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Il collare elettrico: parliamone senza ipocrisie né estremismi

di VALERIA ROSSI – Sto leggendo, grazie alla gentilezza di una lettrice che me l’ha prestato, l’ultimo libro di Cesar Millan (non intendevo comprarlo perché non mi va di regalare soldi a qualcuno che non stimo, ma non ho la mente così chiusa da rifiutarmi di leggere qualcosa solo perché l’ha scritta una persona che non stimo): e devo dire che, se non avessi visto all’opera questo signore in decine di filmati che girano su Youtube, leggendo solo quello che scrive per le prime cento pagine (sono arrivata più o meno lì) avrei pensato a qualcuno che la pensava esattamente come me. I concetti espressi, infatti, li condivido quasi interamente, ed è un vero peccato che Millan sia il classico esempio di “fate quel che dico, ma non quel che faccio”, perché poi è lui stesso ad agire in modo totalmente contrastante con quanto esprime sulla carta. Ma non è di questo che voglio parlare, bensì del fatto che, arrivati a pagina 114, si incappa purtroppo in una calorosa difesa (preceduta da un “sono contrario al suo utilizzo, MA…”: altro tipico esempio di coerenza) del collare elettrico, chiamato “collare elettronico” perché è più politically correct (ma quel che fa è comunque dare impulsi elettrici: quindi possiamo anche chiamarlo “collare stimolante”, “collare con la scatoletta” o “collare Mariuccia”, che  il risultato non cambia).
Millan apre la sua difesa con la più classica delle scuse: “Non fa male!” (e infatti lo usa).
Stessa identica scusa che mi viene riproposta ogni due per tre da persone che sostengono di “averlo provato sulla propria pelle” e di aver sentito solo “una pizzicatina” (uno mi ha mandato pure il video). Poiché io appartengo alla categoria delle persone che l’hanno provato sulla propria pelle, e che invece ha sentito un male della madonna, posso solo presumere che qualche furbetto abbia fatto provare il collare a loro all’intensità minima, mentre io ho provato quella che normalmente viene impiegata sul cane. Ma tutto questo è comunque ininfluente, a mio avviso, perché comunque si tratta di una sensazione sgradevole. Vogliamo dire che non è dolorosa? Okay, diciamolo. Però “fastidiosa” lo è, e su questo credo che nessuno (esclusi forse i masochisti) possa essere in disaccordo.
Molti dicono: “Vabbe’, dai, è come prendere la scossa statica dalla macchina”. Okay.  Ma VI PIACE? Dopo averne presa una (casualmente), quante volte siete disposti a ritoccare macchine cariche di elettricità statica, per ripetere questa simpatica esperienza?

No, perché la domanda è questa: quando, quanto e perché  troviamo eticamente corretto sottoporre il cane a una sensazione sgradevole?
La risposta “Quando dobbiamo correggere un suo comportamento ad alto rischio per la sua vita” può – in linea teorica – trovarmi d’accordo: devo però aggiungere che in tutta la mia vita cinofila non ho MAI trovato un solo caso in cui questi comportamenti non potessero venire corretti in modi diversi. Non avendo però incontrato né lavorato con tutti i cani del mondo, sono anche disposta ad ammettere che esistano casi in cui l’uso di una punizione remota traumatica (se non è traumatica non può essere efficace) è davvero indispensabile.
Resta però il fatto che il collare elettrico, in nove casi su dieci, venga usato per l’addestramento e non per il recupero comportamentale.
E viene usato soprattutto nelle discipline di morso (UD, Ring, Mondioring), che proprio per questo motivo – oltre che per l’insensata campagna contro “gli addestratori” in generale, e contro il collare a strangolo in particolare – hanno perso la loro  immagine (corretta) di discipline sportive in cui si dava modo ad un certo tipo di cani di esaltare le proprie caratteristiche naturali, ed hanno assunto quella di “discipline da macellai” o giù di lì.
Il fatto è che l’attacco alla figura dell’addestratore è sostanzialmente stupido e quello al collare a strangolo facilmente smontabile… mentre quello al collare elettrico secondo me è ampiamente giustificato.
Trovo infatti che non eticamente pensabile di insegnare qualcosa a un cane attraverso il dolore, ma neppure attraverso il fastidio o il disagio.
