venerdì 29 Agosto 2025

Aspiranti educatori: avete mai pensato di lavorare in allevamento?

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Valeria Rossi
Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

di VALERIA ROSSI – Ma sarà strana, ‘sta cosa? Da un lato ricevo quintalate di mail di educatori cinofili che, finito il corso, cercano disperatamente qualcosa da fare, ben sapendo (almeno i più intelligenti di loro) che il corso ti dà le basi, ma che prima di poterti definire davvero “educatore” di chicchessia devi mangiar pagnotte  a tutto spiano, vedere cani diversi, insomma passare dalla teoria alla pratica “sul campo”; dall’altro lato mi capita continuamente che magari qualcuno organizzi un incontro, un raduno, un picnic, una qualsiasi cavolata che dovrebbe riunire un po’ di allevatori per fare quattro chiacchiere in compagnia…e che gli allevatori rispondano “ma come faccio? Non posso, non ho nessuno che mi guardi i cani”.
Questo perché i neo-educatori, molto spesso, guardano solo a due possibilità: o il volontariato in canile, oppure il tirocinio vero e proprio al fianco di istruttori e comunque di personaggi già noti nell’ambiente.
I quali, però, non possono certamente accollarsi tutti i millemila educatori che escono dai millemila corsi italiani. Anche perché, che ci piaccia o meno (e al di là di quanto ci vanno raccontando quando al corso andiamo ad iscriverci), questo settore è ormai quasi al collasso: tempo fa ho scritto un articolo dal titolo Più educatori cinofili che cani”, che temo sia andato molto vicino alla realtà… ma nessuno è ancora sazio, si continuano ad organizzare corsi a ripetizione (e perché no? Finché c’è domanda, ci sarà sempre offerta) e continuano a venirne fuori ragazzi che speravano di aver “acquisito un mestiere”, ma poi si ritrovano smarriti a guardarsi intorno in cerca di sbocchi che, al momento, non sono poi così scontati.
Il canile non sempre è disposto ad accettare persone qualificate e formate: sembrerebbe assurdo, ma è così. I ben noti “canili lager”, ma anche quelli che, pur non essendo lager, sono nati col solo scopo di far soldi a spese dei Comuni, speculando sul randagismo, non hanno nessunissimo interesse a mettersi in casa qualcuno che potrebbe vedere-capire troppo (e magari parlarne in giro). Il rifugio gestito da persone veramente “di cuore” è quasi sempre in mano agli animalisti che purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno una visione del cane diametralmente opposta a quella del cinofilo: per loro i cani dovrebbero vivere liberi, non essere educati da nessuno, fare quello che gli pare e piace e così via. Perfino gli educatori che hanno una cultura di stampo cinofilosofico-buonista-disneyano non reggono, di solito, alla visione animalista, che va troppo  “oltre” (spesso oltre i limiti del buon senso e della logica, a mio avviso) e che spesso finisce in un conflitto dal quale non si esce, se non scappando.

