di VALERIA ROSSI – Partiamo da una tragedia, purtroppo.
Anzi, partiamo da una lettera che racconta di una tragedia: la lettera di una ragazza di 15 anni che si è vista morire tra le braccia la sua migliore amica, e che per questo ha scritto in tono tanto accorato quanto accusatorio ai suoi allevatori (e le do tutte le ragioni del mondo… come penso gliele darete tutti voi una volta lette le sue parole):
voglio raccontarvi la mia storia ma ho bisogno che voi la leggiate fino alla fine.
Mi chiamo Nicole, ho 15 anni, e ho sempre amato gli animali ma non sono mai riuscita a convincere mia madre a prendermi un cane. Io e mio zio siamo sempre stati affascinati dal dobermann tanto che sapevamo tutto di questa razza: storia e tutti i nomi dei cani più importanti a memoria. Mio zio, un anno fa, ha cercato letteralmente giorno e notte un cane da regalarmi arrivando alla conclusione di potersi affidare e fidare del vostro allevamento.
Io e il mio cane diventammo subito molto unite: non andavo da nessuna parte se lei non era con me, e viceversa, tanto che un giorno l’ho portata con me mentre stavo andando a scuola realizzando solo dopo che non avrei potuto portarla.
Le poche volte in cui l’ho lasciata sola, mia madre mi diceva che mi aspettava alla porta e niente poteva muoverla da li. Molte volte, se un giorno ero malata e mia madre la portava fuori a fare una passeggiata, doveva tornare subito a casa perché senza di me diventava molta nervosa ed inquieta; ed io, d’altra parte, se stavo senza di lei per più di otto ore iniziavo a sentire la sua assenza.
Per farvi capire quanto eravamo unite voglio dirvi questo: ogni volta che la portavo fuori per una passeggiata, mentre camminava mi guardava costantemente e molte volte a causa di ciò è andata a sbattere contro alcuni oggetti, ma ha sempre continuato a guardarmi. Nella mia città ho incontrato altri allevatori di dobermann che mi fermavano per dirmi che il modo in cui lei era legata a me era spettacolare e che per metterla in quella posizione, come nelle prove da lavoro IPO, occorreva molto tempo; eppure io non glielo avevo mai insegnato.
Però le ho insegnato molte altre cose e mia nonna la chiamava cane da circo.
Era anche molto protettiva nei miei confronti, soprattutto la notte, e mia madre mi lasciava uscire la sera, per portarla fuori, sapendo che lei non avrebbe fatto avvicinare nessuno.
Lo ripeto: io e mio zio sapevamo tutto del dobermann… tutto tranne la devastante malattia che li colpisce: la cardiomiopatia dilatativa.
La scorsa estate, quando lei aveva un anno e mezzo, sono dovuta andare in Marocco per motivi di studio e, non avendo potuto portarla con me, ho sofferto molto. Mentre ero là sono venuta a conoscenza del fatto che la sorella del mio cane era morta da pochi giorni, a causa di un edema polmonare che, come confermato poi dal proprietario, è stato causato dalla malattia che, come voi ben sapete, porta proprio l’edema polmonare.
Sarei dovuta rimanere in Marocco quasi quattro settimane, ma alla seconda mio padre e mio zio mi hanno chiamato e mi hanno detto di tornare a casa perché il mio cane stava morendo.
Quando sono arrivata, i veterinari erano riusciti a salvarla per miracolo per permettermi di salutarla un’ultima volta. Ero devastata.
Il cane che mi aveva reso felice, il cane che mi aveva tirato fuori da un terribile momento della mia vita, stava morendo. Il mondo mi stava crollando addosso. Tutte le mie sicurezze e i miei punti di supporto si stavano distruggendo.
Informandoci, siamo venuti a conoscenza di un veterinario che stava testando le cellule staminali del sangue e che aveva precedentemente “curato” un alano affetto da cardiomiopatia dilatativa, allungandogli la vita di 3 anni dopo la manifestazione; subito l’abbiamo contattato per provare un’ultima disperata cura.
Ha iniziato a migliorare e io ho iniziato a sperare di nuovo. Doveva però prendere molte medicine che, in aggiunta alla cellule staminali, mia madre non si poteva permettere; quindi mio zio vi ha scritto sperando che voi ci poteste aiutare, ma ci avete risposto dicendoci che non era vero che avesse la cardiomiopatia dilatativa e che il suo edema era stato causato da un colpo. Potete immaginare, quindi, la mia sorpresa leggendo la vostra risposta dato che avevo molti elettrocardiogrammi ed ecocardiogrammi, non di uno ma di almeno 4 veterinari che testimoniavano che il mio cane era affetto da questa malattia. Proprio per questo ho deciso di ignorarvi e di rimuovervi completamente dalla mia mente perché, ovviamente, mi stavate prendendo in giro, anche sapendo che per me era un periodo molto difficile.
Ha raggiunto due anni di età e i veterinari erano sorpresi perché il suo cuore stava migliorando, sia come contrattura, sia come pulsazioni ma, soprattutto, non aveva scompensi cardiaci.
Ho vissuto un anno nel terrore con la paura di tornare a casa da scuola e non trovarla li; e ogni mattina la salutavo come se fosse l’ultima volta; e ogni mattina lei aspettava che lo facessi. Ma ogni volta che io tornavo lei era li che mi aspettava.
L’ultima settimana di maggio di quest’anno il suo edema polmonare è peggiorato, ma siamo riusciti a contenerlo.
La mattina del 16 giugno del 2014 non stava molto bene e quindi l’ho portata dal veterinario. Aveva la tachicardia, 250 battiti al minuto, ed era in scompenso cardiaco. Siamo stati li tutto il giorno.
Subito dopo aver fatto un elettrocardiogramma e un ecocardiogramma il veterinario ci ha detto che una valvola del suo cuore aveva smesso di funzionare e le restava meno di una settima di vita, se fossimo stati fortunati.
Stava soffrendo e, anche consigliati dal veterinario, ho deciso di farla smettere di soffrire.
E’ morta il 16 giugno 2014 alle 20.20 quando aveva due anni, sette mesi e 26 giorni e sono rimasta con lei fino alla fine. E… indovinate un po’ ? Il mondo mi è crollato addosso; tutte le mie sicurezze e i miei punti di supporto sono distrutti.
Siete felici adesso? Siete orgogliosi del vostro lavoro professionale?
Vi sto scrivendo questa lettera nella notte fra il 16 e il 17 giugno, alle 5.30 della mattina, perché non sono riuscita ad addormentarmi e vi sto scrivendo questa lettera al computer perché le mie lacrime non vi permetterebbero di poterla leggere su carta.
Sono consapevole del fatto che oggigiorno quasi tutti i dobermann, per non dire tutti, sono affetti da questa terribile malattia e certamente non siete gli unici nel mondo ad avere i cani malati.
Ma vi sto anche scrivendo questa lettera da ragazzina quindicenne con il cuore spezzato che, probabilmente, non sarà più capace di prendere un cane.
