venerdì 29 Agosto 2025

Ma guardate un po’?!? “La dominanza NON è un mito”. Parola di Bekoff e Mech

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Valeria Rossi
Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

di VALERIA ROSSI – Vi ricordate di “Happy days”, la celeberrima sit-com televisiva ambientata negli anni ’60 e trasmessa un decennio dopo? Probabilmente la conoscono anche i più giovani, visto il numero di repliche che ci hanno propinato: quindi, vi ricordate di Fonzie? E delle facce che faceva quando proprio gli toccava ammettere di aver sbagliato e doveva chiedere scusa?
Ecco, malignamente io ho sovrapposto alla sua faccia quella di Angelo Vaira, quando ha dovuto mettere online l’articolo “La dominanza non è un mito!” di Marc Bekoff, considerato 
”uno dei maggiori scienziati del mondo, padre dell’etologia cognitiva assieme a Jane Goodall”.
Insomma, non proprio il primo pirla che passa. ANZI! Uno dei nomi a cui  fanno più spesso riferimento i cinofilosofi – insieme a quello di David Mech – quando scrivono cose come “la dominanza non esiste”, “le gerarchie sono un mito” e tutto il resto del refrain della cinofilia postmoderna. Ovvero, come vado ripetendo da sempre, la cinofilia fatta, raccontata e insegnata da gente che ha letto tanti bei libri, ma che non ha mai passato un pomeriggio seduto a far niente in mezzo a un branco di cani, ad osservarli e basta.
Perché se quel pomeriggio lì l’hai passato, almeno una volta in vita tua, certe affermazioni possono solo farti scompisciare dalle risate. Il fatto è che quando queste panzane galattiche le vanno raccontando i nuovi Guru, i clienti se le bevono come se fosse acqua fresca: e poi a rimetterci, come al solito, sono i cani.
Cani che, in casa di persone che negano le gerarchie e i meccanismi sociali di dominanza e sottomissione, finiscono regolarmente per pensare “Qui non comanda nessuno? Okay, allora ghe pensi mi”.
E finché son chihuahua o piccoli levrieri italiani, tutto fila liscio: quando  invece sono rottweiler o pastori del Caucaso, la cosa può diventare un filino sgradevole. Non perchè questi siano kanikattivi, ma perché sono cani che hanno – per selezione, perché siamo stati NOI a volerli così – tempra dura, temperamento forte, buona aggressività, alta reattività.
Ho letto da qualche parte che il chihuahua o il piccolo levriero di turno potrebbero essere paragonati al ragazzino di buona famiglia che a scuola, se viene provocato, è stato abituato a rispondere educatamente e a cercare il dialogo; mentre il rottweiler può essere assimilato al ragazzino di periferia che, di fronte alla stessa identica provocazione, risponde con un cazzotto nei denti.
L’immagine rende bene l’idea, però il concetto di base non è corretto: infatti tra i due umanini c’è soltanto una differenza di educazione.
A famiglie invertite, il ragazzino-rottweiler si sarebbe comportato come il ragazzino-levriero, e viceversa.
Per i cani NON è così: le differenze stanno proprio nel DNA, ed ignorare questa verità lapalissiana è pericoloso come ignorare i concetti di “gerarchia” e “dominanza”.
Per fortuna, almeno questi ultimi Bekoff (che ha pure scritto la prefazione al libro di Vaira…) li ha voluti chiarire, e direi che c’è riuscito benissimo. Cito solo alcune frasi:

Il concetto di dominanza sociale non è una leggenda. Una leggenda è una storia inventata. Quello di dominanza era e rimane un concetto molto importante che è stato frainteso ed utilizzato impropriamente, spesso da coloro che non hanno dedicato tempo sufficiente a condurre studi dettagliati sugli altri animali [quelli “non umani”, n.d.t.], inclusi quelli che vivono allo stato brado.”
E ancora:  “Quello che si è scoperto negli ultimi 30 anni in seguito ad approfonditi studi comparativi sul comportamento è che la dominanza non è un concetto esplicativo semplice ed universale come qualcuno lo ha inteso.”
Infine, a proposito degli studi di Mech: “Sembrano esistere leggende anche relativamente a cosa Mech effettivamente pensi al riguardo. Egli sostiene, così come fanno altri, che la nozione di dominanza sociale non sia così universale come affermano alcuni, ma non ne rifiuta l’idea in linea generale“.
E infine:  “In risposta al mio articolo David Mech mi ha scritto: [omissis] una rapida analisi dell’articolo di Kelley è sufficiente a svelare molte delle informazioni sbagliate a me attribuite ed evidenzia una certa disinformazione relativamente alle mie teorie. Questa errata interpretazione e completa disinformazione mi perseguita ormai da anni. In alcun modo io rifiuto il concetto di dominanza.”

Il resto dell’articolo potete leggervelo direttamente sul sito di Vaira: ma appare abbastanza chiaro che le bugie hanno le gambe corte…e che gli stessi personaggi autorevoli citati a sostegno di teorie strampalate si sono rotti le scatole di essere fraintesi (e magari fossero stati solo fraintesi! In realtà sono stati strumentalizzati dal business nel buonismo).
Ovviamente, uno dei lati comodi del citare sempre e solo gli stranieri sta anche nel fatto che gli stranieri raramente leggono NOI: quindi, se gli rimestiamo le carte in tavola e gli mettiamo in bocca parole che non hanno mai detto, è probabile che non vengano a saperlo troppo presto. Peccato che, ormai, l’era di Internet abbia reso meno agevole il giochetto.
Così Mech si sente “perseguitato da anni” dalle interpretazioni “ad capocchiam” dei suoi studi, e adesso pure Bekoff ha tenuto a mettere i puntini sulle “i”.

Tutto chiaro, equivoci azzerati? NO!
Perché se leggete anche i commenti sotto all’articolo di Bekoff  troverete gente che casca dal pero  (“Ma cosa intendeva dire?!?”:  ad uno ho anche risposto. “Voleva dire “non avete capito una mazza, vo’ ve lo rispiego”…perchè forse non c’erano arrivati), nonché gente che, siccome il termine “dominanza” gli suona male, propone di sostituirlo con qualcos’altro.
Come se l’etologia fosse un giochetto costruito coi Lego: no, ‘sto mattoncino qui non mi piace, mettiamocene un altro.
Come se uno leggesse, che so, il teorema di Pitagora, decidesse che “ipotenusa” è una parolaccia (in effetti, tanto eufonica non è che sia) e quindi lo enunciasse così: “In un triangolo rettangolo, l’area del quadrato costruito su Lassie è equivalente alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui due cateti”.
Tanto, che vuoi che sia? Se nessuno ci capisce più nulla, mica è un problema suo: a lui piace Lassie, vuoi mettere quant’è più carina di una “ipotenusa”?

Ma in  realtà il problema non è neanche tutto qua: il problema sta nell’uso che del termine “dominanza” hanno fatto i gentilisti prima, i buonisti dopo, gli olistici dopo ancora (e non voglio sape’ quale sarà la prossima frontiera della cinofilia post-moderna, perché mi sento male al solo pensiero): che non è che non avessero capito cosa significasse in senso etologico (e se non l’avevano capito son proprio pirla, perchè gente come Mech lo spiegava già negli anni ’70!).
Ma no, loro sotto sotto l’avevano anche intuito, a mio avviso! Solo che, non sapendo come spingere il proprio business, hanno visto bene di farlo sputtanando gli “altri” (e cioè gli addestratori), facendoli passare per biechi torturatori di cani.
E come si faceva a dare quest’immagine cruenta e violenta?
Semplice: si interpretava il termine di “dominanza”, OVVIAMENTE usatissimo da chiunque conoscesse i cani, come “prevaricazione, violenza, maltrattamento”.
E il giochetto era fatto.
A questo punto gradirei far notare che la sottoscritta, addestratrice e molto orgogliosa di definirsi tale, ventun anni fa scriveva queste parole in un suo libro, appunto, sull’addestramento:

Capobranco” è soprattutto sinonimo di “affidabile”. Nonostante ciò che comunemente si crede, il natura il capo non è mai il “più forte” nel senso letterale della parola: un ammasso di muscoli e zanne senza cervello non arriverà mai ad alte posizioni gerarchiche.
Il capobranco è invece un cane (o un lupo) maturo, esperto, intelligente, coraggioso, coerente”.
V. Rossi, “Guida completa all’addestramento del cane”, 1991.