Per quanto riguarda invece campi e centri cinofili, che sarebbero le strutture ideali per un vero tirocinio, il problema – come dicevo sopra – sta proprio nell’esorbitante quantità dell’offerta: un istruttore può sicuramente prendersi uno-due, ma anche tre “aiutanti”, toh! Ma non due o trecento. E quando ogni campo presente in Italia ha preso i suoi tre allievi, gli altri che fanno?
In Italia, diciamolo chiaro e tondo, NON c’è spazio per miliardi di centri cinofili. Se non siamo già saturi, poco ci manca. Alla quantità dovrebbero gradualmente sostituirsi la qualità e la specializzazione: da un lato facendo il vuoto intorno agli improvvisatori, ai macellai, a quelli che offrono addestramenti in duemila discipline diverse senza conoscerne neanche una e così via, e dall’altro coprendo le effettive lacune che ancora esistono (come i centri “rescue” fatti davvero BENE, con strutture adeguate e servizi di qualità, come emerso da questa intervista a Luca Spennacchio, oppure i centri specializzati nel recupero di cani aggressivi, che nessuno vuol fare perché i buonisti e i disneyani, quando gli arriva il cane davvero tosto, se la fanno sotto e preferiscono suggerire l’eutanasia piuttosto che rischiare di entrare nel box). Ma per il momento, non si vedono molti sbocchi in questo senso. Quel che si vede è un vero e proprio oceano di giovani con solidissime basi teoriche che vorrebbero, sì, “far pratica”, ma che in realtà non sono in grado di farla: perché quando esci da un corso, anche dal miglior corso del mondo, l’unica cosa che sei davvero in grado di fare senza provocare danni ai cani (e a te stesso) sono i “corsi puppy” per cuccioletti scodinzolanti. E di cuccioletti scondizolanti, alla fin fine, ce n’è un numero molto limitato: o meglio, ce n’è un altro oceano, solo che al campo non ci vanno perché in Italia la cultura dell’educazione a partire dai due-tre mesi NON C’E’.
L’italiano medio porta il cane “ad educare/addestrare” solo quando gli dà un problema: che può essere facile (tira al guinzaglio, non risponde al richiamo, salta addosso) o difficile (morde, litiga con gli altri cani), ma quasi sempre è già fuori dalla portata del neo-educatore, specie quando è un problema radicato da tempo.
Quindi ‘sti ragazzi che fanno? O si mettono a dare lezioni a domicilio, o ripiegano su attività collaterali – come il dog sittering – che sì, possono anche servire a fare un po’ di esperienza, ma alla fin fine non sono proprio il tipo di “pratica” che servirebbe a un educatore.

Dov’è che, invece, il neo-educatore potrebbe farsi un’esperienza davvero importante?
In allevamento.
Soluzione a cui pochi pensano, trovando forse “troppo poco nobile” la classica figura del “ragazzo di canile”, che viene vista spesso come quella – scusate il francesismo –  di un “raccoglitore di cacche”. Ed è vero, si fa anche questo (ma guardate che qualsiasi lavoro con i cani prevede questo tipo di raccolta, in un modo o nell’altro! Se la cosa vi schifava, dovevate scegliere un’altra strada fin dall’inizio!): ma non si fa certo solo questo.
Tanto per cominciare, in allevamento si vedono nascere e crescere i cuccioli: e non c’è “esperienza pratica” che possa insegnarci, sui cani, più di questa. Una delle cose che contesto spesso a coloro che seguono la corrente delle nuove teorie (un giorno le gerarchie esistono, il giorno dopo non esistono più; un giorno bisogna fare i leader, il giorno dopo non più…) e di non avere mai ALLEVATO cani. Perché, se allevi, non hai bisogno di leggere i risultati degli studi di Tizio o le teorie più o meno strampalate di Caio: le cose le vedi con i tuoi occhi. Vedi come i cani interagiscono tra loro, capisci che lingua parlano, vedi come educano i loro figli, come comunicano, come litigano e come si rappacificano. Non hai più bisogno di studiare niente e nessuno: vedi con i tuoi occhi, sperimenti sulla tua pelle. E impari più cose di quante possano insegnartene duemila corsi e diecimila libri: perché i cani sono lì, davanti a te. E loro non raccontano balle: sono come sono.
Ci sono, oggi, scuole di pensiero che mi fanno venire i capelli dritti, e che contesto con forza non perché contrastino con le mie “idee”, ma perché contrastano pesantemente con tutto quello che ho visto, vissuto, sperimentato di persona, attraverso i miei cani e/o quelli con cui ho avuto a che fare.