Quindi vi ringrazio per avermi dato due anni di sofferenza e dolore che solo il mio cane ha potuto poi trasformare in puro amore, ma certamente non grazie a voi.
Vi ringrazio per avermi nuovamente gettato in un oblio ancora peggiore di quando non avevo ancora incontrato l’amore della mia vita.
Era un cane stupendo, eccezionale, e gli avete rubato la possibilità di continuare a dimostrarlo. Gli avete portato via la possibilità di una vita più lunga, di una vita senza medicine, di una vita normale.
Mi ha reso felice più di qualsiasi cosa al mondo, e quel maledetto 16 giugno, quando ho accettato e l’ho accompagnata alla sua condanna a morte, lei si è fidata di me come sempre ha fatto.
E tutto questo a causa vostra, a causa dei vostri accoppiamenti sbagliati, al fine di raggiungere il cane perfetto, forse… si, ma solo esteriormente.
E voglio che ogni volta che farete un nuovo accoppiamento pensiate a me e come mi avete distrutto la vita. E quando andrete a letto, e non dormirete, pensate a come io ho passato le mie notti insonni. E quando vi morirà il prossimo cane, voglio che pensiate a quanto io sia disperata ora che, ormai sono le sette di mattina, sto piangendo e mi sento più sola che mai perché lei se n’è andata e non tornerà più… e a come questo mi abbia lasciato un vuoto incolmabile nel cuore…
Nicole
E adesso, con un gran magone e tanta rabbia addosso, parliamone.
Parliamo non tanto del caso specifico (laddove è palese che ci troviamo di fronte a brutte persone che hanno fatto un pessimo lavoro e non ne vogliono neppure la responsabilità), quanto dell’affermazione di Nicole: “oggigiorno quasi tutti i dobermann, per non dire tutti, sono affetti da questa terribile malattia”.
Potrebbe sembrare un’esagerazione legata al dolore del momento, e in parte sicuramente lo è: ma se andiamo ad analizzare l’andamento della malattia si vede chiaramente che la sua incidenza, nel dobermann, è superiore a quella che riguarda le altre quattro razze in cui ne è stata dimostrata l’origine genetica (alano, terranova, irish wolfhound e cao de agua: per tutte le altre razze si parla ancora di malattia idiopatica, ovvero di causa sconosciuta).
Il motivo? Appare abbastanza ovvio: l’utilizzo (soprattutto in inbreeding, e comunque in consanguineità) di soggetti portatori sani… e a volte anche di soggetti dichiaratamente malati, il che è molto peggio perché per i portatori sani c’è almeno la possibilità della buona fede (anche se dopo uno, due, tre, dieci discendenti malati, qualche dubbio forse bisognerebbe porselo).
Il problema, in questa razza, è il seguente: si sa benissimo – anche se non si dice, per evitare rimostranze varie – chi siano stati i soggetti che hanno dato il via a questa tragedia… ma oggi questi soggetti sono presenti nel pedigree della stragrande maggioranza dei dobermann italiani (e non solo).
Purtroppo si è trattato di maschi particolarmente belli, stravincitori in expo, che quindi hanno coperto un’infinità di femmine: in un caso specifico il cane era di proprietà di un personaggio particolarmente in vista e particolarmente potente, ragion per cui diverse monte sono avvenute per “convenienza politica”, oltre che per l’effettivo valore morfologico del soggetto.
Come al solito si pone il Grande Dilemma: per migliorare una razza, per ottenere soggetti di altissimo livello, almeno un certo grado di consanguineità è praticamente obbligato. Consanguinetà che, come tutti sanno, non “crea” nessunissimo problema di salute: però ha l’effetto di portare alla luce quelli preesistenti.
Se si lavora davvero con serietà, la consanguinetà è utilissima non solo per fissare i caratteri più desiderati, ma anche per far emergere gli eventuali problemi latenti (di cui l’allevatore, magari, non saprebbe mai nulla se continuasse ad accoppiare in outcross) e quindi ad eliminare dalla riproduzione i soggetti che potrebbero trasmetterli.
Quindi, dal punto di vista zootecnico, è doppiamente utile anche per salvaguardare la salute di una razza.
Quand’è, invece, che il lavoro in consanguineità diventa criminoso?
Semplice: quando l’allevatore si accorge che uno dei suoi riproduttori è portatore di una patologia letale… e continua ad usarlo.
Attenzione: anche in questo caso ci sarà sempre chi difende il suo operato.
Dato per scontato che il cane perfetto sotto tutti i punti di vista (bellezza, salute e carattere) non esiste, o esiste in un caso su millemila… bisogna forzatamente accettare che i riproduttori “miglioratori” da un lato possano portare con sé qualche magagna – piccola o grande – dall’altro.
Il cane bellissimo potrebbe essere un po’ troppo nervoso, il cane dal carattere inimitabile potrebbe non essere il massimo della tipicità: ci sta e bisogna accettarlo, perché lavoriamo con la genetica (che ci è ancora in gran parte sconosciuta) e non con i mattoncini Lego.
Dal mio personale punto di vista, però, NON è accettabile e va drasticamente stigmatizzato (e magari andrebbe anche punito in qualche modo) il comportamento degli allevatori che sorvolano su problemi di salute talmente gravi da causare la sofferenza e la morte precoce dei soggetti colpiti.
Qui non ci sono scusanti di sorta: chi usa in riproduzione soggetti con queste caratteristiche NON si può definire cinofilo, perché il termine “filia” (e cioè “amore”) è totalmente avulso dal suo modo di pensare.
Il dramma peggiora esponenzialmente, come abbiamo visto, se questa persona dispone anche di grande potere… perché a questo punto diventa a rischio tutta la razza, vista la frequenza con cui vengono usati i suoi riproduttori.
Ma chi viene “dietro”, chi viene “dopo”… cosa può fare?
Le scelte sono tre: o evita di usare i cani provenienti da quella linea di sangue (col rischio, anzi con la quasi certezza, di non vincere più nulla e conseguentemente di non vendere più un cucciolo… ma anche con quello – ancora più grave per chi ama realmente una razza – di produrre solo cani mediocri), oppure ne acquista qualcuno, ma prima di usarlo in riproduzione lo sottopone a tutti i possibili test per essere certo che non sia a rischio.
La terza possibilità è quella di comprare cani di quella linea di sangue e di usarli infischiandosene bellamente dei possibili problemi, cercando poi di scaricare le responsabilità sull’acquirente, come sembrerebbe essere avvenuto in questo caso, andando anche oltre l’evidenza.
Ecco: diciamo chiaro e tondo che l’allevatore in questione è uno sciagurato. Senza se e senza ma.
Altri sono stati, in buona fede, semplicemente vittime della superficialità (o dell’orgoglio, o dell’avidità, o della presunzione… o di tutto questo insieme) di chi è venuto prima di loro.
