sabato , 18 novembre 2017
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Stress: parliamone… senza stressarci

noncistressiamo4di VALERIA ROSSI – Ci sono già diversi articoli, su questa rivista, che parlano dello stress nel cane: ce n’è uno molto scientificouno più divulgativo… e in diversi altri articoli si è trattato questo argomento, anche se non sempre come tema principale.
Nonostante questo, mi sento fare spessissimo la stessa domanda: “Come faccio a capire se il mio cane è stressato?”
Mi verrebbe da rispondere: “Guardalo, osservalo… e lo capirai!”: ma evidentemente questo non basta, altrimenti nessuno mi chiederebbe spiegazioni.
Il fatto è che la recente moda (perché di questo si tratta) di applicare al cane i fondamenti della psicologia umana ha portato a commettere esattamente gli stessi errori che si commettono appunto in umana, soprattutto quando si tratta di bambini (d’altronde il cane ha all’incirca la mente di un bambino di 3-4 anni): e purtroppo, sia in campo medico che cinofilo, sta prendendo piede anche il brutto vizio di creare i problemi dove non ci sono.
Perché? Semplicissimo: per guadagnarci sopra.
Che si tratti di corsi di rieducazione/riabilitazione o di visite dal comportamentalista, di strumenti da vendere (pettorine, guinzagli, collari), di farmaci o addirittura di corsi “alternativi” come quelli di meditazione o di telepatia canina (!), la tendenza è quella di rifilare “rimedi miracolosi” – e naturalmente costosi – a chi è preoccupato per il suo cane.
E se il cane sta benissimo e non ha bisogno di nulla, inventiamoci un problema e proponiamo la soluzione magica.

noncistressiamo5Ovviamente non fanno tutti così: né tutti gli educatori/addestratori (mi darei della truffatrice da sola, se sostenessi questo!), né tutti i comportamentalisti. Però lo fanno in parecchi.
E attenzione, non sempre lo fanno in malafede: spesso i singoli professionisti sono semplicemente vittime inconsapevoli di un sistema che coinvolge centri cinofili e perfino università (a loro volta “indirizzate” dalle case farmaceutiche, esattamente come succede in umana). Il grande “guru” cinofilo, o i professoroni universitari, ti insegnano qualcosa e tu ci credi ciecamente (specialmente quando hai speso a tua volta grosse cifre per acculturarti in materia: a nessuno fa piacere riconoscere di aver buttato via migliaia di euro per sentire fregnacce): così non sei tu ad inventare patologie e problemi inesistenti. Tu li identifichi come tali solo perché così ti hanno insegnato.
Tutto questo lungo preambolo per dire che uno dei problemi a cui si fa più spesso riferimento è proprio lo stress. “Il tuo cane è stressato” è una frase che ormai ricorre sulla bocca di tutti, dall’educatorino appena uscito dal corso al megaprofessore galattico.
E siccome le voci corrono, ecco gli umani tutti lì a guardare il minimo segno di disagio, la minima leccatina di naso, il minimo sospiro… e  preoccuparsi subito di avere un cane infelice, che con noi sta male, che non riusciamo a soddisfare e gratificare.

noncistressiamo6Ma lo stress NON è sinonimo di infelicità!
Lo stress fa parte della vita (di chiunque: umani e cani), e quando si tratta del cosiddetto “eustress” (letteralmente: stress “buono”), fa benissimo alla salute psichica di chiunque, perché tempra il carattere e aiuta a superare sempre meglio gli stimoli negativi, ovvero le difficoltà della vita.
Lo stress fa davvero male (anche alla salute, tanto che in casi estremi può portare addirittura alla morte) quando diventa “distress” (stress “cattivo”): questa distinzione manca nella famosa (o famigerata?) definizione di Overall, che nel 2001 definì il benessere animale (welfare) come “assenza di stress”.
E’ evidente che lei intendesse “assenza di distress”, ma qualcuno ha voluto (e qui spero in malafede, perché altrimenti sarebbe stato proprio uno stupido!) interpretare la frase come se invitasse tutti a tenere i propri cani (e magari anche i propri figli) sotto una campana di vetro, evitando qualsiasi forma di stress. Il che è ovviamente, impossibile.
Ai miei seminari io ripeto sempre che l’unica condizione in cui può verificarsi una totale assenza di stress è la morte.
Purtroppo si stanno vedendo casi (come quello di Dexter, il border collie di cui abbiamo mostrato i video in questo articolo dell’anno scorso) in cui dei veterinari comportamentalisti cercano di riprodurre questa condizione in vita… col risultato di ottenere una sorta di “morte psichica” del cane.
In questo specifico caso la prescrizione di psicofarmaci, secondo il vet, aveva lo scopo di fargli ritrovare l’omeostasi, ovvero “lo stato di salute mentale e fisica in cui l’animale è in armonia con il suo ambiente” (Huges & Duncan, 1988). Chunque veda i video potrà valutare da solo se questo scopo sia stato raggiunto o meno.