MILLENOVECENTONOVANTUNO!!!
Sono ventun anni che lo dico, dannazione! E adesso questa frase la sto spiaccicando su tutte le pagine di FB in cui si parla di “fraintendimento del concetto di dominanza“… perché i fraintendimenti NON ci sarebbero mai stati se qualcuno non avesse voluto giocarci sopra al solo, unico ed esclusivo scopo di sputtanare la “concorrenza”.
Non solo Valeria Rossi (che è una pirla qualsiasi), ma tutti i più grandi etologi, dal mio amatissimo Trumler allo stesso Mech, hanno SEMPRE spiegato la dominanza così come l’ho spiegata io nel mio libro: anche perché io mi sono riferita proprio ai loro studi! Però io li ho letti così com’erano scritti. non ci ho ricamato sopra a mio uso e consumo.
Tra i commenti all’articolo di Bekoff c’è quello di tale Roberto Nicolai (che è poi lo stesso secondo cui l’ ipotenusa forse sarebbe meglio chiamarla Lassie), che avendo io espresso il concetto di cui sopra mi ha risposto, testualmente: “…trovo davvero curioso il ragionamento. Anni a menare i cani. Ad etichettarli come dominanti per ogni stupidaggine, a proclamare che l’unico modo di gestire un cane è dominarlo e “far capire chi comanda” con metodi discutibili e poi la colpa è di chi ha denunciato questa cosa e offerto un punto di vista diverso? Viene da ridere per non piangere”.
A LUI viene da ridere per non piangere?
A me verrebbe davvero da menare qualcuno (e non certo i cani).
Perché questo signore non so chi sia, non l’ho mai visto né conosciuto, non ha mai messo piede sul mio campo, quando ne avevo uno, e quando scrivevo il libro di cui sopra era un ragazzino ventenne che magari i cani manco immaginava come fossero fatti: eppure si permette di giudicare e condannare e di darmi, papale papale, della “menatrice di cani”.
Perché? Semplicissimo: perché gli hanno raccontato la favoletta dell'”Addestratore cattivo che mangia Cuccioletto Rosso”, e lui se l’è bevuta con tutto il bicchiere.
Lui e mille altri, purtroppo. E purtroppo con l’avallo dei veri maltrattori che purtroppo esistono, come no: e che oggi si sentono pure spalleggiati da trasmissioni indecenti come quella del “sussurratore” dei miei stivali… ma confondere questi loschi figuri con i veri professionisti dell’addestramento è una calunnia offensiva, al limite della diffamazione penale.
Un po’ come dire che tutti gli allevatori di pit bull fanno combattere i cani. O che tutti gli agilisti tengono i cani in kennel 20 ore al giorno.

Che poi, a forza di sentirsi equiparare alla feccia, si finisce davvero per rispondere con generalizzazioni altrettanto stupide, tipo “tutti i gentilisti fanno ammazzare i cani aggressivi” (che non è vero) o “tutti i comportamentalisti rincoglioniscono i cani di psicofarmaci” (che…ehm…cough cough… diciamo che non è “sempre” vero!).
Così nascono le guerre di religione (con relativi crociati), le faide, gli scanni, le litigate sui forum e su FB (che io posso pure permettermi di fare, eh… perché con i cani non ci lavoro più da secoli. Ma mi chiedo come facciano a trovare altrettanto tempo gli educatori, che in teoria dovrebbero stare appunto con i cani per la maggior parte delle loro giornate).
Ma a proposito di guerre… io sono – notoriamente – di sinistra, figlia e nipote di partigiani: e divento veramente una jena quando mi sento dire che “anche i partigiani hanno ammazzato della gente”.
Certo, come no! Hanno ammazzato, eccome… ma hanno ammazzato quelli che li avevano aggrediti per primi, che avevano cercato di ammazzare loro, che volevano “dominarli”  (nel senso che piace tanto ai gentilisti, non in quello etologico) e schiacciarli.
E questa, a casa mia, non si chiama “aggressione”: si chiama legittima difesa.
Ora il gentilume riunito, che si è sentito punto nel vivo dopo il convegno di Cilavegna (che era una mano tesa e aperta al confronto ma che è stata intepretata come una “sfida”, alla quale hanno rifiutato di presentarsi), ha trovato un nuovo escamotage: quello di far passare il comparto cinotecnico professionale come “aggressore di poveri educatori indifesi”.
Visto che non si regge più tanto in piedi il concetto che noi “meneremmo i cani” (perché quelli che crescono intellettivamente – anche quando anagraficamente son già cresciuti da un pezzo – dopo un po’ smettono di credere alla favole!), adesso si vuol far passare l’idea che  saremmo NOI a voler sputtanare cinofilosofi, disneyani e olistici vari.
Qua e là su FB, questa bella panzana comincia già a fare capolino.
Ma non attacca, signori belli: perché  io posso portarvi CARRETTATE di siti, pagine di FB e perfino pagine di giornale, anche vecchie di una ventina d’anni, in cui i gentilisti attaccano a testa bassa gli addestratori dicendogliene di tutti i colori.
E sfido chiunque di voi a trovare lo stesso atteggiamento da parte degli addestratori.
Vi sfido a trovare un singolo sito di un addestratore professionista in cui si dica “Il buonismo è una cazzata, i gentilisti sono degli imbecilli, le pettorine sono una puttanata” e così via.

No, noi non vi abbiamo MAI attaccato: convinti come siamo sempre stati (e come rimaniamo) che ci fosse posto per tutti, in una società civile – e anche convinti che prima o poi le vostre teorie sballate vi si sarebbero rivoltate contro e che tutte le persone a cui avete mangiato soldi sarebbero arrivate a chiedere il conto – abbiamo continuato a fare il nostro lavoro in silenzio, lasciando spazio a chiunque volesse farne uno diverso. E questo per VENT’ANNI.
Adesso, però, è stato passato il segno: e Internet, ma in particolare FB, è proprio lo strumento che vi ha aiutati a superarlo.
Ormai gli insulti sono all’ordine del giorno, il definire l’addestratore “un coercitivo che usa il dolore fisico come metodo di insegnamento” è qualcosa che si trova ad ogni pie’ sospinto… e allora è arrivato il momento di dire BASTA.
E’ la vostra a voler essere una “dominanza aggressiva e prepotente”. ma non sta scritto da nessuna parte che il comparto cinofilo sia disposto a sottomettersi.  Quindi, se finora siete stati ignorati (metodo gentile: cazzo, non ha funzionato neanche con voi!), ora si passerà alla cortese, civile ma sacrosanta AUTODIFESA.
D’ora in poi non sarò più l’unica ad attaccare ignoranti e incompetenti che non sanno fare il loro lavoro e che parlano di cose che non conoscono; non sarò più sola a criticare i metodi innaturali che rovinano i cani, ma anche gli studi interpretati ad personam (senza fare mai la fatica di farne uno in proprio, mi raccomando…), fraintendendo e/o facendo giochetti per far passare Roma per Toma.
D’ora in poi verrete, stavolta sì, “sfidati” a dimostrazioni pratiche.  E’ ora di scendere in campo e di far vedere cosa sapete fare: pubblicamente.
E se scappate con la coda tra le gambe, forse qualcuno comincerà a chiedersi perché.
Ma non è tutto qui, eh? Io vi chiedo anche personalmente il favore – ma guardate che sarebbe anche un obbligo sociale e civile! – di denunciare gli addestratori-maltrattatori, quelli che secondo voi incontrate ad ogni angolo di strada,  alle autorità: perché quelli non sono i “miei colleghi”.
Quelle sono persone che lavorano in modo contrario alle leggi vigenti, che il maltrattamento lo puniscono.
Non li denunciate? E allora siete complici: non si scappa.

Eh,sì, cari cinofili post moderni: d’ora in poi dovrete fare i conti con tutta la mia categoria (o ex tale, se preferite).
Quella dei miei “veri” colleghi, e cioè  degli addestratori competenti e soprattutto rispettosi dei cani, il cui scopo è quello di costruire binomi sereni e felici di stare insieme, e non quello di ingrassare il proprio portafogli sulla pelle degli ingenui, né di “spennare polli”.
Ed è stato un vero regalo di Pasqua, per me, poter utilizzare come arma di legittima difesa le parole di qualcuno che portavate (frantendendolo)  ad esempio e sostegno di  teorie che non stanno né in cielo né in terra.
E’  stato un vero regalo scoprire che anche Bekoff e Mech vi hanno sgamato, e che si sono rotti pure loro di venire strumentalizzati per ingrassare le vostre tasche.
Ma che sorpresa gradita, quest’anno, nell’uovo della cinofila!

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  • Valeria Rossi

    Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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78 Commenti

  1. Tutti coloro che desiderano un cane Devono prima di tutto Leggere e leggere e leggere…Preparsi a tutto: alla malattie, alla fisionomia del cane, al suo carattere, alla sua storia, devono capire la differenza nello scegliere un maschio o una femmina..capire che un cane da caccia ha esigenze diverse da un cane da pastore e che questo ne ha di diverse rispetto ad un cane da compagnia.
    Ma la gente è bracalona..fa le cose senza rispetto senza ritegno..compra un cane come si compra un vestito.lo fa per capriccio e quando poi fa il danno: la colpa è del cane —-> Gli esseri umani non sanno MAI prendersi la responsabilità delle proprie azioni.
    Un cane dominante è diverso da un gragario…non serve essere un Genio per capirlo; o forse SI??
    Le mie femmine sono entrambe dominanti e spesso si scannano =___= chi deve uscire per prima quando le portiamo furoi; chi deve bere in quela ciotola e perchè… e alcune volte sono proprio Odiose!!! —> una litigato per tutta la giornata, ma fa parte del gioco..fa parte della loro strategia di vita e gli fa bene anche sfogarsi per stabiliri o ristabilire una leadership.
    Anche per questo concedere loro un minimo di addestramento è di aiuto!!
    Adesso mi sta per arrivare una Beagle…che ha già una faccetta bella sveglia e furba..mi darà del filo da torcere? Ma dov’è il divertimento se non ci lasciamo guidare e migliorare dal “nostro migliore amico”???

