di ROSSANA BONAZZA – Questa è la storia di un piccolo cane randagio finito in canile che ha trovato nella sua nuova famiglia la forza di reagire alle sue paure.
La storia di Bobi fino al suo arrivo in canile è probabilmente simile a molte altre storie di cani accalappiati per strada: un cucciolo abbandonato o forse nato da una randagia, forse maltrattato o più semplicemente un cane non socializzato che aveva paura della sua stessa ombra.
Quando viene adottato si stima abbia circa due anni: è in canile, chiuso senza mai uscire dal suo serraglio, da sei mesi. La prima foto lo ritrae proprio all’interno del suo box: è un cane avvilito, spento.
Vengo contattata da Laura e Gianni, i ragazzi che hanno adottato Bobi da pochi giorni, perché il cane si mostra timorosissimo e praticamente inavvicinabile. Rimane sempre ad una distanza di qualche metro da chiunque, trema continuamente ed appena si cerca di avvicinarlo scappa, si schiaccia a terra in lontananza e trema vistosamente.
In questi casi è evidente che sia improponibile far portare il cane al campo di lavoro e che il primo approccio debba essere una consulenza a domicilio.
Arrivo a casa di Laura e Gianni e vedo, in un recinto accogliente, due cagnolini di piccola taglia.
Uno scopro essere Pam, il “vecchietto” di casa, un cagnolino anziano ma vivace ed estremamente socievole verso tutti.
L’altro è lui… e credo che la foto a destra valga più di mille descrizioni.
Bobi è estremamente timoroso e diffidente verso qualsiasi essere umano, indipendentemente da età, sesso, statura ecc, da qui la mia opinione su una mancata socializzazione. E’ fobico verso tutti i rumori improvvisi, verso qualsiasi mezzo di locomozione, dalla bicicletta all’automobile ecc.
Si blocca terrorizzato di fronte ad un semplice cambiamento di densità o colore del pavimento su cui cammina tremando in modo vistoso.
Una superficie in cemento che da grigia passa a verde per lui risulta un ostacolo insormontabile. Piastrelle, scale, superfici differenti sono fonte di estrema ansia e timore.
Provo ad interagire con lui inviandogli una serie di segnali calmanti e facendo leva sugli istinti (cibo, predatorio ecc.): i risultati sono praticamente nulli. La sua socialità inter-specifica è inesistente.
In compenso noto subito che Bobi invia moltissimi segnali di stress e di pacificazione e questo è un ottimo segno. Significa che da cucciolo è rimasto a contatto con i suoi simili tutto il tempo necessario affinchè imparasse il linguaggio canino.
Inizia il lavoro di recupero, la prima parte fatta a domicilio per un certo periodo di tempo affinché si iniziasse ad instaurare un rapporto di fiducia con la nuova famiglia.
Le regole, la ritualizzazione delle azioni, le giornate scandite da eventi che le rendono prevedibili danno a Bobi alcuni punti fermi che lo rassicurano.
I suoi occhi non sono più così inquieti.
Laura e Gianni sono straordinari, durante tutto il percorso di recupero collaborano attivamente e seguono le nostre indicazioni alla lettera senza mai scoraggiarsi, fantastici.
Bobi, lentamente, inizia a cercare il contatto con i suoi umani.
Entrano in gioco anche i nostri cani che gli fanno da apripista, gli danno l’esempio mostrandogli come affrontare gli esercizi richiesti. Bobi migliora a vista d’occhio, continua a tremare di fronte alle novità ma le sue fobie si attenuano e mostra di voler provare.
Prima Diana, poi i maschietti: Bobi va d’accordo con tutti e si lascia guidare.
E finalmente Bobi inizia a fidarsi di Laura e Gianni, si lascia accarezzare e coccolare. Poi arriva il momento in cui affronta la paura dell’ignoto ed entra in casa per la prima volta, camminando su quel pavimento che lo terrorizzava e ritrovando in Laura la guida di cui fidarsi.
E’ passato del tempo da quando tutto è iniziato e, dopo la fase di recupero comportamentale, Bobi è diventato uno di famiglia, per noi di AllDogs Training Center fonte di grande orgoglio.
Per Laura e Gianni ormai è un amico inseparabile che li accompagna ovunque: rispetto al cane terrorizzato dal mondo che abbiamo conosciuto non sembra più lo stesso.
La sua vita ora ha i tempi scanditi in un modo nuovo e sorprendente: il sabato pomeriggio in centro a fare shopping, una volta la settimana con Laura nel salone del parrucchiere tranquillo in mezzo al rumore dei phon e alla gente che chiacchiera, le sere al ristorante dove lui rimane tranquillo.
Bobi ormai segue Laura e Gianni ovunque, anche in vacanza tra le colline Toscane, il mare, il lago e la montagna. In macchina è un passeggero impeccabile, tranquillo e sicuro di sè.
Quando qualcuno gli si avvicina per salutarlo Bobi si scioglie letteralmente in brodo di giuggiole accettando coccole e carezze con grande entusiasmo.
La sua serenità si legge nel suo sguardo.
Questa storia andrebbe fatta leggere con tutta la documentazione ai tanti educatori, veterinari e volontari (e gestori/amministratori) dei canili USA, che sopprimono direttamente all’entrata del rifugio cani del genere, giudicandoli “assolutamente irrecuperabili”!
Io temo molto il fatto che educatori italiani stiano importando i demenziali metodi USA x testare i cani ad es con assurdi e inquietanti bambolotti giganti che dovrebbero sembrare bambini, ma a un cane sembrano solo inquietanti bambolotti giganti, e quindi non predicono x nulla la reazione di quel cane a dei bambini veri; e i USA e sulla base di tali assurdi test che si basa la decisione di sopprimete o no un cane arrivato al rifugio, non contando assolutamente il comportamento generale del cane al di fuori del test: è follia pura, “giustificata” solo dal fatto che in USA i canili cercano mezzi “politically correct” x dichiarare di aver soppresso solo cani inadottabili, in modo da non far diminuire le donazioni dagli animalisti che inorridirebbero se sapessero che gran parte degli animali abbattuti erano adottabili ma non graditi al rifugio x qualche motivo, o x via dei pochi posti disponibili…quindi è veramente assurdo importare tali test qui i Italia x giudicate cani di canili o di privati, visto che la legislazione italiana sugli abbattimenti è estremamente + vincolante di quella USA (x fortuna!!) e che quindi non vi è alcuno scopo nell’ usare test appositamente creati x poter far passare qualsiasi cane (a seconda di come è condotto e giudicato il test) come “vizioso e inadottabile e quindi da sopprimere”: possibile che tante persone che DOVREBBERO essere esperte di cani NON CAPISCANO che tali test sono UNA TRUFFA assolutamente non predittiva dell’indole del cane?
Sono andata un po’ fuori tema…scusate…
complimenti alla fa,miglia che ha adottato e ridato una vita dignitosa a questo adorabile cagnolino, e a chi li ha aiutati a farlo con tanto impegno ed esperienza!