Trovo anche non si possa minimamente paragonare il fastidio/disagio che prova un umano adulto, mettendosi volontariamente il collare elettrico e quindi sapendo benissimo quello che lo aspetta, con lo chock ripetuto enne volte) di un fastidio/disagio che ti arriva a tradimento e che non hai modo di capire. Quello che prova il cane, semmai, è paragonabile a quello che proverebbe un bambino di due-tre anni (anche perché, ricordiamolo, la mente del cane ha uno sviluppo simile a quella di un bambino di quell’età) ricevendo una scossa elettrica.
Se volete davvero testare l’effetto del collare elettrico, anche a bassa intensità, non dovete provarlo su di voi, ma su un bambino piccolo: allora vedrete che il bambino scoppia a piangere (anche se ha ricevuto solo una “pizzicatina”), perché l’effetto è tanto più choccante quanto più è incomprensibile.
Esiste uno studio dell’Università di Sassari, nato in risposta all’ordinanza del TAR che ha annullato (cosa che non tutti sanno) l’ordinanza del 2005 che vietava l’uso e la vendita dei collari elettrici, che dichiara come non possa esistere un uso proprio di questo strumento.
E proprio qui sta la differenza con il collare a strozzo, che può essere utilizzato in modo assolutamente incruento e sena causare alcun dolore al cane: il collare elettrico non offre questa opportunità.
O non viene usato, ovvero non viene azionato (ma allora non serve a niente), oppure causa dolore/fastidio: non ci sono vie di mezzo.
Lo studio dell’Università di Sassari, che si può trovare su Unilibro a questo link, per chi fosse interessato), spiega in modo dettagliato gli effetti della corrente elettrica sull’organismo. Riporto qui un brano particolarmente esplicativo:

Interessante (se si può usare il termine) verificare che in caso di corrente alternata le basse frequenze, a parità di tensione ed intensità, sono molto più pericolose rispetto a quelle molto elevate, che correnti con un basso voltaggio e con una debole intensità sono capaci di stimolare i muscoli ed i nervi, che la corrente quando incontra una bassa resistenza tende a farsi strada attraverso la superficie cutanea senza coinvolgere gli organi interni, mentre quando le resistenze sono alte essa attraversa la pelle e si fa strada attraverso i liquidi organici, che sono buoni conduttori e se durante il suo percorso incontra organi vitali, come il cuore, questo può giungere alla fibrillazione sino all’arresto cardiaco.
Inoltre dai vari studi si evince come il fatto che l’organismo venga ripetutamente sottoposto a scariche elettriche comporti un continuo peggioramento nella capacità dell’organismo stesso di sopportare e, di conseguenza, aumentino le possibilità di effetti patogeni. Particolarmente importante è tutta la parte in cui si analizza la regione anatomica del collo e i muscoli e nervi coinvolti.
Del resto, mi pare di ricordare che alcuni teorici dell’addestramento tradizionale mostrino proprio le stesse relazioni per spiegare l’efficacia di alcuni strumenti correttivi come anche il collare a punte, sottolineandone l’azione su importanti centri nervosi.
I muscoli del collo rivestono l’esofago, la trachea, le ghiandole salivari.
Intervengono non solo per i movimenti di quella regione, ma fungono da bilanciere cefalico, regolano la deglutizione, i movimenti inspiratori, la dilatazione del torace. I vasi sanguinei e i nervi nella regione del collo, soprattutto i nervi, possono inoltrare l’impulso elettrico ad altri organi o tessuti; senza tediarvi troppo con tutta l’esposizione scientifica, solo alcuni cenni riguardanti i nervi della regione del collo: un deficit del nervo facciale può predisporre il cane a patologie quali congiuntiviti, lesioni corneali ma anche cheratocongiuntiviti secche, inoltre, innervando anche le ghiandole salivari questo nervo è responsabile delle sensazioni gustative della lingua.
Il Nervo vago ha fibre che convogliano tre tipi di sensibilità: gustativa, generale (della laringe, faringe e dai visceri innervati da questo nervo) ed esterocettiva (proveniente dalla cute dell’orecchio esterno).
Data l’ampia distribuzione di questo nervo, appare ovvio come una sua disfunzione possa avere varie ripercussioni che coinvolgono diversi organi ed apparati.
Sono molti i riflessi viscerali controllati da questo nervo tra i quali, la deglutizione, la tosse, lo starnuto, il vomito; a queste bisogna aggiungere le importanti azioni che esso svolge sull’attività cardiaca, in modo diretto, e su quella respiratoria, in modo indiretto regolando la fisiologia della laringe.