Quindi, se c’è una cosa che mi sento di dire a chi vuole farsi “davvero” un’esperienza, è di non trascurare la possibilità di fare l'”assistente di allevamento” (così suona meglio che “ragazzo di canile”, no?), perché non solo è un lavoro-hobby che ti permette di guadagnare qualche euro (che male non fa), ma soprattutto di permette di farti un’idea realistica di cosa sia il cane e di tutto il mondo che lo circonda. Un mondo fatto anche di cacche da tirar su, di patemi d’animo, di imprevisti, di notti in bianco passate ad assistere una partoriente o un cane malato, di grandi spaventi e di grandi gioie. Certo, non sarà proprio la stessa cosa che allevare in proprio: però, intanto, un’idea te la fai. E se hai anche voglia di metterti lì a guardare i cani nei loro (e tuoi) momenti di libertà, impari tante di quelle cose (cose che nessun libro e nessun docente avranno mai potuto insegnarti, perché magari succedono solo quella volta lì e con quei cani lì…ma intanto sono successe e tu hai scoperto che possono succedere) che alla fine, quando parli con un potenziale cliente, non ti senti più l'”ultimo arrivato” che sì, ha il diplomino in tasca, ma sotto sotto è ben conscio di non sapere ancora granché.
Cominci a pensare (e non solo a “voler far pensare al cliente”) che di cani ne sai davvero. Che ne sai più di “qualcosina”.
E sai qual è la cosa migliore? Che stavolta è vero.
Non hai nessun nuovo diploma, non hai avuto nessun docente con davanti i titoli di Dott. e Prof.: ma hai imparato davvero, hai imparato cose utili.
E se ti volti un attimo a guardare verso i box, anche se tra cinque minuti dovrai entrare a pulire cacche, entraci con la consapevolezza che i tuoi veri insegnanti – quelli che ti daranno, d’ora in poi, la possibilità di sentirsi (e non solo di “volerti convincere che sei”) uno che di cani ne capisce – sono quelli lì.

Come si fa

Ci si propone! Un po’ come in tutti gli altri lavori. Si manda una presentazioncina, un curriculum, una proposta, agli allevatori della propria zona: certo, non sarete oberati di richieste e non è detto che troviate un lavoro full time. Ma qualcosa può saltar fuori, e dal “qualcosa” iniziale può nascere poi qualcosa di più. L’importante è iniziare.
Parlate chiaro: spiegate quello che potete offrire e quello che sperate di avere in cambio (non solo dal punto di vista economico). Fatevi conoscere, girate, visitate gli allevamenti (non vorrete sicuramente andare a lavorare per un cagnaro!), fatevi un’idea delle persone e dei cani con cui vi piacerebbe lavorare. Vedrete che qualche strada si aprirà sicuramente.

Autore

  • Valeria Rossi

    Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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28 Commenti

  1. Io ci ho provati per mesi! Ho mandato cv con tanto di lettera di presentazione, ma niente: non m’ha voluta nessuno in tutta la provincia di Reggio Emilia e Modena e dintorni!
    Tutti a dire che non avevano bisogno, né tantomeno di persona “inesperta” come me… che ho cani da quando avevo 5 anni, ho lavorato in canile e pulisco schifezze senza

  2. Ecco l’articolo che cercavo 🙂 tra poco inizio l’università, ho finalmente trovato un alloggio che mi permetta di portare almeno saltuariamente i miei due cani e vorrei lavorare in allevamento per guadagnare qualche soldino (visto che l’università non è proprio economica), è una cosa compatibile con gli studi e due cani a cui devo dedicare del tempo? O è una cosa fattibile solo come lavoro a tempo pieno?
    grazie

  3. Salve,
    io avrei bisogno di acquistare il libro di Valeria Rossi “Il cane corso” e vorrei anche essere indirizzata per poter fare un corso da consentirmi di lavorare principalmente in un allevamento e poi se Dio vuole, aprirne uno tutto mio!
    Grazie

  4. Ciao a tutti!bellissimo articolo,io mi chiamo simona e sto frequentando come tanti un corso per diventare Educatrice,nel frattempo insieme ad altre persone più esperte offro alcuni servizi in zona monza e Brianza..purtroppo è una cosa agli inizi che rende poco e trovare un part time,chiamiamolo così,presso un allevamento per me sarebbe un sogno!inoltre offrirei la mia esperienza per educare i cuccioli a tutte le situazioni abituali e insolite della vita,oltre alla socializzazione sia con cani sia con persone.è un servizio che sto proponendo a diversi allevatori,se qualcuno è interessato ad “assumermi” potrebbe contare su una collaboratrice sveglia,affidabile,umile,con tanta voglia di imparare e di mettersi alla prova ma soprattutto con una grande passione per gli animali e il loro mondo!sarei disponibile anche a spostarmi diciamo fino a 50km circa da monza se trovassi persone serie in cerca di una collaborazione continuativa 🙂
    Se siete interessati o conoscete qualcuno che potrebbe esserlo questo è il mio numero 3348711440
    Scusate se mi “pubblicizzo” ma sono un pò disperata in questo periodo di crisi(sono disoccupata)e spero possiate capirmi e aiutarmi se potete 🙂