  2. Io ho 5, non so che possa servire.
    Ma ho sempre pensato, che sia un ordine naturale, ci vuole un soggetto al di sopra , e magari è il membro piu anziano.
    io ormai amo chiamarlo “rispetto” nei confronti di chi c’è gia da prima…. ^_^ sara per questo che ho 4 maschi che vanno d’amore e d’accordo, mah 🙂

  3. Buonisti è la parola giusta e che io non sopporto molto ma sono, indubbiamente, i meno facili da attaccare! Grande Valeria!

  4. piccolo aneddoto raccontato da paolo villani al suo ultimo seminario: gruppo di lupi, c’è il leader capace di mantenere il gruppo unito e in pace, poi c’è l’ultima ruota del carro, il sottoposto più sottoposto che non si può, che però è il miglior cacciatore, migliore dello stesso leader. ogni uno dei due lo sa ma entrambi non entreranno mai in competizione, perchè entrambi sanno che il bene del gruppo è che ci siano tutti e due con le reciproche capacità. il leader non è così bravo a cacciare ed ha bisogno del buon cacciatore, il cacciatore non è bravo a tenere il gruppo legato ed ha bisogno del buon leader… ed è questo per me il senso giusto con il quale vanno lette le cose. io credo, purtroppo, che parlando di gerarchia e dominanza con la sciura maria l’immagine è quella del capo ufficio che nel momento in cui capisce che sei più bravo di lui, ti fa sputare sangue, ti fa vedere i sorci verdi e ti rende la vita difficile. idea che mi viene confermata osservando ciò che succede nella maggior parte delle aree cani: il capo branco è sempre considerato il cane più bullo, più antipatico e più rompi coglioni che ci sia…

    • Ecco, secondo me elisa ha colto il punto… il problema è che gli umani hanno dei capi stronzi, almeno in molti ambienti. Oppure no, ma non li capiscono. Oppure li capiscono benissimo ma gli conviene far finta di no…
      Io ho in mente dei capi umani di grande livello e la dominanza non mi turba più che tanto.

      Perché alla fine della fiera penso che siano tutti d’accordo che se dici “vieni” il cane deve arrivare da te, ma in compenso lui non deve abbaiare e aggredirti perché vuole la tua pizza…

  5. L’articolo l’a evo letto (se mi ricordo aveva messo il link Alexa Capra sulla sua pagina FB) comunque continuo a non trovare materiale per scannarsi …

  6. Comunque, nella versione originale -in inglese- del libro di Barry Eaton, da cui penso tu abbia ricavato il titolo dell’articolo, non si dice che Mech abbia detto che la dominanza non esiste, ma che dominante (riassumendo drasticamente) è chi è in grado di gestire le risorse

    • Non credo che Mech si riferisse al libro di Eaton (al quale si riferisce il titolo dell’intervento di Bekoff al quale mi sono rifatta nel mio titolo… insomma, una citazione della citazione della citazione :-)), ma a quanto dicono che lui dica in ambiente cinofilo (mica ci siamo solo noi a scannarci, eh…). Hai presente il classico “mi go ditu che le u ma ditu…”

  7. Valeria hai parlato per un’ora e mezza con Vaira e avete trovato qualche punto in comune? Alla buon’ora, potevate farlo prima (anche prima del convegno magari) così ci risparmiavate tonnellate di politica su tutti i siti e si poteva ricominciare di discutere di cinofilia prima.
    Personalmente ho assistito anche a risse per chi doveva pagare 🙂

    • Jolly Roger, non è che la cinofilia italiana sia costituita da Angelo Vaira e Valeria Rossi, eh!
      Sì, abbiamo trovato qualche punto in comune (anzi, diversi punti) e anche punti di totale distanza. Ma la cosa che non funziona, in cinofilia, è il fatto che si siano create sette & faide, tutte l’un contro l’altra armate, che non si annullano certamente con una telefonata.
      Il convegno doveva servire a trovare almeno UN punto in comune: quello su una sorta di “codice etico” che evitasse, possibilmente, lo sputtanamento di intere categorie (mentre personalmente sarei d’accordissimo per lo sputtanamento, anzi per la DENUNCIA, del singolo soggetto, se veramente maltratta i cani). Non sono stati capiti gli intenti, pazienza: si rifarà un incontro chiarendosi meglio fin dall’inizio. Però non è certo con du’ telefonate qua e là che si fa chiarezza in un settore che è piombato nel caos, con grande penalizzazione dei cani (innanzitutto) ma anche delle persone che hanno bisogno di aiuto, o che vorrebbero iniziare un percorso lavorativo, e che oggi non sanno più dove sbattere la testa.
      Occorre un lavoro lungo, complesso, che preveda anche momenti “politici” (perché su certi punti servono leggi vere e proprie, che tutti dovranno rispettare; per esempio per ciò che riguarda l’inquadramento professionale e la situazione fiscale). Non basterà un convegno e forse non ne basteranno neanche dieci: d’altronde sono vent’anni che ci si scanna senza arrivare a nient’altro che a confondere le idee della gente.
      Quello di cui sembriamo essere tutti convinti (o quasi) è la necessità di confrontarsi e di affrontare l’argomento: quindi, si dia inizio ai lavori… ma dovranno essere lavori che coinvolgono veramente tutti i professionisti del settore. E sarà durissima…perché il casino peggiore sarà proprio quello di stabilire le gerarchie, visto che di aspiranti “capobranco” forse ce ne sono un po’ troppi! 😀

      • Se venisse stilata una Legge sulla base del documento prodotto al primo convegno, il “capobranco” non esisterebbe (a che scopo?).
        Ognuno potrà lavorare secondo le regole che la Legge stessa imporrà a garanzia di tutti i professionisti e indipendentemente dalla scuola che li ha formati.
        Puoi lavorare // non puoi lavorare; semplice.
        Regole fisse e valide per tutti non significa “barriera” o “chiusura”, ma semplicemente un mercato fatto di professionisti che solo gli utenti finali sapranno giudicare.

  8. duuunqeeee… uscendo per un momento dall’ambito cinofilo ed entrando in quello delle sciuremarie, io, oltre a concordare con giovanni, preferisco non usare termini come dominanza e gerarchia. semplicemente perchè mi viene molto difficile far capire che il dominante, il capo, non ha nulla a che vedere con il generale tipo full metal jacket… e nell’immaginario della gente comune, l’individuo dominante che comanda, è una specie di nazista che al primo “bau” capota il cane per terra e lo tiene premuto pancia all’aria. se provassimo a fermare qualsiasi passante chiedendogli all’improvviso “chi è per te una persona dominante che comanda?”, secondo me, le risposte sarebbero tutte a senso unico. perciò per me ci sono dei motivi validi per cambiare i termini. ma NON i concetti. purtroppo tutti i giorni vedo ancora troppe persone strattonare i loro cani in nome del “al cane bisogna far capire chi è che comanda!!!”… vedo cani sollevati di peso, vedo cose allucinanti… quando qualcuno mi chiede un esempio umano di capo branco, io rispondo GANDHI: di proposito e non perchè gentilista e men che meno buonista, è maledettamente difficile cambiare una mentalità… ci sto male quando in nome della dominanza vedo uno stronzo che ci mette un quarto d’ora ad uscire dalla porta con un border impaurito con la coda appiccicata alla pancia, che dice “andiamo via di corsa da qui che è pericoloso!”, perchè se il cane non passa dopo di lui vuol dire che vuole fare il capo!

    • Elisa, in effetti e’ vero che spesso c’e’ confusione coi termini. Non solo su questo tema, c’e’ anche il problema di sciuremarie che se dici che il loro cane di razza e’ brutto si offendono, perche’ non sanno che in cinofilia dire che un cane e’ brutto non e’ un insulto ma un giudizio relativo allo standard di quella razza, ecc. ecc… Pero’ non so, a questo punto, se e’ meglio creare confusione cambiando i termini, per agevolarne la comprensione da parte di sciuremarie, o mantenerli e perdere tempo a spigare i significati in cinofilia di questi termini.

      • Se vogliamo iniziare ad inculcare nella gente una corretta cultura cinofila il cambiamento di un termine e la relativa spiegazione sono alla base di questo.
        Personalmente, ritengo (e a Valeria l’ho spiegato al telefono durante una delle nostre conversazioni 🙂 ) che usare i termini DOMINANZA e GERARCHIA per i cani ed i canidi in genere è assolutamente errato, checché Vaira ne dica (ma poi è vero che Bekoff è il suo mentore?).
        A casa mia DOMINANTE è chi DOMINA fisicamente e/o psicologicamente su qualcun altro: mi pare che gli innumerevoli rituali sociali che i cani utilizzano proprio per evitare situazioni di tensione portino più alla DIPLOMAZIA che alla DOMINANZA. Parliamo di iene, leoni o mufloni delle montagne rocciose e allora posso essere d’accordo sul termine DOMINANZA.
        Ma i cani assolutamente no.
        GERARCHIA, termine inventato nel libro di Konrad Most intorno all’anno 2010. Most era un colonnello della Polizia tedesca, e dunque di cosa poteva parlare un militare? Di gerarchia.
        Se vogliamo parlare di gerarchia per i cani, sono d’accordo con l’etologo Roberto Bonanni ed il suo studio sui cani randagi, il quale parla di ‘gerarchia condivisa e non lineare’ ovvero ‘organizzazione sociale differente dalla gerarchia in senso stretto.’
        Nota: in precedenza già Luigi Boitani nell’ormai lontano 1995 in un suo studio sui cani ferali fa un discorso analogo, quando ancora tutti parlavano di gerarchia e dominanza (e chissà perché in cinofilia uno scienziato non poteva essere considerato minimamente).
        I cani sono gerarchici fra loro e con noi come lo sono dei genitori umani con dei figli o io al bar con i miei amici. Nessuno di noi fa a gara a chi può bere una birra e chi no.
        Vabbè concludo qui. Colgo l’occasione per fare gli auguri di Buona Pasqua a tutti. 😉

