noncistressiamo4di VALERIA ROSSI – Ci sono già diversi articoli, su questa rivista, che parlano dello stress nel cane: ce n’è uno molto scientificouno più divulgativo… e in diversi altri articoli si è trattato questo argomento, anche se non sempre come tema principale.
Nonostante questo, mi sento fare spessissimo la stessa domanda: “Come faccio a capire se il mio cane è stressato?”
Mi verrebbe da rispondere: “Guardalo, osservalo… e lo capirai!”: ma evidentemente questo non basta, altrimenti nessuno mi chiederebbe spiegazioni.
Il fatto è che la recente moda (perché di questo si tratta) di applicare al cane i fondamenti della psicologia umana ha portato a commettere esattamente gli stessi errori che si commettono appunto in umana, soprattutto quando si tratta di bambini (d’altronde il cane ha all’incirca la mente di un bambino di 3-4 anni): e purtroppo, sia in campo medico che cinofilo, sta prendendo piede anche il brutto vizio di creare i problemi dove non ci sono.
Perché? Semplicissimo: per guadagnarci sopra.
Che si tratti di corsi di rieducazione/riabilitazione o di visite dal comportamentalista, di strumenti da vendere (pettorine, guinzagli, collari), di farmaci o addirittura di corsi “alternativi” come quelli di meditazione o di telepatia canina (!), la tendenza è quella di rifilare “rimedi miracolosi” – e naturalmente costosi – a chi è preoccupato per il suo cane.
E se il cane sta benissimo e non ha bisogno di nulla, inventiamoci un problema e proponiamo la soluzione magica.

noncistressiamo5Ovviamente non fanno tutti così: né tutti gli educatori/addestratori (mi darei della truffatrice da sola, se sostenessi questo!), né tutti i comportamentalisti. Però lo fanno in parecchi.
E attenzione, non sempre lo fanno in malafede: spesso i singoli professionisti sono semplicemente vittime inconsapevoli di un sistema che coinvolge centri cinofili e perfino università (a loro volta “indirizzate” dalle case farmaceutiche, esattamente come succede in umana). Il grande “guru” cinofilo, o i professoroni universitari, ti insegnano qualcosa e tu ci credi ciecamente (specialmente quando hai speso a tua volta grosse cifre per acculturarti in materia: a nessuno fa piacere riconoscere di aver buttato via migliaia di euro per sentire fregnacce): così non sei tu ad inventare patologie e problemi inesistenti. Tu li identifichi come tali solo perché così ti hanno insegnato.
Tutto questo lungo preambolo per dire che uno dei problemi a cui si fa più spesso riferimento è proprio lo stress. “Il tuo cane è stressato” è una frase che ormai ricorre sulla bocca di tutti, dall’educatorino appena uscito dal corso al megaprofessore galattico.
E siccome le voci corrono, ecco gli umani tutti lì a guardare il minimo segno di disagio, la minima leccatina di naso, il minimo sospiro… e  preoccuparsi subito di avere un cane infelice, che con noi sta male, che non riusciamo a soddisfare e gratificare.

noncistressiamo6Ma lo stress NON è sinonimo di infelicità!
Lo stress fa parte della vita (di chiunque: umani e cani), e quando si tratta del cosiddetto “eustress” (letteralmente: stress “buono”), fa benissimo alla salute psichica di chiunque, perché tempra il carattere e aiuta a superare sempre meglio gli stimoli negativi, ovvero le difficoltà della vita.
Lo stress fa davvero male (anche alla salute, tanto che in casi estremi può portare addirittura alla morte) quando diventa “distress” (stress “cattivo”): questa distinzione manca nella famosa (o famigerata?) definizione di Overall, che nel 2001 definì il benessere animale (welfare) come “assenza di stress”.
E’ evidente che lei intendesse “assenza di distress”, ma qualcuno ha voluto (e qui spero in malafede, perché altrimenti sarebbe stato proprio uno stupido!) interpretare la frase come se invitasse tutti a tenere i propri cani (e magari anche i propri figli) sotto una campana di vetro, evitando qualsiasi forma di stress. Il che è ovviamente, impossibile.
Ai miei seminari io ripeto sempre che l’unica condizione in cui può verificarsi una totale assenza di stress è la morte.
Purtroppo si stanno vedendo casi (come quello di Dexter, il border collie di cui abbiamo mostrato i video in questo articolo dell’anno scorso) in cui dei veterinari comportamentalisti cercano di riprodurre questa condizione in vita… col risultato di ottenere una sorta di “morte psichica” del cane.
In questo specifico caso la prescrizione di psicofarmaci, secondo il vet, aveva lo scopo di fargli ritrovare l’omeostasi, ovvero “lo stato di salute mentale e fisica in cui l’animale è in armonia con il suo ambiente” (Huges & Duncan, 1988). Chunque veda i video potrà valutare da solo se questo scopo sia stato raggiunto o meno.

noncistressiamo2Per evitare di arrivare ad estremi come questo, è bene affrontare il tema dello stress cominciando a mantenere NOI la nostra omeostasi emozionale: mettendoci bene in testa, per primissima cosa, che il distress – quello realmente cattivo e pericoloso – è rarissimo nel cane, che è uno degli animali più adattabili in assoluto. E’ proprio per questa sua immensa adattabilità che è riuscito a convivere con noi anche quando ci siamo allontanati moltissimo dalle condizioni che per lui erano più naturali: prima uscendo dai boschi e dalle foreste, poi uscendo anche dalle campagne e finendo a vivere nella società industrializzata, che di naturale per un cane non ha più nulla (e forse neanche per un umano: ma noi, almeno, abbiamo la possibilità di capire ed elaborare culturalmente quello che è successo alla nostra specie. Il cane no).