Altri ancora sono stati – e sono – con l’acqua alla gola: perché non vorrebbero avere in allevamento nessun figlio, nipote o pronipote dei soggetti “incriminati”, ma non trovano un cane decente che non ne abbia almeno uno nel pedigree.
Tra questi ci sono tutti coloro che si sono accollati l’impegno (e le spese, non indifferenti) di testare tutti i loro cani prima di farli riprodurre: e guardate che bisogna essere dei santi, perché poi non è che i cuccioli puoi venderli a prezzo maggiorato. Devi venderli allo stesso prezzo degli “altri”, dei figli della riproduzione “alla-spera-in-dio”.
Tu hai speso il doppio, loro guadagnano il doppio: vi stupite se qualcuno pensa “ma chi me lo fa fare?”.
Eppure, fortunatamente, qualcuno c’è stato, che ha messo la salute dei suoi cani al di sopra di queste considerazioni: e merita sicuramente un monumento.
La buona notizia è che, dopo anni ed anni di tragedie come quella che sta vivendo oggi Nicole, l’AIAD (Associazione Italiana Amatori Dobermann) ha capito (lo scorso ottobre, per le precisione) che forse la cardiomiopatia stava diventando un problema un po’ troppo serio: quindi ha proposto di rendere obbligatorio l’esame della DMC per tutti i dobermann da inserire nella riproduzione selezionata e per gli aspiranti Campioni italiani.
Sarebbe già stato un bel passo avanti, visto che nessuno sa cosa sia la Riproduzione Selezionata (che dovrebbe apparire in formato megagalattico sul sito di qualsiasi allevamento, nonché su quello del Club stesso… e invece bisogna andare a ravanare come disperati per trovarne traccia), ma se non altro tutti sanno cosa sia un campione di bellezza.
E invece, che succede?
Che si scopre che non esiste un procotollo internazionale per l’esecuzione dell’elettrocardiogramma Holter (si tratta di un monitoraggio che dura 24 ore e che permette di evidenziare aritmie non identificabili durante il tempo di un ECC standard) e che quindi la richiesta di sottoporvi gli aspiranti campioni non può avere seguito.
Qui sotto copincollo la conseguente decisione dell’ENCI:
Ma sì certo: “è” un perfetto esempio di ridicolaggine burocratica (oltre che di menefreghismo internazionale, perché è davvero pazzesco che questo protocollo ancora non esista, visto che la DMC è una delle patologie cardiache più diffuse in tutti i cani e specialmente in quelli di grande taglia). Però, se non altro, è anche segno che qualcosa si sta muovendo.
Con caaaalmaaaa, ma si muove: ed è, di nuovo, meglio di niente.
Ovviamente questo comporterà una piccola rivoluzione all’interno del mondo dobermanista… e nessunissima conseguenza nel mondo dei cinofili medi, di tutte quelle persone che vogliono semplicemente un cucciolo e che nulla sanno di riproduzioni selezionate né di malattie genetiche, perché nessuno li informa (se ne parla solo tra addetti ai lavori, e anche lì a voce non troppo alta: non sia mai che qualcuno possa offendersi).
Dunque, meglio non comprare nessun dobermann finché questa rivoluzione epocale non si sarà completata?
No, perché – fortunatamente – esistono i santi di cui parlavo sopra, che i test li hanno sempre fatti anche senza fucili puntati e che delle buone garanzie di salute possono offrirle (buone e non “assolute”, sia chiaro: se fossimo in grado di far venire al mondo soltanto cani perfettamente sani, probabilmente avremmo già pensato anche al modo di far nascere bambini perfettamente sani. Invece non ci riusciamo per la nostra specie, e figuriamoci per le altre).
Quello che bisogna fare, dunque, per questa come per molte altre razze, non è rinunciare al cane dei propri sogni: è andare in cerca di questi “santi”, che poi sarebbero i famosi Allevatori con la A maiuscola, nonché gli unici veri cinofili degni di tale nome.
Bisogna chiedere, informarsi, farsi mostrare i risultati dei test ed acquistare solo cuccioli figli di genitori “puliti”… che magari lo saranno solo fenotipicamente, per i motivi visti sopra: ma se testeremo anche loro, e magari eviteremo di accoppiarli un domani in consanguineità, i rischi per i futuri cuccioli saranno sempre più bassi.
E soprattutto, a differenza di qualcun altro, noi avremo la coscienza pulita.
Credo non esista una razza al mondo con più consanguineità del dobermann … Ovvio che queste patologie siano comuni… Per spezzare una lancia a favore dei terribili “zingari” dell’est preciso che le linee di sangue di quegli allevamenti sono tutte italiane ! Il.dobermann moderno, come li si intende da 40 anni a questa parte è nato in Italia …Punto. se poi ci aggiungiamo che oggi più che di dobermann si potrebbe quasi parlare di “rottermann” non ci si stupisce che certe patologie già congenite si acutizzino.. saluti
Cara ENCI, ma non mi fate ridere per favore, siete prima voi che permettete tante irregolarita. Io ho avuto due Dobermann, questa e`la mia terza, prodotta da allevatori che io allora non sapevo di pochi scrupoli che voi premiate di continuo pur sapendo che incorrono a norme irregolari. Ma fatemi il piacere, per voi contano solo i premi e le statistiche, la salute dei cani viene in terzo ordine e per voi va bene cosi. Ho dovuto curare questa dobermann da quando aveva 5 mesi, ora ha 9 anni e mezzo, ho speso piu soldi in cure, veterinari e medicine che altro, ma la amo tanto e finche non so che dovesse soffrire continuero a farla curare. Vergognatevi.
Mi spiace, Valeria, come ti ho già scritto in un altro commento hai tutta la mia stima, tranne per qualche questione. Fra le quali c’è quella dei cani di razza. Posso capire che da ex allevatrice non possa “sputare nel piatto nel quale hai mangiato”…ma da veterinaria…ci sono fondamenti scientifici dietro al detto “i cani meticci sono più sani”. Non ci sono fondamenti scientifici invece relativamente alle affermazioni che si leggono qui fra i commenti: il pastore tedesco campato 102 anni o il meticcio morto a 2, sono casi singoli, senza essere interpretati su grandi numeri non possono avere la pretesa di avere alcun valore.