noncistressiamo2Per evitare di arrivare ad estremi come questo, è bene affrontare il tema dello stress cominciando a mantenere NOI la nostra omeostasi emozionale: mettendoci bene in testa, per primissima cosa, che il distress – quello realmente cattivo e pericoloso – è rarissimo nel cane, che è uno degli animali più adattabili in assoluto. E’ proprio per questa sua immensa adattabilità che è riuscito a convivere con noi anche quando ci siamo allontanati moltissimo dalle condizioni che per lui erano più naturali: prima uscendo dai boschi e dalle foreste, poi uscendo anche dalle campagne e finendo a vivere nella società industrializzata, che di naturale per un cane non ha più nulla (e forse neanche per un umano: ma noi, almeno, abbiamo la possibilità di capire ed elaborare culturalmente quello che è successo alla nostra specie. Il cane no).

noncistressiamo8Cosa c’entra l’adattabilità con lo stress? C’entra al 100%, perché le risposte dell’organismo ad uno stimolo esterno conflittuale (ovvero allo stressor) mettono proprio in moto un meccanismo che interessa tutti i sistemi organici (nervoso, endocrino e immunitario) e che vengono chiamati, guarda un po’, “risposte di adattamento”.
In pratica, l’organismo cosa fa? Prima si mette in allarme; poi valuta l’effettivo pericolo rappresentato dallo stimolo; poi sceglie il tipo di reazione (ricordate le tre F, di cui abbiamo parlato molte volte? Flee, Fight, Freeze: il cane può scegliere di fuggire, combattere o restare passivo e immobile).
Una volta risolta la situazione, il cane ritrova la propria omeostasi, ma non solo: si è anche adattato a quel tipo di stimolo e quindi ha “rinforzato” le sua capacità di affrontarlo.
Se lo stimolo non rappresentava un vero pericolo, subentra la cosiddetta “abituazione”, che lo fa reagire con stati di allarme sempre minori di fronte a quel tipo di stimolo; se il pericolo c’era, ma il cane è riuscito ad annullarlo per esempio con la fuga, la prossima volta fuggirà ancor prima che lo stimolo si avvicini e quindi vivrà con minore apprensione (e minore durata) la fase di allarme.

greenhillInsomma, lo stress insegna al cane ad affrontare e risolvere le situazioni che vanno in conflitto con il suo equilibrio psico-fisico (la solita omeostasi): in altre parole, lo stress è un grande maestro di vita.
Quand’è che diventa distress, invece? Quando il cane non riesce a risolvere la situazione in nessun modo: quando si rende conto che non serve combattere, non serve fuggire e non serve neppure rimanere passivi.
Ma quante situazioni di questo tipo vi vengono in mente, sinceramente, per il vostro cane?
Non è un cane da laboratorio, a cui si possono infliggere “situazioni senza scampo”: non è ingabbiato a vita in un canile; non è un cane che possa venire chiuso in un angolo da un predatore a cui non ha la possibilità di sfuggire (e comunque, in questo caso, lo stress durerebbe poco…).
Perfino nell’addestramento più “macellaio”, fatto a suon di botte e di scosse elettriche, esiste una risposta risolutiva: se il cane fa quello che vuole il conduttore, botte e scosse hanno fine. Quindi il cane può adattarsi anche a questo (e in molti lo fanno, tant’è che non è facile come sembra capire, in gara, quali cani abbiano subito maltrattamenti in addestramento: perché spesso li vedi apparentemente felici e scodinzolanti).

noncistressiamo3Cerchiamo di capire che il vero e proprio distress, quello che consuma energie vitali e che può arrivare a veri stati patologici anche gravissimi, NON è cosa comune tra i nostri compagni pelosi.
L’unica vera forma di stress a cui vanno incontro, nove volte su dieci, è la noia: ma anche a questa, anche quando non siamo noi a fornirgli le soluzioni, una risposta la trovano. Magari si mangiano mezza casa o tutto il giardino, magari abbaiano fino a convincerci a fare qualcosa con loro (qualsiasi cosa sia: anche menarli. Ricordiamo che le nostre attenzioni servono sempre a superare lo stato di noia, perché “fanno succedere qualcosa”: quindi picchiare un cane che abbaia può essere visto come un rinforzo anziché come una punizione).

noncistressiamo7Non è detto che la soluzione trovata dal cane ci sia gradita (anzi, molto spesso non lo è): ma lui, intanto, l’omeostasi l’ha ritrovata (magari mandando all’aria la nostra).
Quindi:

a) è davvero molto difficile e molto raro che un cane inserito in una famiglia normale viva uno stress pericoloso per la sua salute;
b) le altre forme di stress, quelle che riesce ad affrontare e superare (eustress), gli fanno bene e non male;
c) la forma più comune di stress, appunto la noia, si supera offrendo al cane la possibilità di “fare qualcosa”: non importa cosa.