noncistressiamo8Cosa c’entra l’adattabilità con lo stress? C’entra al 100%, perché le risposte dell’organismo ad uno stimolo esterno conflittuale (ovvero allo stressor) mettono proprio in moto un meccanismo che interessa tutti i sistemi organici (nervoso, endocrino e immunitario) e che vengono chiamati, guarda un po’, “risposte di adattamento”.
In pratica, l’organismo cosa fa? Prima si mette in allarme; poi valuta l’effettivo pericolo rappresentato dallo stimolo; poi sceglie il tipo di reazione (ricordate le tre F, di cui abbiamo parlato molte volte? Flee, Fight, Freeze: il cane può scegliere di fuggire, combattere o restare passivo e immobile).
Una volta risolta la situazione, il cane ritrova la propria omeostasi, ma non solo: si è anche adattato a quel tipo di stimolo e quindi ha “rinforzato” le sua capacità di affrontarlo.
Se lo stimolo non rappresentava un vero pericolo, subentra la cosiddetta “abituazione”, che lo fa reagire con stati di allarme sempre minori di fronte a quel tipo di stimolo; se il pericolo c’era, ma il cane è riuscito ad annullarlo per esempio con la fuga, la prossima volta fuggirà ancor prima che lo stimolo si avvicini e quindi vivrà con minore apprensione (e minore durata) la fase di allarme.

greenhillInsomma, lo stress insegna al cane ad affrontare e risolvere le situazioni che vanno in conflitto con il suo equilibrio psico-fisico (la solita omeostasi): in altre parole, lo stress è un grande maestro di vita.
Quand’è che diventa distress, invece? Quando il cane non riesce a risolvere la situazione in nessun modo: quando si rende conto che non serve combattere, non serve fuggire e non serve neppure rimanere passivi.
Ma quante situazioni di questo tipo vi vengono in mente, sinceramente, per il vostro cane?
Non è un cane da laboratorio, a cui si possono infliggere “situazioni senza scampo”: non è ingabbiato a vita in un canile; non è un cane che possa venire chiuso in un angolo da un predatore a cui non ha la possibilità di sfuggire (e comunque, in questo caso, lo stress durerebbe poco…).
Perfino nell’addestramento più “macellaio”, fatto a suon di botte e di scosse elettriche, esiste una risposta risolutiva: se il cane fa quello che vuole il conduttore, botte e scosse hanno fine. Quindi il cane può adattarsi anche a questo (e in molti lo fanno, tant’è che non è facile come sembra capire, in gara, quali cani abbiano subito maltrattamenti in addestramento: perché spesso li vedi apparentemente felici e scodinzolanti).

noncistressiamo3Cerchiamo di capire che il vero e proprio distress, quello che consuma energie vitali e che può arrivare a veri stati patologici anche gravissimi, NON è cosa comune tra i nostri compagni pelosi.
L’unica vera forma di stress a cui vanno incontro, nove volte su dieci, è la noia: ma anche a questa, anche quando non siamo noi a fornirgli le soluzioni, una risposta la trovano. Magari si mangiano mezza casa o tutto il giardino, magari abbaiano fino a convincerci a fare qualcosa con loro (qualsiasi cosa sia: anche menarli. Ricordiamo che le nostre attenzioni servono sempre a superare lo stato di noia, perché “fanno succedere qualcosa”: quindi picchiare un cane che abbaia può essere visto come un rinforzo anziché come una punizione).

noncistressiamo7Non è detto che la soluzione trovata dal cane ci sia gradita (anzi, molto spesso non lo è): ma lui, intanto, l’omeostasi l’ha ritrovata (magari mandando all’aria la nostra).
Quindi:

a) è davvero molto difficile e molto raro che un cane inserito in una famiglia normale viva uno stress pericoloso per la sua salute;
b) le altre forme di stress, quelle che riesce ad affrontare e superare (eustress), gli fanno bene e non male;
c) la forma più comune di stress, appunto la noia, si supera offrendo al cane la possibilità di “fare qualcosa”: non importa cosa.

noncistressiamo9Personalmente ho una cagna anziana che, a volte, palesemente si annoia. Comincia allora a mugugnare, a fare il famoso verso della “macchina con la batteria scarica”, a sbadigliare, qualche volta anche a leccarsi una zampa: a quel punto, di solito, o le offro un “antistress” tipo ossetto o carota (le piacciono molto), o la porto fuori (se posso), oppure chiamo il figlio che la impegna per dieci minuti in attività che vanno dalla “normale” lotta libera all’usare il cane come bongo al ritmo di “Bisturi sounds good” – cosa che le piace moltissimo – al gioco del salto della gamba e a vari tricks uno più cretino dell’altro. Sono inguardabili, sia per quello che fanno che per le facce che fanno (entrambi): però bastano dieci minuti perché la cagna si rilassi e ritrovi un’omeostasi che per lei significa “okay, ora dormo un po’ perché mi sono stancata moltissssssimo”.
Certo, la mia è una staffy: se fosse un border collie, per ottenere lo stesso risultato ci vorrebbero almeno tre/quattro ore di esercizio fisico… ed è per questo che la primissima cosa da fare, molto prima di ricorrere ai comportamentalisti, sarebbe quella di scegliere un cane adatto al proprio stile di vita.
Però, santo cielo, ricordiamoci anche che qualche ora di noia non ha mai ammazzato nessuno.
Così come non ha mai ammazzato nessuno lo stress di tipo sessuale (se così fosse, il 90% della popolazione umana maschile sarebbe già defunta da tempo). Se c’è una cagnetta in calore nei dintorni e Fido dà di matto per qualche giorno, non è il caso di precipitarsi a castrarlo: il calore finirà e lui ritroverà la pace dei sensi.