La variabilità genetica è il cardine della salute di una specie. Più saranno i soggetti a rimescolare i propri caratteri e più la specie (o razza)
Sil, i fondamenti scientifici non riguardano – correggimi se sbaglio – il discorso “meticcio vs cane di razza”, ma appunto il pool genetico che, se diventa troppo “chiuso”, comporta gli ovvi problemi che tutti conosciamo. Un allevamento serio non dovrebbe mai “chiudersi” ma lavorare anche in outcross… solo che fissare i caratteri così diventa più difficile, e le conseguenze sono l’uso eccessivo di linebreeding e addirittura di imbreeding. Ma questo non va a favore dei meticci, nei quali NON esiste alcuna selezione dei caratteri: il vero e proprio “vigore ibrido” credo che finora sia stato dimostrato soltanto nei piselli… ma negli organismi più complessi la selezione è l’unica possibile risposta alle tare genetiche: almeno quando questa selezione viene fatta con criteri zootecnici e non solo basandosi sul business… ma questo “non” è un problema scientifico 🙂
Come spiegheresti allora questi dati statistici su una popolazione così ampia? È utile inostre precisare che un conto è la teoria (allevatori che allevano con criterio) e un altro è la realtà. Se oggi decidessi di allevare una determinata razza con dedizione comunque dovrei fare i conti con chi ha allevato quella razza in passato e come l’ha fatto, con caratteri poligenici, test genetici ancora non disponibili o affidabili etc. Non dico “non comprare, adotta!” Come dogma Ma non si può negare che un cane di razza abbia delle possibilità in più, poi ogni futuro proprietario ha diritto di svegliare se per lui ne valga la pena
*Scegliere
carissima nicol anche io o perso il mio carisssssimo cagnolone mstino il 1.12.2013 e capisco come tu ti senti il ricordo non passera mai pero col tempo il grande dolore passera.il mio tobi aveva 4 anni mi sono fatto il suo nome sul braccio e porto al collo la sua unghia ti chiedo scusa se ti o disturbata e auguro a te ed i tui cari tuuto il bene possibile.senza alcun dubbio la tua cara bimba cagnolona ti proteggera un caro abbraccio adriano.
Cara Valeria, leggo sempre con interesse i tuoi articoli e approfitto di questo spazio sulle razze per chiederti una informazione sullo Spinone Italiano (o semplicemente Spinone…). Attualmente ci sono in Italia allevamenti di Spinone che non tagliano la coda ai cuccioli? Se sì: quali sono? Se no: in quali nazioni limitrofe all’Italia gli allevamenti non tagliano la coda? Grazie! Valeria
L’enci può fare di più che registrare pedigree.
Io sarei contrario ad utilizzare in riproduzione anche il portatore sano. Ovviamente dipende dalla gravità della malattia, ma in generale trovo incauto diffondere nella popolazione più copie di un allele “difettoso”. I cani fanno cucciolate prolifiche. La maggior parte dei cuccioli prodotti, inoltre, finisce in mano a privati che non possono fare i controlli che fa un allevatore scrupoloso solo per produrre 1 o 2 cucciolate: il gioco non vale la candela. Si dice che i privati fanno i cuccioli con amore e passione come se gli allevatori seri ( quelli degni di questo nome ) non amassero i loro cani oltre che la razza. Come se bastasse l’ammmmmmore. Che cantilena! I geni, anche quando sono rari, fanno presto a diffondersi in regime di riproduzione non controllata. Quando sono meno frequenti e pure svantaggiosi c’è ancor meno da scherzare.
Le malattie a carattere ereditario sono così tante che è impossibile testarle tutte. I test disponibili non predicono con certezza assoluta, dipende dalle malattie. Cedere un cucciolo subirebbe dei costi impensabili e spropositati che chi vuol un cucciolo di razza non avrebbe altra scelta che rivolgersi alle importazioni illegali. Le colpe di questo allevatore stanno nel menefreghismo dimostrato. Il cucciolo di dobermann era tuo e devi seguire lui e la sua famiglia di proprietari per tutta la sua vita. L’altra colpa è di aver utilizzato una monta di una linea che, a quanto pare, non conosceva perfettamente. Buona fede o cattiva fede… è impossibile da dimostrare. Però se non è la prima volta che gli succede, se fa il mestiere non da l’altro ieri…il sospetto viene. La selezione canina, con o senza enci, è facile che venga fatta alla cxxo di cane.
Il massimo che può fare un allevatore è programmare accoppiamenti con la massima accuratezza e conoscenza possibile, il resto, è bene ribadirlo, lo fa la natura; se viene fuori un cucciolo sotto taglia o con la chiusura non a forbice, o con le orecchie a mezza asta si dà subito la colpa all’allevatore come se i cuccioli si montassero pezzo per pezzo.
I regolamenti enci, per come sono fatti, spingono verso la selezione morfologica e dell’equilibrio caratteriale, più in là non vanno. Lasciano alla coscienza individuale la parte più importante relativa alla salute. Tutelare le razze significa tutelare anzitutto la salute dando agli allevatori associati regole di comportamento non discrezionali. A mio avviso manca una generale formazione qualificante per questa categoria. La consanguineità stretta andrebbe bandita perché non serve più. Non crea le malattie ma deprime il sistema immunitario e la fertilità. Serve solo per fondare una razza quando si parte da pochi superstiti omogenei ma poi ci si deve allontanare progressivamente. L’outcross non è la soluzione ai problemi. Il riproduttore va testato sia che si faccia inbreeding sia che si faccia outcross. I tanti fondi che entrano nei conti correnti dell’enci devono essere utilizzati diversamente. Così com’è non funziona. Allestire sontuosi show non basta.
Valeria, hai descritto esattamente la verità….Purtroppo, aggiungo AIAD ed ENCI fanno schifo, quindi non so se ne usciremo mai….Qualche mosca bianca c’è, qualche persona che vuole allevare secondo scienza e coscienza c’è … ma sono gocce nel mare di melma di tutti gli altri disonesti
Non capisco però queste strategie di selezione, allontanano i possibili acquirenti (me compreso), alcune razze notoriamente afflitte da problemi di salute sono sempre più rare (es. mastino napoletano), adesso c’è il web è più difficile fare i furbi, a chi giova questo comportamento?
p.s. mio zio, veterinario, i dobermann li prendeva in germania, belli, sani e di carattere, a distanza di 40 anni ricordo ancora frida I, terribile con gli estranei, la prima volta che mi vide mi salutò con un bacio sulla guancia, capì subito che ero un amico, perdipiù un bambino indifeso, la mia meticcia di adesso si chiama frida in suo onore.
Ma mica vero che allontanano, eh. E mica vero che siano sempre più rare.
Guarda le statistiche ENCI: il dobermann è in salita, il bulldog è in salita, il mastino napoletano è pressoché stazionario (ma in salita rispetto allo scorso anno)… sono ben pochi ad informarsi sui problemi di salute, e l’incidenza negativa evidentemente è così bassa che gli allevatori cagnari se ne possono bellamente infischiare 🙁
Non lo sapevo, frequentando i parchi romani per cani da 40 anni ho notato la diminuzione di molte razze, certo se il successo è ristretto all’ambito delle mostre mi sembra una vittoria di pirro. Se è così la colpa è anche dell’acquirente che da’ credito a questi cagnari e non si informa a sufficienza, gli allevatori seri ci sono, ne conosco uno che seleziona boxer sani e belli, basta cercare. Peccato perché proprio il pedigree, se accompagnato da una sintetica scheda clinica dei soggetti listati, sarebbe un potentissimo strumento di selezione.