La corrente elettrica, anche se dotata di elevata intensità e tensione, scaricandosi nel corpo del cane non sempre provoca lesioni obbiettivamente rilevabili. Possono esserci, ad esempio, lesioni cutanee, emoraggie della cute o delle mucose, angiospasmi e molto frequentemente edemi localizzati, ma anche contrazioni dei muscoli innervati dai nervi interessati dalla stimolazione elettrica.
Se l’ impulso ha un’intensità elevata e/o perdura per un tempo relativamente lungo (8 secondi per quasi tutti i collari elettrici in commercio) questo può determinare l’attivazione di nervi posti in profondità del collo, quali ad esempi il nervo frenico, il laringeo, il vagosimpatico oltre ai vari nervi motori.
In questo caso le conseguenze sono ben più gravi: contrazioni tetaniche del diaframma, spasmi laringei; arresto della respirazione per tanto tempo quanto persiste lo stimolo.
Tutto questo si ripercuote quindi anche a livello dell’apparato respiratorio ove si potrebbe osservare edema acuto del polmone, sfiancamento degli alveoli polmonari con lacerazioni e piccole emorragie nel tessuto interalveolare.
Appare un quadro di enfisema acuto traumatico dovuto prima di tutto alle contrazioni dei muscoli respiratori della gabbia toracica, della laringe e del diaframma, che perdurano tanto quanto il passaggio della corrente, e poi ai bruschi, frequenti, disordinati e profondi atti respiratori che il cane compie appena cessa l’azione della corrente.
Inoltre a carico delle pleure si potrebbero osservare piccole emorragie, così come in molti altri organi, zone di enfisema sottopleurico. Ci può essere presenza di emorragie puntiformi diffuse nel midollo, nell’encefalo e nelle relative meningi.
Per non parlare dell’influenza sull’attività cardiaca, l’ azione della corrente elettrica sul cuore si esplica mediante i centri motori ed attraverso spasmi delle coronarie; generalmente si ha aumento della frequenza delle contrazioni con notevole diminuzione dell’energia cardiaca e della pressione sanguigna; altre lesioni che possono essere conseguenza del passaggio della corrente elettrica, riguardano il sistema circolatorio periferico e l’apparato muscolare scheletrico.
Emorragie possono apparire anche in altri organi e tessuti a livello esofageo,sottofaringeo, a livello di cardias, pilorico, delle vie biliari e di tratti più o meno lunghi di intestino. che possono causare turbe più o meno gravi alla normale funzione dell’apparato digerente. Insomma, lo stimolo dolorifico o quantomeno fastidioso, che il collare elettrico procura al cane ha sul suo fisico effetti che possono essere, specie con utilizzo prolungato, devastanti, oltre ad avere un’azione devastante a livello psichico, dovuta proprio all’effetto fisico provocato dall’attraversamento della corrente elettrica.

In tutto questo si potrebbero notare (per quanto ovviamente amplificate) analogie con lo studio presentato dall’ ASETRA sui danni causati dal collare a strozzo. E allora qualcuno si chiederà: perché la Rossi difende il collare a strozzo e se la prende tanto con quello elettrico?
La risposta è sempre la stessa: perché è possibile, anzi è DOVEROSO, utilizzare il collare a strozzo senza strozzare nessuno e quindi senza causare nessuno dei danni elencati (la differenza con il collare fisso, in tal caso, sta solo nelle emergenze – per esempio cane che tira all’indietro, se lo sfila e può ritrovarsi libero in mezzo a una strada trafficata – nelle quali dà una sicurezza infinitamente maggiore ad ogni altro strumento), mentre non è possibile utilizzare il collare elettrico senza far danni. Non c’è un modo etico, non c’è un modo non traumatico, non c’è un modo innocuo di utilizzare questo strumento: si può andare solo dal “causare poco dolore” al “causare molto dolore”, ma anche il cosidetto “uso proprio” è sempre un uso fastidioso e (stando agli studi sopracitati) dannoso, almeno a lungo termine.