noncistressiamo10Insomma, il punto è questo: se NOI riusciremo a vivere con maggiore serenità la convinzione che il cane possa anche stressarsi senza tragiche conseguenze sulla sua salute psicofisica, una miriade di cani normalissimi e senza alcun vero problema eviterà di finire tra le grinfie di qualsiasi tipo di spacciatore di rimedi miracolosi per patologie, di fatto, inesistenti.
Ovviamente non sto dicendo che tutti i cani a cui sono state proposte rieducazioni o terapie non ne avessero bisogno: per carità.
Le patologie comportamentali esistono e, quando ci sono, vanno affrontate.
Però bisogna anche abituarsi a far lavorare un po’ la propria testa, chiedendosi innanzitutto se quello che ci preoccupa/infastidisce/stressa sia davvero un problema del cane, o non sia piuttosto un problema nostro.
Bisogna abituarsi ad osservarlo, questo benedetto cane, guardando l’insieme e non fissandoci sul particolare.
Si è leccato il naso due volte, aiuto, sarà stressato? Ma anche no!
Magari ha vissuto un attimo di disagio… ma se per tutto il resto della giornata corre, gioca ed è palesemente un cane sereno, non è che per questo dobbiamo immediatamente iscriverlo a dieci corsi di agility, obedience e dog dance.
Io ripeto spessissimo che il cane, per essere sereno, ha bisogno di uno scopo nella vita: vuole sapere qual è il suo ruolo. Questo, però, non significa per forza che debba lavorare venti ore al giorno! Certo, se è un border, un australian o un malinois, sarà molto opportuno che lavori. E anche tanto.
Se è un cane da compagnia, però, potrebbe essere pienamente realizzato solo dal “compito” di giocare con i bambini o di portare una volta al giorno le pantofole alla nonna.
Dipende dalla razza, dipende anche dal singolo soggetto: non ci sono ricette magiche per tutti.
Una ricetta magica, però, c’è per i proprietari: ed è quella di vivere il cane serenamente.
Di non considerarlo un perenne esemplare a rischio di psicopatie, ma un “normale” compagno di vita: un essere senziente e sensibile, certamente… proprio come lo sono gli umani. Ma se abbiamo un amico umano, non è che stiamo lì dal mattino alla sera a fissarlo in ogni dettaglio e a pensare “oddio, si è grattato un orecchio: sarà stressato?!?”.
Invece, con i cani, vedo moltissime persone – troppe persone, da qualche anno a questa parte – che si comportano proprio così: sempre lì a chiedersi se stanno sbagliando qualcosa (o tutto), se il loro cane è infelice, se vive ansie, stress, preoccupazioni e problemi.
Ma CERTO che li vive!  Come tutti noi.
Solo che, mediamente, è molto più bravo di noi a superarli.
Ed è più bravo anche in un’altra cosa (purtroppo o per fortuna, dipende): è più bravo anche nell’empatia. Nel recepire (e fare suoi) i nostri stati d’animo.
Il che significa che ci sono moltissimi cani realmente stressati… non dalla propria vita, ma dall’ansia costante che ricevono a ondate dai loro umani.
Quando (e se) questi umani si danno una calmata, spesso anche il cane cambia atteggiamento e diventa infinitamente più sereno e rilassato.
Morale della storia: se smettiamo di stressarci perché temiano che il nostro cane sia stressato, spesso questo risolverà ogni problema senza bisogno di nessun altro intervento.

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38 Commenti

    • Finalmente un articolo sullo stress chiarificatore. E sono assolutamente d’accordo con Valeria quando dice che spesso il padrone apprensivo vede problemi inesistenti. Io aggiungo che molto spesso i problemi ci sono ma non vengono inquadrati come dovrebbero. Insomma il solito problema che scaturisce dalla umaninizzazione del cane: la peggiore delle fonti di stress per i nostri amici pelosi.

  1. Un veterinario mi aveva suggerito di portare il mio boxer dal comportamentalista in quanto spesso verso la fine delle passeggiate i suoi bisognini sono liquidi (cosa che invece non succede mai nel giardino di casa). Sembra che invece di marcare con la pipì marchi con il “resto”…..ma ho notato che gli succede quando facciamo le passeggiate nei soliti posti, se siamo in posti nuovi non lo fa. Per la cronaca…io dal comportamentalista non ce lo porto di certo per questo!

    • Potrebbe essere… anche se non mi risulta far parte della normale “serie” di segnali. Però potrebbe essere un suo modo di sfogare lo stress. Ma a questo punto mi chiederei perché vada in stress quando vede qualcono!

  2. Brava Valeria, ma io resto sempre dell’idea che ci siano padroni e vet che avrebbero bisogno LORO di qualche curetta…mi capita di incontrare padroni di Border Collie che disperati, portano il loro cane dal vet perchè è aggressivo o al contrario, depresso perchè arriva addirittura a portarsi via il pelo dalle zampe a furia di leccarsi…poi scopri che il cane vive in appartamento, viene portato fuori mezz’oretta per i bisognini….UN BORDER? Non è il classico cane “da salotto”, non è un peluches, insomma, che ti aspettavi? “Ehhh, oooohhh, ma io lavoro tutto il giorno e son stanco, non posso mica mettermi a fare passeggiate o a fargli fare sport…”
    Ma allora io mi chiedo: chi caz te l’ha fatto fare di prendere un cane?
    Scusami Valeria, e correggimi se sbaglio, ma a me sembra di andare indietro nel tempo…una volta se eri un bambino vivace, eri un bambino un po fuori dalla norma, non era normale, quindi, si dava il Valium, il Quietan ecc e, se eri un po “troppo vivace” ai genitori veniva proposto di mandare i figli alle DIFFERENZIALI….non so se mi spiego (ti assicuro che erano tutti bambini normalissimi), rare volte i medici si chiedevano se forse c’era qualche cosa che non andava in famiglia, ancor meno se lo chiedevano i genitori, tanto meno si rallegravano se il figlio era vivace, perchè a casa mia vul dire che sta bene e non sta “covando” nessuna malattia…ecco, con gli animali mi sembra la stessa cosa lo stesso stupido e ignorante comportamento, scusa lo sfogo, ma a me queste cose mi fanno….uscir matta 😉