Che allevatori seri di animali ci siano è indubbio come per qualsiasi categoria di offerte beni, servizi, consulenze, ecc…… Che i cretini pullulano è risaputo ma per tutti gli altri poveri cristi la strategia infallibile per accalappiarsi il fornitore giusto è invece alquanto ardua poiché i canali di informazione sono spesso fortuiti, vaghi, distorti, complessi e di parte.
Se volessi esprimermi con rassegnazione neutrale mi verrebbe da dire che quando va bene è fortuna e quando va male è sfortuna. Se volessi esprimermi con persistente rancore direi che non mi aspetterei da un allevatore affidabile un’autofustigazione ma solo una verità. Ma non ho conosciuto allevatori affidabili e probabilmente rientro nella categoria dei cretini.
Per carità c’è anche tanta sfortuna, non tutto si può prevedere però se come afferma la redazione, la gente non si informa a sufficienza e gli allevatori cagnari continuano a vendere cosa possiamo fare?
Ho letto che in germania hanno fatto tante ricerche genetiche sulla salute di alcune razze, possibile che non c’è nessuno che le sfrutta?
Cara Nicole,
mi dispiace tantissimo per la compagna di vita che hai perso. Posso immaginare il tuo dolore, aumentato dalla lotta contro la malattia. Il difetto, per non dire la grande colpa dei cani, è che, per quanto a lungo vivano, è sempre troppo poco. A me manca ancora la mia prima cagnona, morta ben undici anni fa. Non era una Dobermann, ma una Rottweiler. Insostituibile. Ma restare senza un peloso vicino mi deprimeva ancora di più. Ho cambiato completamente razza. Ne ho presa una che non mi rispecchia per nulla: una Labrador. Sta per compiere 11 anni. Undici anni di “insopportabile” scodinzolamenti e felicità perenni. Mi fa sorridere sempre. E’ una pagliaccia. Non assomiglia in niente al mio primo amore. Ma nessuno potrebbe. Da 2 anni ho un’altra Rottweilerina. Nemmeno lei assomiglia alla prima, ma in tante cose me la ricorda. Con lei ho problemi di malassobirmento. Sto cercando di capire come risolverli se mai si possono risolvere questi problemi. Ma intanto, l’amore che questi esseri donano ci fanno andare avanti. E noi proviamo a fare tutto il possibile per loro.
Il tuo dolore è più che comprensibile e alla tua età è ancora più amplificato. Ma non chiudere la porta a un altro esserino che vorrà tenerti compagnia e ricambiare il tuo amore.
Spero tu riesca ad affrontare questo periodo con coraggio e lo superi presto, pur sapendo che la nostalgia e i paragoni resteranno per sempre.
Purtroppo sono sempre più gli allevatori che vogliono solo fare cassa di quelli seri e che antepongono il profitto alla salute del cane e della razza. Lodevole l’iniziativa del ENCI ma sarà recepita dai signorotti AIAD??? E soprattutto chi garantisce che i genitori siano quelli in possesso dei certificati di “esente CMD”???
e aggiungo che se anche l enci, collaborasse di piùper far in modo di selezionare razze più sane ( tutte,perché ognuna ha le sue paturnie ) sarebbe anche quello un ulteriore passo avanti. invece rilascia pedigree manco fossero volantini alla feste dell unità. senza nessun paletto
Purtroppo il problema più grande è che un cane può ammalarsi da un giorno all altro anche in età avanzata. E nel frattempo magari ha già montato. Per non parlare dei portatori sani che non verranno di certo allo scoperto. Idem sui grandi cani del passato. Possono esserci delle ipotesi, ma la certezza che sia stato quel soggetto chi la da? Un po’ per omertà , un po’ per ignoranza. Io spero solo che al più presto trovino un valido test genetico da poter fare. Solo quello potrà far fare un enorme passo avanti. Anche sui portatori sani. Ovviamente nel frattempo sempre meglio fare eco più holter per poter escludere i soggetti già malati. Ma purtroppo un cane può restare sano fino a 5 anni e più. La dcm è davvero una brutta piaga. Presa oltretutto alla leggera come se già non fosse subdola. Mi auguro davvero in provvedimenti seri obbligatori e alla più veloce scoperta di una test genetico 🙁 perché è un incubo!!! è da tempo che dico che più che di code e orecchie è meglio preoccuparsi di questo se non si vuol far estinguere la razza e allontanare gli amatori di questa razza unica e meravigliosa.
Vorrei dire alla giovane autrice dell’art. che anche a me hanno spezzato il cuore…….vorrei anche dirle però che con i suoi meravigliosi 15 anni ha e dovrà desiderare ancora di crescere con un cane accanto.
Valeria m’ha capito appieno grazie
Sono d’accordo con tutto sopra detto, ma aggiungerei che finchè ci saranno le esposizioni di bellezza ci saranno sempre problemi. Intendo dire che se proprio dobbiamo fare le esposizioni vorrei che il cane che vinca sia un cane da 4-5 anni, e non da 2. E’ come quando fanno miss italia e mettono dellebambine, la donna è al massimo 30 anni (onestamente anche oltre). Nei cani dobbiamo premiare le capacità atletiche e se fai vincere un cane di 5 anni in forma allora quello credo possa mandare avanti la razza.
Poi credo che le esposizioni abbiano fatto dei bei cani ma per me che sono uno sportivo mi sembrano altro che tutti cani poco funzionali.
Io sono fautore del cane in forma e soprattutto non sopporto vedere che in 50 anni tutte le razze sono cresciute a dismisura. Per me questo ha influito sulla salute.
Comunque basta andare a vedere nel modo dei cani da caccia, da slitta, o comunque da lavoro trovi cani molto più sani.
Per quanto riguarda inve Nicole posso solo abbracciarti e dirti che io soffro ancora per la dipartita del mio Rudy. Ho altri due cani e ne avrò degli altri e mi preoccupo di amarli, dargli da mangiare cibi di qualità e di fargli fare la giusta attività sportiva, ma ricordati che il dolore che stai provando fa parte della vita di ognuo e purtroppo dobbiamo farci i conti con questa realtà e proprio da qui occorre trarre lo spunto che è meglio vivere sereni e volendoci bene e non perdere tempo in cavolate
Io tempo fa avevo proposto una cosa, non sono stata ca..ta minimamente, però non sono nemmeno stata spernacchiata quindi la ripropongo 🙂 visto che non possiamo fare i nomi dei ciarlatani, pena il rischio (sicuro) di una denuncia…non potremmo stilare delle liste con i nomi degli allevatori seri in cui chi vuole comparire deve (che so) presentare lastre, analisi e quant’altro testimoni il suo operato…
Cinzia, io credo di averti risposto (o forse ho risposto a qualcun altro che mi ha fatto la stessa proposta: sinceramente non ricordo). La risposta è stata: io ci ho provato, ma il tentativo è miseramente naufragato in una rissa globale tra allevatori, ragion per cui ho cancellato la pagina 🙁
Ha risposto a me, chiesi la stessa identica cosa 🙂
Al che, non si potrebbe creare un organo tipo trip advisor, fatto di recensioni su come i proprietari di cani sono stati trattati dagli allevatori?