  5. notoriamente sono innamorata dei cani di canile, eppure da sempre spero nella progresssiva sinergia educatore allevatore,anche se personalmente credo di essere una persona abbastanza lontana da certe logiche. Mi piacerebbe proprio fare una chiacchierata con lei valeria rossi forse mi spiegherebbe alcune cose 😉

  6. Valeria grazie per la risposta molto accurata, ora ho capito meglio e sono assolutamente d’accordo, ho troppo rispetto per i cani per vederli trasformare in bambini, più o meno scemi non importa.. ho usato apposta la parola “imporre” perchè un uomo che voglia scimmiottare il capobranco non riuscirà mai a farlo e al massimo potrà “imporsi”, il mio Aragorn governa il nostro branco di 13 Border con lo sguardo, poche volte ha necessità di andare oltre… ho imparato tutto da lui (e dagli altri) osservandoli e trascorrendo del tempo con loro… mi trovo in sintonia con l’idea di Danilo Mainardi, secondo la quale l’uomo per il cane è più di un capobranco, è colui che detta le regole del contesto in cui avvengono le interazioni… d’accordo anche su quanto dici rispetto al rapporto tra teoria e pratica, ci devono essere entrambe, riflettevo giusto oggi con mia moglie Cristina sui corsi per istruttori di agility, aperti anche a chi non ha mai fatto gare… penso che i corsi per istruttore dovrebbero essere riservati a chi ha portato diversi cani almeno in terzo grado, così sa ( o comunque dovrebbe sapere!) cosa vuol dire preparare il cane al meglio, e con questo non intendo solo il meglio per i risultati ma anche per il rapporto tra cane e conduttore e per la salvaguardia fisica e morale di entrambi…

  7. concordo con il senso fondamentale dell’artico, tuttavia ho diverse perplessità: non mi piace l’epiteto cinofilosofo – buonista – disneyano, non so se sentirmi offeso, chissà chi ha in mente l’autrice, così lascia il sospetto che ce l’abbia con l’educazione gentile ed il rispetto per i cani e per tutte le creature viventi, da vegetariano ed antispecista non mi piace l’allusione, ma forse se l’autrice qualificasse meglio il suo pensiero si potrebbero dissolvere i dubbi… se devo ringhiare ad un cane e fargli sentire i miei denti sulla collottola non esito a farlo ma il collare a strozzo e le intimidazioni no, d’altra parte nemmeno penso che ci si debba imporre sempre come capobranco, il cane sa che non siamo conspecifici e ci sono dei confini che non dobbiamo valicare, sta alla nostra intelligenza e conpretenza trovare metodi diversi dall’imposizione…. Valeria che vuoi dire??? l’osservazione è importante, ma poi se non riesci ad elaborarla con riferimenti teorici rimani seppellito nell’ignoranza e la tirata di valeria rossi sui libri che non servono la trovo deleteria… non solo libri, d’accordo, ma trovo i praticoni spesso presuntuosi ed ignoranti, fanno le cose, bene o male questo non importa, e non sanno il perché, oppure inventano dei perché improbabili…. per il resto sono assolutamente d’accordo, anche non non riusciamo a trovare una persona che tenga i nostri cani in maniera affidabile quando noi non ci siamo e con tutti i giovani cinofili che dicono di cercare lavoro sembra veramente paradossale.. tutti molto comodi e poco disposti a sacrifici per imparare farsi conoscere, poco disposti a seguire una strada con coerenza e coraggio, rischio di farti in quattro per formarli poi se ne vanno al primo alito di vento….