    • Vivace va bene, ma distruttivo non proprio. Insomma sono d’ accordo sul fatto che “se il figlio era vivace vuol dire che sta bene e non sta “covando” nessuna malattia”; pero’ se stesse tutto il giorno in movimiento, non si fermasse nemmeno per mangiare e rompesse tutto, se non fosse in grado di stare seduto a scuola… allora un problema sicuramente ci sarebbe. E lo stesso credo valga per un cane. Insomma trra “vivace” e “iperattivo” io ci vedo una bella differenza.

  3. Che bell’articolo :)!
    Anche a me ricorda quello che succedeva ai bambini… eri un bimbo agitato? Allora dovevi prendere i farmaci perchè eri iperattivo, avere l’insegnante di sostegno ecc. una cosa tristissima, penosissima e non del tutto risolta 🙁
    Una domandina sul distress: a me la definizione mi ha ricordato la situazione dei cani che hanno la fobia dei temporali. Si tratta anche in quel caso di distress, giusto?

  4. So che non è inerente all’articolo ma questo pezzo verissimo mi porta ad una mia personale riflessione su cui mi farebbe piacere averew un parere di Valeria:

    “Perfino nell’addestramento più “macellaio”, fatto a suon di botte e di scosse elettriche, esiste una risposta risolutiva: se il cane fa quello che vuole il conduttore, botte e scosse hanno fine. Quindi il cane può adattarsi anche a questo (e in molti lo fanno, tant’è che non è facile come sembra capire, in gara, quali cani abbiano subito maltrattamenti in addestramento: perché spesso li vedi apparentemente felici e scodinzolanti).”

    Premetto che ho sempre avuto Rott da lavoro molto molto spinti, equilibrati, dolcissimi, che si sono sempre adattati a seguirmi in posti affollati cosi come in vacanza, ma provenienti da genealogie tedesche nelle quali avere un soggetto solo con ipo2 è una vergogna ed aggressività, dominanza e docilità certo non mancavano.

    Non ho mai utilizzato e avuto bisogno di punte ed elettrico e penso che mai li utilizzerò. Sia perchè credo che una scossa elettrica possa portare conseguenze fisiche sul lungo termine sia perchè le vedo come delle punizioni positive impersonali che portano il cane ad avere paura della punizione come se quest’ultima provenisse da Dio e non dal padrone.

    Allo stesso modo sono contrario a metodi coercitivi finalizzati a vincere una coppetta o prendere un brevetto.
    Però nonostante una netta e ribadita divisione gerarchica fin dalla più tenera età arriva un momento in cui i cani veramenti tosti in presenza di vari stimoli(es. un estraneo si avvicina al cancello) non eseguono il comando e l’unico modo per farsi rispettare ed obbedire la volta seguente è una singola punizione positiva data con tempismo impeccabile. Un cane che non risponde prontamente al comando è un cane pericoloso, che non rispetta il padrone, che prende iniziative personali, che non guarda il padrone per sapere come bisogna comportarsi, un cane che non si ferma prontamente quando è in aggressività, un cane che non ha punti di riferimento e un Rott che probabilmente finirà sul giornale.

    Se insegnare al cane che quando volutamente(non lo si confonda MAI con il non capire) disobbedisce arriva una pattona od una giunzagliata sul sedere, e quando è bravo carezze, giochi e palline è essere macellai allora io lo sono.

  5. La domanda di Robi mi ha fatto venire in mente una cosa: il mio cucciolo di 10 mesi si lecca il pistolino dopo essersi parato, camminando di traverso e a testa bassa e storta, davanti all’anziano e bisbetico cane di famiglia che gli ringhia praticamente in continuazione! Vuole dirgli di farsi una pera oppure che se ne sbatte altamente del suo brontolare? A parte gli scherzi, non ho ancora capito bene cosa vuole comunicargli?!? Grazie

  6. Ma?
    Perfino nell’addestramento più “macellaio”, fatto a suon di botte e di scosse elettriche, esiste una risposta risolutiva: se il cane fa quello che vuole il conduttore, botte e scosse hanno fine. Quindi il cane può adattarsi anche a questo..” Per me è affermazione terrificante! Credo che fare una scelta sia ben altro. In realtà il cane se riesce ad eseguire il comportamento voluto dal suo aguzzino, fa cessare il dolore provocato dallo stesso.
    Ma Le orribili sensazioni provate gli rimangano appiccicate!
    O si crede che il cane non sia in grado di ricordare?
    La definizione data del distress è in realtà dell’impotenza appresa
    By the way, Overall sarebbe una donna…

    • Ma che c’entrano le scelte? E che c’entrano i ricordi?
      Si parla di adattamento, non di scelte: se non hai mai visto un cane lavorato dal macellaio di turno che entra in campo gara tutto felice e scodinzolante, non so che dirti. Purtroppo io ne ho visti fin troppi. L’impotenza appresa può essere una conseguenza del distress, ma non è “il” distress in sé stesso: che può portare anche a conseguenze estreme (morte compresa), oppure all’impotenza appresa, oppure alla chiusura del cane solo verso certi stimoli (il lavoro, per esempio). In ogni caso, il punto è che il cane non riesce ad adattarsi e a risolvere il problema causato dallo stimolo X: nel caso dell’addestramento macellaio c’è chi riesce ad adattarsi perfettamente…e c’è chi non ci riesce. E non si sa che fine fa :-(.Ma sta di fatto che chi si adatta, a volte, vince gare su gare. Questo non rende più etico l’addestramento macellaio… ma è semplicemente una dimostrazione del fatto che il cane è un animale estremamente adattabile.