Che peccato! Era un ottimo modo per mettere al sicuro loperato di chi ci si dedica con passione… 🙁 grazie comunque della risposta… 🙂
anch’io ho pensato spesso: ma perchè non si uniscono dando dei riferimenti chiari a chi cerca di fare un acquisto consapevole? basterebbe un’associazione con un “codice deontologico” (quali quanti test, trattamento delle madri, numero di razze o quello che voi sapete essere importante e distintivo dell’allevatore) chi lo rispetta è dentro, chi no fuori. rissa globale fra gli allevatori? mi pare che non stanno messi tanto meglio degli animalisti allora!
Il “Codice Etico Dell’Allevatore di Cani” allegato alle Norme Tecniche del Libro Genealogico del cane di razza (D.M. 21203 del 08-03-2005) esiste già. Tale documento composto di 23 artt. e obbligatorio da sottoscrivere e RISPETTARE agli iscritti al Registro degli Allevatori del libro genealogico del cane di razza, dovrebbe essere propedeutico per chi intendesse iniziare o proseguire l’attività di allevatore.
Ma con la testolina che mi ritrovo non posso non pensare che coloro che hanno confezionato tale “pacchetto d’istruzioni d’uso” finalizzato principlmente alla formazione etica e professionale degli allevatori e a tutela degli acquirenti, abbia inoltre voluto partecipare attivamente alla salvaguardia e rispetto dell’ambiente; cioè un nobile contributo alla diminuzione degli abbattimenti degli alberi producendo anche minori quantità di rotoli di carta igienica.
interessante (abbiamo sembre un sacco di carta ben scritta in ogni ambito). io immaginavo qualcosa di ancora un po’ più specifico. parlo da profana, ma immagino che chi alleva sa quali sono i dettagli che distinguono un vero selezionatore da un cucciolatore industriale. cose come numero di razze allevate se non ho capito male. della serie “gli appartenenti all’associazione allevano al massimo due razze perchè…” (un esempio stupidissimo ma per farne uno) qualcosa che dica non soltanto che sono rispettate le norme ma che il lavoro è svolto con una qualità superiore alla media e che ci sono dei motivi per pagare il lavoro così svolto (se si fanno due conti, sono più i cagnari dei veri allevatori, i primi in più sono produzioni industriali, ergo la maggior parte dei cani di razza vengono da cagnari e quindi da situazioni di qualità bassa). l’utente medio fatica a orientarsi, io se avessi voluto comprare avrei avuto in mente solo alcune fabbriche di cuccioli, ma perchè hanno visibilità anche per chi non frequenta il mondo cinofilo. un’associazione che raggruppi gli allevatori veri potrebbe avere più forza comunicativa (poi piace sempre di più il “prodotto” esclusivo, bio, eco, natural, artigianale, consapevole bla bla) p.s. so che un cane non è un prodotto eh
ciao valeria, ho partecipato all’ultima riunione tecnica prima del campiomato sociale (1 giugno 2014) e ti posso dire che l’ AIAD ha cmq reso noto che per il riproduttore selezionato ci vorra cmq il DCM e Holter 24h
http://www.ildobermann.it/regolamenti
punto 8
e sarà obbligatorio, dal 1 gennaio 2015, anche per i dobermann che si iscriveranno in classe campionato ( per diventare campioni sociali) visto il numero di monte che probabilmente andranno a fare. Questo cmq mi sembra un giusto segnale da parte dell’ AIAD.
son cose che fa male a leggere e per me aggiungon dolore su dolore.
Quanto alla famosa leggenda metropolitana che i cani di razza debban durar poco perche’ sono selezioni esasperate, dico solo che e’ ora di finirla, che si creano solo apprensioni inutili nei neofiti, ed infine scusate ma sono incazzato, che spesso queste dicerie vengono alimentate da pseudo animalisti integralisti e che io personalmente ormai non reggo proprio piu’, dietro il paravento del buonismo, fanno solo danni, e’ il loro modo per cercare un minuto di notorieta’ e sotto sotto son convinto se ne infischino del benessere degli animali.
Quanto agli allevatori e’ vero ce ne sono senza scrupoli, ma fortunatamente ne esistono ancora tanti seri.
Maurizio…scusa ma sta ragazzina non mi sembra un talebano animalista! Che cavolo dici? Poi cosa c’entrano gli animalisti con questo articolo? Stai mettendo patate e cigliege insieme!
E’ più facile dare la colpa al nemico di turno che fare autocritica, sempre se tu sia un allevatore…Detto ciò anche io conosco allevatori serissimi e di cui mi fido e di cui sono sicurissimo che minchiate ai danni dei proprietari e dei cani non ne faranno mai! Ma gli animalisti in questo centrano come una barca in un bosco!!!!
Marco, col cavolo che non c’entrano! Tutti i manifesti sul “non comprare, adotta” (ne hai condiviso uno anche tu, stavo per scriverci sotto “mavaffanculo”, poi ho preferito scrivere solo “ossanticazzi”), tutte le invettive contro gli allevatori “che devono morire tutti” perché secondo loro si arricchiscono sulla pelle dei cani (imbecilli: io ERO decorosamente benestante PRIMA di allevare cani… poi mi sono mangiata tutto!), tutte le emerite stronzate sulle “cagne violentate” (monta assistita) e affini, secondo te chi le mette in giro? I cinofili? Gli allevatori seri?
Gli animalisti (intendendo ovviamente soltanto quelli talebani… che però, almeno sui social network, sono la stragrande maggioranza: nella vita reale forse no, ma sui social sicuramente SI!) stanno facendo l’impossibile per gettar fango sulla cinofilia seria. E questo è un dato di fatto.
Maurizio non ce l’ha certo con Nicole, vittima di un allevatore senza scrupoli (e chiamiamolo pure cagnaro, che è meglio). Ce l’ha con tutto il vero e proprio SCHIFO che gira su un’infinità di pagine di sedicenti “animalisti” che in realtà sono solo immensi ignoranti (e con serie turbe mentali).
Valeria…è un argomento molto spinoso ed a parere mio non facilmente “identificabile” cioè dare giudizi in un campo o nel altro è pericoloso perchè si viene smentiti facilmente, come sono più i cani di cagnari in giro(ma meno i cagnari degli allevatori seri) sono più i talebani-animalisti su FB che quelli in canile(poi sai bene, frequentando pure tu volontari di canile ai tuoi corsi ed ad Avola che questi non sono più gli animalisti di una volta, anzi ti hanno applaudito quando parlavi di allevamento serio).
Sul adottare al posto di comprarsi un cane di razza nel caso uno non voglia fare sport o lavoro o non sia particolarmente interessato per motivi suoi o non voglia un cane selezionato per stare in braccio tutto il giorno…bhe io penso che se uno non vuole queste cose è meglio un bel cane da canile, salvi una vita, aiuti l’economia e come “cane medio” più o meno sano(meglio dei cani dei cagnari o del Est o del mio Jack)… insomma se non hai particolari pretese e vuoi un cane come amico…bhe se vai da una buona associazione ti trovi bene… poi anche li nelle associazioni e tra gli animalisti c’è una parte di feccia da far paura!