Il bello è che tutto questo lo sapevano benissimo i maestri dell’addestramento italiano. Sulla rivista “Il pastore tedesco”; organo ufficiale della SAS (che è il Club il razza) a pagina 25 del numero 53, anno 1983, si leggevano le seguenti parole: “Ho notato che molti soggetti presentati nelle prove sono stati lavorati con il collare elettronico, meglio conosciuto come TELETAC. A questi conduttori devo dire che certi metodi non possono in assoluto far loro onore, ed essi non sono degni di far parte di una società che ha per scopo anche la tutela di una razza. Questo è stato un argomento molto discusso in una riunione della WUSV nel corso della quale è stato biasimato l’impiego di questi strumenti: questi sistemi sono stati banditi dalla SV e la SAS si allinea a questa decisione. Vi prego dunque di considerare il cane come un essere vivente e non come oggetto sportivo. Il settore della SAS interverrà con energia nei riguardi di coloro che ne faranno uso, con il potere che gli compete , se lo riterrà necessario, provvederà alla denuncia alle autorità competenti con la motivazione “Maltrattamento di animale”.
La firma di Roman Guerrino Ezio, tuttora il più esperto giudice di prove di lavoro e direttore della SAS.

Cos’è cambiato, in questi trent’anni?
Sono diventati più sofisticati i mezzi? Certo, in parte sì: ma un collare elettrico continua a fare la stessa identica cosa che faceva trent’anni fa, ovvero dare scosse elettriche al cane.
L’unica cosa che è davvero cambiata, e mi sconfessi chi è in grado di farlo, è la quantità di denaro che gira intorno al mondo dell’addestramento: che trent’anni fa, tutto sommato, era un “giro” di quattro gatti, mentre oggi coinvolge un numero elevatissimo di persone e di interessi.
Quello che purtroppo è successo è che gli utilizzatori di collari elettrici, e su questo non c’è possibilità di discussione, hanno ottenuto i famosi “risultati”: i vincitori (e parlo di grandi competizioni internazionali) hanno tutti usato il collare elettrico, il che ha sdoganato completamente lo strumento (con la scusa immancabile che da quelle persone veniva “usato correttamente”, che “veniva usato bene” eccetera) ed ha permesso ovviamente il proliferare di macellai che non lo usano affatto “bene” nè “correttamente”. Il clou è stato toccato dall’emerito imbecille (condannato per maltrattamento: multa di 4000 euro più spese legali e 1000 euro alla LAV che si era costituita parte civile) che è stato mostrato nel  celeberrimo servizio di “Striscia la notizia”: quello è, purtroppo, un uso estremamente diffuso del collare elettrico che non porterà MAI ad alcun podio, ma che illude qualcuno di poter “costruire” un cane sprovvisto di doti naturali.
L’uso del tutto arbitrario (e assolutamente contrario ad ogni principio di allevamento, selezione, cinotecnia e quant’altro) che viene spesso fatto “per imitazione di quelli bravi”, aveva spinto l’ENCI a lanciare l’impopolarissima proposta di fare un “corso per il corretto uso del collare elettrico”. L’ENCI è stato linciato da tutti, me per prima (vedere questo articolo): oggi penso che tutto sommato, visto come si sono messe le cose, forse il “corso per il corretto uso di uno strumento di tortura” fosse quasi meglio del lasciare che ognuno lo utilizzi come meglio crede.
Perché questo è il vero problema: ognuno, oggi, può acquistare liberamente collari elettrici e farne uso senza la minima cognizione di causa. E LO FANNO OVUNQUE, sempre nel tentativo di imitare/raggiungere/superare i “vincenti” nelle discipline sopra citate.
La strada corretta l’aveva percorsa la legge, vietandolo.
Purtroppo la stessa legge ha accettato il ricorso dei produttori (indicibile e vergognoso: è stato come se i produttori di droghe avessero vinto un ricorso al TAR contro la legge che le vieta, perché poverini ci rimettono!) e quindi oggi il collare elettrico è liberamente in commercio e può essere liberamente usato. Il fatto che solitamente lo si usi lontano dagli occhi dei passanti/curiosi eccetera, ovviamente, la dice lunga su quanto gli utilizzatori siano in buona fede.