  7. Mi scuso se ripeto, ma non vedo la mie risposte.
    Cerco la sinteticità
    -Sostenere che il cane che esegue il comportamento imposto con elettrico e botte, lo faccia perché
    riuscito ad “adattarsi perfettamente” è fuorviante L’esecuzione perfetta del singolo comportamento è.appunto, solo comportamentale, lo stesso individuo ha insite in lui le orribili sensazioni, ricordi, del maltrattamento.
    -La scodinzolata del cane non sinonimo di felicità, ma di eccitazione,positiva o negativa
    Guardando i vari soggetti nei campi, è possibile, per chi sappia leggerli e capirli, individuare quelli addestrati con botte ed elettrico, non solo per come tengo lo la loro coda.
    -La definizione data del distress è in realtà dell’impotenza appresa
    -Overall, in realtà è donna, la dottoressa Karen Overall

    • Margherita, io non capisco perché ci si ostini a pensare che in qualche modo io volessi “approvare” i maltrattamenti addestrativi, anziché limitarmi a prendere atto che i cani possono adattarvisi. Non è AFFATTO così, tant’è che al campo io mi incazzo perfino con chi dà ordini a voce troppo alta. Ciò non toglie che la cosa davvero fuorviante sia negare l’evidenza: i cani SI ADATTANO a certi tipi di addestramento e sono capaci di restare in perfetta omeostasi.
      Quelli che non ci riescono li vedi: o sono schiacciati, o mandano segnali magari velocissimi e insignificanti agli occhi dei più, ma abbastanza evidenti per chi capisce qualcosa di cani.
      Quelli che ci riescono, al contrario, sono cani in cui perfino i massimi esperti NON sono in grado di individuare il tipo di addestramento subito: e non lo dico io, lo dicono i giudici di lavoro (che tu, presumo, riterrai tutti “incapaci d leggere i cani”).
      E ancora: è semplicemente ridicolo pensare che si guardi solo alla “scodinzolata”. Ovviamente “allegro e scodinzolante” è un modo di dire generico.
      Mica potevo descrivere tuuuutti i comportamenti dalla punta del naso alla punta della coda,tra l’altro in una frase che spiegava solo una situazione estrema! Eddài.
      Chi legge “allegro e scodinzolante” capisce che si sta parlando di un cane che non manifesta alcun atteggiamento di sottomissione, pena o tristezza.
      Se poi si vogliono fare le pulci a tutti i costi a quello che scrivo, allora probabilmente di definizioni non precisissime ne troverai a quintalate: ma io scrivo articoli, non trattati scientifici.
      Cerco semplicemente di far capire alle persone cose semplici spiegate in modo semplice: in questo caso ho cercato di spiegare che prendere il cane in braccio ogni volta che incontra un altro cane, o fare il giro largo se ha paura di una griglia per terra, o correre a consolarlo con grandi urla di “poverino” se per caso ha preso una graffiata dal gatto… sono comportamenti che portano il cane a restare per sempre, nella migliore delle ipotesi, un imbranato incapace di affrontare la vita.
      Infine: NO, la definizione di distress NON è quella di impotenza appresa. Come già detto nell’altro commento, l’impotenza appresa è solo UNA possibile conseguenza di un distress prolungato nel tempo.
      Overall è una donna, verissimo. Non me lo ricordavo.
      Uccidimi pure per questo tragico errore che sicuramente ti autorizza a pensare che io sia una grandissima fautrice del maltrattamento animale!

      • Riciao, Volevo solo aggiungere che i cani certamente si adattano ai peggiori abusi ma non vedo come questa capacità possa scusare non solo l’ìimplementazione di tecniche molto discutibili atte ad inibire comprtamenti piuttosto che insegnarne e soprattutto non giustifica il sempre più frequente schernire di chi cerca strade alternative. Sono consapevole che girino troppi educatori/addestratori che vivono nel paese dei Alice ma prenderli in giro o opporre vecchi sistemi che funzionano é decisamente fastidioso. Oramai la litania é sempre la stessa,concetti superati smentiti dalla scienza da parte di chi non fa che minimizzare l’effetto avverso di certe azioni sul cane assicurando sempre: “Ma guarda che io quelle cose li non le faccio ma hai capito male…” senza mai dire cosa fanno. E’ sempre una roba basata su taaanta esperienza e taaanta fiducia da parte di ascolta. L’incapacità appresa non richiede chissà quanto tempo per manifestarsi, negli umani hanno dismostrato che sono sufficenti 18 ripetizioni. Ne é necessario chissà quale stimolo avverso.
        Lindsay (2000) says, according to Drugan et al., (1985) “…helpless dogs appear to develop an endorphin-mediated analgesia stimulated by uncontrollable trauma” and “…on a cognitive level, helpless dogs have simply learned to take punishment but not benefit from it.”

        Lindsay (2000) says, “[f]amily dogs habitually exposed to unpredictable/uncontrollable punishment are at risk of developing disturbances associated with the learned-helplessness disorder.”