        • Giova’, mi sa che hai sbagliato a scrivere l’anno: dubito che il termine “gerarchia” sia stato inventato nel 2010. Refuso a parte, però, dubito anche che l’abbia inventato un colonnello della polizia tedesca, visto che “gerarchia” significa, letteralmente, “governo del sacro” (e per estensione “dei sacerdoti”) e che non mi pare ci siano mai stati sacerdoti ai vertici della polizia tedesca.
          Al di là delle etimologie e delle paternità dei termini, però…quello che conta è il significato popolare di una parola: perché se vogliamo fare cultura cinofila verso il grande pubblico, non possiamo rintronargli la testa con paroloni incomprensibili (a meno di non voler fare, appunto, le sette o le nicchie, che personalmente non trovo minimamente utili – se non a mangiar soldi, ovviamente).
          Quindi, il problema per me è questo: se dici alla Sciuramaria che i cani sono gerarchici, lei cosa intende?
          Secondo me intende che hanno un’organizzazione sociale dove ci sono i capi e i sottoposti. Il che è assolutamente corretto.
          Se invece parli di “dominante”, possono esserci confusioni varie: è vero che c’è molta confusione tra “dominante” e “aggressivo” (secondo me ‘sta confusione ce l’hai un po’ anche tu, eh…), ma questa confusione è nata soprattutto quando il comparto gentilista-buonista ecc. ha cominciato a dire che “gli addestratori dominavano i cani con la forza”. E di questo sono ARCIsicura perché i MIEI clienti, ai miei tempi (e parleremo pure della preistoria, ma ‘nzomma… i dinosauri non c’erano già più!), quando si parlava di dominanza, capivano tutti benissimo il concetto corretto. Ora sono tutti confusi e incasinati.
          Chiediamoci il perché.
          I cani sono gerarchici tra loro come i genitori con i figli? Assolutamente SI! Ovvero, i genitori comandano e i figli devono obbedire (parliamo ovviamente di bambini equiparabili allo sviluppo mentale del cane, quindi di bambini di due-tre anni).
          Qualcuno di noi ha mai pensato di lasciar fare a un bambino di tre anni quello che gli pareva e piaceva? Gli si devono dare delle regole (anche perché altrimenti quelli si suicidano almeno tre volte al giorno), si deve essere delle guide coerenti, affidabili e capaci di dare il buon esempio. Che è esattamente ciò che fa un cane dominante.
          Tu al bar con gli amici non fai a gara per chi può bere una birra o no? Bene, evidentemente vivi tra persone civili ed educate: ti consiglio però di passare una serata in una qualsiasi discoteca e di vedere quante risse scoppiano per una birra (possessività), per una ragazza (competizione sessuale), per un parcheggio (territorialità) e così via…e poi dimmi se non si stabiliscono gerarchie.
          L’unica vera differenza è che i cani ritualizzano quasi sempre: noi ritualizziamo se siamo persone educate (no, prego, prima lei…pago io, ma no, pago io… tutte ritualizzazioni): in altri ambienti e in altre (sub)culture, in situazioni analoghe, tiriamo fuori i coltelli.

          • Sì, dell’anno mi sono accorto anch’io, tant’è che più sotto c’è una errata corrige.
            Le discoteche le ho frequentate per diversi anni, prima da ‘baldo giovine’ e poi da buttafuori (ora bodyguards) e quindi conosco bene l’ambiente, anche se è da diversi anni che non lo frequento più.
            Riguardo ai genitori che ‘comandano’ ed i figli che ‘obbediscono’, se guardiamo la moderna pedagogia i genitori dovrebbero ‘mediare’ ed i figli rispondere di conseguenza: non ‘comandare’ e ‘obbedire’, esattamente come avviene fra cani, a meno che non ci si riferisca alle madri cinesi, notoriamente delle despote (tant’è che vengono soprannominate madri-tigre).
            Ma la Montessori l’hai mai sentita nominare? 🙂
            Lasciamo perdere le disquisizioni dei gentilisti che nulla hanno a che vedere con discorsi più elevati che riguardano l’etologia sociale dei cani e dei canidi.
            Riguardo al termine GERARCHIA, per ‘inventato’ da Most intendevo nei confronti dei cani, non certo nel termine stesso che esiste dall’antichità. Per come lui lo esponeva intendeva esattamente che il cane doveva sottostare ad una gerarchia di tipo militare dove vi era un CAPO (SUPERIORE) che dava ordine e dei SUBORDINATI, fra cui il cane stesso, che gli ordini li dovevano subire. Dunque, non ho detto alcuna sciocchezza.
            Anzi, da quel punto di vista è la cosa più sbagliata da dire sui cani, proprio per i rituali che regolano i propri ritmi sociali.
            Ripeto: DIPLOMAZIA non DOMINANZA e se proprio vogliamo usare GERARCHIA deve essere usato con un significato differente non certo quello di cui sopra: io resto d’accordo con il punto di vista di Bonanni e Boitani. 🙂

          • Io invece resto d’accordo col tuo colonnello, con la sola specifica che “comandare” per me non significa “imporsi con l’autorità”, ma “imporsi con l’autorevolezza”, come ho peraltro scritto-detto millemila volte.
            E presumo che ci siano anche colonnelli e generali umani che si impongono così, esattamente come ci sono insegnanti, genitori eccetera (io avuto la fortuna di avere esempi in entrambi i campi, famiglia e scuola. Il colonnello no, quello non l’ ho avuto perché so’ nata femmina: e meno male, visto che odio gli eserciti e il militarismo).
            P.S.: Diplomazia con il bambino di due anni? Maddai.
            P.P.S.: sì, la Montessori l’ho sentita nominare e, quando aspettavo il figlio, ho anche studiato per benino le sue teorie, così come mi son letta Benjamin Spock e altri. Però (anche se qui sembro contraddire quello che ho appena scritto nel primo P.S., ma in realtà non è così) il cane non è un bambino.
            Può avere le stesse capacità intellettive di un bambino di due-tre anni (e per questo certe similitudini cane-bambino sono pertinenti) ma la sua struttura mentale non è quella di un umano. Un cucciolo è diverso da un bambino perché è assolutamente incapace di prendere decisioni in proprio e si aspetta che siano altri a prenderle per lui (e se non lo fanno, va in crisi totale, perchè la “libertà” montessoriana non fa proprio parte del suo DNA); un cane adulto è diverso da un bambino perché è, appunto, adulto!
            Quindi le decisioni le potrebbe anche prendere: solo che sono decisioni da CANE e non da umano.
            Per un cane adulto lasciato libero di scegliere, giusto per fare l’esempio più eclatante, tirare un morso in faccia a qualcuno può essere perfettamente legittimo. Anzi, E’ perfettamente legittimo! E’ un modo di rapportarsi caninamente ineccepibile, quando vieni sfidato e/o aggredito. Però…non so se ricordi il caso di cui abbiamo discusso anche qui sopra qualche tempo fa, quello della giornalista televisiva col dogo: il cane ha preso la sua decisione da cane e aveva perfettamente ragione (dal suo punto di vista canino).
            Ma la società umana non è stata contenta lo stesso del modo in cui ha reagito.
            Se non vogliamo che i cani prendano decisioni incompatibili con la nostra società, visto che è in questa che devono vivere, non possiamo fare le Montessori e tantomeno gli Spock (quello, poi, si è rimangiato tutto alla svelta, perché è riuscito a rovinare pure gli umanini).
            Dobbiamo fare i “dominanti gerarchici”. Che però non dev’essere necessariamente sinonimo di “stronzi”.

          • Io naturalmente non considero il cane come un bambino (nonostante molte sue capacità cognitive corrispondano ad un bimbo di 2 o 3 anni); di certo non rischio l’antropomorfizzazione (Uffa… questo è cinoegizio) quando mi relaziono con i miei cani o con quelli dei miei clienti.
            Dal mio punto di vista non esiste un ‘imporsi con autorevolezza’, ma un ‘essere accettati per la propria autorevolezza’. La differenza fondamentale fra i miei ed i tuoi ragionamenti è questa.
            Un cane si sente più sicuro ed agisce in maniera molto più corretta se ha al suo fianco qualcuno che ne capisca il linguaggio ed i bisogni, ne corregga gli errori (se e quando ci sono) senza dover utilizzare modi ‘rudi’ tipici del genere umano, ma atteggiamenti tipici della sua specie e lavori con lui in circostanze più consone al suo agire.
            Nonostante la separazione prima ed il divorzio poi, ho cresciuto mio figlio allo stesso modo (anche con molti sensi di colpa per averlo messo in mezzo ad una situazione di cui lui non era responsabile) ed è venuto su bene.
            Quando facevo il buttafuori in discoteca, nonostante sapessi usare mani e piedi molto bene, ho sempre usato la favella. Succedeva che quando io ero presente non accadeva mai nulla, quando ero assente finiva sempre a pugni e coltellate.
            Nonostante io abbia esordito su questo blog tempo addietro in maniera abbastanza aggressiva e scorretta, in realtà per la mia formazione ‘orientale’ ed il mio carattere io sono un tipo estremamente pacifico che ama molto comprendere le ragioni per cui qualcuno si comporta in un modo anziché in un altro; rifletto sempre (non allo specchio: quello si rompe) per trovare le giuste soluzioni. Insomma, quando voglio quei 4 neuroni che ho nella scatola cranica li so usare molto bene.
            Per questa ragione non concepisco termini come DOMINARE (semmai COOPERARE), GERARCHIA (semmai RAPPORTO PARITARIO), IMPORSI (semmai FARSI ACCETTARE).
            E in questo modo di certo il cane non è lasciato alle proprie pulsioni istintive. Ma poi, istintive quanto? Non è più questione di comportamenti indotti dall’uomo?