    • Roberto, quello che voglio dire credo sia molto chiaro a chi mi segue con costanza da queste “pagine”: ma mi rendo conto che possa lasciare dei dubbi a chi magari legge un singolo articolo (ed ovviamente non gli posso chiedere di leggere l'”opera omnia” della Rossi per chiarirsi le idee: anche perché la Rossi scrive decisamente troppo per poterla reggere tutta! (no, non è un refuso: ho scritto proprio REGGERE, e non “leggere” :-)).
      D’altro canto, è anche difficile esprimere in poche righe un pensiero che condensi tutto quello che penso sul tema “buonismo-gentilismo-cinofilosofia” & affini: perché su ognuno di questi punti penso cose molto positive ed altre molto negative.
      Potrei condensare al massimo in questi termini: “tutto ciò che viene fatto con l’intento di fare del bene ai cani, in perfetta buona fede, lo vedo di buon occhio, anche se a volte ritengo che alcune cose vadano analizzate con un po’ di spirito critico e che non si possa accettare ciò che è anti-etologico solo perchè è “buono” (o peggio, “buonista”). Il cane va innanzitutto rispettato nella sua caninità: che lo si voglia trasformare in un bambino scemo non mi sta bene, che si pretenda da lui una parità intellettiva con l’uomo (o quasi) neppure. Però, su questi punti, ci si può confrontare, discutere e magari trovare spazi per collaborare.
      Tutto quello che viene fatto al solo scopo di “spennare polli” (che siano essi clienti o allievi) mi sta sulle palle a priori: ma se poi rovina anche dei cani, o rende infelici dei cani, allora lo trovo delinquenziale e credo che vada combattuto con forza”.
      E qui spazi non ne vedo. Vado giù piatta e dura, punto.
      La cinofilosofia, se viene presa per quel che è (e cioè una base teorica, “filosofica”, appunto, sulla quale basare la propria relazione col cane), mi sta benissimo. Ce n’è bisogno. Se serve a fare piazza pulita di tanti “padri-padroni-capobranco-alla-Millan”, mi piace da morire.
      Quando però si comincia a pretendere che abbia applicazioni pratiche…allora ci si scontra con il fatto che i cani non sono tutti uguali: che ad alcuni si addicono certi tipi di approccio e ad altri no. Che ci sono cani che possono realizzarsi davvero solo in certe attività per le quali sono stati selezionati e che quindi sentono come esigenze interiori: e negargliele solo perchè queste attività non hanno “la faccia disneyana” (come nel caso dell’UD) lo trovo orribile, addirittura nazista.
      “O fai per forza quello che piace a me e ti comporti secondo la mia immagine idilliaca del cane “alla Disney”, appunto, o preferisco che la tua razza si estingua”.
      Ecco, questo mi fa orrore. Preferisco quasi i metodi millaniani a questo tentativo violento di snaturare i cani, travestito però da gentilismo o buonismo.
      Per quanto riguarda i libri, ne ho scritti più di sessanta: pensi davvero che voglia dire che non servono a nulla? 🙂
      Quello che voglio dire è che la teoria, proprio come la filosofia, è una “base” da cui partire: dopodiché, però, devi scendere in campo, sbatterti per qualche bell’annetto, confrontarti con “i” cani, e non con “il” cane che ormai non esiste più, e che non si può pretendere di far esistere eliminando tutti gli altri. Devi avere a che fare con il chihuahua e con l’alano, con il golden e con il rottweiler, col cane pauroso e col cane aggressivo. Devi approcciarti a tutti loro, e non solo a quelli “facili”, e risolvere i problemi di almeno un 60% di loro. DOPO questo cammino…allora sì, puoi dire di essere un “educatore”: ma non dopo che hai letto due o tre libri e hai fatto il corsetto di 50 ore. Altrimenti fai solo dei danni.
      Nel tuo commento, infine, c’è una frase che proprio non mi va giù: “non penso che ci si debba imporre sempre come capobranco”.
      Ma perché IMPORRE?
      Il capobranco, il leader, la guida, chiamala come vuoi, non si deve MAI imporre. Non è che non debba farlo “sempre”: non dovrebbe farlo MAI!
      Quello che deve fare è comportarsi in modo tale per cui il suo cane lo ammiri, lo stimi, gli si sottometta (in senso etologico) spontaneamente, un po’ come il bambino che pensa che “il suo papà sia il più bravo di tutti” perché lo ama e lo stima, non certo perché lui gli abbia puntato una pistola alla tempia per farglielo dire.
      Sta tutto nella differenza tra “autorevole” (che SI, bisogna essere sempre!) e “autoritario” (che non si dovrebbe essere mai, se non forse in rarissimi casi estremi di vera emergenza).
      Finché non avranno tutti MOLTO ben chiaro questo concetto, e cioé cosa significa veramente essere “capi”, o “superiori gerarchici”, non ci si capirà mai 🙁