        Io rimango sconcertato dalla leggerezza con la quale si parla di stati ansiosi “Il cane si abitua!” Il cane si abitua se opportunamente (gradualmente)esposto a situazioni diversamente più che abituarsi il cane rimane traumatizzato. La vita é fatta di stress? Certo, ma non veda perchè debba essere io proprietario ad innescarlo con la mia presenza in una determinata situazione che non sia una emergenza.

        • Scusa, eh… ma quando ce vo’ ce vo’: MA CHI CAZZO HA MAI SCUSATO LE TECNICHE DISCUTIBILI?
          Ebbasta, santapupazza!
          Trovami una sola frase (mia) in cui abbia mai giustificato la violenza sul cane, e comprenderò questa bava alla bocca che è venuta a qualcuno per la frase “il cane si adatta a tutto, anche all’addestramento macellaio”.
          Che il cane si adatti è semplicemente un dato di fatto.
          Che l’eustress aiuti il cane a superare meglio le difficoltà è un altro dato di fatto, straconfermato scientificamente.
          Ma l’addestramento macellaio (e qualsiasi altra forma di violenza) non è certo eustress.
          Non è possibile che se uno scrive quelle che sono delle ovvietà si debba andare a cercare chissà quale significato recondito (e del tutto immaginario) pur di far polemica inutile.
          Non vedi il motivo di innescare dell’eustress? Io invece lo vedo eccome, il motivo: ed è quello di aiutare un cane a migliorare le sue risposte. Personalmente propongo situazioni stressanti a tutti i cani fobici, per esempio: l’abbiamo fatto ancora ieri, al campo, con una cagnetta che ha paura delle persone, facendola avvicinare da gente “armata” di cattivissimi wurstel. L’abbiamo stressata? Certo che sì: lei, se non fosse stata al guinzaglio, sarebbe stata a trecento metri da noi. L’abbiamo danneggiata? Direi proprio di no, visto che a fine lezione si è rilassata e si è messa spontaneamente a terra in mezzo alla gente, ma senza più bisogno del guinzaglio.
          Se avessimo preso alla lettera il fatto che benessere equivalga ad assenza di stress, quell cagna starebbe ancora a girare per il campo a distanza chilometrica degli umani.

          • Valeria, ci terrei a precisare che non tutto quello che ho scritto é riferito a te, ma non puoi negare di essere una sostenitrice del:”Quanndo ce vo’ ce vo'” Ora “quando ce vo” é tecnicamente sbagliato )salvo rare e vere emergenze), mentre sotto il profilo etico assume gradazioni che vanno dal bianco al nero con tutto quello che c’è in mezzo. Eustress (stress buono) va benissimo se usato competentemente (come ogni altra cosa).Il mio programma per cuccioli che tu conosci fa dell’eustress un punto di forza. Anche lo stress “cattivo” può essere buono.I cani affetti da “learned helpnessness” vanno fisicamente costretti a percorrere la “via d’uscita” da un problema divenuto inevitabile, grande stress per liberarli dalla loro percezione condizionata della situazione, divenuta talmente inevitabile da rendere inutile qualsiasi tentativo di fuga. Questo concetto va a braccetto con la punizione positiva solo che spesso la risposta condizionata di helpnessness é quella ricercata da chi fa della punizione (non dell’eustress) un fatto della vita ignorando (spero) di avere a che fare con un cane o peggio un cucciolo le cui cpapacità intellettive si avvicinano a quelle di un bambino di 3 anni!

      • Le mie obbiezioni sono riferite alle inesattezze dello scritto.
        Se si dice di promuovere cultura cinofila, secondo me, sarebbe bene farla con esattezza.
        Credo che spiegare semplicemente non possa andare a scapito della stessa.
        Distress ed impotenza appresa sono cose diverse, ne ho consapevolezza.
        Ma La definizione data nel articolo è quella dell’impotenza appresa
        “Quando il cane non riesce a risolvere la situazione in nessun modo: quando si rende conto che non serve combattere, non serve fuggire e non serve neppure rimanere passivi…”
        Il “il cane scodinzolante” Può assolutamente, provare pena, tristezza…
        La differenza tra l’apparire e l’essere è ciò che rende obbligatorio andare oltre il comportamento, anche nei cani…
        Quoto le osservazioni del dott Colafranceschi

        • Quando qualcuno vuole fare le pulci alle inesattezze di uno scritto forse non dovrebbe scrivere obbiezioni con due “b”.
          E non aggiungo altro perché è inutile discutere con chi neppure legge le risposte (o se le legge, non vuole capirle).

          • 😀
            Giusto!
            Tale è la mia enfasi che mi è scappata una b in più!
            Chiedo venia!
            Ma io le pulci le faccio sulla sostanza, non sull’apparenza 😀

          • Ah, sì? Strano… mi sembrava che avessi ribadito più volte che “Overall è una donna”, mentre a me era scappato un “lui”… quando il sesso di un autore mi sembra decisamente poco decisivo per giudicare la sostanza delle sue affermazioni!