Pronto come sempre ad essere smentito 😛
Ti smentisco subito su un punto: sono MOLTI di più i cagnari degli allevatori seri! Ma moltissimi, non solo molti! La proporzione credo sia di 10:1 … che è un po’ la stessa proporzione che trovo esista tra animalisti che si informano e animalisti fanatici che non hanno la più pallida idea di ciò che stanno dicendo. Tu vivi la realtà della tua associazione, che di certo non è talebana… io vengo raggiunta, anche per colpa (o per merito) di questo sito, da un po’ tutte le realtà esistenti in Italia: e ti assicuro che vista da osservatore esterno, la situazione è tragica, sia per quanto riguarda gli allevamenti che per educazione, addestramento, protezionismo e così via.
Per quanto riguarda il discorso allevamento vs canile… io stessa ho sempre consigliato l’adozione a chi veniva a cercare un husky senza neppure sapere cos’era un husky, perché in realtà voleva “un cane” e basta: gli sarebbe andato benissimo il meticcio del canile… ma quando glielo proponevo, mi facevano due occhi così O_______________O. In qualche caso forse in canile ci sono anche andati.. ma per la maggior parte credo siano andati in altri allevamenti, perché in realtà non c’è questa scelta alternativa tra cane di canile e cane di razza: al di là dello scopo per cui lo vogliono, chi ha in mente il cane di razza vuole il cane di razza, punto e basta. E viceversa, ovviamente (conosco parecchia gente proprio “razzista” contro i cani di razza: molto meno contro i meticci).
Ma non era tanto di questo che si parlava, quanto del fanatismo di chi dice che gli allevatori “devono morire”, che sono “delle merde” (magari perché assistono le cagne durante le monte…), che sono dei criminali e così via: queste, per me, sono persone malate, oltre che profondamente ignoranti di cosa sia un allevamento serio. Però non è colpa mia se si definiscono “animalisti”: così come non è colpa mia se i cagnari si definiscono “allevatori”. Io, però, faccio un distinguo quando ne parlo, e i cagnari li attacco a testa bassa: gli animalisti invece difendono a oltranza la categoria, sentendosi tutti offesi quando in realtà vengono attaccati solo i fanatici. Spiegami perchè!
non capisco davvero perchè prendersela con l’invito ad adottare invece che comprare.
la maggior parte dei cani è in mano a famiglie che non fanno esposizioni o attività sportive nè sono cani che lavorano, i canili sono pieni e dulcis in fundo la maggior parte di queste persone se compra finisce dal cucciolatore (che per sua stessa ammissione sta a 10:1 con l’allevatore). non comprare adotta mi pare un ottimo suggerimento, molto saggio.
tanto chi ha davvero ha competenza e intenzione di prendere una specifica razza per conoscenza della stessa e non per moda ha già le idee chiare e sa come muoversi, ma gli altri che prendano qualche peloso condannato ad una vita in box invece di alimentare il commercio dei cucciolatori. non l’ha detto anche lei che andiamo in canile per non spendere e l’assenza di consapevolezza zootecnica? almeno facciamo qualcosa di utile, visto che i meticci dei canili soffrono dell’isolamento sociale come i cani di razza (e a volte pure la fame o la malattia non curata)
cmq lei attacca i cagnari dicendo che NON sono allevatori e attacca i volontari (che tra l’altro non sono tutti animalisti) dicendo poi che intende i fanatici. io ho avuto contatti con 5 associazioni delle quali una di pazze fanatiche (tranquilla mi hanno insultata anche a me nonostante sia adottante di cani ben ben adulti e sfigati, perchè ho preso dei cani da fuori città e da precaria in odore di disoccupazione, su questo potreste trovare un punto di incontro 🙂 ), noi fra amiche li chiamiamo “animalari”, non lo scriviamo su internet ovviamente perchè giriamo alla larga dalle polemiche.
preciso che non sono animalista (non sono vegetariana e non combatto particolari battaglie) solo spalo un po’ di cacca, non ho amici animalisti, MA una cosa è l’animalista altra l’animalaro. il primo spesso ha balle e contro balle il secondo blatera in internet, il volontario si sporca le mani e a volte non ha adeguata preparazione, ma potreste anche ricordarvi che fa il pieno di benzina, si tessera, compra qualche biscottino e dedica il proprio tempo. e la formazione costa parecchio (oltre a doversi orientare fra “cinofili” più esperti di marketing e ideologia che di cani), invece di giudicarli offritela gratis come loro offrono gratis il proprio tempo.
questo per dire che mi pare normale si difendano animalisti e volontari quando attaccati genericamente.
Marco hai capito fischi per pernacchie tra l’altro io mi riferivo al 1 commento all’articolo non certo alla ragazzina di cui comprendo iol dolore visto che mi e’ appena morto uno dei miei.
ok Maurizio allora non avevo capito ma non avercela con i volontari ed animalisti che spesso (ormai) sono persone erudite che si fanno un culo della madonna sia in canile che per la strada che nei vari corsi a pagamento per cercare di essere più bravi nel loro pseudo lavoro
Ti sono VICINO nel lutto…mentre rispiondevo a te avevo le lacrime per il mio Jack e le ho tuttora! 🙁
M sapere i nomi di questi famosi campion con la malattia? Perché altrimenti come si fa a sapere se il doberman che compro potrebbe esserne affetto?
Soprattutto sarebbe utile conoscere i nomi degli allevatori SERI che non sfornano cani già condannati a morire giovani. Purtroppo sapere questi nomi è quasi impossibile, almeno a me non è riuscito. E visitare gli allevamenti serve relativamente a poco….sono bravissimi a recitare la parte dell’allevatore supercinofilo e super coscienzioso per cui alla fine speri in un po’ di fortuna, incroci tutto l’incrociabile e ti porti a casa un cucciolo.
Cucciolo che nel mio caso si è trasformato in un maschio clamorosamente sotto taglia… speriamo che almeno la taglia sia il suo unico “problema” e possa vivere una lunghissima vita
Sapere i nomi sarebbe sicuramente più comodo… ma non è impossibile scoprire come lavora un allevatore. Primo: ci si informa per bene su tutti i possibili problemi della razza (qualsiasi essa sia), su quali siano ereditari e per quali esistano test e controlli. Secondo: si chiede all’allevatore: “I suoi cani sono testati per la malattia XY?”. Se la risposta è “no”, si va via. Se è “sì”, si chiede cortesemente di vedere i referti. Se non ci sono, si va via. Sulle malattie ereditarie c’è poco da raccontare favole: i test o ci sono o non ci sono. Per tutto il resto, invece, si va anche un po’ a fortuna (nei cani come in ogni altro animale, umani compresi): io stessa ci ho sempre messo tutto l’impegno possibile per lavorare bene e per far nascere cuccioli belli e sani… ma qualcosa è andato storto pure a me. Qualcosa va storto a CHIUNQUE faccia questo lavoro (o abbia questa passione): la genetica non è una scienza esatta, purtroppo ne sappiamo ancora poco e non sempre siamo in grado di prevedere cosa salterà fuori da un accoppiamento. Questa è l’unica realtà… che ci piaccia o meno! 🙂
Il mio adorato bellissimo dolcissimo bambolotto è morto a 4 anni e mezzo di linfoma, dopo essersi lasciato sottoporre senza mai protestare a due cicli di chemio, lo confesso per puro egoismo, perché non ero pronta a lasciarlo andare in due mesi. Non ero pronta neanche un anno dopo quando ho dovuto cedere alla malattia, e ancora adesso, che è passato 1 anno e mezzo da quel tragico 10 gennaio, piango mentre scrivo.
