. Quindi eccoci qui.

A prima vista la cosa che chiaramente si nota subito è la paura ed il disagio che manifesta questo cane, ma credo che vi siano istruttori più esperti di me che possono spiegare questi comportamenti, la postura di orecchie e coda e tutto il resto.

Il problema non penso sia capire se questo cane è o no un cane da lavoro in acqua: il mio pensiero è che a questo cane sia mancato -per colpa di chi lavora con Lui – tutto un “pre-ciak” che invece avrebbe potuto aiutarlo molto.  Interessante sarebbe sapere dove è stato il cane prima di girare la scena. In studio? Fuori? Isolato? Ha avuto il tempo di integrarsi con la location…oppure lo hanno preso e messo al bordo della vasca pochi minuti prima di girare?

Anni fa, si parla del 1998…azz il secolo scorso!…ho avuto la possibilità di salire con il mio cane di allora, un meticcio di nome Tata, sulla motovedetta della Capitaneria di Porto di Savona. Facevamo un’esercitazione di salvataggio con unità da riva ed una (noi) da motovedetta. Nonostante Tata fosse una cagnolona molto intraprendente ed abituata ai tuffi dai pontili vidi subito che sulla motovedetta era a disagio.
Sarà stata la stazza del mezzo, il rumore dei motori, tutto l’insieme…non lo so, non era il solito cane. Uno dei membri dell’equipaggio mi chiese se tutto fosso in ordine.
Gli spiegai la cosa e senza battere ciglio fece fermare il mezzo e mi diede la possibilità di effettuare qualche tuffo con il cane. Insomma, io in garage una motonave così non l’avevo per allenarmi…. Arrivammo alla spiaggia di Albissola e sotto le telecamere del compianto Emilio Nessi e di Alberto Pastanella del TG5…facemmo la nostra porca (bella) figura.
Questo per dire che non si finisce mai di imparare e di fare nuove esperienze.

Ma torniamo al video. Se questo (povero) pastore avesse avuto ad esempio la possibilità di avvicinare la vasca per tempo, avesse avuto la possibilità di fare qualche tuffo di prova, di nuotarci dentro, giocarci dentro, di interagire con qualcuno o di abituarsi  ai rumori, alle luci ma soprattutto di capire e conoscere la vasca, parte di quella paura poteva sparire. Stessa cosa vale per le onde e la corrente. Ha potuto capire GRADATAMENTE cosa stava succedendo? Avete idea – ma si vede benissimo nel video – la velocità dell’acqua e l’aria che si alza cosa rappresentano?

Anche colui che tiene il cane mi ha fatto sorridere. Vestito che sembra il capitano Findus, non ha un minimo di capacità di tenere il cane, di rassicurarlo, di aiutarlo a capire. Neanche mezza carezza.  La voce in sottofondo che dice… “buttalo che non è fredda”  mi certifica il fatto che il cane sia stato portato lì sul momento, non abbia potuto provare l’acqua e tanto meno tutto il contesto scenico.

Lo stacco della camera ci lascia il dubbio. Si sarà tuffato, lo avranno accompagnato, lo avranno buttato…boh! A mio avviso, di sua spontanea volontà non ci  entrato.

Tantissssssssimo dilettantismo nella scena finale. Il cane che arriva a fine corsa della piscina cosa volete che faccia? Cerca di aggrapparsi alla paratia della vasca. Lì ci doveva essere una persona ad aspettarlo perché è logico che la spinta dell’acqua che arriva da dietro il cane non può far altro che creare un effetto mulinello, travolgerlo e tirarlo sotto . Una persona c’era a dir la verità ed era anche in muta. Ma era fronte al cane al momento del mancato tuffo più occupata a cercare di chiamarlo (usare un giochino, una pallina… no?) che ad occuparsi della sua sicurezza. Mi faccio due domande. La prima è quante volte gli avranno fatto rifare la scena. La seconda è come la post-produzione abbia poi confezionato il tutto.

Ma di sicuro non andrò al cinema per scoprirlo.

Chiudo questo articolo abbracciando fortissimamente Toni Fidanza che nei giorni scorsi ha perso la sua Holly. Una cagnolina davvero speciale. Hanno fatto veramente un sacco di cose insieme, una più incredibile dell’altra. Voglio ricordare su tutti un Guinness World Records, ad oggi ancora imbattuto.

Ciao Hollyna.