          • spero che il mio reply finisca nel posto giusto. Giovanni, non ti conosco di persona ma ti leggo sempre con piacere… Valeria, a te si 😀 e so cosa celi 😀
            lo sapete che state dicendo – concettualmente – la stessa.identica.cosa sia pure con parole differenti? ;D basta ora, fate la pace da bravi bimbi 😀
            questo è – a mio parer – un po’ il problema odierno tra addetti ai lavori. vi riferite a cose identiche con parole differenti ma applicate gli stessi principi…

          • Dani, ma con Giovanni ci siamo GIA’ scannati (per fortuna a distanza: temo sia molto più grosso di me – nonostante io sia diventata un balenottero…solo che la mia è ciccia e serve poco – e poi è pure esperto di arti marziali, argh!) e abbiamo già fatto pace. Adesso siamo al confronto dialettico e pacifico (almeno spero! 🙂 )

          • Dani per me e Valeria i tempi dei litigi sono lontani. Ho imparato a conoscerla e rispettarla ed è fra le poche persone della cinofilia italiana che io stimo molto. 😉
            Stiamo solo discutendo portando i nostri punti di vista, poi magari è vero che diciamo le stesse cose con parole diverse ma siamo entrambi così imbranati che non ce ne accorgiamo.
            🙂 🙂 🙂

  9. soccmell, arrivato a tre quarti dell’articolo non ho visto il punto, ho solo visto uno sfogo comunista di parte ma di parte eh.
    Bekoff non ricordo bene il perchè ma non mi piace

  10. Sta nel passaggio sui partigiani. (la parte sull’uccisione)
    Vaira spiega queste cose da anni ai suoi corsi e lo scrive nel suo libro. In ogni caso non sono la sua avvocata. Non credo ne abbia bisogno. Mi par di capire però che lei sia più interessata a vomitare insulti e autoincensarsi che a intavolare un ragionamento quindi la saluto 🙂
    p.s. E’ vero erano le Iene. Incredibile che la cinofilia invidiosa sia riuscita a corrompere anche Rossella Brescia. Hanno mani ovunque!
    E sì ricordo… se ne occupa il tribunale.
    P.s. 2 Incredibile… 7 persone si sono impegnate a votare solo il mio commento ed è finito come nascosto. Devo aver scritto veramente male 🙂

    • La guerra è pace; la libertà è schiavitù; l’ignoranza è forza; Valeria Rossi e tutti gli addestratori si autoincensano e insultano tutto il comparto cinofilosofo, non viceversa.
      George Orwell featuring cinofila post-moderna.

    • France’, meno male che Vaira non la pensa come lei: ieri siamo stati al telefono qualcosa come un’ora e mezza e non ci siamo vomitati insulti addosso, anzi è stata una conversazione interessante e costruttiva. Vede a volte com’è strana la vita…
      P.S.: le mani basta averle in un posto preciso.
      P.S.2: il fatto che gli articoli dopo tot voti negativi vengano nascosti è una componente del programmino che permette di concordare o meno. Non ci vuole molto “impegno”: basta che sette persone non concordino con lei. In democrazia succede.

    • Rossella chi? Quella che tiene rinchiusi da anni i cani da Perla e poi conduce programmi in stile “maccheccarino”?
      O ti riferisci alla Rossella che fa manifestazioni di beneficenza e poi invia una fattura di 5.000,00euro?
      Tu si, ma io quella non la chiamo “cinofilia”; sorry 😉
      Per fare fuori le mie abilità con i cani – e con molti altri animali – ci vuole ben altro cara mia…
      In ogni caso, si chiama “abbassamento del potere contrattuale acquisito in anni di lavoro”…per fregare programmi TV e togliermi dal mercato.
      Peccato per loro che non ci siano riusciti nonostante addirittura due puntate, e questo te la dice lunga sulla considerazione professionale che il mondo del cinema italiano ed internazionale ha nei miei confronti 🙂
      L’invidia non c’entra proprio un bel nulla (lavoro tra professionisti, non tra ragazzini).
      Il limite di atti come quelli è uno solo: tu puoi dire tutto quello che vuoi, far passare qualunque messaggio tu voglia per tentare di distruggermi, ma le mie abilità non potrà MAI toglermele nessuno; nemmeno le mie competenze.
      Finché sarò capace di recuperare casi limite come Raùl sarò sempre un passo avanti a chi è costretto a produrre libri e chiacchiere per poter sopravvivere (anche quelle servono, ma permettimi di vederle con un sorriso).
      Certi cani ti vogliono vedere in ghigna e presuppongono competenze al di sopra della media, ed io le ho entrambe; mi dispiace per te 😉

  11. Dichiarazione di guerra? Uccisione di chi attacca?
    Non le sembra di esagerare? Sullo stesso blog oggi ci sono 2 articoli che spiegano il senso corretto dell’articolo (in realtà basterebbe leggerlo).
    http://movimentopandora.org/educazione/dominanza-status-sociale-accreditamento-facciamo-il-punto
    Lei invece mi sembra dia dimostrazione del classico profilo dell’addestratore.
    p.s. Ma il Claudio Mangini che commenta è quello che si è visto a “Striscia”?

    • “Uccisione di chi attacca” dove l’ha visto, scusi?
      Ho già letto l’articolo di Vaira: era ovvio che dovesse dare uno straccio di spiegazione al fatto di aver raccontato balle per anni a gente pagante e poi di dover pubblicare le parole del suo stesso mentore che lo smentiva. Quindi, OGGI, ha scritto cose esatte. Che, guarda caso, somigliano moltissimo a quelle che ha scritto la sottoscritta “addestratrice” in una serie di quattro articoli sulla dominanza (se le interessano, cliccando sul pulsantino in alto a destra,quello degli “articoli a puntate”, li trova facilmente tutti).
      In realtà basterebbe leggerli.
      Grazie, sono molto orgogliosa di dare dimostrazione del “classico profilo dell’addestratore”: perché è quello che sono (o almeno che ero prima di diventare una vecchia botte).
      P.S.: non era Striscia, erano le Iene. Quelle che gli sono state mandate da una pregiata cordellina di “concorrenti” decisamente poco leali che ambivano a fregargli il posto in alcune trasmissioni TV. Si informi e capirà anche lei quello che è successo: nel frattempo se ne occupa il Tribunale.

  12. scusate se mi intrometto in un campo che solo da poco sta diventando anche il mio, per 25 anni ho fatto il veterinario “di base” ed ho visto cani di tutti i tipi(e proprietari) solo da 2 anni circa ho cominciato a interessarmi di medicina comportamentale e deciso di fare il master anche perché non trovavo nella mia zona aiuti ne di colleghi ne di educatori affidabili. ovviamente ora anche il master è “gentilista” e se da una parte lo capisco perché ho visto troppi cani rovinati da cosidetti “addestratori di polso” dall’altra mi sono resa conto che si vuole esagerare in senso opposto ed i miei colleghi troppo giovani per essere già stati aggrediti da un cane o che sono convinti di sapere già tutto perché loro hanno seguito un mucchio di corsi e stage in Italia e all’estero, applaudono al grido “la dominaza non esiste” senza magari nemmeno averlo mai visto da vicino un cane dominante! senza mai aver dovuto visitarlo, senza mai aver sentito certi proprietari dire “è buonissimo! si arrabbia solo se mi avvicino quando mangia e cerco di farlo scendere dal divano e voglio mettergli il collare e voglio spazzolarlo e e e e” in nome del “buonismo” vengono tollerati comportamenti che fanno del male al cane, al proprietario ed al rapporto sereno che potrebbero avere se meglio consigliati! e poi vedono il “sussuratore” e pensano di poter diventare dei capobranco di quelli che menano! e poi il cane viene lasciato al canile dopo che ha sbranato nonne e/o nipotini :-((

    • Vale…in poche righe hai fatto una sintesi della cinofilia odierna che si dovrebbe stampare e appendere sui muri di tutta Italia :-).
      Standing ovation.