Non posso accusare l’allevamento perché il linfoma non è genetico, ma la debolezza del sistema immunitario sì, ed ho conosciuto per puro caso una signora il cui cane, proveniente dal medesimo allevamento, era morto di linfoma poco prima…
C’è poco da aggiungere… La cosa più triste è che non ce la faccio a prenderne un altro, non so come reagirei se succedesse di nuovo…
ciao linda, al mio dobermann di 6 anni e mezzo gli è appena stato diagniosticato lo stesso problema. Possiamo parlarne?
ciao
¦'(
Certo…
magari non qui per non fari nomi. se vuoi la mia mail è:
massimilianotezza@alice.it
ciao
Buona sera, la stessa identica cosa è successa a me e io stesso non ho il coraggio di prendere altro cane dopo di lei. Le scrivo anche se Lei probabilmente non mi leggerà perche’ oltre alla identità di esperienza la mia canina, si chiamava proprio Linda
Norma, fare nomi ormai significa cercarsi denunce, querele e compagnia bella. Se però giri un po’ sui forum, sulle pagine FB dedicate alla razza e così via, non faticherai a trovare i nomi che ti interessano.
non sono d’accordo, anche girando sui forum, su fb ecc. (ed io l’ho fatto a lungo) le informazioni che si trovano non fanno saltar fuori i nomi dei virtuosi….anche perchè se qualcuno si azzarda a dire, in uno dei contesti sopracitati ,qualcosa di vagamente negativo, sia pure veritiero e documentato, scattano minacce, querele e compagnia bella che giustamente le persone preferiscono evitare. L’unica soluzione sarebbe poter avere informazioni in via privata da esperti della razza, ma ovviamente occorre conoscerli di persona, altrimenti non si espongono
Io non ho detto che sui forum si fanno i nomi dei virtuosi, ma che si fanno quelli dei cani portatori.
Linkare non è peccato, vero? E quindi.. leggiti tutta questa discussione: http://www.dobermannclub.it/old_forum/topic.asp?TOPIC_ID=6352
Lì i nomi ci sono (dei cani, ovvio).
Lo dico da sempre che se si scopre in ritardo un problema genetico di un campione di campioni che ingravida tutti è un casino, è uno dei pericoli della ricerca del cane perfetto, e delle fotocopie di fotocopie. Adesso è come se avverrà un grande collo di bottiglia che escludera’ quel problema ma ne porterà altri, per forza.
Date pure la colpa alle cavallette, ma la verità è che cane di razza = principale causa di malattie. A ogni razza i suoi problemi e non potrà essere che sempre peggio
Quello che tu non vuoi capire, e che probabilmente non capirai mai (ma ci provo lo stesso) è che i problemi stanno nel DNA degli ESSERI VIVENTI, non dei cani di razza. Non sono “le razze” ad avere problemi di salute, sono i cani (e anche gli umani): ma se si accoppia con oculatezza e si utilizza la consanguineità in modo corretto, i problemi si identificano e i riproduttori malati si escludono. Se invece si lascia che i cani trombino allegramente come cavolo vogliono loro, i problemi si diffondono: più lentamente, certo, ma si diffondono a macchia d’olio… tant’è che, per esempio, c’è sempre più pieno di meticci displasici (e di molti neppure si sa che lo siano, perché nessuno si sogna di lastrarli).
Certo, quando poi succede che in un riproduttore venga identificata una patologia e che l’allevatore se ne infischi e lo faccia riprodurre a nastro… allora le razze vengono colpite duramente: ma non è certo colpa della razza. E’ colpa dello stronzo di turno.
LA COLPA non è delle razze ma del uomo che su alcune razze ha fatto delle grandissime porcate, sporcando di sangue queste stesse razze.
Dei miei 7 cani gli unici 2 ad aver avuto problemi gravi sono stati i 2 di razza…l’ultimo il mio bellissimo Flat morto prestissimo di emangiosarcoma per poi scoprire che non era l’unico della sua famiglia…mentre gli altri 5 incroci sono schiattati tutti di vecchiaia! Cagnacci clamorosi del canile(me ne sono girati per le mani ormai oltre 500) che campano da anni in condizioni impensabili per i nostri cani di casa.
Ma il problema non è la razza, anzi se la razza fosse controllata sarebbe migliore del bastardino ovvio, lapalissiano, scontato.
LA COLPA è degli allevatori cagnari, degli importatori dal EST e “dulcis in findus” di chi compra un cane di razza pensando di poter spendere due soldi, poi c’è la sfortuna.
Poi ci sono io che ogni giorno piango il mio Jack perché 8 mesi sono troppo pochi per seppellire il suo lutto e forse lo piangerò tutta la vita!
Vallo a dire alla mia vicina che ha una meticcietta incrociata con un chihuahua presa al canile che ha dovuto operare di necrosi della testa del femore, o alla signora nella sala d’aspetto del vet che ha fatto operare un meticcio displasico alla rotula, o all’amico di mio nonno che aveva una cagnolina trovatella che aveva una cardiopatia congenita!
Le malattietrasmettono indipendentemente dal fatto che un cagnolino sia di razza o meno.
Se ciò avviene incontrollatamente o meno dipende se si vuol fare selezione o meno
Facciamo un gioco: se incrociassimo ripetutamente i meticci e tenessimo un registro anche per loro, scopriremmo lo stesso le malattie.
e dillo anche a me che ho speso mille e pasa euro, quasi 1500 a dire il vero per capire cosa avesse alla schiena la mia cagnolina da canile… vienilo a dire a me che il meticcio è più sano di quello di razza.
Ho un meticcio fantastico, si chiama Sunny e ha ormai 5 anni. quando aveva otto e dico OTTO mesi ha iniziato a zoppicare e abbiamo scoperto che era displasico. Ti garantisco che ci sono vagonate di meticci con le patologie più disparate: dermatiti, allergie, celiachia, diabete, insufficienza renale e problemi digestivi, solo che vengono scoperti più tardi e curati meno perchè, mediamente, chi adotta meticci o cani da cagnari non ha la stessa attenzione meticolosa di chi va in allevamenti selezionati.