Concludendo:
a) pur non avendo posizioni talebane contro nessuno strumento al mondo, ritengo che l’unico che dovrebbe essere proibito (o almeno regolamentato in modo severissimo) sia proprio il collare elettrico. E il motivo è quello espresso sopra: NON C’E’ MODO di usarlo senza infliggere al cane un fastidio o, nel peggiore dei casi, un dolore più o meno intenso.
b) non esistono “collari di nuova generazione” che non abbiano conseguenze sulla salute del cane: la corrente elettrica è sempre e solo corrente elettrica;
c) non si può/deve fare confusione tra “vibrazione” e “scossa elettrica”: molti collari elettrici (specie quelli venduti come “antiabbaio”) hanno ANCHE una funzione “vibrazione”, che non serve assolutamente a nulla, se non per “avvisare” il cane che se continua nel comportamento scorretto arriverà la scossa. Se ne deduce facilmente che la vibrazione non può essere di alcuna utilità se PRIMA il cane non è stato sottoposto a scosse elettriche (condizionamento pavloviano puro e semplice: se non fosse mai arrivato il cibo dopo il suono della campanella, Pavlov avrebbe potuto scampanellare da qui all’eternità senza ottenere alcun riflesso di salivazione);
d) non mi interessa minimamente la differenza tra “poco male”, “medio male”, “tanto male”: io RIFIUTO eticamente e moralmente il concetto di “addestrare un cane facendogli del male”. Lo rifiuto perché il cane non ha scelta, perché il cane si affida totalmente a noi, perché il cane è un animale sensibile e intelligente che può imparare benissimo in altri modi e con altri mezzi;
e) l’addestramento dovrebbe essere passione e divertimento per il binomio, e non solo per l’uomo: ma non è tutto qui. L’addestramento dovrebbe avere SEMPRE un significato zootecnico, ovvero quello di mettere in luce le doti naturali del cane, aiutando così anche i selezionatori (allevatori) che così possono scegliere ed accoppiare i soggetti migliori.
Un cane “costruito” non mi darà mai alcuna indicazione valida su quale sia il suo effettivo valore genetico: e anche solo per questo le Società specializzate, che proprio di zootecnia si occupano (o dovrebbero occuparsi), dovrebbero impedire nel modo più assoluto qualsiasi  “costruzione” (o costrizione) che esuli dalle qualità naturali;
f) l’uso indiscriminato e incontrollato (perché questo è ciò che avviene oggi) del collare elettrico ha già causato la vera e propria “distruzione” (quasi sempre psicologica, ma in alcuni casi anche fisica) di una vera marea di cani, come qualsiasi esperto in materia non potrà che confermare. Si sanno, in alcuni casi, nomi e cognomi (presenti e passati): in moltissimi altri casi i cani appaiono in una o due manifestazioni e poi misteriosamente “scompaiono”. In diversi casi sono passati a nuovi proprietari che ne conoscevano la storia e che – sempre in privato e sempre senza autorizzare la pubblicazione dei nomi, guarda caso… – hanno parlato in modo chiaro e deciso, con prove inconfutabili, di danni irreversibili causati dall’uso del collare elettrico.
Come ho già fatto “dal vivo”, io inviterei nuovamente queste persone a tirar fuori gli attributi e a dichiarare ufficialmente le stesse cose che finora hanno bisbigliato: so bene che l’invito cadrà nel vuoto e che a questa richiesta seguirà il solito silenzio assordante (e posso anche capirne i motivi, perché pochi hanno idea del mondo sommerso che si nasconde dietro la cinofilia, comprensivo di minacce e di tutto il repertorio standard della criminalità “da telefim”), ma tentar non nuoce mai.
In ogni caso, credetemi: io le voci le ho sentite, i cani li ho visti (quelli sopravissuti, perché poi ci sono “gli altri”)… e NON si tratta di pochi casi isolati. Ma fosse stato anche un solo caso, mi sembrerebbe più che sufficiente per porsi seri dubbi etici sull’utilizzo di questo strumento.
g) oltre al teletac esiste il cosiddetto “shaker”, che tutti fingono di non conoscere e che moltissimi addestratori-macellai utilizzano con la massima disinvoltura. Non ne capisco un tubo di fisica e quindi la mia spiegazione sarà sicuramente una ciofeca, quindi chiedo a chi ne sa di più di aiutarmi a spiegare meglio: ma in linea di massima, il teletac scarica la corrente in un solo punto (polo?), dando più o meno la stessa sensazione che si prova toccando un filo scoperto (o anche solo prendendo la classica scossa di corrente statica scendendo dalla macchina); lo shaker ha due poli, uno per parte del collo del cane, e la corrente passa “attraverso” la testa del cane trasmettendosi da un polo all’altro. L’effetto è talmente devastante che l’unica volta in vita mia in cui ho assistito all’utilizzo di questo strumento mi hanno dovuto portar via di peso, perché stavo scatenando una vera e propria rissa: quindi non posso dirvi altro, se non che questo è un vero e proprio strumento di tortura, gravissima, di cui NESSUNO ammette mai l’uso. Ma so per certo per certo che è tuttora presente su diversi campi italiani.  Come al solito, lo so perché me lo riferiscono, ma senza autorizzarmi a fare nomi e cognomi.