      • mi associo a Vale e quindi alla Redazione 🙂
        @Giovanni: domanda tecnica frutto della medesima passione che ci accomuna.
        I Saluki sono stati selezionati – in quanto cacciatori da muta – come soggetti “senza competitività sociale/gerarchica”.
        Lo vedo ogni minuto con i Saluki, e parlando con il direttore dell’Arabian Saluki Center di Abu Dhabi mi ha confermato che non hanno ricordanza di soggetti competitivi tra loro (nel centro che ho visto li detengono in box che a definirli “extralusso” commetterei millemila mancanze e sarebbe un eufemismo).
        Mi chiedevo se i whippet sono uguali sotto questo profilo, avendo osservato la stessa cosa nei borzoi ed in altri levrieri.
        Denghiu 😉

        • Io ti rispondo con un detour :-): anche gli husky, essendo cani da muta, sarebbero stati selezionati senza competitività sociale/gerarchica. Nella pratica: col piffero!
          Oddio, siam sempre lì: se per “competitività sociale/gerarchica” intendiamo ammazzarsi a vicenda, no, non si ammazzano. Ritualizzano un casino, a volte vedi scene tipo fumetto (sai le nuvole di polvere con dentro i cani che rotolano a tremila all’ora dicendosi di tutto?), da cui escon fuori due facce indifferenti (“non mi hai fatto niente”, “figurati tu a me”). E in effetti non manca UN pelo a nessuno dei due. Però competono, eccome: ritualizzando tutto e menandosi davvero in rarissime occasioni, ma competono in continuazione (soprattutto i giovani che tentano CONTINUE scalate a ruoli superiori. Ma proprio tipo due-tre volte al giorno).
          Anche i whippet della mia amica non si menavano mai: però anche lì c’erano le gerarchie, fatte più di sguardi e di sollevamento di labbro che di altro…ma se le sai guardare, ‘ste cose, vedi che competono continuamente anche loro, che ad ogni minima cosa corrisponde una pantomima del tipo “decido io; no, io; no, il capo sono io e tu taci”.
          A volte io mi chiedo se quelli che negano le gerarchie stiano pensando esclusivamente a cani che si corcano di botte: e in qualche caso temo di sì. Ma la competizione gerarchica non è mica fatta di quelle cose lì.

          • Ecco, in questo modo ti leghi al mio discorso sulla origine delle ritualizzazioni ed al diverso modo di porsi dei canidi sociali conviventi in uno stesso gruppo sociale (che sia il branco o un gruppo ‘artificiale’) rispetto ai leoni o alle iene.
            E’ un po’ come paragonare i kata del karate o i tao del kung fu (che sono promesse di combattimento ritualizzate e simulate) con la muai tai (boxe tailandese) o il full contact dove si assiste a combattimenti veri dove se le danno di santa ragione.

        • Al contrario di quanto riferisce Valeria (sinceramente mi ha molto sorpreso il suo discorso sul gruppo di whippet e magyar) ed avendo un allevatore di whippet, devo dire che fra i tanti levrieristi che frequento ed ho frequentato con due o più levrieri in casa non ho mai visto questioni
          di competitività gerarchica/sociale, se non in un unico caso con degli afgani maschi dove però vi erano dei forti problemi di aggressività indotta dall’addestramento.
          Anzi, dirò di più: in Francia il coursing viene fatto coi cani senza museruola, perché tutti lavorano sulla inibizione del morso fin da cuccioli, così come facevo io col mio whippet (a quanto pare unico caso in Italia).
          In questo modo il cane impara a restare concentrato sulla pezza/lepre e a non gettarsi sull’altro cane che con lui compete all’inseguimento, come spesso avviene in Italia (per regolamento viene data conseguentemente la squalifica al cane ‘assalitore’).
          Aggiungo, una allevatrice francese con la quale siamo diventati amici grazie al mio allevatore (nonché giudice ENCI internazionale di coursing) convive con una ventina di whippet (fra cui il nonno del mio Opalino), altrettanti p.l.i. ed un segugio italiano, tutti in assoluta armonia.
          Ripeto, dal mio punto di vista quando vi sono problemi di competitività vuol dire che qualcosa non funziona nel rapporto fra il proprietario ed i propri cani.

      • grazie….purtroppo sono una delle ultime ruote del carrozzone, beh almeno per ora, dopo il diploma di master ho intenzione di buttarmi in questo campo anima e corpo, già sto cercando di organizzare un mini corso sponsorizzato dall’ordine della mia provincia per i vet di base, spero vengano anche i giovani iscritti! spero di farmi prendere sul serio anche se ormai sono 5 anni che non ho più un cane ma solo 8 gatti, ma secondo voi penseranno che predico bene ma non do l’esempio? purtroppo anche se muoio dalla voglia di un cane ora davvero non avrei proprio il tempo necessario da dedicargli! del resto come vorrei che anche tanti che prendono il cane senza tempo da spendere con lui si astenessero! invece il 99% dei clienti e amici lo prende dicendomi ” non sono quasi mai a casa ma ho il giardino, lui/lei può stare fuori anche tutto il giorno se vuole!!” 🙁

  13. Nel suo articolo Bekoff (e non Vaira) parla di ‘dominanza occasionale’ che dal mio punto di vista si può tradurre in ‘competitività’. Riguardo ai cani, cito sempre lo studio di Bonanni sui randagi di Roma in cui viene evidenziato che se si deve parlare di gerarchia (e conseguentemente di dominanza) si tratta di una situazione molto fluida e variabile; egli parla di gerarchia non lineare e condivisa, contrariamente alla ‘gerarchia standard’ in cui qualcuno sta sopra tutti a comandare.
    Fra i carnivori sociali possiamo individuare i comportamenti di dominanza spesso fra i leoni e sempre fra le iene dove (non a caso ) chi comanda sono le femmine ed i maschi vengono usati solo quando serve.
    Fra gli altri canidi sociali (speoti, licaoni e dholes) sono molto più rari che nei lupi i comportamenti di competitività, tant’è vero che, ad esempio, gli speoti usano per rafforzare la propria socialità dormire ‘ammucchiati’, mentre per le dholes è il gioco che ha questo scopo. E tutti utilizzano anche il momento del pasto per rafforzare i propri legami sociali.

    • Questo il parere di John Bradshaw, etologo di fama mondiale almeno quanto Bekoff:
      “…il vecchio modello della dominanza si basa su tre concetti,che oggi sappiamo essere falsi.Primo,il comportamento dei lupi che vivono in gruppi creati in modo artificiale non rispecchia il comportamento naturale di quelli che vivono in natura.Secondo,i cani del ivllaggio,molto più vicini agli antenati del cane domestico rispetto ai lupi,quando possono formare gruppi familiari non si comportano affatto come i lupi,nè selvatici,nè in cattività,ma accettano più di buon grado i loro simili di quanto farebbe qualsiasi canide che si trovasse in una tale densità.Originata in principio come conseguenza dell’addomesticamente,tale tolleranza si è conservata perchè è necessaria per sopravvivere vicino alle persone.Terzo,sebbene tra i lupi in cattività esista davvero la dominanza basata sull’aggressività e la competizione,in simili condizioni i cani tendono a non instaurare gerarchie. In conclusione il comportamento dei lupi in cattività contribuisce poco o nulla a spiegare quelli dei cani…”

      • Posso dire che il punto a) mi pare ‘na strunz…a?
        Nel senso che…BELLA SCOPERTA! Ma allora devi anche dire (tu Bradshaw, non tu Giovanni :-)) che i lupi in natura che vivono nell’Artico (quelli di Mech) non si comportano come quelli che vivono sull’Appennino emiliano, né come quelli che vivono in Abruzzo.
        Che caspita mi significa “comportamento naturale”? Il comportamento naturale è quello non condizionato dall’azione umana, punto. Che poi i lupi siano liberi o chiusi in un recinto, si comporteranno nello stesso identico modo per alcune cose e in modo drasticamente diverso per altre (tipo: se gli arriva la pappa fatta, non è che si mettano a cacciare). Ma questa a me sembra un’altra bella scoperta dell’acqua calda.
        Dei “cani del villaggio” non mi interesso, se non marginalmente: ho già detto molte volte come la penso in merito, non li ritengo un campione attendibile né per il modello selvatico, né per quello domestico. Sono un ibrido che non può dare indicazioni attendibili.
        Il terzo punto mi trova in totale disaccordo sia sul fatto che “tra i lupi esista la dominanza basata sull’aggressività” (non è vero, se non in casi eccezionali: a meno che due GRRR GRRR ritualizzati non vengano considerati “aggressività”…), sia sul fatto che i cani non tendano a formare gerarchie. QUALI cani?
        I cavalier king charles, magari no. I miei husky, ti assicuro di sì.
        Cosa sono “i cani”? “I cani” non esistono!