  8. quotissimo!! quando ho cominciato io a fare il raccattacacche (di cavallo, nn di cane all’ epoca) per avere a che fare appunto con i cavalli, l’ho trovato estremamente utile, anche perchè il rapporto con chi li ciba e li tiene puliti e li porta a sgambare liberi nel tondino senza zompar loro addosso e chiedere performance è molto appagante e ricco di sfumature che in allenamento nn noti, ma dovresti già conoscereper fare un buon lavoro,e mi è valso più delle lezioni di equitazione, tanto è vero che ad un certo punto ho smesso di montare, ma non di raccogliere cacche..mi ero fatta una maglietta per andare a lavorare :sulla schiena recitava “il lavoro è merda” sul petto “la merda è lavoro” 🙂

  9. da allevatrice posso dire che cerco e ho cercato TANTO una persona per aiutarmi con i miei cocker americani, però dopo anni non l’ho ancora trovata. La mia idea è qualcuno che prima entri in confidenza con loro, che mi dia una mano soprattutto per il grooming, e che poi possa anche fermarsi in loco durante mie assenze di qualche ora o giorno. Questo però solo in un secondo momento, perché lasciare i cani a terzi per me è un atto di fiducia estrema. Ho offerto soldini e la possibilità di crearsi un minimo di curriculum… ho ottenuto solo rifiuti oppure persone palesemente disinteressate che ho dovuto liquidare dopo un periodo di prova. Nel caso peggiore mi sono anche stati sottratti oggetti dalla cucina… sì, tipo bicchieri e pacchi di pasta… e io che non capivo perché la persona in oggetto quando andava in bagno si portava lo zainetto!!!! Forse il panorama qui in Cile è diverso dall’Italia, ma certo a me non sembra facile trovare persone veramente interessate a lavorare con i cani. Ora come ora se una persona mi si offrisse (e sarebbe la prima volta, ho sempre chiesto io) valuterei molto bene per evitare brutte sorprese.

  10. Ottimo il consiglio di Valeria. Vorrei pero’ aggiungere una cosa. Nel nostro centro oltre a fare educazione/addestramento, formiamo anche delle persone che vogliono imparare a lavorare con i cani. A queste persone, non facciamo solo il corso, ma cerchiamo di metterle in condizione di lavorare in autonomia. Una volta formate, se vogliono, possono usare il nostro campo per portare i loro clienti. Con questo voglio solo dire che non tutti i corsi sono uguali. Uso un eteronimo perché non mi sembra giusto farmi pubblicità tramite le pagine di Valeria.

  11. io l’ho fatto piu di qualche volta…ma al livello di “pet-sitting x allevatori”cioè tenere i cani dell’allevamento mentre il proprietario è via,o in expo da qualche parte…una volta ho tenuto 12 labrador x 5 giorni…una fatica bestia… e qualche volta un allevamento di beauceron(di cui ho fatto partorire una femmina ed è stata un esperienza molto istruttiva…)e li è molto piu interessante perchè vivono in branco…

  12. grazie valeriaaaaaa !
    e per chi sta cercando qualcosa da fare, eccomi !!!!!!!!! sto cercando una persona di fiducia a cui affidare i miei cani quando mi assento.. sono in piemonte, prov di torino, pinerolo per la precisione. sono quella del banner sui rottw e gli staffi.. chi c’è di libero in zona? lavoro saltuario, prevalentemente di sabato e domenica, richiedo che la persona si fermi da me anche a dormire (cioè, si trasferisca qui quando io mi assento)