      • Se ti può consolare, io non lo penso. Anzi ti ritengo una grande professionista. E dal 2009 che non lavoro più con i cani ( a causa di problemi di salute legati all’età), Ma il vizio cinofilo ce l’ho sempre e ripiego leggendo articoli e vedendo video su internet. Gli articoli più competenti e i libri più interessanti sono quelli da te scritti, sebbene io non sia così critico su Millan a differenza di te.
        L’intento dell’articolo è chiarissimo. Solo che molto spesso la gente legge quello che vuole leggere. Gli animalisti estremi non li sopporto

  8. Ciao Valeria, diversamente dal solito sarò breve. In tema di stress ,scappellotti, pestoni, urli,uletti, urlacci e chi più ne ha più ne metta. Ora io vorrei invitare tutti ad una sempkice considerazione. La scienza ci dice che un cane adulto é in grado di risolvere problemi come ad esempio il fast mapping ( ma non solo). Tutto quello che sappiamo ci suggeriesce che le capacità intellettive di un cane siano molto simili a quelle di un bambino di circa tre anni di età. Questo é quello che ci dice la scienza ufficiale non é questione di crederci o meno: é scientificamente dimostrato. Alla luce di ciò la mia domanda é la seguente: Come é ipotizzabile che un cane o un bambino di tre anni lo stess entri afar parte della sua vita e che faccia bene alla salute e sviluppi tempra e “carattere” ed aiuti a “superare sempre meglio gli stimoli negativi, ovvero le difficoltà della vita” a quella tenera età?
    Ma stiamo scherzando?
    Cordiali saluti

    • Carlo, tu hai figli? Non credo di averlo mai saputo: ma se ce l’hai, dovresti sapere che i bambini sono continuamente sotto stress (basti vedere quante volte scoppiano a piangere, o si mettono a far capricci e a pestare i piedi…). Ed è proprio imparare a superare questo stress che li fa “crescere” emotivamente.
      Lo chiedo a te, se stai scherzando! A meno che, ovviamente, tu non abbia inteso che stress EQUIVALE a urlacci, sberle eccetera, come temo abbiano fatto un po’ di fanatici che stanno scrivendo cose allucinanti su Facebook 🙂
      Se avete capito questo, siete proprio totalmente fuori strada: lo stress, per definizione (scientifica, non mia) è un’alterazione dell’omeostasi dovuta a uno stimolo esterno… e quindi tutto ciò che mette il cane (o il bambino) in difficoltà. Quindi, nel caso del bambino, sono stressanti cose come non ottenere la caramella o dover rimanere in casa a fare i compiti; nel caso del cane è stressante la griglia per terra, il sacchetto di nylon che svolazza, l’altro cane che gli abbaia dal cancello… cosa c’entrano le sberle e gli urlacci?
      Si parla dei normali stimoli che si devono imparare a superare nella vita di CHIUNQUE, uomo o cane che sia. Se tu pensi di tirar su un bambino senza fargli mai affrontare momenti di stress, credimi…tirerai su un disadattato incapace di far fronte al minimo problema. Un potenziale psicotico. E lo stesso vale per il cane.

      • C’è qualche cosa che non mi quadra: o io sono un’aliena…mah, può darsi, o qualche d’uno di voi non parla italiano, no, perchè se si vuole parlare dei vari tipi di stress, di quello che è giusto o meno, ok, ci sta, anzi può essere interessante scambiarsi opinioni, discuterne assieme, su quello che è giusto o che è sbagliato, NON mi risulta che Valeria abbia detto quello che alcuni di voi hanno capito, scusate il casino di giri di parole, ma fare sempre polemica su cose che lei non ha scritto, solo per il gusto di fare polemica, mi ha rotto i maroni: Ecchepppalleeee, ma perchè scusate, è così chiaro quello che scrive e si che io non sono certo una pluri laureata in lettere!!!!!

    • Nella scienza ufficiale è anche compresa la pedagogia. Disciplina che studia le varie fasi dell’evoluzione umana fin dalla nascita. Nel bimbetto tenere il dito o il ciuccio in bocca può rappresentare un’attività di consolazione alla lontananza della madre o alleviare una qualunque situazione di disagio o stress. E non lo dico io ma ad es. Piaget e credo che non scherzasse.

  9. Veramente,
    dal mio punto di vista, avere una certa conoscenza di un autore significa,
    anche, sapere se sia maschio o femmina.
    E, in realtà era più di un pronome personale errato..
    Comunque, felice sia stato corretto
    La finisco qui

  10. Cara Valeria, potresti rititolare l’articolo Stress: stressiamoci parlandone ……

    Secondo me sei stata comunque molto chiara ma c’è sempre chi cerca il pelo nell’uovo e comunque, anche se scrivessi in un altro modo, ci sarebbe sempre gente pronta a criticare. Purtroppo (o per fortuna) non la pensiamo tutti nello stesso modo ….. non te la prendere!

  11. ciao valeria volevo chiedere chiarimenti riguardo allo stress e “eustress” ma se il mio cane si spaventa di un’altro cane che abbaia, di un rumore improvviso o una persona per fargli superare lo stress lo devo premiare subito dopo tranquillizzandolo sul fatto che non gli succede nulla? dimmi se ho capito male..

    • No, premiarlo è meglio di no, perché potrebbe rinforzare il comportamento di paura. Puoi premiarlo se, dopo aver sobbalzato per il rumore, si rimette tranquillo: ma il vero “premio”, in realtà, è la constatazione stessa che non sia successo nulla!

  12. Signori/e, posso presumere che tutto questo casino sia avvenuto per semplice fraintendimento?

    Quando Valeria parla di ADATTAMENTO ( correggimi se sbaglio, ma questa era la mia impressione ) non lo intendeva in senso lato, cioé con il significato di “abituarsi a una situazione nuova, smettendo di provare disagio e vivendo felici e contenti” ma nel senso più stretto di “trovare una risposta risoultiva a uno stressor”.
    È tutto scritto nell’articolo stesso, dov’è perfettamente spiegato cosa si intende per “adattamento a uno stimolo”: questo fa si NON che il cane smetta di provare disagio in presenza dello stressor, ma che il cane impari come rispondere allo stimolo per evitare di provare lo stress.

    Nel caso di un addestramento coercitivo, il cane si “adatta” non perché si dimentichi i maltrattamenti o non provi più dolore in presenza degli stessi, ma perché impara cosa fare per evitare lo stress ( la punizione ).