    • Giovanni, io non so nulla di speoti (ho “letto” qualcosa sugli speoti, come sui licaoni, sulle iene e sui dingo: ma non ho mai convissuto con gli speoti e quindi non do nulla per certo né per scontato), però ho vissuto per venticinque anni con un branco di husky. Branco “in condizioni di cattività”, ovviamente (era il mio allevamento), ma liberi di interagire, di farsi gli affari loro, di farsi le loro gerarchie e mica gerarchie.
      Alura, io posso dirti quello che ho visto con i miei occhi, e cioé: a) che le gerarchie sono assolutamente in cima ai pensieri di QUEI cani (non “dei cani” nè “dei canidi”, eh. Ma dei miei cani, sì); b) che la femmina che vogliamo chiamare “capobranchessa”, “alpha” o come tu preferisci, essendo madre di diversi membri femmina del branco, zia di altri e completamente estranea ad altri ancora, li ha “comandati” (nel senso di “diretti, guidati, fatti filare quando era il caso”, senza MAI attaccare nessuno, né maschio né femmina, esclusa un’epica rissa con la figlia) dall’età di due anni fino all’età di dieci, quando è morta, purtroppo prematuramente; c) che nel preciso momento in cui lei si è ammalata, il suo posto è stato preso (con tacito accordo di tutti, perchè non ci sono stati conflitti in proposito) dalla figlia più adulta; d) che nel breve periodo in cui lei è tornata nel branco (aveva una mielopatia degenerativa, ma per un periodo col carrellino ha potuto fare ancora una vita normale), per quanto fosse “carrellata”, si è ripresa il posto di capo e la figlia le si è sottomessa senza fare obiezioni.
      Quindi, per quanto mi riguarda, alla faccia della fluidità! E di branchetti simili ai miei (che sono poi branchetti di “cani” intesi come tali, ovvero di cani che vivono in famiglia, nè ferali, né naturali, né vattelapesca: i “nostri cani” normali) ne ho visti almeno altri tre comportarsi nello stesso identico modo. E non erano husky (due di pastori tedeschi, uno misto di whippet e magyar agar). Questi sono i gruppi che ho potuto osservare più a lungo e più da vicino: poi ci sono i “sentito dire”, che quasi sempre combaciano con le mie osservazioni.
      Io nin zo cosa facciano gli speoti: però so cosa facevano i miei cani.

      • Beh, di whippet io ne ho due in casa, madre e figlio, e ti assicuro che quello che loro hanno nei propri pensieri è molto lontano dal voler stabilire gerarchie o dominare anche gli altri cani di famiglia che, per le loro dimensioni potrebbero esserlo con estrema facilità (visto che Opi, whippet figlio, per dimensioni e peso è più simile ad un greyhound che ad un whippet).
        Vogliamo dire che certi impulsi vengono facilitati o inibiti a seconda di come il partner umano si comporta con loro? Io credo di sì. Il cane si adatta a vivere in un modo (dominante per te, per me competitivo) o nell’altro (rilassato e paritario) a seconda di come viene impostata la relazione.
        Ben inteso, non voglio dire che in un modo il cane viene maltrattato mentre in un altro modo no. Per quanto mi riguarda, poiché io devo essere la guida ‘morale’ dei miei cani e sono un pacifista, la conseguenza è che i miei cani se ne fregano di entrare in competizione per cavolate gerarchiche. 🙂

        • Mattecredo! Madre e figlio, quando mai si metteranno in competizione? Dài, Giovanni! Già non ci si mettono maschi e femmine estranei…tra madre e figlio, a patto che non intervengano clamorosissimi errori umani (che tu di certo non hai compiuto), le gerarchie sono chiare dal momento della nascita in poi. Io ti stavo parlando di un “branco” di whippet e magyari, che vivevano e interagivano in libertà…e ti assicuro che stabilire gerarchie per loro era importantissimo: anzi, ti posso pure citare il whippet anziano che aveva “comandato” in gioventù e che temeva di essere scalzato per raggiunti limiti di pensionamento, ragion per cui, appena uscivano, si faceva il giro di tutti i cani, rigido come un manico di scopa, per accertarsi che tutti gli dessero musatine e leccatine di rito. Dopodiché era già scoppiato e si svaccava nella cuccia, ma col sorrisone soddisfattissimo: “Per oggi il capo sono ancora io”. Era di un tenero pazzesco 🙂
          Che l’influsso degli umani si faccia sentire, poi, è sicuramente stravero. Però i tuoi cani, a quanto ho capito, vivono in casa con te. I miei vivecano liberi in tre ettari di campagna: per questo dico che il mio era un branco “quasi” naturale (quasi, perché io comunque c’ero e a volte mi mettevo pure in mezzo, cosa che non avrei dovuto fare. Ma se i toni si alzavano, mica resistevo). Però, nove volte su dieci, non interferivo.

        • Il gufofiglio alla scrivania di fronte disse: “Tra un po’ litigate di nuovo”.
          AAAAALllllllllllllllltttt!!! Alzo subito bandiera bianca 🙂

          • Ma no, che litigare 😉 . Si scrive e si parla per discutere e per confrontarsi. Poi, tu da allevatrice avrai sicuramente visto nella tua lunga carriera molte più cose di me, con uno spettro molto più ampio.
            Insomma, non nego che in certe situazioni l’argomento del titolo non possa avvenire FRA CANI (del resto i dingo ne sono testimonianza) per alcune razze in cui vi è una certa competitività, ma non starei a generalizzare.
            Poi vi sono sicuramente dei comportamenti umani che possono facilitare quelle situazioni, come i cani lasciati a se stessi (e qui io ne ho visti diversi nella mia breve carriera).
            Come ti ho già spiegato per le vie brevi altre volte, io non sono d’accordo sull’uso del termine ‘dominanza’ e su ‘gerarchia’ per il concetto insito nei due termini. Sono più per competitività che a volte può sorgere per determinati ‘affari di cani’ (come la presenza di una femmina in estro) o per ‘dominanza’ come questione relativa a certe patologie (quelle sociali, ad esempio), ma non la vedo come modus operandi tipico della specie Canis familiaris (fammi fare un po’ il cinoegizio 🙂 ). Altrimenti non ci sarebbe stata ragione che un giorno qualche milione di anni fa i canidi iniziassero a ritualizzare le relazioni sociali per evitare scontri fisici.
            A quest’ora avremmo lupi che si comportano come iene e leoni…

          • Basta che il normale comportamento antagonista-conflittuale-gerarchico tu non me lo veda come patologico…

          • Ehiiii!!! (come esclamerebbe Fonzie)
            Il patologico è ascritto ad un ben determinato ambito, non certo a situazioni di normalità. Sotto questo punto di vista sono sicuramente d’accordo con te.

          • Anche te, però, Giovanni… Mica c’hai il cognome giusto per dire che le gerarchie non esistono 😉

          • Io continuo a dire … se noi italiani -in media- conoscessimo l’inglese in modo tale da comprendere le pubblicazioni scientifica in lingua originale, sarebbe molto ma molto meglio 😉

      • Dopo Pasquetta il cervello è uscito dallo standby ed ecco una cosa che volevo un attimo approfondire: lo speoto.
        E’ un piccolo canide che vive nel sud America di dimensioni paragonabili ad un zwergpinscher. Dei comportamenti atti a rinforzare i legami sociali all’interno del proprio branco (=famiglia, come specificano sia Mech che Boitani) ho già scritto. Una cosa che forse molti non sanno è il fatto che allo stato selvatico sono territoriali e competitivi nei confronti dei propri simili appartenenti a branchi concorrenti alla pari dei lupi, ma a differenza di questi non temono l’uomo, anzi sono talmente mansueti che gli indios cumagoto (una tribu che vive nelle foreste brasiliane) li allevano da centinaia di anni come animali da compagnia.
        Questi indios non si sono mai preoccupati di tentare la loro domesticazione (probabilmente perché non ne hanno necessità), tant’è che gli speoti che convivono con gli umani sono tali e quali a quelli che vivono allo stato selvatico.

  14. Valeria, conosco bene quell’articolo ed ho già risposto un paio di mesi fa su forumcani.biz. E, poiché l’articolo cui tu fai riferimento è stato tradotto da un preesistente articolo di Psychologytoday.com riporto il testo integrale della mia risposta, giusto per non smentirmi 🙂 .
    …Se è vero che Mech ha scritto quanto sopra, o era ubriaco o l’avanzare dell’età sta portando grossi danni oppure Bekoff ha scritto una menzogna. Nel suo studio “Alpha Status, Dominance, and Division of Labor in Wolf Packs” quando scrive dello stato Alfa dice (traduco) “Tuttavia, nei branchi naturali, il maschio o la femmina alfa sono soltanto gli animali riproduttori, i genitori del branco e le competizioni di dominanza con gli altri lupi sono rare, se esistono. Durante le mie 13 estati in cui ho osservato il branco di Ellesmere Island, non ne ho mai visto.
    Inoltre, chiamare un lupo alfa è un modo non appropriato di riferimento ai genitori umani o ai cervi. Ogni genitore è dominante nei confronti della sua prole; definirlo “Alpha” non aggiunge alcuna informazione. Perché non fare riferimento a una femmina alfa come il genitore femminile, la femmina riproduttrice, la matriarca, o semplicemente la madre? Tale designazione non sottolinea lo status dominante dell’animale, che è un’informazione banale, ma il suo ruolo nel branco come progenitrice, che è una informazione critica.
    L’unico uso che si può ancora riservare all’alfa è relativo ai pochi grandi branchi composti da cucciolate diverse. Anche se le relazioni genetiche delle madri nei branchi di tali dimensioni rimangono sconosciute, probabilmente le madri sono la matriarca originale e una o più figlie, i padri sono probabilmente il patriarca e adottati non collegati (Mech et al. 1998). In tali casi i riproduttori più anziani sono probabilmente dominanti sui più giovani e forse possono essere più appropriatamente chiamati Alpha. L’evidenza di una tale tesi sarebbe un vecchio riproduttore nella distribuzione del cibo che domina costantemente o
    controlla gli spostamenti del branco.
    Il punto qui non è tanto la terminologia, ma ciò che la terminologia implica falsamente: rigida, basata sulla forza gerarchia di dominanza.”
    Se questo non vuol dire negare la dominanza, poco ci manca…
    Per concludere nessuno nega che in alcune specie animali esista la dominanza: i coccodrilli, le iene, i leoni hanno una struttura sociale in cui la dominanza è sicuramente il ‘codice’ che regola i comportamenti sociali fra membri della stessa specie. Fra i canidi NO, almeno non fra le 5 specie altamente sociali, lupi, licaoni, dholes, speoti e cani domestici. Discorso a parte va fatto per il dingo, unico canide (e cane) sociale in cui le relazioni sono di tipo dominante, ma si tratta di cani selvatici che vivono in un ambiente molto difficoltoso nel quale vivere; i dingo praticano l’infanticidio, i lupi no.