noncistressiamo9Personalmente ho una cagna anziana che, a volte, palesemente si annoia. Comincia allora a mugugnare, a fare il famoso verso della “macchina con la batteria scarica”, a sbadigliare, qualche volta anche a leccarsi una zampa: a quel punto, di solito, o le offro un “antistress” tipo ossetto o carota (le piacciono molto), o la porto fuori (se posso), oppure chiamo il figlio che la impegna per dieci minuti in attività che vanno dalla “normale” lotta libera all’usare il cane come bongo al ritmo di “Bisturi sounds good” – cosa che le piace moltissimo – al gioco del salto della gamba e a vari tricks uno più cretino dell’altro. Sono inguardabili, sia per quello che fanno che per le facce che fanno (entrambi): però bastano dieci minuti perché la cagna si rilassi e ritrovi un’omeostasi che per lei significa “okay, ora dormo un po’ perché mi sono stancata moltissssssimo”.
Certo, la mia è una staffy: se fosse un border collie, per ottenere lo stesso risultato ci vorrebbero almeno tre/quattro ore di esercizio fisico… ed è per questo che la primissima cosa da fare, molto prima di ricorrere ai comportamentalisti, sarebbe quella di scegliere un cane adatto al proprio stile di vita.
Però, santo cielo, ricordiamoci anche che qualche ora di noia non ha mai ammazzato nessuno.
Così come non ha mai ammazzato nessuno lo stress di tipo sessuale (se così fosse, il 90% della popolazione umana maschile sarebbe già defunta da tempo). Se c’è una cagnetta in calore nei dintorni e Fido dà di matto per qualche giorno, non è il caso di precipitarsi a castrarlo: il calore finirà e lui ritroverà la pace dei sensi.

noncistressiamo10Insomma, il punto è questo: se NOI riusciremo a vivere con maggiore serenità la convinzione che il cane possa anche stressarsi senza tragiche conseguenze sulla sua salute psicofisica, una miriade di cani normalissimi e senza alcun vero problema eviterà di finire tra le grinfie di qualsiasi tipo di spacciatore di rimedi miracolosi per patologie, di fatto, inesistenti.
Ovviamente non sto dicendo che tutti i cani a cui sono state proposte rieducazioni o terapie non ne avessero bisogno: per carità.
Le patologie comportamentali esistono e, quando ci sono, vanno affrontate.
Però bisogna anche abituarsi a far lavorare un po’ la propria testa, chiedendosi innanzitutto se quello che ci preoccupa/infastidisce/stressa sia davvero un problema del cane, o non sia piuttosto un problema nostro.
Bisogna abituarsi ad osservarlo, questo benedetto cane, guardando l’insieme e non fissandoci sul particolare.
Si è leccato il naso due volte, aiuto, sarà stressato? Ma anche no!
Magari ha vissuto un attimo di disagio… ma se per tutto il resto della giornata corre, gioca ed è palesemente un cane sereno, non è che per questo dobbiamo immediatamente iscriverlo a dieci corsi di agility, obedience e dog dance.
Io ripeto spessissimo che il cane, per essere sereno, ha bisogno di uno scopo nella vita: vuole sapere qual è il suo ruolo. Questo, però, non significa per forza che debba lavorare venti ore al giorno! Certo, se è un border, un australian o un malinois, sarà molto opportuno che lavori. E anche tanto.
Se è un cane da compagnia, però, potrebbe essere pienamente realizzato solo dal “compito” di giocare con i bambini o di portare una volta al giorno le pantofole alla nonna.
Dipende dalla razza, dipende anche dal singolo soggetto: non ci sono ricette magiche per tutti.
Una ricetta magica, però, c’è per i proprietari: ed è quella di vivere il cane serenamente.
Di non considerarlo un perenne esemplare a rischio di psicopatie, ma un “normale” compagno di vita: un essere senziente e sensibile, certamente… proprio come lo sono gli umani. Ma se abbiamo un amico umano, non è che stiamo lì dal mattino alla sera a fissarlo in ogni dettaglio e a pensare “oddio, si è grattato un orecchio: sarà stressato?!?”.
Invece, con i cani, vedo moltissime persone – troppe persone, da qualche anno a questa parte – che si comportano proprio così: sempre lì a chiedersi se stanno sbagliando qualcosa (o tutto), se il loro cane è infelice, se vive ansie, stress, preoccupazioni e problemi.
Ma CERTO che li vive!  Come tutti noi.
Solo che, mediamente, è molto più bravo di noi a superarli.
Ed è più bravo anche in un’altra cosa (purtroppo o per fortuna, dipende): è più bravo anche nell’empatia. Nel recepire (e fare suoi) i nostri stati d’animo.
Il che significa che ci sono moltissimi cani realmente stressati… non dalla propria vita, ma dall’ansia costante che ricevono a ondate dai loro umani.
Quando (e se) questi umani si danno una calmata, spesso anche il cane cambia atteggiamento e diventa infinitamente più sereno e rilassato.
Morale della storia: se smettiamo di stressarci perché temiano che il nostro cane sia stressato, spesso questo risolverà ogni problema senza bisogno di nessun altro intervento.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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