    Il che non giustifica un addestramento coercitivo, innanzitutto perché non ci si può definire cinofili se non si mette il rispetto del cane al primo posto ( voi definireste “vegetariano” uno che si è appena mangiato una bistecca? ), poi perché un addestramento di questo genere è deleterio per il carattere, e a volte la salute, del cane stesso ( anche se magari questo in campo non si vede )

  13. Il mio jack russell di 3 anni da circa un paio d’anni all’improvviso, a mio parere senza una particolare causa scatenante, ha cominciato ad avere atteggiamenti di autolesionismo come leccarsi le zampe e mordicchiarsi l’interno coscia. Premetto che è un cane molto rispettoso delle regole che abbiamo impostato in casa fin dal suo arrivo, come il non salire sui letti, non elemosinare cibo dalla tavola. Non tocca oggetti che non siano suoi giocattoli o che noi gli proibiamo. La sua routine quotidiana prevede nel periodo invernale una passeggiata o area di sgambamento per circa un’ora generalmente nel pomeriggio, mentre al mattino rimane da solo in una stanza aperta su un giardino di circa 150 mq. Nel week end le passeggiate diventano 2, al mattino e al pomeriggio. In casa giochiamo soprattutto al riporto o alla ricerca di oggetti, facendogli eseguire alcuni semplici comandi come il seduto o il terra. E’ un cane che cerca molto il contatto fisico, ma nella mia famiglia (io, mio marito e mio figlio di 13 anni), sono l’unica a dargliene..infatti ogni volta che mi siedo lui mi viene in braccio.
    I comportamenti autolesionisti si verificano nei momenti di inattività, sia che sia da solo o con me (ad esempio di sera quando guardiamo la televisione sul divano). Per ora abbiamo provato con interventi di tipo “chimico” dap diffusore, dap collare, capsule di Zilkene, tee tree oil spruzzato sulle zone mordhicchiate,ma non abbiamo avuto risultati. Tempo che i suoi atteggiamenti siano dovuti al rapporto tra me e lui, visto che sono quella che gli presta più attenzione. Quando si mordicchia o si lecca ossessivamente gli chiedo di smettere, a volte dolcemente, a volte con tono arrabbiato minacciandolo di spruzzargli il tee tree (che lui odia). Non so più cosa fare, il suo malessere mi fa stare molto male e temo si sia creato un circolo vizioso difficilmente interrompibile. Cosa posso fare?

    • Siamo stra-sicuri che sia un problema psicologico e non fisico? Se è stata esclusa qualsiasi possibile causa organica, evidentemente quello che gli fate fare non è sufficiente: prova ad aumentare l’esercizio fisico in generale, o meglio ancora a fargli fare qualche attività sportiva.

    • Non so se hai già risolto ma dovresti fargli fare attività anche la mattina, E’ un terrier, quindi un cane con una forte energia. Poi secondo me il tuo atteggiamento apprensivo non va bene. Il cane ha trovato un modo per attirare la tua attenzione- E’ una forma di insicurezza. Il fatto che venga in braccio appena ti siedi non va bene. Quando gli manca questo ecco che lui risolve la situazione “a modo suo”.

  14. Pur non essendo un’esperta cinofila, ho sempre pensato che i cani avessero fortissime capacità di adattamento, e che al di là delle caratteristiche e attitudini della razza, potessero conformare il loro comportamento al contesto in cui vivono. Ma allora perchè ci sono tanti cani con disturbi comportamentali? Sono davvero scuse per spillarci dei quattrini? Siamo noi proprietari di quadrupedi che ci facciamo troppe paranoie? Considero il mio cane un membro della mia famiglia (ovviamente non umano) a tutti gli effetti, cerco di rispettare le sue esigenze di movimento, di socializzazione, di esplorazione ecc..ma temo sempre di non fare abbastanza, di non capire le sue esigenze…A questo punto chi è più giusto che si adatti, io o lui???

  15. Ciao Valeria, per il mio cucciolo di Rhodesian avevo consultato un giovane istruttore, fresco di scuola, tale Luca Brunella di Verbania.
    il problema del mio cucciolo era essenzialmente una grave forma di insicurezza (quando incontrava altri cani non era proprio simpaticissimo diciamo)
    come te, lui mi ha consigliato di impegnarlo in esercizi e poi in gioco per fargli acquistare un po’ di fiducia in se stesso.
    Ora è tranquillo e rilassato, non aggredisce più i cani se questi sono tranquilli e posso lasciarlo libero di giocare con loro e godermi lo spettacolo (delle corse a falcate e salti da coniglio).
    ma poi vogliamo mettere quanto è bello stare in un prato a interagire con il proprio cagnolone? ogni ordine che capisce (ci limitiamo al base: seduto, terra, sdraiato, piede, resta e vieni) e che esegue è una soddisfazione immensa, e poi vederlo giocare, al lancio e al tiro della corda, dopo che si è sforzato di soddisfarti è ancora più bello. quando si sdraia perchè stanco mi sdraio accanto a lui e ci coccoliamo, mi ama così tanto, me lo dice con gli occhi, e può sdraiarsi sopra di me sentendosi il Chiuaua che crede di essere (a livello di dimensioni).
    comunque in realtà non ho mai notato sintomi di noia o stress in casa da parte sua. sinceramente lo faccio sia per far piacere a lui che per annoiare meno me stessa e creare un legame ancora più stretto tra di noi e secondo me tutte le persone con un cane dovrebbero sforzarsi di uscire e interagire con lui come cane non come simpatico animaletto che guarda la tv insieme a te.
    i cani sorridono 🙂

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.