  13. Mi fa “sorridere” ( in senso buono ) leggere di UNA richiesta fatta ad UN allevatore .. mi fa sorridere perchè mi fa sentire vecchia 🙂 a vent’anni no mi sarebbe nemmeno venuto in mente che UN fallimento , UN “no” ad UNA richiesta fosse da considerare …mi sarebbe sembrato più che logico farne centocinquanta di richieste , per telefono , di persona , andando a parlare a vedere , frequentando magari le expo .. perchè mai un allevatore dovrebbe accogliere un perfetto sconosciuto ? soprattutto oggi poi .. che si rischiano denunce e danni anche relative alla presunta competenza di gestione dei figli solo per aver alzato un pochino la voce” con un cane ? IO , OGGI , se fossei allevatore mi guarderei bene dall’accogliere un educatore .. lo scrivo senza falsi pudori .. oggi che non si può nemmeno guardare storto un cane senza trovarsi “sputtanati” inr ete in discussioni che mettono in dubbio l modo in cui tratti i tuoi figli ? NO , io non lo farei . Per convincermi altro che “telefonata” .. dovrei conoscere davvero bene la persona che si propone , e questa dovrebbe dimostrarmi intanto UMILTà , e poi buon senso . …

  14. Io l’ho fatto: mi sono offerto a un allevatore come raccoglicacche e lavaciotole gratis, ma la risposta è stata cortesemente negativa.
    Non cercavo un lavoro, quello ce l’ho già.
    Era che, volendo prendere un cane di una razza non proprio delle più semplici, dopo aver letto il leggibile (sulla razza e in generale), mi rendevo conto di avere una conoscenza solo teorica (del cane e della razza), e avrei voluto avere la possibilità di conoscerli più da vicino. Il problema è che alla fine chiunque può informarsi sulla razza fin che vuole, ma quanti di quei cani avrà davvero visto prima di portarsi a casa il primo?
    Più recentemente un altro allevatore (che stimo) a proposito di questo episodio mi diceva che condivideva la decisione del collega, senza però darmi motivazioni precise.
    Può essere che la mia richiesta fosse in effetti strampalata, improponibile (posso pensare a problemi di responsabilità assicurativa, di eventuale incompetenza, ecc.) o almeno insolita. Spero non fosse stata interpretata come voglia di ficcanasare prima di compare il cane. Però davvero ancora oggi mi sembra che, se devo prepararmi a prendere un cucciolo, quale modo migliore se non quello di dare una mano all’allevatore e passare qualche tempo nell'”ambiente”? Se la cosa avviene senza spese, mi pare che ne possano solo scaturire reciproci vantaggi.
    Mi farebbe piacere conoscere il parere di qualche altro allevatore.

    • Se valgo come ex allevatrice…l’avessi proposto a me, ti avrei accolto a braccia aperte: anche perché i ragazzi di canile li ho sempre pagati, mannaggiamme’! L’incompetenza in un neo-aiutante si dà per scontata: sei tu, allevatore, che devi dargliela.
      Forse la tua offerta è stata rifiutata perché limitata a un breve periodo, e quindi l’allevatore non intendeva sprecar tempo ad insegnarti cose che poi gli sarebbero tornate utili solo per pochi giorni. Nin zo. E’ l’unica spiegazione che mi viene in mente (oltre al sospetto di ficcanasismo, che però mi sembra anche un filino paranoico!)

      • da allevatrice ti direi che per pochi gg nn vale la pena che io perda la giornata a stare appresss’à te che nn sai fare, che devo dirti fai attenzione, spostati di li etc etc etc se poi nn ti fermi a lavorare per un lasso di tempo lungo. formare una persona di canile ci va tempo, e ne abbiam sempre poco !!!

  15. Ecco perfettamente io sarei uno di quelli …..se sapete di allevamenti che cercano una mano ho tutta la voglia di trasferirmi e di lavorare, ve ne sarei tanto grato se sapete qualcosa.
    Cordiali saluti
    Marco Brocato

    • caro marco..cerca…sul web..che cani ti piacciono? i bassotti? cerca allevamento bassotti..e verrewnno fuori molti indirizzi…seleziona sempre però che gli allevemanti abbiano un’affisso riconosciuto dall’enci…così potrai avere ,se troverai lavoro,un posto migliore che andare da un ganaro che fa fare cuccioli senzqa sosta a cani a volte troppo stressati e spesso anche ammalati….forza no n farti piovere sulla etsa qualcosa che puoi trovare semplicemente su internet..poi fissa appunatamenti indiversi allevamenti..e vedi un po’ cosa succede…di razze ce ne sono moltissime e allevatori anche….

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