E ovviamente, da quando ho manifestato le mie personali opinioni sui collari elettrici in modo piuttosto vivace, nessuno si è più sognato di “farmi vedere” alcunché. Credo comunque che le associazioni protezionistiche, tanto pronte ad attivarsi quando ci sono in ballo visibilità e gloria (vedi caso “Striscia”) potrebbero tranquillamente mandare una “spia” su decine di campi italiani, a farsi un bel corso di addestramento e poi a dichiarare l’intenzione di proseguire con la carriera agonistica: e nel giro di un paio d’anni i maltrattamenti verrebbero fuori TUTTI.
Ovviamente, in questo caso, si tratterebbe di spendere un po’ di soldi, anziché di intascarli… forse per questo non se ne è mai fatto nulla.

Ultimissima cosa: se l’ENCI, anziché tenere corsi sull’ “uso corretto del collare elettrico”, lanciasse un corso “sul” collare elettrico, illustrandone intanto tutti i “contro” (che sono millemila) e parlando solo in seconda battuta delle differenze tra “uso indiscriminato” e “uso tollerato dalla legge” (visto che l’uso “corretto” non può esistere), forse potrebbe dare almeno qualche informazione utile ai più.
Perché qui è un po’ come la storia della legge sull’aborto: chi era a favore, ai tempi, veniva definito “abortista”, senza capire (o senza voler capire) che il vero scopo non era certo quello di promuovere l’aborto, che è un’esperienza terribile per qualsiasi donna al di là di qualsiasi convinzione etica o religiosa, ma di far sì che i milioni di donne che GIA’ abortivano in modo clandestino, rischiando spesso la vita, potessero farlo – se non altro – in condizioni più sicure.
Fatte le debite proporzioni (anche morali), qui il discorso è molto simile: il collare elettrico viene GIA’ usato in modo indiscriminato, nuocendo gravemente alla salute psico-fisica di moltissimi cani: quindi tanto varrebbe spiegare almeno come utilizzarlo in modo da nuocere il meno possibile.
Il “non nuocere”, però, scordatevelo. L'”uso corretto” scordatevelo: semmai si può parlare di uso “un po’ meno criminale”, che è sempre meglio di niente.
Però, checché abbia deciso il TAR, è importante ricordare che utilizzare uno strumento di tale pericolosità (oltre che apportatore SICURO di disagio e/o dolore) per ottenere una prestazione di più alto livello è – eticamente e zootecnicamente parlando – una solenne bastardata inflitta a creature viventi e senzienti che si fidano di noi.
Ed è importante ricordare che NON SERVE il collare elettrico per portare un cane ad alti livelli: serve, semmai, per arrivarci più in fretta. Per prendere comode scorciatoie sulla pelle altrui.
Questa non è una posizione animalista (non lo sono), né estremista (contro lo shaker sì, lo sono: ritengo che chi ne fa uso andrebbe impiccato per le palle. Ma con persone che usano il tele parlo senza problemi e senza prenderli neppure a pugni. Però dissento dalla loro posizione, questo sì: spero che questo sia concesso): credo che sia, semplicemente, una posizione cinofila.
Sia intesa come “posizione di persona che ama i cani”, sia intesa come “posizione di persona che rispetta la zootecnica e che dà il giusto valore alla selezione caratteriale”. Perché, lo  ripeto ancora una volta, “costruire” cani con il collare elettrico significa BARARE e quindi mettere ad alto rischio qualsiasi lavoro di selezione, che non potrà mai basarsi su ciò che in un cane è stato inculcato, ma deve per forza basarsi sulle doti naturali. Quelle date dal DNA, e non dalle scosse o scossette o vibrazioni che siano.
Quindi, senza tema di smentite, affermo perentoriamente che chi usa il collare elettrico causa la ROVINA delle razze canine, e che per questo dovrebbe essere bandito da qualsiasi società che queste razze intende tutelare.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).