  15. “Quindi, se finora siete stati ignorati (metodo gentile: cazzo, non ha funzionato neanche con voi!)”..

    ahah ho riso da solo in mezzo all’ufficio..

  16. Di solito leggo senza commentare, ma questa volta devo proprio esprimere il mio totale appoggio! Io non lavoro coi cani e non sono un’esperta visto che ne ho cresciuto solo uno, ma ho sempre trovato ridicoli quelli che si ostinavano a non voler capire il concetto di dominanza, che attaccano appena sentono nell’aria la possibilità che tu stia parlando di gerarchie! Il problema è che questi personaggi non si sono nemmeno mai spiegati in maniera comprensibile, avanti sempre a supercazzole filosofeggianti, a dire tutto e niente. E alla fine “per risolvere il tuo problema, comunque, ti consiglio il dap” o qualche psicofarmaco a scelta.
    Che dire? D’accordissimo con te!!!!

  17. Articolo interessante. Non so se deriva dal tuo Q.I. fuori dal comune…
    Però, la prossima volta, per far leggere questo articolo anche ai “Guru” marketing-furbetti, presentalo con la foto del cucciolo sopra le mutandine… 🙂

  18. “io insegno solo quello che la scienza può comprovare o che ha già comprovato”, questa frase la dico ai miei allievi ogni qualvolta che inizia un nuovo corso, quasi quasi ci metto il copyright.

  19. Finalmente qualcuno che scrive anche per me quello che penso da anni….Brava Valeria!
    Quando mi capita di fare corsi o serate per proprietari di cani avviso che utilizzerò i termini dominanza, capobranco e branco misto o branco/famiglia, specificando cosa intendo con questi termini e che oggi in cinofilia sono termini “superati” ma che io uso lo stesso e continuerò ad usare.

  20. Cazzosetta, eh? 🙂 comunque sono contenta anch’io che si siano messi i puntini sulle i e i trattini sulle t (pur non avendo mai preso parte agli scanni personalmente, perche’ non mi sento abbastanza competente da poter discuterne– e preferisco passare il tempo sanando la mia incompetenza, osservando i miei e altrui cani, che mantenendola e in piu’ facendomi venire i calli alle dita a forza di insulti su internet). Pero’ vorrei azzardare un ipotesi: e’ possibile che la presenza di tutti questi cinofili incompetenti sia dovuta al fatto che si guarda troppo la teoria e troppo poco la pratica? Per esempio, ho notato che si tende a valutare la competenza in base alla quantita’ di teoria conosciuta piuttosto che in base ai risultati portati: eppure il fatto che uno abbia seguito mille stages o letto mille libri non assicura che abbia davvero capito! Mentre, a mio parere, osservarlo lavorare coi suoi cani permette una valutazione della competenza immediata e sicura: se si evita di cadere nell’errore di guardare solo i risultati agonistici (che certe volte si possono ottenere con diversi trucchi poco rispettosi del cane– e/o dei regolamenti), ma si valuta il rapporto cane-padrone, la perizia dell’addestramento, il tipo di cani che ha quell’addestratore, l’atteggiamento del cane, ecc. si possono ottenere UN SACCO di informazioni sulle capacita’ REALI di quella persona

    • D’accordo al cento per cento, con un solo problemino collaterale: per capire se una persona ha capacità reali bisogna capire qualcosa di cani. Cosa che, ovviamente, non è alla portata dei neofiti. Per questo ormai si va avanti soprattutto “a chiacchiere”…condite, magari, dal far vedere il golden che fa seduto e ti dà la zampina (e per la Sciuramaria, il cui labrador la scatafascia per terra tre volte al giorno, quell’educatore è già Dio).

      • Ah be’, certo. Non ho specificato molto bene, pero’ mi riferivo perlopiu’ alle lotte tra gente del mestiere (educatori/addestratori) per decidere se e’ meglio o se ha piu’ ragione Tizio o Caio… Che vengono fatte guardando quanti stages hanno frequentato invece che cosa hanno fatto coi cani.
        Per le sciuremarie… Secondo me ci sarebbe davvero bisogno, come e’ stato ripetuto piu’ volte anche su TPIC, di un certificato o qualcosa di simile per distinguere gli addestratori/educatori seri da quelli improvvisati. Pero’ resto dell’idea che questo esame dovrebbe essere piu’ pratico (cosa ci fai vedere che sai fare e cosa hai fatto finora) che teorico; cosa che secondo me lascierebbe anche piu’ spazio a ognuno per poter lavorare come crede (sempre nel rispetto totale del cane, ovvio), mentre se si fa il tutto a livello teorico, si dovrebbe giungere a uniformare tutto e quindi scegliere per un unico approccio (clicker training, CZ, tradizionale) rispetto al quale si valuta se una risposta e’ corretta o meno.

  21. L’altro giorno su un gruppo Fecebook di sedicenti “olisti” ho visto l’ennesimo video-denuncia di presunti maltrattamenti compiuti in un campo UD ai danni di un pastore tedesco da lavoro: avevano scambiato il tipico abbaio-guaito del cane supereccitato e supercontento di ciò che sta per fare (attaccare il manicotto) per uno straziante grido di dolore di una povera bestia maltrattata.
    Io un’idea sulla competenza di questa gente me la sono già fatta.

  22. sono d’accordo che si ridimensioni un po’. I gentilisti, gli olistici e compagnia bella però a mio avviso hanno solamente *esagerato*su osservazioni che invece avevano un loro perché… e se non portate all’estremo sarebbero state condivisibilissime. Così come oggi c’è chi ha usato a suo uso e consumo e malinterpretato il pensiero di Bekoff, il secolo scorso c’era chi per le stesse ragioni (mercato, business, voglia di affermazione) malinterpretava il pensiero di Trumler, Lorenz ecc… arrivando a imputare alla gerarchia e alla dominanza ogni singolo comportamento che magari non c’enatrava una cippa. Il cane ti fa le feste perché è dominante, deve stabilire la gerarchia con il gatto del vicino….. Alla fine questa prularità di pensiero almeno ha avuto il pregio di mettere in discussione anche questi dogmi… speriamo che finalmente si trovi il giusto equilibrio.

  23. Io non sono nel campo della cinofilia, ma dai tuoi articoli (e non solo) mi sto facendo le mie idee.
    Ho degli amici fermamente gentilisti (o almeno che danno contro all’addestramento tradizionale) e sinceramente non condivido molte loro opinioni se leggo un tuo articolo vedo coerenza mentre spesso è proprio quello che manca nelle teorie dei “buonisti”…del tipo “non si deve dire NO” però si può dire il lascia lo stop ecc non è che il cane capisce la parola D:

    Vabè anche io sinceramente sono molto curiosa di vedere come loro senza usare “dominanza”o altro possono cambiare certi comportamenti “sgradevoli o sgraditi”…

    Diciamo che non si può sempre solo parlare..e che insomma ho visto cani, nelle case di chi magari è un fermo gentilista o simile (che assolutamente vieta ai propri amici di leggere “ti presento il cane” perchè da consigli sbagliati), che magari hanno qualche problemuccio o qualche paura che i proprietari non riescono in alcun modo a risolvere tali problemi..e senza rendersene conto usano proprio i metodi che tanto schifano…io non capisco..

    Li chiamano in altro modo ma son quelli alla fine…

    • Vedi qual è la differenza? Io gli articoli di Vaira li linko! 🙂
      Scherzi a parte…davvero io sono dell’opinione che si debba leggere tutto…anzi, io manderei tutti e fare corsi da tutti: perché solo sentendo diverse campane ci si può formare un’opinione propria. Il fatto è che i talebani del gentilismo (e non sono TUTTI talebani, grazie a dio…e ci tengo a ribadirlo ogni volta) sanno perfettamente che se uno utilizza un minimo di cervello si rende conto che le loro strabilianti teorie…o sono le stesse “nostre”, che portiamo avanti da cinquant’anni, però con le parole cambiate…oppure sono – papale papale – cavolate assurde, illogiche, antietologiche, innaturali.
      Quindi a me non dispiace affatto se i miei lettori (ormai non ho più i “miei clienti”, ma quando li avevo li spedivo sempre a leggere tutto!) leggono quello che scrivono i gentilisti. Anzi.
      Invece loro “vietano” di leggere “ti presento il cane”: insomma, la differenza che c’è tra cercare di fare cultura cinofila e creare una setta.

      • Infatti proprio per questo me ne infischio e vi leggo lo stesso XD.

        Non escludo che tutti possono sbagliare e siccome non siamo tutti uguali possiamo avere opinioni diverse, ma appunto per questo se ascolto più opinioni (pure quelle che qualche amico non condivide) mi farò sicuramente una cultura più ampia…

        Alla fine un’opinione si crea ascoltando più “campane” e credo che sia alla base di tutto questo!!!

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